CAMBIO DI PASSO/DISCONTINUITÀ: SLOGAN?

Queste due locuzioni stanno agitando il mondo politico milanese e entrano a buon diritto nel mondo delle ambiguità: il loro significato varia a seconda di chi lo dice e proprio per questo nessuno dovrebbe usarle senza aggiungere ad ogni locuzione il significato che le si dà. 

Le ha usate la dirigenza del PD milanese e penso che volessero suonare a rimprovero per il Sindaco per come ha gestito questo suo secondo mandato, troppo attento agli interessi degli immobiliaristi a Milano e per come ha condotto la vicenda Meazza, sempre nell’interessi dei re del mattone.

Sotto sotto lo si critica per non aver saputo evitare l’intervento della magistratura nelle vicende legate alle SCIA, non curandosi di quello che stava facendo la sua burocrazia che ha omesso (involontariamente?) i controlli dovuti e mai attuati per poi divenire lui stesso ondivago nei suoi atteggiamenti, vedi “Salvamilano”.

Potremmo andare avanti ad elencare le “piccole” insoddisfazioni del PD anche nei confronti della Giunta che non solo non rappresenta degnamente i Partiti di riferimento ma è del tutto priva di autorevolezza: poca ne ha e nulla ne dimostra.

Chi si è piccato di rispondere sull’argomento della discontinuità è stato il Sindaco che ha risposto alle critiche dicendo “guardate che in Giunta c’eravate anche voi!”. Una maldestra chiamata in correità?

Naturalmente questo “fuoco amico” è una gioia per l’opposizione che ne ha approfittato per accusare la Giunta e il Sindaco di inefficienza e colpevoli ritardi dopo una sindacatura e mezza: somma ipocrisia visto che non ha fatto nessuna opposizione in Consiglio, ben contenta invece di vedere che si facessero cose a loro gradite, forse gelosi per vedersi sottratte buone occasioni per accreditarsi presso il suo elettorato.

L’ultima uscita è quella di Pierfrancesco Maran per una consultazione cittadina dichiarando: ”L’idea è di coinvolgere buona parte della classe dirigente del PD perché si metta a disposizione e in ascolto della società civile milanese. Ma l’idea principale è offrire occasione e microfoni a chi ha idee per il futuro di Milano.” Il tutto con incontri ad Avanzi. (Corsera Milano sabato 17).

Maran dovrebbe ringraziare Iddio di essersi defilato andando al Parlamento Europeo prima che scoppiasse lo scandalo delle SCIA ma certo noi non lo rimpiangiamo come assessore all’urbanistica.

Adesso Maran viene a riproporre la favola bella delle consultazioni in città, come se non ne avessimo viste troppe, magari con tavoli tematici e che si possono tutte ricondurre a operazioni di ingegneria elettorale e di marketing personale senza produrre alcun cambiamento visibile nella politica fatta da Sindaco e Giunta, anche con lui stesso assessore.

Sulle “consultazioni” milanesi potremmo scrivere un trattato, sono state molte, troppe, di molte non si è saputo chi fossero i consultati, con quale criterio scelti, quali siano stati gli esiti. Anche qui “marketing elettorale”.

Ricominciamo con le consultazioni? No, per carità no!

Una volta, quando c’erano dei veri Partiti Politici che fungevano da cinghia di trasmissione tra i cittadini e la politica, i dirigenti locali (anche nazionali) sapevano benissimo quali fossero le aspirazioni, quale fosse lo scontento degli elettori e nel loro dibattito interno costruivano un programma elettorale da presentare ai cittadini senza fare tante consultazioni.

Quel che si dice “il bel tempo andato”. 

Poi è arrivata la legge Delrio , che ha fallito nei suoi intenti ma ancor più confuso le idee ai cittadini che oggi quando scelgono il primo cittadino di Milano, scelgono anche il primo cittadino dell’intera Città Metropolitana, complicando la vita a chi vuol candidare un sindaco che dovrebbe piacere a 3.200.000 cittadini metropolitani e non solo a 1.370.000 milanesi.

Le elezioni politiche del 2027 – la data esatta non si conosce ancora, chi vuole anticiparle e chi no – sono comunque alle porte e qualunque decisione prevarrà, anche in merito ad eventuali primarie, sarà solo nell’interesse di una parte della classe politica, probabilmente l’attuale Governo e non nell’interesse dell’universo degli elettori.

Quanti andranno alle urne nelle prossime occasioni di voto?

Forse sempre meno.

Amara constatazione. Ma cosa abbiamo fatto di male per essere così maltrattati?

Luca Beltrami Gadola 

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4 comments

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Chiara Vogliatto

Maran è quello che nel suo libro sull’urbanistica milanese si vanta di aver emarginato la sinistra milanese (bollata come “estrema”) nelle elezioni amministrative del 2016, vinte lo stesso se pur sul filo di lana e perdendo un centinaio di migliaia di voti (che non recupereranno mai più) e grazie anche all’ appello di Basilio Rizzo di votarli lo stesso, pur di non fare vincere la destra (mai ringraziato per questo). Adesso si mette “in ascolto”, bontà sua. Anche la destra si è accorta che Milano è diventata troppo esclusiva, progettata solo per i proprietari fondiari e i costruttori edili, ed è ora di correre ai ripari. Ma gli elettori, come si dice, hanno gambe di lepre e memoria di elefante, se Maran si mette in ascolto quella che sentirà al massimo è una pernacchia.

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Fausto Bagnato

Le uniche persone che devono essere convocate, con urgenza, sono i 500.000 elettori astenuti.A loro va chiesto esplicitamente:
1) – Siete soddisfatti dei risultati prodotti dal “Sistema Sala”?
2) – Come giudicate l’appello di Mons. Delpino?
3) – Chi si rende disponibile per assumere un incarico operativo nella gestione della Holding Comune di Milano?
Se risponderanno all’appello, almeno, 100.000 persone, vuol dire che il destino futuro di Milano si potrà programmare, altrimenti bisogna rassegnarsi a continuare a subire l’attuale “Sistema consociativo” incancrenito.

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Fiorello Cortiana

Una decodificazione chiarissima. Credo che per il campo democratico, nè sovranista nè populista, sia inutile e, come bene indica l’articolo, controproducente dividersi sulla politica della giunta e della maggioranza uscenti. Piuttosto è utile confrontarsi su quale ipotesi di Milano, città metropolitana, proporre e quali modalità di partecipazione informata garantire. Il resto è marketing elettorale, appunto.

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Pietro Vismara

Sicuramente controproducente dividersi. Ma un giudizio sull’operato della Giunta è sotteso alle proposte: correggere il PGT? Vuol dire che l’ attuale non va bene. Più attenzione all’ area metropolitana, alla questione casa? Vuol dire che ce n’è stata poca. Il giudizio (magari non sbandierato) è inevitabile

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