NEL PALLONE IL PROTOTIPO DEL MODELLO MILANO
La prima crepa nell’edificio della normativa urbanistica, faticosamente costruito negli anni ’60 e ’70, si riscontra probabilmente proprio in Lombardia con l’occasione di una grande evento sportivo. Fu infatti in previsione dei i Mondiali di calcio Italia ’90 che fu emanata una legge regionale specifica per favorire la costruzione di nuove strutture ricettive, in particolare per la città di Milano – che ospitò diverse partite – e comuni circostanti. In realtà uno sfregio era stato già inferto dalla legge Verga del 1986 che concedeva premi volumetrici indefiniti per il recupero delle cascine abbandonate. Ma è proprio nella legge sulla promozione ad hoc della ricettività turistico-alberghiera (n 39 del 4/7/1988) che è malamente nascosto il meccanismo perverso che consente l’intreccio tra potere politico e affarismo edilizio.
Viene infatti’ consentito che spontanei “soggetti interessati” acquisiscano porzioni di aree non edificabili, se del caso da proprietari ignari o comunque privi di influenza sugli organi decisionali comunali e/o regionali. Segue il “parere vincolante” del Comune sui relativi progetti e successiva approvazione della Giunta regionale con “la concessione alla deroga, nel caso di non conformità edilizia e/o urbanistica del progetto, riconoscendosi all’intervento il carattere di opera di interesse generale. A tal fine (…) la concessione edilizia in deroga può essere rilasciata anche in assenza di espressa previsione del regolamento edilizio o delle norme attuative del piano regolatore” (art. 5. c).
Da lì la caccia, nelle scadenze ristrette della legge, da parte di elementi o gruppi politici spregiudicati ad accaparrarsi a proprio uso i pareri “vincolanti” e del tutto arbitrari dei Comuni.
In realtà nessun albergo venne mai costruito o completato, lasciando tuttavia strascichi a dir poco disastrosi! A Milano l’albergo “in deroga” fu lo scheletro dell’Hotel-Mundial a Ponte Lambro, un “ecomostro” progettato per centinaia di camere ma rimasto rudere, simbolo del fallimento urbanistico legato all’evento, a lungo abbandonato e infine abbattuto sotto la pressione e l’indignazione popolare.
La legge lombarda tuttavia interessava, oltre al capoluogo, anche i “comuni circostanti”: ricordo due casi di opposto esito. Il sottoscritto, che al tempo rivestiva la carica di sindaco di un comune confinante con Milano, dovette resistere ad una parte della propria maggioranza propensa ad approfittare della ghiotta occasione, riuscendo pertanto a sventare un possibile analogo scempio. Non così in un comune non lontano ove un gruppo politico/affaristico, una volta ottenuti i diritti volumetrici su un terreno agricolo isolato, se ne guardò bene dal costruire alberghi finché la successiva Amministrazione – preoccupata per il consumo di suolo! – ne concordò il trasferimento su un’area centrale dismessa; con cambio di destinazione d’uso a residenziale privato! (avviando peraltro il successo di un’impresa edile ora implicata per le Park Towers di via Crescenzago).
Altro che passione e dedizione per lo sport mondiale!
Eravamo all’epilogo della “prima repubblica” ed agli sgoccioli della “Milano da bere”. Poi – chiusa la breve parentesi di “mani pulite” – l’avvento di una seconda egemonizzata dall’immobiliarista emergente che avrebbe fatto dell’aggiramento e della contorsione della legalità la cifra del successo finanziario-mediatico-politico. La nave della pubblica amministrazione avrebbe nel contempo ammainato le vele e perso la bussola, rimorchiata al bastimento mercantile quando non assalita da vascelli corsari. Naviga alla deriva, fuori rotta dalle regole della disciplina urbanistica e perduta la mappa democratica con le sponde politiche ferme e il portolano dei partiti sicuri.
Intanto nella nostra beneamata metropoli l’effimero diventa la regola! Le scadenze di piccoli e grandi eventi si susseguono fino alla corsa per aprire Expo2015. Le inevitabili scorciatoie e forzature delle legittime procedure, dapprima eccezionali, si normalizzano quindi nella prassi di taluni apparati tecnico-burocratici, con l’implicita acquiescenza se non la complicità dei vertici politici.
Nel 2017 Milano, pur partendo favorita, perde la candidatura per l’insediamento dell’Agenzia Europea del Farmaco, sloggiata da Londra per la brexit: una struttura prestigiosa che avrebbe qualificato in modo permanente la città, sfuggita tuttavia per imperizia prima che per sorteggio. Viceversa nel 2019 non si lascia mancare – con la dissociazione di Torino della Appendino e invece l’abbinamento con la Cortina di Zaia – il nuovo “grande evento” che oggi va a compiersi, con annessi extra-costi economici ed ambientali (ed extra-conti che si faranno alla fine).
Gianni Agnelli, per altro abile sciatore, aveva lanciato la celebre metafora rivolta allora ad una promettente integrazione europea: “ci si deve aggrappare alle Alpi!”. Ora ci si aggrappa Sala, fautore del solenne evento, propizio per sciare sulle nevi … e scivolare nel cemento!
Valentino Ballabio

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