NOTE A MARGINE DI UNA TRAGEDIA: CRANS MONTANA
Credo come tanti prima del capodanno non avevo mai sentito nominare un luogo chiamato Crans Montana; in modo terribile abbiamo scoperto trattarsi di una località del turismo invernale di élite. Difficilmente scorderemo quel nome.
Morire bruciati vivi è una delle fini più orribili, e ci sentiamo tutti vicini alle famiglie di quei ragazzi. Sarà la magistratura elvetica a stabilire le responsabilità e i comportamenti che hanno provocato quello che, l’indomani, qualcuno ha definito “un forno crematorio”, in cui le temperature sono arrivate a 500/600 gradi.
Ci auguriamo tutti che le indagini e il successivo processo arrivino in tempi brevi all’ individuazione dei responsabili, a differenza di ciò che accade nei processi per le innumerevoli stragi colpose che hanno colpito il nostro Paese, risolte troppo spesso con la prescrizione e/o con pene che paiono troppo lievi per i responsabili:
- Ponte Morandi: 43 morti[1], ancora nessun condannato;
- Strage della Moby Prince[2] di Livorno: 140 bruciati vivi, nessun colpevole;
- Strage ferroviaria di Viareggio: 34 vittime carbonizzate, 5 anni all’ex AD Mauro Moretti ;
- Eternit di Casale Monferrato: solo 99 vittime riconosciute dal tribunale, mentre l’associazione familiari vittime dell’amianto ne stima parecchie centinaia in città e oltre 3.000 in Italia,[3];
- Thyssen Krupp di Torino: sette operai bruciati vivi – condanna con beffa all’AD, in carcere ma solo per una notte[4]
per non parlare che di alcuni tra i casi più famosi e recenti.
Come tutti, ho anch’io un’alta opinione della Confederazione Elvetica e delle sue istituzioni democratiche; confido che il peso sociale, politico ed economico delle famiglie delle vittime (e il lavoro delle dozzine di avvocati che metteranno alle calcagna degli inquirenti e delle autorità elvetiche) non consentiranno che l’inchiesta e il successivo processo vengano chiusi senza aver trovato e sanzionato adeguatamente i responsabili.
Ma, da uomo, da tecnico e da padre di due figlioli, mi sento di fare alcune considerazioni, sperando che possano essere utili a evitare incidenti simili in futuro.
Premetto di non credere che le normative svizzere contro il rischio di incendio siano meno attente ed efficaci delle normative italiane ed europee, perciò la prima domanda che mi pongo è la seguente:
Prima domanda:
Per allestire e rendere utilizzabile uno spazio confinato, chi ne ha titolo (proprietario o gestore) deve presentare un progetto dettagliato al Comune e ai Vigili del Fuoco. Il progetto deve dichiarare l’uso che si farà di quei locali e il numero massimo di presenze che gli spazi e i dispositivi antincendio e di sicurezza consentono, che deve descrivere nel dettaglio; deve comprendere gli indispensabili dispositivi antincendio e un numero adeguato di uscite di sicurezza; deve dimostrare la classe antincendio di tutti i materiali previsti, compresi gli arredi.
Dopo la realizzazione delle opere, il tecnico responsabile deve rilasciare un dichiarazione di agibilità sotto la sua responsabilità civile e penale, alla quale devono essere allegate tutte le specifiche dei materiali, degli impianti e dei dispositivi messi in opera. Successivamente, e ogni anno, vanno effettuati i controlli che attestino l’efficienza di tutti i dispositivi e, auspicabilmente, la corrispondenza di quanto realizzato con le autorizzazioni concesse.
Ottenuto il permesso, servono lavori edili, di impiantistica termica, elettrica e idraulica, anti-incendio, illuminazione e acustica; in breve: qualcuno ha commissionato quei lavori, altri li hanno progettati e diretti e qualcun altro li ha realizzati e certificati.
Tutti questi soggetti: committenti, tecnici e impresa, erano consapevoli della mancanza dei requisiti minimi antincendio?
Risposta: Non lo so, ma certamente la responsabilità dell’uso dei locali era in capo ai gestori ,e quella dei controlli agli Enti preposti alla vigilanza.
Seconda domanda:
Si può ipotizzare una responsabilità di tutti i soggetti coinvolti nell’aver destinato quello scantinato in un locale aperto al pubblico in cui ammassare centinaia di persone?
Risposta: Considerando le responsabilità civili e penali che gravano sui tecnici e sulle imprese che hanno sempre, tutti, l’obbligo di conoscere, rispettare e fa rispettare tutte le normative vigenti e, in particolare, quelle in materia antincendio e di sicurezza, sarei portato a escluderlo: non posso immaginare che professionisti e imprenditori possano aver preso così alla leggera il rischio che si stavano assumendo. E’ pur vero che anche nell’edilizia si possono trovare i peggiori farabutti,
Terza domanda:
Quegli spazi, erano abitabili, ovvero certificati per l’uso che ne è stato fatto? In Italia, uno dei trucchetti in materia edilizia assolutamente più diffusi consiste nel dichiarare non abitabili, nelle domande di autorizzazione, una buona percentuale degli spazi costruiti, affermando che lì non ci sono le condizioni per la presenza continuata di persone. Sono spazi spesso consistenti, che arrivano fino a 1/3 della superficie totale, definiti depositi s.p.p., box o cantine: così l’imprenditore risparmia su una serie di costi previsti dalla legge come quello degli oneri di urbanizzazione, rendite catastali ecc. Dopo di che, subito dopo la fine dei lavori quei box, cantine e depositi diventano magicamente soggiorni, tavernette, cucine o camere, pur non avendone i requisiti. E’ illegale, ma lo fanno praticamente tutti i costruttori di villette, e gli enti di controllo fanno finta di non sapere nulla, evitando accuratamente ogni verifica.
Sarà accaduto così anche a Crans Montana?
Risposta: sono portato a credere che nella Confederazione Elvetica questi trucchetti, che comportano grandi connivenze e responsabilità per tutti i soggetti coinvolti, non siano diffusi come in Italia, anche se, in questo caso specifico, è stato il sindaco stesso a dichiarare pubblicamente che i controlli non venivano fatti da anni: se si scoprisse che si tratta di un fatto diffuso, comincerei preoccuparmi della sicurezza di molti altri edifici.
Quarta domanda:
È inevitabile chiedersi se i committenti delle opere e i gestori dei locali fossero consapevoli dei rischi che l’uso che hanno fatto di quegli spazi avrebbero comportato per i loro clienti.
Risposta: Non lo so, ma molte persone che si dedicano ad attività ricettive, di ristorazione e ricreative non posseggono una preparazione adeguata nella sicurezza e nella gestione del rischio. E neppure molti adulti: figuriamoci degli adolescenti.
Il profilo dei proprietari e gestori che sta emergendo lascia spazio a diversi dubbi[5]. Le indagini sui loro rapporti coi loro finanziatori potrebbero rivelare delle grosse sorprese. In tutti i casi è possibile e plausibile che ci sia stato un uso o comportamento illegale, o al limite della legalità da parte dei gestori e, forse, anche di chi avesse, eventualmente, approvato e consentito quell’
uso degli spazi incendiatisi.
Quinta domanda:
I ragazzi che si sono accalcati per entrare in quello che è stato definito “un forno crematorio”[6], potevano essere consapevoli del rischio che stavano correndo? e i loro genitori?
Risposta: Chi sceglie la Svizzera non lo fa solo per il panorama, la riservatezza e la qualità dei servizi che trova: si aspetta un paese sicuro, che da oltre cinquecento anni mantiene un’assoluta neutralità nei conflitti circostanti, non è mai stato colpito da episodi di terrorismo e garantisce – o almeno: si riteneva che garantisse, fino al capodanno corso – una solida sicurezza. Questo è uno choc che, probabilmente, avrà conseguenze anche sulle future scelte delle famiglie che avevano privilegiato questo Paese, se non verranno chiariti tutti i dubbi e timori che questo episodio sta suscitando.
Se è evidente che dei ragazzi non possono conoscere le normative antincendio, è altrettanto evidente che nessuno di loro – eccetto forse chi ha cercato di mettersi subito in salvo – la benché minima consapevolezza del rischio che stavano correndo, assiepandosi in uno scantinato zeppo di materiali altamente infiammabili, privo di adeguate uscite di sicurezza e di adeguati dispositivi antincendio.
Conclusioni
È notorio che quello dell’intrattenimento e del divertimento è uno dei settori economici infiltrati dalla criminalità organizzata, che vi investe riciclando ingenti capitali sporchi.
È plausibile che un inchiesta più vasta, partendo da questo caso scoperchi un giro più ampio, probabilmente su scala internazionale. Non è detto però che ciò accada, perché allargare lo scandalo non gioverebbe a nessuno: istituzioni, banche, enti di controllo, danneggiando alcuni importanti settori economici, non solo nella Confederazione Elvetica.
Però sarebbe importante che si iniziasse a insegnare alcuni elementi di prevenzione di base, e che questa divenisse materia di insegnamento – in particolare per alcune catastrofi he si verificano periodicamente nel nostro paese, che appare particolarmente esposto a rischi di incendio, terremoto, inondazioni.
A quanto ho potuto verificare, nelle nostre scuole ci si limita a esercitazioni di uscita rapida dai locali, in caso di incendio o terremoto, e a formare alcuni insegnanti responsabili. Non vengono impartite lezioni sulla sicurezza in caso di incendio, terremoto, inondazione o altra calamità. I giovani e, temo, anche gli adulti, non sembrano sapere cosa fare se si trovano in una situazione di pericolo, non sempre sembrano avere idea di come comportarsi e, a quanto pare, anche chi ha una formazione di base troppo spesso trascura di insegnarlo agli altri e, in particolare, ai giovani.
Sarebbe indispensabile che le nozioni di base sui rischi e sui comportamenti da tenere in ambienti a rischio e su come riconoscerli divenissero obbligatorie per tutti e, in articolare per scolari e studenti; data la frequenza con cui si presentano incidenti e fenomeni legati al riscaldamento climatico, dovrebbero essere rivolte periodicamente a tutti i cittadini, per quasi tutti gli ambienti, artificiali e naturali, coinvolgendo nella formazione la Protezione Civile e i Vigili del Fuoco: potrebbe salvare molte vite.
Luca Bergo
[1] https://www.rainews.it/tgr/liguria/articoli/2025/10/ponte-morandi-i-pm-chiederemo-condanne-pesanti-e-non-arbitrarie-eb953bbe-ea13-4080-a644-8ae779bb91b3.html
[2] https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/04/10/moby-prince-indagine-petroliera-prua-verso-sud-perche-determinante/7943384/
[3] https://ilmanifesto.it/strage-di-viareggio-condanne-per-tutti-compreso-moretti
[4] https://www.lastampa.it/torino/2023/08/18/news/thyssen_espenhahn_carcere_notte_sette_operai_morti-13000527/
[5] https://www.ticinolibero.ch/news/cronaca/1895479/strage-di-crans-ritratto-di-jacques-moretti-le-condanne-i-soldi-le-ombre
[6] per esempio: https://www.instagram.com/p/DS9XboJimgL/?utm_source=ig_web_copy_link&igsh=NTc4MTIwNjQ2YQ==; https://www.facebook.com/roberto.frison/posts/chiamiamolo-forno-crematorioil-seminterrato-di-crans-montana-chiamiamolo-così-fo/10239410562513034/

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