LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO
L’8 gennaio 2026, il Teatro alla Scala di Milano, ha presentato, per la Stagione di balletto, “La bella addormentata”, uno dei più amati capolavori del grande repertorio classico, centrale nella programmazione del Piermarini.
“La bella addormentata”, balletto in tre atti su musica di Čajkovskij con coreografia originale e regia di Rudolf Nureyev, rappresenta una delle meraviglie assolute del tardo Ottocento. Composto nel 1890 per il Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, unisce l’eleganza del balletto accademico alla ricchezza sinfonica della partitura che, ricca di passione, riesce a fondersi perfettamente con la danza, dando origine ad un perfetto equilibrio.
La trama riprende la celebre fiaba:
alla corte del Re Florestano si festeggia la nascita della principessa Aurora. Le fate buone portano doni e benedizioni, ma l’arrivo inaspettato della malvagia Carabosse rovina la festa. Offesa per non essere stata invitata, lancia una terribile maledizione, secondo cui la principessa, pungendosi con un fuso, cadrà in un sonno profondo finché un principe non la risveglierà con un bacio.
Gli anni scorrono. Aurora cresce circondata dall’amore dei genitori e dalla protezione delle fate, finché un giorno la profezia si avvera. La principessa si punge, il Regno intero cade in un sonno incantato. Solo dopo molto tempo il principe Désiré, guidato dalla Fata dei Lillà, raggiunge il castello addormentato, sconfigge il potere di Carabosse e scioglie l’incantesimo con un bacio. Il grande divertissement finale celebra il loro matrimonio, in un trionfo di variazioni e danze di carattere brillante.
Uno degli aspetti più memorabili di questa produzione alla Scala è senza dubbio la scenografia, di straordinaria bellezza. Il palcoscenico si apre su ambienti fiabeschi ma solidamente costruiti, che evocano castelli, giardini e sale da ballo con un’attenzione minuziosa al dettaglio: colonne, drappeggi, scalinate e fondali dipinti creano un mondo regale e incantato, dove ogni quadro sembra un dipinto vivente.
I costumi, ricchissimi e curati fin nei particolari, contribuiscono a definire la personalità dei personaggi: i toni delicati dell’arancio per Aurora, i verdi e i lilla per le fate buone, le linee viola e nere più scure e spigolose per Carabosse. Le stoffe preziose, i bustini ricamati, i tutù classici perfettamente costruiti e le divise degli uomini con pennacchi e alamari regalano allo spettacolo la dimensione di una grande festa di corte, come ci si aspetta da un balletto del repertorio imperiale.
Di grande effetto gli espedienti scenici e gli effetti speciali, che arricchiscono la messa in scena senza mai sovraccaricarla.
Ad esempio la presenza della barca con cui il principe Désiré attraversa simbolicamente il “mare” che lo separa dal castello addormentato: grazie al sapiente uso di luci e fumo, la barca sembra scivolare davvero su un’acqua immaginaria, creando uno dei quadri visivi più evocativi dell’intera serata. Questo momento, accompagnato dalla musica del genio russo, resta impresso come una sintesi perfetta tra danza, teatro e suggestione visiva.
In un’epoca in cui molte produzioni puntano su riletture radicali e su aggiornamenti moderni, questa Bella addormentata alla Scala ricorda quanto sia importante custodire il cuore della tradizione classica. Il rispetto per la struttura originaria del balletto, per la partitura di Čajkovskij e per il vocabolario accademico non significa rimanere prigionieri del passato, ma riconoscere il valore di un linguaggio che continua a parlare al pubblico di oggi con lo stesso incanto di un tempo.
La classicità, in questo caso, non è immobilismo, ma fondamento: le linee pulite, i passi codificati, l’eleganza dei passi e delle pose, la precisione delle danze di insieme sono ciò che permette ai danzatori di costruire emozioni autentiche. La cura per le forme, per la simmetria e per l’armonia del corpo nello spazio crea una bellezza senza tempo, che coinvolge anche senza gli eccessi tecnologici a cui vi stiamo via via abituando.
Mantenere viva questa tradizione significa offrire alle nuove generazioni di ballerini la possibilità di trasferire ai posteri la responsabilità culturale di un passato musicale glorioso e al pubblico la possibilità di confrontarsi con un patrimonio artistico che ha fatto la storia del teatro musicale europeo.
Al termine della rappresentazione, dopo l’ultimo tableau del grande divertissement e gli applausi lunghi e calorosi del pubblico, la serata ha vissuto un momento inaspettato e particolarmente significativo. Sul palcoscenico, davanti al sipario ancora aperto, è stato pronunciato un breve discorso ufficiale in cui la direzione del teatro ha voluto ringraziare l’intera compagnia per il lavoro svolto su questo allestimento, sottolineando l’impegno e la dedizione necessari per affrontare un capolavoro unico quale “La bella addormentata”.
In questo contesto è stata annunciata la promozione a ballerino di Nervin Turnbull, giovane promessa arrivata dall’Australia, accolta da un’ovazione. Il suo percorso all’interno della compagnia, costruito passo dopo passo tra ruoli di fianco, variazioni impegnative e parti sempre più complesse, ha trovato in questa serata un riconoscimento ufficiale. La promozione non è apparsa come un semplice atto formale, ma come la naturale conseguenza di un talento che si è andato affermando con costanza, sia sul piano tecnico sia su quello interpretativo, confermando l’importanza sul piano internazionale della nostra città e del suo teatro.
Vedere un danzatore emergere e crescere all’interno di un contesto così prestigioso dimostra che il balletto classico è un organismo vivo, che si rigenera di generazione in generazione, attraverso il lavoro di giovani artisti talentuosi pronti a raccogliere l’eredità di chi li ha preceduti.https://youtu.be/7UYknZEty6Y.
Jacopo Enrico Scipioni

Commento all'articolo