6 Gennaio 2026

LA FABBRICA DELL’ODIO

L’eterno problema della casa


Che intorno alla questione abitativa si giochi un pezzo importante della lotta alle diseguaglianze è, da tempo, il mantra di attivisti, commentatori e accademici. 

 “Affrontare con radicalità e determinazione la questione abitativa può aiutare i partiti di centro sinistra a ritrovare sostegno e popolarità nel continente. Ignorarla, di contro, spingerà inesorabilmente gli elettori verso la destra estrema” – così The Guardian, lo scorso 27 novembre.

A destra sembrano averlo capito benissimo, e non è allora un caso che alcune tra le politiche più odiose (a volte più annunciate che praticate) riguardino proprio la casa, in un processo – consapevole e meticoloso – di costruzione di un sentimento diffuso di minaccia al bene più caro: la proprietà della casa, aggredita (nella retorica della destra) non dalla crescita vertiginosa delle diseguaglianze, dalla globalizzazione della finanza e dagli investimenti speculativi dei fondi immobiliari internazionali, ma dal povero della porta accanto.

Quello che non paga l’affitto o le rate del mutuo. 
Quello che non riesce a pagare le bollette o le spese condominiali.
Quello che ha perso la casa e vive in strada, o occupa un appartamento, una cantina, un sottoscala.
Poco importa se chi occupa o non paga lo fa per opportunismo (pochi pochissimi casi) o per necessità, perché ha perso il lavoro o ha un lavoro così malpagato da non riuscire a viverci.
Poco importa.

Sono loro i nemici – zecche, parassiti, fannulloni, incapaci. 
Queste le parole che accompagnano ogni sgombero o sfratto.
E di sgomberi e sfratti, negli ultimi mesi, ne abbiamo visti tanti.
Tra il Leoncavallo a fine agosto e Askatasuna pochi giorni fa, è stato un crescendo. Solo a Milano, San Siro, Giambellino e Baggio – tre maxi sgomberi nel giro di un mese.

Ogni volta la narrazione è quella degli abusivi, delle occupazioni, del degrado.

E l’esito è lo stesso: famiglie senza tetto, bambini, anziani e disabili al freddo e al buio, case sigillate e persone sbattute in strada.

Ma non è solo con gli sgomberi e le operazioni plateali delle forze dell’ordine che la destra di governo porta avanti la sua battaglia politica per la casa (o, meglio, per la casa come merito, come privilegio e non come diritto).

È anche a colpi di leggi e decreti, approvati o annunciati.

Ripercorriamoli:

  • il taglio delle risorse ai fondi per il sostegno agli affitti e per la morosità incolpevole

Una delle primissime misure del governo Meloni che nel tempo ha portato a una conseguenza inevitabile: sono aumentati gli sfratti

  • Il DdL Sfratti, a prima firma Paolo Marcheschi (Fratelli d’Italia): sfratti più rapidi e senza passare dai Tribunali

Se ne è fatto un gran parlare – lo ricorderete – a inizio novembre e poi (per ora) nulla; però intanto è passato, neanche troppo sotto traccia, il messaggio che chi non paga deve finire in mezzo alla strada.

Da destra, da quella destra che ha tagliato i fondi di sostegno all’affitto non è arrivata mezza idea per ridurre i casi di morosità (cosa che, per altro, sarebbe anche nell’interesse del padrone di casa), ma un disegno di legge per sbattere in strada chi è in difficoltà.

  • Il DdL Gardini (sempre Fratelli d’Italia), la riforma dei condomini di cui si è fatto un gran parlare poco prima di Natale, che, tra la richiesta di laurea (non riscattabile per la pensione, ça va sans dire) per gli amministratori di condomino e l’obbligo del revisore contabile condominiale, spalma su tutti condòmini la morosità di chi non paga

Conseguenza: anche qui il seme della rabbia e del sospetto verso chi, in condominio, non paga.

Non una parola sulle cause e su come prevenire e mitigare l’indebitamento condominiale (fenomeno che, nei quartieri periferici delle grandi città, è molto rilevante), no. Anche questa volta solo e soltanto colpevolizzazione di chi non ce la fa 

In mezzo c’è stato il SalvaCasa, che in nome della semplificazione e del diritto a sbagliare riservato a chi è proprietario di una o più case, “sana le difformità” e velocizza le procedure.

E modifica gli l’abitabilità a 20 mq (prima erano 28), rendendo di fatto legale quello sfruttamento abitativo che attraversa le periferie e i quartieri marginali delle grandi città

A destra la politica per la casa è chiara: chi più ha, più deve avere.

A conferma che la casa può essere davvero la grande occasione per la sinistra per costruire e raccontare un mondo più giusto, guardando esattamente e senza tentennamenti dalla parte opposta.

Elena Comelli



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  1. Maurizio+SpadaCondivido tutto brava. Ci vuole una nuova politica della casa. Ad esempio un nuovo equo canone rinnovato e rivisto potrebbe servire per calmierare il.mercato.
    7 Gennaio 2026 • 08:08Rispondi
  2. Fausto BagnatoHo studiato, dal 1973, i problemi abitativi a Milano, e operativamente ho dato qualche contributo. La soluzione ai, diversificati, problemi non si è voluta percorrere. Oggi urge affrontare il "Problema Edilizio/Urbanistico" nella complessità di un Piano Regolatorio Mirato /Programmato e severo nelle molteplici articolazioni. Se i residenti storici di Milano non troveranno il coraggio di prendere, seriamente a cuore, il futuro di questa città, facendosi avanti, ascoltando l'appello di Mons. Mario Delpino, molto presto saranno sotterrati dalle macerie prodotte, non solo dalla speculazione finanziaria, ma anche da quella morale.
    8 Gennaio 2026 • 15:41Rispondi
  3. Fausto+BagnatoSi comincia a fare osservare la legge sull'Urbanistica. Le macerie prodotte dalla "Casa Comune" dovranno essere ripianare.
    13 Gennaio 2026 • 19:55Rispondi
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