6 Gennaio 2026
ANNO ZERO
Un “reset” generale

Livia Borghi sulla rivista il Bullone, ipotizzando un incontro con Alessandro Manzoni, lo ascolta: «Era tutto diverso», commenta Manzoni, «ma oggi sono qui con te per dimostrarti che le verità non cambiano».
…mi prese la mano, mi guardò sereno e disse: «Ti rivelerò un segreto: c’è un modo semplicissimo per sconfiggere la morte. Quel momento terribile in cui si diventa passato è solo l’inizio della vita del ricordo. Se quello che abbiamo seminato è stato buono, metterà frutto. Milano cambia, ma ricorda e i ricordi ogni volta fanno il miracolo di far rivivere le persone, proprio come adesso». Poi mi lasciò la mano e si incamminò verso il giardino interno, scomparendo fra le ombre degli alberi.
Ringrazio Livia Borghi alla quale chiedo venia per averla presa come voce d’introduzione in questo mio scrivere.
Alessandro Manzoni, innamorato di Milano, rappresenta ancora oggi un vertice di riferimento per tracciare rette spazio/temporali da un passato a un presente, nell’ audacia di voler scrivere qualcosa che non sia inquinato dalla narrazione né dal catastrofismo, per raccontare un anno che finisce e una prospettiva per l’anno che inizia nella periferia milanese.
Interrogo l’AI per leggere una sintesi del pensiero manzoniano sulla periferia:
Realismo e Morale: La periferia, per Manzoni, è il luogo dove si manifestano le verità della condizione umana, lontana dalle finzioni della corte o della città, e dove la Provvidenza agisce nel quotidiano, influenzando profondamente i suoi temi di giustizia, fede e redenzione.
Vita Personale: La sua residenza a Brusuglio, vicino Milano, gli forniva un contatto diretto con la campagna, influenzando le sue descrizioni e il suo legame con la terra lombarda, evidenziando un’attrazione per il “fuori città”.
In sintesi, Manzoni scriveva della periferia come espressione di vita vera, fede popolare e contesto naturale, elementi fondamentali per la sua visione del mondo e del romanzo storico, più che come “problema urbano”.
L’anno che se ne va, lascia alla storia di Milano, la morte di Giorgio Armani, Giorgio Forattini e Ornella Vanoni, figure che univano tutta la Città in un orgoglio trasversale che va oltre gli schemi delle declinazioni sociali. Una città che si unisce al cospetto di queste figure percepite come eterne, forse grazie anche alla loro discrezione, ai modi rispettosi verso una cittadinanza profondamente provata, fortemente in difficoltà, che guarda avanti ma che ha anche bisogno di figure di riferimento, di traghettatori che purtroppo non ci sono più essendo spariti anche tutti quei grandi capitani che furono i protagonisti di una crescita rispettosa, ecco la necessità dello spirito manzoniano come guida discreta.
Sotto un cielo denso di esuli pensieri di benessere, abbiamo visto come si sia evoluta la periferia milanese, protagonista di uno sviluppo edificatorio caratterizzato dai tanti progetti immobiliari gestiti dal Real Estate con fondi esteri o con il PNRR. Se da una parte questo ha innescato un meccanismo di riqualificazione, dal punto di vista sociale si possono individuare diversi livelli di valutazione che portano ad un controverso sistema di sviluppo in cui la periferia resta un ibrido dove si affermano le divergenze tra diversi metodi di reinterpretazione della stessa, vista come elemento di guadagno ma anche di degrado, in cui si annota una decrescita in termini di servizi al cittadino e centri di aggregazione soprattutto per i giovani, talvolta in conseguenza di una incapacità non colpevole della politica locale ( per diversi motivi e non ultimo la casacca e dunque l’obbligo del sì), di contrastare le imposizioni ideologiche dell’organismo centrale che resta saldamente il controllore di ogni situazione strategica finalizzata a promuovere un certo modello di società.
Ecco che si registra una riqualificazione che ha innescato un aumento dei prezzi immobiliari grazie anche all’arrivo di nuovi servizi e trasporti come l’M4, ma dall’altro, affrontano una crescente polarizzazione sociale, con difficoltà di accesso all’abitazione per molti e una maggiore percezione di disagio economico e sicurezza, anche se i fondi del “Bando Periferie” continuano ad arrivare per progetti di viluppo, ma la sfida rimane nel bilanciare crescita e inclusione sociale ancora mancante verso i residenti, troppo spesso declinata all’accoglienza del disagio extracomunitario “tout-court”.
Va detto che la periferia è stata oggetto di grande attenzione da parte delle Forze dell’Ordine, specialmente negli ultimi mesi dell’anno, aumentando sensibilmente il senso di sicurezza, forse anche grazie ad una migrazione di soggetti critici, in zone centrali dove le occasioni di abuso sono più allettanti soprattutto per la criminalità minorile vera emergenza sociale.
Abbiamo visto le ultime informazioni sull’uso di armi bianche tra minori. Manzoni, nel 1821, descrive una Milano dominata dagli spagnoli, per parlare del suo presente, dominato dagli austriaci, dando così un’immagine di verità che non cambia per i cittadini sottomessi e che tali restano, mettendo in risalto una storia che si ripropone e che manca solo di quella componente sociale oggi definita classe media che ai tempi era forse composta dagli artigiani o gli artisti spesso benaccolti dal potere.
Una classe media silente e alienata, ignorata dalla politica che invece si orienta sui grandi investimenti e sui nuovi cittadini di fascia medio/alta meglio se stranieri, perdendo di vista il cittadino medio/basso nei progetti di sviluppo, dove manca una forza contrattuale in grado di imporre un welfare economico ai grandi investitori che oramai controllano l’economia della città. Infondo basterebbe una casa per i ricchi = una per i poveri. Prendendo il Vangelo di Luca, si tratterebbe di costruire una società dove ricchi e poveri vivano insieme, con i più fortunati che si dedicano ai bisogni dei meno fortunati, un vero “rovesciamento” sociale e spirituale che a Milano sembra essere un: non da dire né ora, né qui, né mai.
In questa Milano che non ci piace socialmente, il desiderata è un nuovo Anno di forte cambiamento, di reset generale e di una nuova classe politica che pensi a soluzioni di medio o lungo termine, lontane da speculazioni come l’operazione San Siro, per riequilibrare un po’ tutto e che sappia trarre benefici per i cittadini, dalle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, in termini di distribuzione del benessere che nelle periferie significa allontanare certe tendenze politically correct, oggi materializzate da un sistema del welfare e delle politiche sociali, fortemente polarizzato su progetti a favore del terzo settore impegnato nell’accoglienza, ma che andrebbe rivisto a favore dei cittadini residenti e dei giovani, riprogrammando parte dei centri di accoglienza o similari, in centri di aggregazione di quartiere in cui possano esprimersi e divertirsi in un ambiente protetto e controllato, tutti i residenti e non, soprattutto i giovani per evitare che migrino altrove, lasciando la periferia al suo destino.
Sul tema della riqualificazione urbanistica, riproporre un sistema che tenda a polarizzare gli investimenti privati verso un riequilibrio dell’investimento anche in servizi al cittadino, conditio sine qua non di una concessione a costruire, anche dando maggiore spazio operativo e decisionale ai municipi i quali dovrebbero integrare gruppi di cittadini non impegnati politicamente, dunque d’ispirazione civica, introducendo una sorta di consiglio di zona, anche dal punto di vista della gestione delle risorse economiche da utilizzare per riqualificazioni di maggiore impatto e puntualità rispetto ai bisogni del quartiere. In generale andrebbe promosso un nuovo paradigma in cui i temi portanti siano i programmi di sviluppo economico a lungo termine dei quartieri di periferia anche con progetti autorevoli, uscendo da un tema emergenziale.
Servirebbe una maggiore attenzione per i giovani che spesso non sanno dove passare una serata in sicurezza e in modo sano, investendo anche in una maggiore presenza della Vigilanza Urbana nei quartieri, nei punti di maggiore criticità.
La prevenzione non dovrebbe essere orfana della repressione, spesso vissuta come imposizione autoritaria da una sx dominante e da una certa sfera intellettuale e non come tema necessario per dare maggiore sicurezza al quartiere ospitante che spesso non è nelle condizioni sociali per assorbire, dunque si ripiega nel pensiero regresso di difesa e intolleranza come concetto di sopravvivenza. Il tema dei giovani dovrebbe essere messo al centro delle politiche di sviluppo poiché possiamo solo sperare in loro, oggi purtroppo attivati solo dalle proteste sociali e sui temi green, ma del tutto impreparati nella capacità di una visione pragmatica di sviluppo equilibrato.
Tema importante sono i negozi di prossimità per i quali andrebbe individuata una forma di sostegno economico e di detassazione, classificandoli come presidi di sicurezza e legalità, vere sentinelle e punti di aggregazione alternativa in cui la gente s’incontri. Altro tema, le edicole che invece di rimuoverle, andrebbero ripristinate e riproposte come luogo d’incontro e convergenza polifunzionale, anche tramite le tante associazioni del terzo settore che potrebbero diversificare occupandosi di progetti di riqualificazione sociale verso l’intera comunità di quartiere forse anche con percorsi d’inclusione di strada e di dialogo tra le diverse culture d’origine.
Quanto sopra, potrebbe essere commentato dal Manzoni che dispenso dal farlo, considerando sia ipotizzabile un anno zero, un anno di ripartenza anche con un reset totale delle memorie interne, spianando l’hard disk per essere riscritto da persone consapevoli dei danni inflitti alla cittadinanza in questo ultimo decennio in cui Milano è stata gestita come un’azienda di lucro e che si assumano la responsabilità di restituire voce ai cittadini.
Gianluca Gennai
*Per l’immagine si ringrazia: Halmar99
2 commenti