6 Gennaio 2026
PROGETTO DELLE INFRASTRUTTURE E QUALITÀ URBANA
Il quartiere Adriano

Vorrei raccontare qui una storia urbana che seguo da tempo e che taglia trasversalmente, dal suo punto di vista locale, parecchi problemi più generali nella trasformazione della città.
Giovedì 4 dicembre si è conclusa la raccolta firme avviata il 13 novembre per chiedere al Comune di Milano alcune correzioni al progetto della nuova viabilità prevista nel quartiere Adriano.
La modifica della viabilità è una componente importante del progetto generale del tram n.7 (a cura di MM e AMAT, delibera di Giunta 1833-2022), che nella tratta Adriano-Gobba comprende anche l’inserimento di una bretella stradale di bypass che collega direttamente via Adriano con lo svincolo della tangenziale a Gobba, attraversando il quartiere.
L’iniziativa ha avuto un’ampia partecipazione e in poche settimane sono state raccolte in zona più di 1500 firme. La sottoscrizione è stata trasmessa agli Assessori alla Mobilità e alle Opere Pubbliche Censi e Granelli e al responsabile del procedimento con una lettera dell’avv. V.Dini, e depositata al protocollo.
La richiesta di revisione a cui è allegata la raccolta firme è ad oggi l’ultimo step di una lunga vertenza che da quasi tre anni vede impegnato un gruppo di cittadini riuniti in un comitato, al fine di correggere i molti problemi ambientali, viabilistici e di qualità urbana originati dal progetto della nuova strada. Nel frattempo le opere sono state appaltate (in gran parte con fondi PNRR) e il cantiere è aperto.
Con un’impegnativa mobilitazione (dopo vari confronti col Municipio 2, interrogazioni in Consiglio Comunale, accessi agli atti e incontri pubblici di quartiere) e con una lunga serie di lettere e incontri con la Direzione Tecnica Infrastrutture e Spazio Pubblico condotti con l’assistenza dell’avv. Dini, nel corso dell’ultimo anno sono state ottenute alcune migliorie al progetto. Migliorie che riguardano alcune basilari richieste di “mitigazione ambientale” dell’inquinamento e del rumore con l’aggiunta di alberi d’alto fusto ove possibile, qualche misura di controllo della velocità, le predisposizioni per interrare gli elettrodotti presenti accanto all’infrastruttura (lavoro in origine incomprensibilmente escluso dal finanziamento), le predisposizioni provvisorie per gli incompleti collegamenti ciclopedonali con l’alzaia della Martesana (inizialmente previsti e poi stralciati).
Restano però da sciogliere i nodi legati all’assetto viabilistico previsto dal progetto, su cui dal confronto col Comune non è emersa alcuna apertura.

La “soluzione” viabilistica imposta dall’Amministrazione al quartiere consiste in due problemi che si sommano e si potenziano:
1) l’inserimento del bypass Gobba/Adriano dalla tangenziale, motivato dalla volontà di alleggerire il traffico all’incrocio tra via Padova e via Adriano in corrispondenza del ponte sulla Martesana in piazza Costantino, ora traffico di attraversamento verso l’abitato cresciuto sull’area ex Marelli, ma che in futuro sarà anche traffico indotto dalla funzione di collegamento interquartiere est/ovest dato il tracciato simile all’ex Gronda Nord;
2) l’interruzione del transito in direzione Sesto S. Giovanni sull’ampia via Adriano, con l’inserimento di una svolta obbligata all’incrocio via Adriano-bypass, motivato sia dalla volontà di non creare rallentamenti al tram in corrispondenza di tale incrocio (per il quale non è previsto asservimento semaforico), sia dalla generale politica degli Assessorati di realizzare deviazioni per scoraggiare l’uso dell’auto (mentre paradossalmente si trascurano gli effetti del bypass dallo svincolo).
Questa interruzione del transito sud/nord su via Adriano ha la conseguenza di riversare sulle strade interne residenziali, inadatte a un tale carico, l’intero flusso delle percorrenze verso nord, sia locali che di attraversamento, con un sovraccarico che si va a sommare a quello indotto dal bypass e che compromette la vivibilità pedonale delle strade, vie residenziali fitte di servizi (scuole, campi sportivi, poste, chiesa, ecc.), come ben noto all’Amministrazione.
La priorità data ai lavori del tram, da completare entro le strette scadenze PNRR, di recente preannunciata dagli assessori Granelli e Censi, darebbe al Comune la possibilità di rivedere alcuni aspetti del progetto meno urgente della strada, che, se è considerata davvero utile, è doveroso si faccia carico dei problemi ambientali che provoca. E’ augurabile che vada così, sia per la tutela dei cittadini che per la tutela dell’Amministrazione stessa, che potrebbe risolvere finalmente in modo convincente i molti problemi di qualità ambientale del progetto più volte segnalati: dall’interramento contestuale degli elettrodotti che impediscono la crescita di alberi di prima grandezza in grado di compensare le emissioni inquinanti (con l’assurda definizione di “parco lineare” attribuita alla loro pericolosa area di rispetto, paradossale compensazione per il consumo di suolo); a un serio riesame delle compatibilità traffico/residenza, con tutte le correzioni necessarie sia nel layout delle intersezioni che nel controllo del traffico.
Questi problemi sono effettivamente serie criticità per un progetto integrato che, benché cofinanziato sia con fondi europei che con fondi comunali, ha una componente “stradale” che a quanto pare non ha certo i requisiti di qualità ambientale DNSH (“do not significant harm” ossia “non arrecare danno significativo”), obbligatori per un cofinanziamento PNRR.
L’efficienza del tram, obiettivo condiviso da tutti, può come noto essere risolta in modo più armonico e definitivo con un asservimento semaforico mirato, possibilmente sull’intera linea, anziché con l’ostruzione sconsiderata dell’asse principale del quartiere, via Adriano.
La progettazione delle infrastrutture, spesso principale voce di spesa delle opere pubbliche locali, può avere un ruolo chiave nel determinare nel bene e nel male i destini di un quartiere, e non può essere una variabile indipendente nel disegno urbano. Purtroppo ciò continua a rimanere un’illusione, vista la perdurante incapacità degli strumenti della pianificazione di delineare una mappa di obiettivi quadro che coordini l’integrazione delle settorialità, e il crescente svuotamento di significato degli enunciati programmatici.
Come emblematicamente appare in questo caso: dove nella tavola Mobilità e Verde del Piano dei Servizi del PGT le perimetrazioni dell’ambito del progetto tramvia/strada e delle aree invece destinate a interventi per il verde e la sostenibilità non hanno alcun punto di contatto e sovrapposizione, la presenza degli elettrodotti è mappata altrove soltanto come “vincolo amministrativo”, le rilevazioni dei Nuclei di Identità Locale restano pure mappature, e i segni delle “infrastrutture verdi e blu” non è chiaro a cosa servano. Ed è sorprendente che nello Studio d’Area Adriano-Crescenzago -Rubattino del 2023 a cura del Settore Rigenerazione Urbana e di AMAT, dalle ambiziose intenzioni di coordinamento degli interventi nell’ambito, il progetto strada-tram, indicato come prioritario, sia stato inserito tal quale; ignorandone del tutto tanto gli effetti disgreganti quanto le potenzialità rigenerative che una integrazione consapevole delle principali componenti del paesaggio urbano avrebbe potuto avere, anche alla luce della ”elevata accessibilità”, con conseguente aumento delle volumetrie ammissibili, che la nuova tramvia porta con sé.
Una densificazione senza qualità è l’ultima cosa di cui una periferia ha bisogno, è la spintarella ulteriore verso la creazione di una ghetto. Evitare questo destino non sarà certo frutto delle iniziative di marketing territoriale che infestano i social, riducendo ogni discussione sui temi urbani a sterili lotte di vicinato per valorizzazioni a macchia di leopardo che allontanano verso le zone accanto le “diseconomie ambientali”; e imputando per colmo alle osservazioni critiche i cronici ritardi congeniti alle disfunzioni amministrative che condannano interi quartieri ad una eterna incompiutezza.
Una “composizione” delle istanze fisiologicamente divergenti, data sial‘origine settoriale degli interventi sulle opere pubbliche che la diversità degli “stakeholders” (il gergo che imperversa non aiuta), è la conditio sine qua non per uscire dall’autoreferenzialità semplificatoria e alzare lo standard di progetto in modo equo e sostenibile, aggettivi abusati che rischiano lo svuotamento di significato.
Poiché da quest’anno il Settore Infrastrutture cui è affidato il progetto è stato rinominato “Infrastrutture e Spazio Pubblico”, parrebbe che nelle intenzioni dell’Amministrazione l’intero tema della riqualificazione dell’ambito coinvolto sia ricompreso nelle sue competenze. Si spera che a questo punto, quasi fuori tempo massimo, ciò possa permettere uno sguardo d’insieme, riprendendo un dialogo che, per riconsiderare le priorità, coinvolga gli assessorati.
La raccolta firme, che oggi mette al centro la richiesta inascoltata di riprogettazione dell’incrocio Adriano/Vipiteno/bypass e il ripristino del transito verso nord su via Adriano, è finalizzata a far comprendere ai responsabili politici e tecnici del Comune che, in barba alle ripetute campagne in favore dalla sostenibilità ambientale, della tutela della qualità di vicinato delle strade, della “città di prossimità”, questa progettazione, basata su valutazioni discutibili e incomplete, stravolge la vita di tutto l’ambito e che gli abitanti ritengono che è necessario tutelare la qualità urbana e ambientale del proprio quartiere. Attendono di sapere se le proposte costruttive fin qui avanzate avranno un altrettanto costruttivo riscontro.
La numerosa partecipazione dimostra che il tema è molto sentito e che l’Amministrazione non può imporre scelte affrettate e discutibili ad una cittadinanza attiva.
La questione deve essere affrontata seriamente, smettendo di alimentare tensioni inutili e di trincerarsi dietro “valutazioni tecniche” che in realtà nascondono priorità politiche, impegnate a distribuire altrove, a discrezione, i benefici della rigenerazione urbana, e a calare soluzioni settoriali semplificate, preconcette e in definitiva deleterie sui quartieri evidentemente figli di un dio minore.
Elisabetta Latis