6 Gennaio 2026

TIRARE AVANTI O FARSI AVANTI

Nel segno di Ambrogio una visione critica a tutto campo


La “stanchezza della gente, della terra, della città” era stata già deplorata nell’accorato discorso di S. Ambrogio del 2024. Ad un anno di distanza il monito diventa allarme: la “casa comune” – di cui Milano rappresenta un ragguardevole ideal-tipo – è minacciata di rovina.

Il discorso dell’Arcivescovo si avvia con una sferzata degna del santo fondatore, riguardo la condizione di “una generazione che non vuole diventare adulta” e di una generazione adulta che non offre buone ragioni per diventare tale.

Segue la denunzia che, oltre al richiamo ai singoli capitoli in sofferenza (giovani, casa, sanità, carceri, ecc.), punta alla radice del problema: un “capitalismo malato” corrotto dal “denaro che genera denaro” col corollario di individualismo esasperato e ingiustizie sociali spropositate.

Pertanto dei tre campi considerati nel discorso precedente – la società, l’ambiente, la politica – ne viene messo a fuoco il primo: per riparare e rendere abitabile la “casa comune” occorre partire dalle pieghe e dalle piaghe della società, in tutti i suoi risvolti tanto etici quanto economici.

Non si tratta di una predica. Per quanto animata da una profonda ispirazione religiosa l’esposizione ha il pregio di ammettere una lettura laica.

Il “farsi avanti” di Mons. Delpini richiama il “farsi prossimo” del card. Martini, fondatore a suo tempo della “cattedra dei non credenti”: una piattaforma comune di dialogo e confronto con il pensiero laico e la morale civica.

La società è dunque l’oggetto di una critica a tutto campo e le categorie sociali sono chiamate nel bene e nel male alle rispettive responsabilità. Invitate a “farsi avanti”, non restare complici o spettatori inerti del diffuso degrado. Non è solo la responsabilità individuale ad essere chiamata in gioco, bensì deve impegnare i gruppi e le categorie.

La coppia familiare, l’educatore, il professionista, l’imprenditore, il politico vengono considerati nei rispettivi ruoli e nelle possibili condotte. Ciascuno è invitato a non nascondersi nell’apatia e miopia del tirare avanti abulico e passivo. (Altra cosa il tiremm innanz dei tempi andati, espressione popolare di resilienza contro le inattese avversità!).

L’orizzonte rimane comunque la società, con tutte le sue contraddizioni e contrasti: c’è un’anima collettiva da salvare. Nel discorso pertanto ritroviamo l’enunciazione compatta e coerente di una “visione”: quanto viene oggi a mancare all’odierna politica dei partiti e dei parlamenti. Certamente il termine contiene un’ambiguità: c’è la visione cognitiva orientata al reale e la visione visionaria rivolta all’immaginario.

Tuttavia una politica alta e significativa consisterebbe proprio nell’associare l’interpretazione della realtà concreta con l’intuizione di come potrebbe e dovrebbe cambiare. Un esempio per tutti: la Costituzione repubblicana è legge fondamentale dello Stato e contemporaneamente disegno di una città pressoché ideale. Il divario tra lo stato di cose presente ed i principi e i dettami della Carta è evidente e purtroppo persino crescente. Nel discorso i richiami alle norme costituzionali sono frequenti ed invocati con forza, paragonabili a precetti divini.

Infine questa visione ampia ed approfondita della società contemporanea viene declinata nella dimensione milanese. Qui avviene che la casa da valore d’uso (abitazione) si trasforma in valore di scambio (soggiorni brevi) con una lievitazione esponenziale della rendita parassitaria ed il conseguente allontanamento degli abitanti. Il sistema sanitario pubblico è in profonda sofferenza mentre il privato-profit fa della salute un affare.

In basso: una condizione carceraria esecrabile che non persegue il recupero ma la vendetta. In alto: i peccati capitali della finanza nella capitale finanziaria ad opera di un capitalismo malato al servizio di un individualismo malato. In mezzo: la miopia di una classe politica che pensa alle prossime elezioni e non alle generazioni future.

Sono le inquietanti crepe nella casa comune che sembrano preludere al crollo del sistema. L’apprensione è grande e grave e tuttavia la raccomandazione è semplice e mite: non farsi complici, non sfuggire alla responsabilità, uscire dall’acquiescenza verso un sistema rivolto alla guerra e all’ingiustizia, farsi avanti!

Valentino Ballabio



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  1. Fausto BagnatoIl progetto\laboratorio pilota presso Smart city Lab, potrebbe rispondere all'appello di "FARSI AVANTI", potrebbe avere come titolo: Venite avanti.
    7 Gennaio 2026 • 16:39Rispondi
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