9 Dicembre 2025
MANUTENZIONE URBANA, L’ORRORE CHE SALA NON VEDE
Il biglietto da visita della città
9 Dicembre 2025
Il biglietto da visita della città

Negli ultimi giorni sono comparsi sulla stampa milanese sondaggi su Milano che concernono la qualità della vita in città. Naturalmente i giornali che li hanno pubblicati hanno commentato in maniera diversa a seconda dell’orientamento politico della testata.
Quanto queste analisi siano attendibili è oggetto di dibattito e per interpretarle bisognerebbe sapere che tecnica hanno usato ma soprattutto i criteri di scelta delle persone da intervistare; per quanto ne ho capito nessuno usa un campione della popolazione che sia realmente rappresentativo e in particolare quanto siano state pesate percentualmente le fasce di popolazione suddivise per fasce di reddito.
Faccio un esempio: se si parla della qualità della vita è chiaro che 100 giudizi di chi abita in centro non possono avere lo stesso peso di 100 giudizi di chi abita in periferia.

Fatta questa premessa per le considerazioni che seguono mi sono avvalso di un’indagine condotta dal professor Paolo Natale, sociologo dell’Università Statale di Milano con l’ausilio dei suoi allievi (1.200) e commentata da Tiziana De Gregorio sulle pagine milanesi di la Repubblica del 2 dicembre scorso dalla quale traggo questo interessante grafico- sul livello di soddisfazione dei milanesi.
Alcune osservazioni. Tra le voci citate ne mancano di fondamentali: la qualità dell’aria, i trasporti pubblici, il traffico e all’ultimo posto troviamo la manutenzione stradale.
Qui casca l’asino o meglio gli “asini” della amministrazione comunale perché l’arredo urbano è il biglietto da visita della città che riguarda tutta l’amministrazione e in questo caso particolarmente Gaia Romani l’assessora che tra le sue competenze ha proprio i lavori pubblici così come vi è un Assessore al Verde e Arredo Urbano, Manutenzioni Stradali, Casa, Edilizia Scolastica, Mercati Rionali, Politiche Giovanili e CAG in ogni municipio.
Alcuni tra gli aspetti più rilevanti sono sotto gli occhi di tutti, cominciamo da come sono posati molti semafori.

L’esempio che cito rappresenta la cura con cui si è provveduto a raddrizzare un palo semaforico vacillante o comunque non a piombo rispetto al marciapiede. Questa è una delle centinaia di immagini che ho nel mio archivio che ironicamente ho chiamato Archivio Bonvesin de la Riva in onore all’autore di De magnalibus urbis Mediolani.
La palma degli orrori va però ai marciapiedi il cui asfalto ha un punto di rammollimento molto basso per cui sotto il rovente sole estivo cola vistosamente dal marciapiede verso la strada.

L’accorto asfaltista ha giustamente evitato di coprire i le piste tattili per ciechi o ipovedenti sulle quali un provvido operaio della nettezza urbana ha posizionato un cestino pre la raccolta dei rifiuti.
Lasciamo perdere la questione “pali”, quelli che sostengono i cartelloni stradali o altre insegne pubbliche
Per non parlare del sottosuolo, che noi pedoni non vediamo ma che hanno due aspetti concomitanti: la manutenzione dei sottoservizi (acqua, luce, gas, fibre ottiche……) che ci regalano piccoli cantieri aperti lungo i marciapiedi, cantierini nei quali per mesi non vediamo operai perché le ditte delle varie utenze non sono coordinate tra di loro e con la Direzione che sovrintende ai lavori pubblici e poi il disordine della posa dei sottodervizi stessi.

Perché parlare tanto della manutenzione dello spazio urbano? Perché è l’icona di come è organizzata l’amministrazione comunale e la gestione della città.
Ovviamente nella sua Omelia Monsignor Delpini ha, come al solito, richiamato gli amministratori locali ai grandi temi di sempre ma non ha certo citato la manutenzione urbana, “De minimis non curat praetor” come si trova nel Diritto romano, ci mancherebbe altro ma d’altra parte ci ha stupito il commento alla Omelia del Sindaco Sala: “Un discorso severo ma anche di grandissime speranze, perché poi alla fine, come ha detto l’Arcivescovo, bisogna farsi avanti e quindi nel mio piccolo io mi sento tra quelli che si sono fatti avanti ….”.

Certo che si è fatto avanti nello svendere i beni comuni, nel non dare ascolto ai cittadini che contestavano le sue decisioni in materia di urbanistica, nel gestire la questione Meazza nel modo più opaco possibile pur di favorire gli immobiliaristi, nel non tenere sotto controllo la Direzione rigenerazione urbana che approfittando dello scarso attivismo di altre direzioni che avevano l’obbligo di controllare la legittimità degli atti, ha combinato uno dei più gravi incidenti nei quali possa incorrere una amministrazione comunale della quale il Sindaco è il primo responsabile: l’intervento della magistratura.

Si fa avanti nel negare la necessità di una stesura ex novo del PGT preferendo modificare quello esistente che contiene e conterrà tanti piccoli favori ai soliti come in passato, chiedendo comunque al Governo un “decreto salva Milano” che sarà un “condono” all’italiana: ne siamo dolorosamente abituati.

Per cortesia non si faccia avanti, resti fermo dov’è che abbiamo già ingoiato troppi rospi, si accontenti di galleggiare ricordando, ed io l’ho fatto molte volte, che alle ultime amministrativa ha votato per lui un milanese su cinque e che il “campo largo” tanto caro al PD è quello degli astenuti.

Se volessi fare una statistica dell’indice di gradimento dei sindaci milanesi dal dopoguerra ad oggi, statistica fatta interpellando chi il 24 marzo 1946, data del primo voto a Milano per il Consiglio Comunale, aveva l’età per votare (e vive ancora), troveremmo il Sindaco in ultima posizione: il peggior sindaco dal dopoguerra.
Luca Beltrami Gadola
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