9 Dicembre 2025
I NUOVI BEI LAVORI DI MORGAN
È periodo di nuove uscite per Morgan

Se per anni la pubblicazione di dischi o singoli non è andata di pari passo con l’impegno in programmi televisivi e, sicuramente, con la quantità di materiale scritto da Morgan, è da qualche tempo che la diffusione delle sue opere musicali ha ripreso ad essere più consistente e ora, nonostante l’assenza di contratto con una major (dopo la vergognosa vicenda con la Warner, che lo ha visto con un contratto stracciato prima ancora che fosse appurata la veridicità delle accuse, rivelate poi false), ha deciso di divulgare alcuni dei suoi lavori Verrà l’estate è l’esperimento revival anni ‘60 che segue Sì, certo l’amore (2023) nella collaborazione con Pasquale Panella.
L’arrangiamento elettronico condivide il gusto musicale della grande scuola cantautorale italiana della metà del secolo scorso, l’estetica sonora con il periodo glam e new wave, la grandezza dell’orchestrazione e degli espedienti armonici con la musica classica e la poeticità del testo con le grandi canzoni che Morgan ha scritto in passato ispirato dai grandi autori della letteratura in versi e in prosa poetica – particolarmente di rilievo è la citazione di Cesare Pavese in Verrà l’estate (già intuibile dal titolo); il brano comincia con il verso Verrà l’estate e avrà il tuo gusto, la referenza a Verrà la morte e avrà i tuoi occhi è chiara ed evidente.
Un sunto di tutto il suo repertorio, formato da materiale ben distante ma che tra le mani di chi sa come trattarlo può dare risultati interessanti, originali e semplicemente belli da sentire.
Apro un breve paragrafo riflessivo sulla critica musicale.
Trovo che spesso ci si concentri troppo sull’analisi come strumento per giungere ad un giudizio riguardo un’opera musicale, allontanandosi troppo dal vero scopo dell’ascolto, ovvero quello di trarne, in qualche misura, del piacere non solo in senso materialistico. Certo è che le materie di critica sono da sempre materie teoriche, ma a mio giudizio la teoria non deve soppiantare la domanda di bellezza che, anche sul piano intuitivo, sta alla base di una considerazione.
Tratterò più approfonditamente tale questione nel prossimo numero.
A distanza di poco più di un mese da Verrà l’estate, è la collaborazione con Gianluca De Rubertis ad essere pubblicata. Memorie di un uomo qualunque è il titolo del brano la cui comprensione musicale non è immediata. Per quanto non sia temerario dal punto di vista degli accordi utilizzati, le modulazioni inconsuete rendono il primo ascolto più impegnativo di quel che sembri.
Lo stile prettamente cantautorale è coerente nella maniera più assoluta con il modo di De Rubertis di cantare, magari senza nemmeno pensare di farlo apposta, imitando De Andrè.
De Andrè ha lasciato un’eredità cubitale sulle spalle dei cantautori italiani, che come Sisifo la portano appoggiata tra i deltoidi e i trapezi, e forse per forza di cose chi ha un timbro simile al suo si ritrova ad utilizzare la voce nel suo stesso modo, con gli stessi approcci alle note d’attacco e lo stesso modo di pronunciare le vocali.
Non so se considerare questo fatto come un problema o come un’inevitabile condizione in cui naviga chi ha una voce dal timbro scuro e dall’estensione baritonale.
È un fenomeno diffuso. Mi è capitato più volte, quando sono partite canzoni a me ancora sconosciute di Francesco Bianconi in riproduzione dalla coda della piattaforma su cui ascolto la musica, di aver pensato che fossero brani dimenticati di De Andrè, prima di guardare titolo e autore.
Nel brano con De Rubertis, Morgan ritrova una serenità e una confidenza nel cantato che sembravano essere meno evidenti nei lavori subito precedenti, tuttavia anche a causa dei caratteri interpretativi richiesti dagli altri brani.
Si conferma un musicista di assoluto livello, versatile, dotato di grande inventiva musicale e capacità espressiva.
Sono sempre contento quando nel panorama della musica italiana vengono immesse opere dal sapore annoso, che tuttavia non sono affatto fuori luogo nel mercato di oggi, e di cui il senso estetico decontemporaneizzato diviene dunque positivamente anacronistico contribuendo alla causa del mantenimento di un’identità sonora nazionale che sia elegante e distintiva.
Tommaso Lupo Papi Salonia