9 Dicembre 2025
IL GAMBETTO, OVVERO LA PRATICA DEL GOVERNO OMBRA
La politica di oggi

Se arrivasse oggi in Italia l’etnologo melanesiano che racconta in prima persona il suo reportage antropologico sugli usi dei milanesi dei tardi anni ‘60 (Umberto Eco Diario Minimo https://www.gabriellagiudici.it/umberto-eco-industria-e-repressione-sessuale-in-una-societa-padana/) noterebbe l’insolito caso di una democrazia elettiva che tende a configurarsi come una monarchia in quanto la componente principale di ogni elezione democratica, ovvero l’esistenza di una opposizione in grado di governare in modo differente dalla maggioranza al governo, non c’è, tant’è che gli ‘oppositori’ invece che qualificarsi in modo operativo come alternativi ai ‘governanti’ si dividono in correnti e correntine, buone solo per occupare strapuntini formali contraddistinti soltanto da vaghe premesse ideologiche, tutte confliggenti in larga misura con la propria parte.
In realtà i due termini ‘Governo’ e ‘Opposizione’ hanno da tempo cessato di esistere in termini pratici (sui quali anzi vi è una notevole convergenza anche con gli stessi governi tecnici via via subentrati ai fallimentari governi politici visto che i problemi reali hanno sempre la meglio su quelli soi disant ideali) per esistere solo in modo identitario su questioni sostanzialmente prive di riflessi quotidiani che riguardino la vita di tutti: la principale riprova è la (colpevole) disistima del rito elettorale, cui sempre un maggior numero di elettori si sottrae.
Oggi abbiamo di fatto un one-man-show condotto dalla Presidente del Consiglio, replicato in una serie di dittatorini in sedicesimo di tutti i governi locali, proprio a partire dalle Regioni per finire ai grandi Comuni, dove pochissimi toccano palla ma, soprattutto, dove la direzione delle politiche a favore dei cittadini non è più all’ordine del giorno, a causa anche della saldatura di interessi fra le burocrazie pubbliche, inamovibili e indifferenti a gran parte dei goffi spoil system delle nostre parti, e un mondo economico di mezzo uso a relazionarsi proprio con le amministrazioni esistenti piuttosto che con quelle politiche transeunti rappresentate da Ministri e Assessori.
Che il Potere logori chi non ce l’ha non è cinismo andreottiano ma la realtà dei fatti per cui chi governa e dispensa di norma viene visto con occhio assai più benevolo dagli elettori rispetto a chi stando all’opposizione critica l’altrui operato confidando nell’errore: un classico dei passati governi di centro-sinistra e di quelli tecnici giunti al governo per mettere le pezze alle malefatte del centro-destra.
Ma oggi che la Meloni, accentrando tutti i fari su di sé (come peraltro capita ormai con frequenza preoccupante in tutte le democrazie occidentali), e riuscendo a utilizzare una retorica mimetica, buona per gran parte delle piazze, non mostra d poter facilmente i incappare nei topicchi berlusconiani, essere opposizione diventa affare sfidante a fronte di una realtà abbastanza modesta e triste rispetto al mondo che cambia velocemente cui la dilagante PdC non dà risposta alcuna (esemplare la vicenda grottesca dell’ILVA e di un ministro più ridicolo dal vero della sua imitazione fatta da Crozza) ed è proprio quest’inerzia governativa che chiederebbe all’opposizione di sollecitare, pur senza potere alcuno, quel che toccherebbe al Governo, così da ottenere il duplice risultato di migliorare i servizi al cittadino e risultare credibile al prossimo giro elettorale.
Per quanto possa apparire masochistico aiutare i Governi nemici ad uscire dal pantano, non è certo col tanto peggio, tanto meglio, che si potrà un giorno assumere le redini del Paese/Regione/Comune, ereditando problemi divenuti ancor più grandi.
Che vi sia un interesse diretto del Centro Sinistra nel proporre dall’opposizione tavoli di confronto operativi ai Governi nemici è scritto nei temi di cui detti tavoli dovrebbero occuparsi che pongono urgenze reali di tipo redistributivo, ovvero il core business di ogni Centro-Sinistra.
Prendiamo alcuni esempi milanesi e lombardi su cui sperimentare quest’ipotetica azione di un Governo Ombra.
SANITA’. Non occorre essere di Sinistra per sapere che i sistemi sanitari mutualistici offrono una copertura migliore di quelli assicurativi perché l’evento ‘malattia’ appartiene contemporaneamente alla statistica e all’educazione, ovvero due campi in cui la distribuzione del rischio/responsabilità sull’intera popolazione diminuisce i costi complessivi pro-capite, mentre l’affidare la salute alle Assicurazioni chiede a queste di prevedere l’uso abnorme dello strumento, quindi coperture importanti e servizi contingentati: la statistica racconta che l’aspettativa di vita degli americani raggiunge i 78 anni mentre da noi è di 83 anni, in parte addebitabile ad un’alimentazione non corretta, ma in gran parte legata alle differenze di accesso alla Sanità fra le varie popolazioni non coperte adeguatamente dal loro sistema puramente assicurativo.
L’attuale erosione del sistema mutualistico italiano a favore delle pratiche assicurative produce una distorsione analoga, i cui costi sociali si scaricano poi sul sistema assistenziale ingigantendo il problema per i bilanci pubblici e per quelli del volontariato chiamato a mettere le pezze (peraltro anche qui con fondi in parte pubblici).
Ma se a ciò sommiamo lo scalcagnato avvio delle case di comunità lombarde, la deriva impiegatizia del medico di famiglia e l’assalto ai Pronto Soccorso, e per soprammercato vi aggiungiamo un classico problema territoriale delle forme di assistenza per le categorie deboli sempre più asserragliate nel ridotto degli uffici e distanti dai territori, ecco che diventa obbligatoria una riflessione sollecitata dall’opposizione su di una soluzione che unisca i fondi regionali e comunali per coprire tutta questa fascia di bisogno limitando la delega al Privato chiamandolo a partecipare ad uno schema universale, invece che erodere a favor di privato le competenze universali nei soli settori dove è garantito un margine cospicuo di guadagno.
EDILIZIA POPOLARE. L’inerzia intellettuale del centro-destra sul tema è nota (ALER Milano ne è un esempio lampante) ma non per questo si può passare il tempo con l’indice puntato, specie se il grado di innovazione della Sinistra è pari a zero, come dimostrano i passati quindici anni di governo senza risposte in tema di soluzioni alle mutate esigenze abitative, cui si è cercato di rispondere con qualche pennellata di Social Housing, mentre un patrimonio di 7 milioni di metri quadri resta pressoché ancorato agli anni ’60 e ’70 in cui fu costruito. Ridiscutere di come finanziare la trasformazione (a Milano sarebbe anche di rara facilità proprio a causa dell’incremento nei valori immobiliari che ha aumentato oltre ogni limite il valore inespresso delle proprietà pubbliche), di come ridefinire gli spazi in funzione della nuova domanda fatta in gran parte di nuclei individuali che chiede forme di coabitazione e di servizi comuni, e di come strutturare l’offerta fra incapienti totali, categorie protette e Social Housing con un progetto ventennale di nuova costruzione è cosa cantierizzabile già da oggi e non vede ostacoli fuori di quelli legati al sostentamento delle due inefficienti macchine attuali strutturate per mettere pezze e accogliere reclami spesso inesauditi.
ANAGRAFE DEL BISOGNO. Perché non arrivare ad uno sportello unico del bisogno invece che frazionare gli interventi a carico di 133 Comuni, una Regione, uno Stato e mille organismi privati, senza che al nome del beneficiato corrisponda un volto e un percorso condiviso con la comunità? Organizzarsi dal basso dei Comuni Metropolitani per indicare la strada a Regione e Stato e trasformare le povertà in percorsi di emersione dotati di una faccia nota a tutti, specie per i minorenni per i quali i fallimenti e i successi sono più semplici con una carta e servizi sul territorio che si colleghino a quelli sanitari, entrambi destinati a fornire in tempo reale la misura dell’investimento pubblico sul singolo, al posto dell’attuale distribuzione a pioggia e a macchia di leopardo (per inciso cosa ci stanno a fare 133 anagrafi nell’area milanese quando ne basterebbe una sola?)
POVERTA’ ENERGETICA. Proprio a Milano si verifica il paradosso che il caldo dei ricchi costi meno di quello dei poveri, anche se il tutto è formalmente in regola con le tariffe statali. La questione si salda con quella della povertà dell’aria, afflitta dalle emissioni (CO2, NO2, SO2 E PM) che segna un altro confine tra ricchi con sanità privata ed educazione e poveri privi: occorre mettere al centro il costo della vita della fasce deboli non con la sola carità redistributiva con la quale oggi allunghiamo dei denari per pagare bollette che pagano poi stipendi comunali coltivando così un patto leonino a danno del solito Erario, ma abbattendo tutti i costi che gravano maggiormente sulla vita dei meno abbienti dunque fornendo maggiori e più efficienti servizi pubblici. Perché i due Governi nemici di Regione e Stato dovrebbero dichiararsi contrari a una simile impostazione anche se promossa dall’opposizione?
E potrei enumerare molte altre cose di buon senso cui nessun Governo di cattivi si opporrebbe se venissero proposte in tavoli operativi seri, ma perché al nostro Governo Ombra dell’opposizione non viene in mente?
Perché questo Governo non c’è e, al contrario, si confida che il compito verrà assolto da terzi tecnici una volta caduto il Governo del Nemico per non si sa quale inciampo, così oggi si fa a gara a piazzarsi senza competenza alcuna nel parlamentino degli sconfitti agitando bandiere tanto identitarie quanto ininfluenti sulla vita quotidiana e sui destini prossimi di Città, Regione e Stato.
La strategia di offrire progetti percorribili in condivisione col Nemico in realtà è un gambetto, il sacrificio di un pedone per arrivare al Re, senza il quale sacrificio nessuna credibilità positiva è rintracciabile in chi oggi è all’opposizione (spesso anche di se stesso quando governa) e richiede una cosa obbligatoria che dalla Politica è scomparsa dal 1992, quando il Peccato Mortale è improvvisamente diventato il Fare, mentre la virtù si misura proprio nel Non Fare per avere sicuramente le mani pulite.
Farsi carico dei problemi tangibili e su cui è possibile provare a mettere mano richiede però studio, lavoro e conoscenza, cosa che oggi sia a Sinistra che a Destra latitano quasi del tutto, mentre è più facile osservare giovani che si allenano a fare i grandi-che-non-toccheranno-mai-palla perché avranno comunque una seduta retribuita a disposizione, vuoi al Non-Governo come oggi, vuoi al Governo quando verranno chiamati per colpo di fortuna a far la figura delle belle statuine come i loro genitori, oggi consiglieri/parlamentari/ministri/assessori in balia dei vari Deep State.
Giuseppe Santagostino