9 Dicembre 2025

SI MUORE DI INQUINAMENTO A MILANO

Il Comune sbaglia strategia


I costi economici, ambientali e sanitari generati dalla mancanza di coraggio. Mentre qualcuno si illude che nascondendo i dati AMAT sul traffico si possa continuare a fare marketing distribuendo veline ai media, è uscito l’Ottavo Rapporto Mobilitaria 2025 su mobilità e ambiente urbano. L’Italia si conferma maglia nera in Europa per decessi prematuri attribuibili agli inquinanti PM2.5 e NO2.

Secondo i dati EEA, in un solo anno in Italia sono state 48.600 le morti per PM2.5 e 9.600 per NO2: numeri che collocano il nostro Paese al primo posto nell’UE27 per concentrazioni di PM2.5, nonché uno dei paesi europei con il maggior impatto sulla salute associato a questi inquinanti.

A Milano la situazione più critica. Le piste ciclabili sono passate da 215 km nel 2016 a 312 km, pari a 2,3 km ogni 10.000 abitanti, ben al di sotto dello standard europeo per città di queste dimensioni (oltre 10 km ogni 10.000 abitanti): ma se a Milano non viene liberato spazio urbano dal traffico privato, lo spazio urbano per la ciclabilità rimane una striscia di vernice tracciata su una carreggiata sempre più congestionata dalle auto, e molto pericolosa.

Come spiega il Rapporto, “continua ad aumentare anche nel capoluogo lombardo il tasso di motorizzazione privata, arrivando a quota 514 auto ogni 1000 abitanti. Oltre a rappresentare un rischio per la salute dei cittadini, l’inquinamento atmosferico ha anche un impatto economico negativo. Stando alle rilevazioni del Kyoto Club, in media ogni abitante delle principali città europee ha subito una perdita economica quantificabile in 1.250 euro all’anno dovuta agli effetti diretti, legati alla cattiva qualità dell’aria, sulla salute (spese mediche sostenute per farmaci e/o eventuali ricoveri in ospedale) e indiretti (riduzione dell’aspettativa di vita). 

Non solo: è sufficiente un aumento di 1μg/m3 nella concentrazione di Pm2,5 per causare una riduzione del 0,8% nel Pil dovuta a riduzioni nella produzione attraverso maggiori assenze lavorative. L’impatto sanitario ha un’importante ricaduta economica, riflettendosi sul valore di una vita statistica (Vsl) di ciascuna città: rimanendo nell’ordine dei milioni di euro stimati, questi valori variano da un minimo di 17 milioni di euro ipotizzati per Cagliari, fino a un massimo di 7.176,38 milioni di euro relativi a Milano.”

Questa analisi europea viene confermata, anzi rafforzata da un recente studio scientifico di ATS e ARPA Lombardia pubblicato su Epidemiologia e Prevenzione, dedicato in particolare alla situazione di Milano rilevata dettagliatamente in ogni NIL (Nucleo di identità locale) di ogni quartiere cittadino, collegando i livelli di concentrazioni inquinanti nell’aria con l’incidenza dei ricoveri (morbilità/mortalità). 

Le stime del numero di decessi su 100.000 abitanti ottenute consentono, per la prima volta, di descrivere il carico di mortalità associato all’inquinamento nel Comune di Milano e a ogni NIL cittadino, tenendo conto dei nuovi limiti delle esposizioni proposti dall’OMS e delle funzioni di rischio ottenute in anni più recenti, riportando una forte eterogeneità, oltre che delle esposizioni, anche dei potenziali effetti. 

Globalmente, l’impatto del particolato è superiore a quello di NO2, considerando che sono attribuibili 1.644 decessi per cause naturali, 704 per cardiovascolari, 189 respiratorie e 156 per il tumore del polmone, rappresentando dal 12% al 18% dei decessi per causa osservati e attribuiti a PM2,5. Interessante notare che l’impatto del PM2,5 stimato è superiore all’impatto del PM10.

E questo è un dato fondamentale: il particolato secondario è ormai superiore al particolato primario, quello prodotto direttamente dai tubi di scappamento dei motori benzina, diesel o gas. Il particolato secondario viene prodotto dal traffico, cioè da qualunque tipo di veicolo, anche elettrico: deriva dai freni, dall’usura degli pneumatici, dall’attrito con l’asfalto, dal rimescolamento di polveri al suolo.

Area B e Area C hanno contribuito a rinnovare un parco veicoli meno inquinante che in passato ma oggi, così come funzionano, non servono più ad affrontare il prioritario problema che Milano ha di fronte: potenziare e incentivare il trasporto pubblico di superficie disincentivando l’uso dell’auto.

Invece la strada intrapresa è purtroppo per Milano, radicalmente diversa: il traffico aumenta, i dati vengono nascosti. Ricordate la vicenda dei report mensili di AMAT sul traffico milanese, la cui pubblicazione è stata sospesa dalla Giunta senza motivo nel novembre 2024?

Avevo ripetutamente chiesto di riprendere la diffusione di questi documenti, importanti non solo per gli addetti ai lavori: perché non si limitavano a comunicare gli ingressi registrati dalle telecamere di Area C e Area B dalle 7.30 in poi (quindi senza rilevare i veicoli che accedono prima) ma fornivano mensilmente il dato più importante: l’Indice di Congestione, un indicatore essenziale per verificare materialmente la reale dimensione del traffico veicolare a Milano, il suo carico e impatto sull’ambiente, sul trasporto pubblico di superficie, sulle emissioni e la salute dei cittadini, sulla sicurezza della mobilità ciclabile e pedonale. 

Finché sono stati pubblicati, i report mensili Amat hanno continuato a registrare un Indice di Congestione in costante aumento da lunedì a venerdì, settimana dopo settimana, mese dopo mese, sebbene ufficialmente gli ingressi in Area B e Area C risultassero costanti (o con lievi flessioni in Area C): a conferma che un numero sempre crescente di auto circola ben prima dell’attivazione delle telecamere, e che dunque occorre agire con misure efficaci per liberare lo spazio pubblico da auto e smog.

Ora la Giunta ha deciso di sostituire questi report mensili con un unico report annuale. È appena uscito quello relativo al 2024.

Quali dati riporta? Scopro a pagina 22 che a Milano vivono 487 ultracentenari, dato oggettivamente essenziale per il sistema di mobilità urbana; apprendo poi che a Milano il tasso di occupazione femminile è più alto rispetto alla media italiana, il che mi riempie di gioia.

Però setacciando gli indicatori sul traffico, ho fatato un’amara scoperta: non vi è più nessuna traccia dell’Indice di Congestione (che pure i report mensili del 2024 riportavano): un dato scomparso, cancellato, azzerato, occultato, rimosso. Perché? La ragione è chiara: continuare a pubblicare il dato reale sul continuo incremento del traffico costringerebbe a dover agire. Se decidi di non agire, è più conveniente occultare i dati, pubblicando una sola volta all’anno solo quello che è utile far sapere ai cittadini.

Proposte? Tre, molto semplici e a zero costi; le ripeterò fino alla nausea: 1) cancellare tutte le esenzioni di Area C (oggi la maggior parte dei veicoli che vi accedono sono elettrici e ibridi e non pagano l’accesso né la sosta in centro); 2) anticipare l’attivazione delle telecamere di Area C e Area B alle ore 7; 3) anziché costringere i pendolari a indebitarsi per acquistare un veicolo “pulito” che pulito poi non è, mettere una tariffa di ingresso in Area B garantendo però accesso e sosta gratuita per tutti i veicoli in car pooling (con almeno due persone a bordo). In molti Paesi europei già lo fanno, a Parigi addirittura hanno creato intere strade di accesso alla città con corsie riservate per il caar pooling.

A Milano si preferisce invece occultare i dati sul traffico. Mah…

Enrico Fedrighini 



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  1. Pietro VismaraMa il trasporto pubblico di superficie non genera anch'esso particolato secondario? Usura di gomme, di rotaie... Il problema (anche se verosimilmente ridotto) ci sarebbe lo stesso
    10 Dicembre 2025 • 10:09Rispondi
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