25 Novembre 2025

CRONACHE URBANISTICHE 18

Avanti a piccoli discutibili passi


Dopo la pausa dell’ultimo numero per parlare di cinema e di musica torno ahimè alle consuete pagine di cronaca urbanistica. Anche perché ci sono accadimenti che meritano di essere evidenziati se non commentati. La variante (mini o maxi?) al PGT è all’ordine del giorno (e forse anche all’Ordine degli Architetti…). Le vicende giudiziarie registrano vittorie e sconfitte (non è chiaro per chi, esclusi quelli schierati a priori e quelli delle “famiglie sospese” che perdono sempre e comunque). 

La Commissione paesaggio, udite udite, è rinata dalle sue ceneri come un’araba fenice o come un ritrovo di carneadi. E intanto nei palazzi romani il termine condono aleggia come una nebbia padana nelle oscure stanze delle commissioni parlamentari. 

Come vedete c’è di che parlare, ma andiamo con ordine.

La revisione del PGT. Ovvero variantine puntuali al Piano dele Regole e al Piano dei Servizi. Non si parla però dell’unico elemento che dovrebbe essere variato, ovvero il documento di Piano che è ormai scaduto. Con una deliberazione di Giunta Comunale, la n. 1358 del 06/11/2025, il Comune di Milano ha revocato la precedente deliberazione n. 496 del 13/04/2023 che stabiliva le linee di indirizzo per la redazione del nuovo Piano di Governo del Territorio (PGT). L’ennesimo dietrofront. Sarebbe interessante fare una statistica di quello che è stato deliberato negli ultimi tre anni e poi revocato in fretta e furia a seguito di velati suggerimenti o bastonate da parte di altri organi dello stato.

Cosa conterrà questa variante? Da quello che si legge, sarà soprattutto rivolta a ridimensionare la discrezionalità della Commissione Paesaggio in materia di scostamento dalle norme morfologiche. 

Più in generale ci sarà probabilmente un appiattimento interpretativo alla vulgata della procura che di fatto diventa il nuovo estensore del PGT milanese. 

Su questo mi permetto una piccola divagazione. Seguo il tema PGT fin dagli inizi. Qui trovate il mio primo articolo su uno dei primi numeri di Arcipelago (12 marzo 2009), si parlava del PGT Masseroli. Se formalmente il primo PGT è opera degli uffici comunali, di fatto nasce con le importanti consulenze di Metrogramma e Mesa. La coincidenza interessante è che entrambi gli studi hanno una matrice comune nell’università veneziana (IUAV). La cosa curiosa è che in quegli anni presentando progetti in diversi comuni dell’hinterland milanese mi imbattevo in PGT redatti da un certo studio veneto (di cui non farò il nome), così impegnato a colonizzare la provincia da inserire gustosi errori di copia incolla tra NTA di comuni diversi. 

Erano anni in cui la scuola urbanistica veneta aveva colonizzato la Lombardia, con risultati quantomeno discutibili. Va anche detto che la maggior parte dei primi PGT era di fatto una traduzione dei precedenti PRG, senza particolare inventiva. Come a dire: adeguiamo lo strumento, ma non abbiamo capito fino in fondo la LR 12/2005. 

Ah, dimenticavo che nella versione del PGT di Milano effettivamente adottata nel 2012 (quella di Pisapia/De Cesaris) i riferimenti alle consulenze illustri scompaiono, mentre entra in punta di piedi il Centro Studi PIM.

Se poi sempre per curiosità statistica andiamo a vedere chi ha redatto i PGT oggi vigenti nelle stesse zone scopriremo che vi è una situazione di quasi monopolio: il PIM regna sovrano. Nulla di male, per carità. Però non mi fanno certo gridare al miracolo. Ci lamentiamo, giustamente per la qualità del PGT milanese, ma non è che appena fuori dai confini ambrosiano le cose vadano meglio…

Dicevamo delle vicende urbanistiche e giudiziarie. Il fatto più interessante è il dissequestro del cantiere di Papiniano 48, uno dei tanti capannoni trasformati in residenza con una “semplice” (si fa per dire) SCIA art. 23 per ristrutturazione edilizia. Pur riconoscendo l’antigiuridicità dell’intervento, afferma altresì che sono stati i comportamenti dello stesso Comune di Milano a fuorviare il privato.

Gli operatori “legittimamente hanno creduto ai criteri descritti dal Comune come abilitanti ad accedere ad un titolo abilitativo diretto, e che altrettanto legittimamente hanno cercato di farli emergere e valere”. Ovvero “è paradossalmente la stessa amministrazione comunale, con le linee guida fornite in delibera, a legittimare il costruttore a credere di essere nel giusto, così inducendolo a reclamare proprio in base ad esse la legittimità della propria richiesta”. Come a dire che, se tu comune mi dici che si può fare così (prassi consolidata), perché io mi devo ficcare in un procedimento più contorto e lungo (e anche mal visto dagli uffici comunali stessi)?

Ricorda il GIP che il privato non è un santo e non fa beneficenza. Infatti “non è possibile cedere alla suggestione di ritenere in dolo o anche solo in colpa, il privato costruttore per il solo fatto di essersi avvantaggiato del sistema”.

Vediamo fin dove si spingerà questo orientamento e che ricadute avrà sulle inchieste.

Un breve cenno anche alla Commissione Paesaggio che torna alle sue funzioni originarie, svuotata di quel ruolo di Commissione Edilizia sui generis che aveva ricoperto in modo non molto trasparente (eufemismo, eh) negli ultimi anni. Vedremo in un futuro prossimo cosa accadrà. Curioso (o forse no) è il fatto che i nuovi membri rispetto alle commissioni precedenti siano di profilo completamente diverso. Ci sono dipendenti pubblici, professionisti veneti (anche qui!), friulani, romani, ma nessun nome altisonante conducibile alle dinamiche cittadine. Le premesse sono quindi rispettate.

Chiudiamo con uno spiffero che arriva dagli ambienti parlamentari. Il termine “condono” non è più un tabù. Tutto è ancora in divenire. Ma la revisione del Testo unico dell’Edilizia potrebbe portare ad alcune sorprese. Sarà però da capire come questo “strumento” verrà declinato e in che modo questo si intrecci con le vicende giudiziarie milanesi. Al momento sembra più un’estensione del Salvacasa che non aveva operativamente garantito le promesse e le premesse iniziali. 

Ne riparliamo più approfonditamente quando ci sarà qualche cosa di più concreto.

Pietro Cafiero



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