25 Novembre 2025

QUALE DEPAVING?  MILANO PAVIMENTA TUTTO

Le buone regole del costruire


Il regolamento regionale 7 del 2017 prescrive “l’invarianza idraulica, idrologica e il drenaggio urbano sostenibile” per limitare il deflusso delle acque meteoriche nelle fognature e farlo defluire in terreni naturali a rimpinguare la falda: è obbligatorio per tutte le realizzazioni compresi gli spazi pubblici. Il PGT di Milano nel DDP pone tra gli obiettivi “aumento delle capacità di drenaggio delle acque piovane nel suolo”. Anche Città Metropolitana di Milano prescrive un albero (in terra) ogni cinque stalli di parcheggio.  

Gli obiettivi posti per norme si attuano con strade spugna, pavimentazioni filtranti, aiuole raso strada, cordoli (ove necessario) filtranti, che nelle aree esistenti si devono articolare come adattivi dello stato di fatto da modificare progressivamente e al contempo rigenerativi, depavimentando le isole di calore (depaving), aumentando il filtrante, disigillando (desealing), aumentando il numero degli alberi, in terra piena, che mitigano il clima, ombreggiano, assorbono CO2.   Attività che ormai tutti conoscono.  Dove ci fossero difficoltà causa reti sotterranee, metropolitana, … si piantano rialzando la terra con collinette (vedi il lato ovest di palazzo Lombardia), e se impossibile, per attenuare la temperatura si provvede sostituendo la pavimentazione con “piazze d’acqua” (Parma). La città dei quindici minuti dovrebbe offrire rifugi climatici a 5 minuti a piedi!! 

via Santa Sofia

Milano, che ha già il 60% della superficie urbana impermeabilizzata,  sta facendo esattamente tutto il contrario, pavimentando i nuovi spazi, che siano piazze, grandi marciapiedi, uscite di metropolitana, aree dell’urbanistica tattica, non recuperando nessuna isola di calore, senza rispettare alcuna norma: un disastro, di cui non si conoscono gli autori, le motivazioni e la sordità nei confronti delle proteste, mentre l’assessore Elena Grandi, dei verdi, partecipa ai congressi sul depaving, non so quali esempi porti. 

Conciamo dagli esempi noti 

San Babila, la nuova piazza 2.000mq pavimentati e assolati (isola di calore), con sette alberelli in fondo, che si sommano ai 2.000mq della parte disegnata da Caccia Dominioni, dove ci sono pure tre aiuole con dei cordoli alti, così nulla dalla pavimentazione filtra nel terreno.

Via Pirelli

Via Beltrami tra monumento a Garibaldi e piazza Castello, 2.000mq di nuova pavimentazione in pietra, oltre le parti asfaltate (altra isola di calore), mantenuti solo gli alberi preesistenti ai lati, che prosegue in piazza Castello con una grande area in calcestre, sulla cui permeabilità bisognerebbe approfondire (anche sulla praticabilità dopo gli acquazzoni) 

Piazza Spoleto

Corso Concordia è l’esempio peggiore: il primo tratto, circa 4.000mq, strada ridotta a due corsie (così lunghe code di auto al semaforo aiutano l’inquinamento) ma ai lati ci sono due spianate tra asfalto e pietra imbarazzanti, quanto sono larghe, inutili, 50 prunus mal contati, con solo un tondo di terra al piede: spianate per chi? pedoni, ciclisti, persone in attesa della mensa dell’Opera San Francesco, non c’è un negozio che possa essere interessato a mettere fuori un banco. Una immensa isola di calore: sotto c’è la nuova metropolitana, si poteva progettare un’area equilibrata (almeno) tra verde e grigio, e far scaricare le parti grigie in qualche parte filtrante; ci si poteva aspettare anche un grande giardino, con solo i percorsi necessari. Largo Augusto: altra spianata di pietra, 2700mq con qualche aiuola, tutte da un lato, alcune a raso piazza (bene !!) ma quanti altri alberi ci potevano stare??   Possiamo aggiungere piazza Affari, un parcheggio pure 2.000mq che potrebbe avere delle canaline di raccolta per scaricare nel terreno (e magari qualche albero); il bell’ellisse del Cordusio e la sua propaggine verso via Dante tutte pavimentate, dove magari c’è qualche difficoltà con la metropolitana, ma chissà…. Piano-Abbado ci volevano mettere decine di alberi.      

Tutti invitati a fare una visita a queste aree meglio se in un giorno di sole, tra mezzogiorno e le tre, e poi senza colpo di sole scrivere a Arcipelago le impressioni.

Le aree in cui si può/potrebbe fare depaving sono moltissime; cito il grande slargo triangolare in via Imbonati, davanti al 22 con sei alberelli su un lato, tra una palestra e qualche dehors, 1.800mq di asfalto (non c’è il metro sotto).  Il grande parcheggio davanti a Santo Stefano, tre aiuole con i soliti cordoli, un’altra isola di calore.   Gli spazi privati non sono da meno, e le commissioni comunali che li approvano o non li vedono o non conoscono le norme sull’invarianza. Via Pirelli davanti ai due nuovi edifici al 31 e 33, compresa l’uscita chiusa di via Bordoni, circa 1200mq pavimentati, solo marciapiede e ciclabile con un albero-uno, in aiuola con cordoli alti!  Il parcheggio di via col Moschin davanti al nuovo studentato, una quarantina di posti auto con tre aiuole, no alberi, non rispettato l’obbligo di Città Metropolitana.  Elenco aperto a tutti, senza limiti, purtroppo.

Via Imbonati

Milano ha fatto oltre 50 interventi di urbanistica tattica, per 56.000 mq pedonalizzati, che condivido e auspico, ma forse servirebbe qualche attenzione alla distribuzione fra aree verdi e grigie, anzi coloratissime: piazza Spoleto a Nolo, 500mq con una quindicina di alberi rigorosamente al perimetro. In via Comacchio, due triangoli da 600mq con un albero e gli altri in vaso (!!!), in via Corridoni e in via Bernardino de Corti, un isolato, davanti a scuole, con alberi in grandi vasi rossi, dove non ci sono problemi per piantarli, e questo non è tattico, è impresentabile (ricordarsi Renzo Piano che li rifiutò per via Dante). Certo non tutto è facile, se il progetto di depaving di piazza Imperatore Tito ha avuto contrasti nel Municipio 4, prima della approvazione (vedi” il Quattro”, n 254), perché……avrebbe reso più lento il traffico (che nuova giustificazione!!!).  

Le nuove stazioni della metropolitana blu: andare in via San Vittore, De Amicis, Santa Sofia, …. Tutte le aree di uscita sono pavimentate con aiuole parte a raso (bene !!) parte con cordoli semplici o doppi per evitare che la pioggia vada nel terreno: e non so il motivo della doppia scelta. Piazza Frattini, a fine lavori della M4, dopo la contestazione degli abitanti riavrà, si dice 108 alberi (quali?) e arbusti; da vedere se saranno in aiuole filtranti; posto che magari si poteva valutare di non rifare una rotatoria, non accessibile, ma un semplice incrocio, accorpando i quattro angoli alle residenze.  

Monza –amministrazione di sinistra come Milano- ha iniziato lavori di depaving in cinque aree, nel piano per contrastare il cambiamento climatico, con questa bella motivazione “Grazie alla conversione delle superfici asfaltate in spazi verdi, la depavimentazione permette di ridurre le isole di calore, contribuendo allo stesso tempo alla biodiversità e all’aumento delle zone permeabili necessarie per prevenire gli allagamenti”.  Busto Arsizio ha fatto le prime tre strade spugna nel centro storico con molto successo!! Monza e Busto non sono poi così distanti….

Via Col Moschin

Esempi esteri a non finire: la piazza davanti al novo tribunale di Parigi (Piano) ha la pavimentazione più alta delle parti verdi, lo slargo sotto la cité du Vin a Bordeaux scarica le piogge in un apposito fosso, non si contano gli esempi a Copenhagen e Barcellona, a Buenos Aires le strade del centro hanno apposite aiuole a raso a lato, e così via……

Soluzioni? scrivere un manuale di come si deve operare: penso che le associazioni di specialisti (Aiapp, Aipin, Italia Nostra,) siano pronte a collaborare, ed è anche molto semplice.  Costituire un ufficio che si occupi solo di depaving e operazioni simili, con il manuale e qualche finanziamento, e coinvolgere la commissione paesaggio (nuovissima) per le approvazioni dei nuovi interventi con rispetto delle leggi.  Mi sembra tutto elementare: ordinare di invertire la tendenza, di guardare alla città costruita e alle nuove opere, rispettare le leggi, … fattibile in tempi brevissimi, speriamo.

Paolo Favole



Condividi

Iscriviti alla newsletter!

Per ricevere in anteprima sulla tua e-mail gli articoli di ArcipelagoMilano





Confermo di aver letto la Privacy Policy e acconsento al trattamento dei miei dati personali


  1. piero baracchiLe sistemazioni delle superficie sulla linea Blu dimostrano che il Comune di Milano ha deciso di agevolare le bolle di calore!: - ridotte aiuole di verde (sic) inserite in enormi superficie pavimentate la cui funzione appare incomprensibile, per lo più in granito, e viene da chiedersi se non c'è qualche proprietario di cave molto interessato... - alti e spropositati cordoli in granito ( vedi sopra ), con spigoli, e talvolta chi sa perchè di altezze variabili, che impediscono lo scorrimento dell'acqua piovana verso il verde - sparuti arbusti o alberelli invece di piante d'alto fusto, + pianticelle decorative ( sicuramente gradevoli ) che richiedono un complesso impianto di irrigazione - pacciamature invece di prati - e, colmo dell'assurdo, teli in plastica sul fondo delle vasche a verde, per impedire al terreno l'assorbimento della pioggia !
    26 Novembre 2025 • 09:52Rispondi
  2. Matteo Caccia DominioniNon vogliamo citare Piazza Sant'Ambrogio - Pusterla - San Vittore , avevamo davanti alla Pusterla 8 alberi, ora non ce n'è più nessuno, un'isola di calore, i bar sono diventati dei forni, stessa cosa su via San Vittore oltre l'incrocio, messi piccoli alberi sul lato sinistro, 500m. di inutile pista ciclabile, e lo dice un ciclista, nessun albero sul lato destro, altri bar infuocati! Non parliamo della segnaletica, verso via Lanzone un cartello indica tutto a destra, con una media di 10 vetture ogni 20 minuti che si infila verso l'ingresso delle Orsoline, per non parlare dell'incrocio, con un estetica da autostrada, un vero svilimento, in generale un progetto da scuola elementare, veramente una situazione indegna per Milano!
    27 Novembre 2025 • 19:54Rispondi
  3. Pietro VismaraCondivido (purtroppo): la sistemazione dell' incrocio Carducci - San Vittore - Olona - De Amicis è una sommatoria di errori (in un punto delicatissimo) che ha reso un' area un tempo pregevole una sorta di periferia da quattro soldi (ci sono periferie migliori). Non parliamo più di cose tipo il disassamento di San Vittore fatto verosimilmente per creare un dehor alla bakery che lì si affaccia (e se un giorno se ne andasse? Il disassamento resta, mi chiedo cosa ne penserebbero gli edili romani o gli ingegneri ottocenteschi...). Ed è appunto questo che colpisce: se in un luogo così si lavora così male (e la promessa di mantenere gli alberi? Parole al vento...), come si interverrà altrove?
    1 Dicembre 2025 • 22:12Rispondi
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. Tutti i campi sono obbligatori.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.


Sullo stesso tema


6 Febbraio 2024

MILANO: IL TEMPO DELLE CORNACCHIE

Oreste Pivetta


Ultimi commenti