11 Novembre 2025

URBANISTICA MILANO

Però bisogna riprendere la formazione della variante generale del PGT


Subito dopo aver consegnato l’articolo alla Redazione di ArcipelagoMilano, dal titolo “Milano. Perché bisogna riprendere la formazione della Variante generale al PGT” la Giunta di Milano ha approvato, il 6 novembre, la delibera n. 1358 con la quale revoca la procedura di formazione della Variante generale del vigente Piano di Governo del Territorio e avvia la Variante parziale alle norme del Piano delle Regole e del Piano dei Servizi. In effetti il sindaco Sala aveva annunciato che non si sarebbe più fatta la Variante generale perché non ci sarebbero stati i tempi per approvarla entro la fine del mandato. Ho rivisto l’articolo ma ho mantenuto il titolo.

La formazione della Variante era iniziata più di due anni fa (aprile 2023) perché si era riconosciuta la necessità di correggere le strategie del Piano sulla base del “Documento degli obbiettivi per la revisione del Piano di Governo del Territorio, Milano 2023”. La decisione era stata assunta prima ancora che si avviassero le indagini della Procura su alcuni interventi edilizi progettati e costruiti in coerenza con il PGT, ma ritenuti dalla stessa Procura illegittimi. Il processo di revisione del Piano si era interrotto prima per le indagini della Procura e le conseguenti dimissioni dell’assessore Tancredi, poi per la questione della vendita dello stadio Meazza che aveva impegnato il Consiglio comunale.

Sulla questione della Variante il giudizio ora è prettamente politico.

Penso che l’Amministrazione avrebbe dovuto comunque riprendere il processo di formazione della Variante Generale, anche se i tempi ridotti non avrebbero consentito di approvarla, per superare la crisi di credibilità della gestione urbanistica della città, formatasi nell’opinione pubblica, non solo milanese. Crisi di credibilità determinata certo dalle vicende giudiziarie e dalle condizioni dei cittadini coinvolti direttamente, ma in generale provocata dall’imponente stravolgimento della struttura sociale ed economica della città che la gestione urbanistica non è riuscita a controllare adeguatamente.

Sulla vicenda si è formato un giudizio politico, anche a livello nazionale, che non favorirà il centro sinistra nelle prossime elezioni amministrative. Si aggiunga da ultimo il giudizio critico degli urbanisti milanesi e non solo, per quello che contano oggi gli intellettuali.  Dunque per superare la crisi di credibilità l’amministrazione comunale avrebbe dovuto riaprire alla città il confronto sul governo dell’urbanistica, sul passato, non certo tutto negativo e sulle prospettive future. La città ha bisogno di un nuovo Piano, per garantire l’interesse pubblico e per garantire un quadro certo agli operatori e ai cittadini (e ai professionisti che oggi non sanno più a chi rivolgersi per certificare la correttezza dei loro progetti). Oltretutto il Documento di Piano, la componente strategica del PGT, scade per legge dopo cinque anni e quindi dovrebbe essere rinnovato (il vigente PGT è stato infatti approvato nel 2019).

L’Amministrazione ha invece deciso di procedere con una Variante parziale alle Norme. Gli obbiettivi dell’Amministrazione sono, sinteticamente espressi, i seguenti:

– ridurre le deroghe alle norme morfologiche;
– garantire un maggior controllo dell’impatto paesaggistico, anche attraverso i Piani attuativi;
– ridefinire i servizi necessari alla città coinvolgendo il Consiglio e i Municipi;
– garantire l’attuazione dei servizi necessari attraverso la gestione urbanistica degli interventi edilizi;
– definire meglio quali caratteristiche debbano avere gli interventi per essere classificati come ERS (Edilizia Residenziale Sociale);
– rispondere al fabbisogno di residenze per studenti;
– chiarire le contraddizioni normative tra legislazione nazionale e regionale.

Di fatto, le varianti normative dovranno rendere coerente il quadro normativo con l’interpretazione della Procura (che tuttavia, fino alle sentenze finali, non è certo sia quella giusta).

Non sono certo obbiettivi di poco conto ma, avulsi da una nuova visione strategica, rischiano di apparire solo come la correzione degli errori del passato.  Riprendere la formazione della Variante generale, anche se non si fosse riuscito ad approvarla, sarebbe stato anche un atto di responsabilità amministrativa, perché avrebbe consentito alla prossima amministrazione di procedere in tempi congrui alle necessità della città.

La prossima amministrazione invece dovrà riprendere da zero la formazione della Variante, anche per aggiornare il Documento di Piano e ci vorranno anni prima di sistemare l’urbanistica milanese.

Nulla comunque avrebbe escluso di procedere per varianti tecniche, parziali, mentre si rielaboravano le strategie per il futuro della città. Di fronte a un lavoro politicamente, culturalmente e tecnicamente solido, i tempi di approvazione della Variante sarebbero stati un problema di secondo ordine.

La questione urbanistica di Milano, al di là degli aspetti giuridici e tecnici, nasce dalla difficoltà della politica (non solo a Milano) di governare il capitalismo finanziario globale. Milano, in Italia è il punto di massima concentrazione di capitali, anche internazionali (il 50% degli investimenti immobiliari della Nazione), una concentrazione di capitali che ha prodotto la formazione di una straordinaria rendita urbana e un’elevatissima crescita dei valori immobiliari. La città si è profondamente rinnovata, ma l’interesse pubblico, compresa la riduzione delle diseguaglianze, non ne ha tratto adeguati benefici.

Il centro sinistra dovrebbe dimostrare di essere in grado di governare il fenomeno riportando l’interesse pubblico al centro dell’azione amministrativa e dunque al centro del Piano. Come apice dello sviluppo capitalistico contemporaneo e delle conseguenti contraddizioni, Milano dovrebbe essere all’attenzione della politica nazionale e regionale, soprattutto del centro sinistra, non solo di fronte all’ emergenza (il “Salva Milano”). Che cosa si potrebbe ancor fare in concreto, da subito, al di là degli aspetti procedurali e formali?  Alcuni punti operativi.

1. Gli Stati Generali della Città. Aprire un confronto organico e continuo con la città – gli Stati Generali della Città – per discutere dei risultati ottenuti, non certo tutti negativi, valutare gli errori, proporre le nuove strategie. E ancora valutare i bisogni concreti della città, come abitazioni e servizi (per esempio le attrezzature sportive di cui la città è carente) e come ottenerli con il PGT. L’Atlante dei Quartieri proposto nella prima presentazione della Variante generale era sulla strada giusta.

2. La direzione politica della gestione urbanistica della Città. La gestione urbanistica della città deve avere una chiara direzione politica che deve formarsi nei luoghi istituzionali preposti. Il Consiglio comunale, nel suo insieme, è il luogo privilegiato della discussione e della formazione delle scelte strategiche. Ma anche le Varianti “tecniche” proposte dalla Giunta dovranno essere discusse e approvate dal Consiglio. Se la minoranza di centro destra rifiuterà il confronto con la speranza di conquistare la città alle prossime elezioni, se ne assumerà la responsabilità.  

I Municipi come rappresentanti diretti delle esigenze dei cittadini erano già stati coinvolti nella formazione dell’Atlante dei quartieri e restano gli interlocutori privilegiati in tema di servizi pubblici. L’attuale assessora all’Urbanistica, Anna Scavuzzo (inviterei il Sindaco a rinominarla assessora all’” Urbanistica” e non alla “Rigenerazione”) è una politica, non è una tecnica. Penso che condivida l’idea politica che il Piano non è un semplice strumento regolativo, ma è soprattutto il portatore degli interessi collettivi e condivida l’idea che l’Urbanistica è lo strumento perché il progetto concreto della città, il “disegno” della città e delle sue parti, sia espressione di un’aspirazione collettiva, unitaria e non di interessi particolari. Sono certo che l’assessora vorrà esprimere e comunicare con chiarezza questa scelta politica.

3. La direzione culturale e tecnica. La gestione urbanistica così come il futuro Piano, se non è inteso come puro atto amministrativo, dovrà essere riconoscibile sotto il profilo culturale, scientifico e tecnico. Dovranno essere esplicite le figure professionali che si assumono la responsabilità disciplinare della gestione urbanistica e del futuro Piano.

4. La scala metropolitana. Assumere la scala metropolitana come riferimento concreto e non retorico delle strategie urbanistiche e dunque del futuro PGT, è una scelta politica. Vuol dire esprimere una capacità di governo adeguata alla realtà della società e della sua organizzazione sul territorio. È una scelta necessaria per Milano, per le politiche sociali, per la questione della casa, per i trasporti e soprattutto per le politiche ambientali – acqua, aria, verde, e adattamento ai cambiamenti climatici – che non possono limitarsi alla scala del singolo comune. A quella scala bisogna decidere politicamente se il Capoluogo deve continuare a densificarsi e concentrare lo sviluppo o se debba riequilibrarsi rispetto all’ area metropolitana.

L’istituzione Città Metropolitana dovrebbe quindi partecipare alla formazione del futuro Piano, non solo come interlocutore di ultima istanza; la Città Metropolitana rappresenta anche Milano, non è un’istituzione terza (del resto il sindaco è lo stesso). (*)

5. Le risorse umane. Senza adeguate risorse umane ogni programma è velleitario. Per un’adeguata gestione urbanistica, attuale e per la futura formazione della Variante generale al PGT, sarebbe necessario riorganizzare e potenziare, da subito, l’apparato tecnico, anche ridando fiducia e certezze ai tecnici che rischiano o hanno già subito gli effetti delle contraddizioni politiche e normative dell’urbanistica milanese. Se non lo farà questa amministrazione dovrà farlo la prossima. Infine sarà necessario integrare le due strutture tecniche quella del Comune e quella della Città Metropolitana, perché anche le grandi strategie si concretizzano poi attraverso disegni sulla carta e sulle mappe.

Qualcuno dirà “Vaste programme”. Ma l’importante è cominciare.

Ugo Targetti

(*) Il rafforzamento dell’istituzione Città metropolitana e la risposta alla Consulta sull’incostituzionalità dell’elezione del sindaco metropolitano, dovranno comunque essere temi della prossima tornata amministrativa.



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  1. Cesare MocchiLargamente condivisibile. Ricordo però che il sindaco Sala ha dichiarato pubblicamente che la variante generale si interrompeva non perché non ci fossero i tempi, ma perché i "numeri" non erano quelli graditi ai costruttori. Capito? Applicando correttamente le leggi, ricalcolando la capacità insediativa, i servizi, eccetera .. i numeri per gli operatori non tornano più. E allora cosa si aspetta? Ma è chiaro, una nuova legge che faccia nuovamente tornare i "numeri". Per questo (anche) bisogna insistere sulla revisione del PGT (e non si una nuova legge, come sciaguratamente e autolesionisticamente propongono alcuni)
    12 Novembre 2025 • 08:06Rispondi
  2. Sergio D'AgostiniCondivido i contenuti e soprattutto lo spirito costruttivo dell'intervento. E mi chiedo perchè INU, Città Metropolitana, Centro Studi Pim e Facoltà di Architettura almeno non scendano in campo, possibilmente insieme, a sostegno di questa posizione per salvare il salvabile in questo mandato e per consentire al prossimo di approvare una Variante Generale partecipata capace di esprimere il meglio della della città e della sua cultura urbanistica. Forse si è ancora in tempo.
    13 Novembre 2025 • 12:59Rispondi
    • Targetti UgoCaro Mocchi al di là della motivazione formale penso che Sala non voglia affrontare la variante perché non ha più le energie politiche necessarie; energie che dovrebbero ritrovare i partiti della coalizione. Caro D'Agostini grazie dell'apprezzamento. All'interno di INU si sta discutendo e uscirà tra poco una posizione che ribadisce la necessità di proseguire con la Variante generale. Per le altre istituzioni che citi non saprei che dire ma certamente sarebbe bene che fossero presenti. Architettura, anzi il Politecnici, da decenni non partecipa più, come istituzione, al dibattito politico culturale sulla città. Comunque Il problema è come farsi ascoltare dalla politica. Come far capire che l'amministrazione deve coinvolgere la società milanese nella discussione sul futuro della città e che non basta un aggiustamento tecnico alla normativa del Piano.
      14 Novembre 2025 • 19:02
  3. Roberto BiscardiniNon mi sembra cosi semplice pensare che si possa salvare questo mandato amministrativo. Salvo mettersi le fette di salame sugli occhi, come mi sembra già stia ampiamente avvenendo, nel cerchio magico del Sindaco e del Pd.
    17 Novembre 2025 • 12:15Rispondi
  4. Targetti UgoCaro Roberto, e allora cosa proponi?
    28 Novembre 2025 • 18:03Rispondi
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