11 Novembre 2025

IL DRAMMA DELLA “CASA”

La realtà che si vuole negare


Poco più di un mese fa Letterio Buonomo, cittadino di Sesto San Giovanni, si gettava dalla finestra dell’appartamento in cui viveva, mentre l’ufficiale giudiziario entrava nello stabile con l’avvocato della proprietà e le forze dell’ordine per eseguire la liberazione forzosa dell’immobile a seguito della convalida di sfratto per morosità rilasciata dal Tribunale.

Non ho conosciuto il signor Buonomo e non sono riuscita purtroppo a partecipare al presidio di solidarietà organizzato la sera stessa dall’Unione Inquilini di Sesto. Ho saputo della notizia dai giornali e posso solo immaginare quanta solitudine, umiliazione, senso di impotenza ci siano dietro quell’ultimo e definitivo gesto, di chi non riesce più a sopportare la fatica di vivere e non vede vie di uscita. Aveva provato a cercare un’altra sistemazione?

Si era rivolto ai Servizi Sociali? Aveva condiviso questo problema con qualcuno? Sui giornali la notizia è riportata brevemente, quasi con imbarazzo, un fatto di cronaca da liquidare il primo possibile, immeritevole di approfondimento o contestualizzazione: è successo e si passa oltre. Massimo Pasquini sulla rivista Diogene prova a riflettere sulla relazione tra precarietà abitativa e salute mentale, raccogliendo, una dopo l’altra, tragedie simili, accadute nelle grandi città, ma anche nei piccoli centri.[1] In Italia, mi sembra,  solo i sindacati inquilini hanno posto l’attenzione su questo tema e in generale sulla relazione tra condizione abitativa e salute.

Proprio in quei giorni al cinema era possibile vedere Kontinental ’25 del cineasta e intellettuale rumeno, Radu Jude: non si lancia dalla finestra, ma si impicca a un termosifone, il povero ubriacone senza tetto, ex campione sportivo, che la protagonista del film deve sfrattare. Orsolya si sente complice dello sfratto, parte in causa della morte dell’inquilino e il film è una surreale processione di incontri (dalla polizia all’amica, dalla madre all’ex studente fino a un pope) alla ricerca di un’assoluzione impossibile. Sullo sfondo Cluj-Napoca, città della Transilvania, proiettata nel futuro della tecnologia più avanzata e dei capitali globali che ben volentieri si calano nella terra di Dracula. É Romania, ex Ungheria, ma potrebbe essere Milano.  E l’elefante nella stanza è il modello di società in cui siamo gettati, che disprezza persino la vita, se non può essere mercificata.

A fine settembre il Ministero degli Interni ha diffuso i dati degli sfratti: un file Excel raffazzonato, senza presentazione o commento, un mero atto burocratico dovuto. I dati sono incompleti perché registrati fino a settembre, e riguardo alla nostra città metropolitana ci dicono che in un solo anno sono stati convalidati 1726 sfratti (di cui il 23% per finita locazione), sono state presentate 14084 richieste di esecuzione di sfratto con la forza pubblica – 13682 richieste in più dell’anno scorso -, sono drasticamente aumentati gli sfratti eseguiti con l’intervento della forza pubblica, diventati 1597. 

Anche se i dati non sono affidabili, rimangono indicativi di una situazione stagnante, senza prospettive, in cui ogni anno, migliaia di famiglie vivono il dramma dello sfratto o, più in generale, sono costrette a lasciare la propria casa. Ai numeri raccolti dal Ministero vanno sommati i numeri delle famiglie che lasciano la casa spontaneamente prima che intervenga la polizia, anche senza avere trovato un’altra sistemazione stabile, delle famiglie vittime di pignoramento, per incapacità di pagamento del mutuo o delle spese condominiali, e delle famiglie sgomberate dall’alloggio pubblico in cui vivevano senza una regolare assegnazione.

La perdita forzosa della propria casa è un fatto che coinvolge decine di migliaia di persone, ma che ha un’impronta piuttosto evanescente nella memoria collettiva. È più un rimosso o un’ombra, qualcosa con cui si ha poca voglia di confrontarsi. Eppure colpisce adulti, bambine, adolescenti e giovani studentesse, lavoratori e disoccupate, disabili e anziane, neonate e bimbi che nasceranno a breve, tutti accomunati dall’impossibilità di stare sul mercato immobiliare privato.  Anche Balakrishnan Rajagopal, relatore speciale delle Nazioni Unite per il diritto alla casa, ha parlato chiaro: “Sfrattare qualcuno e renderlo di fatto senza fissa dimora viola fondamentalmente il diritto a un alloggio adeguato”[2], cioè un diritto umano, secondo quanto stabilito dal Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e anche dall’art 3 e dall’art 42 della Costituzione italiana.

N. mi mostra la foto sul cellulare di suo figlio che dorme sull’autobus: ha il volto appiccicato al vetro del finestrino, la bocca spalancata di stanchezza. A luglio N, sua moglie e i loro 3 figli minorenni sono stati sfrattati e, anche se la domanda in emergenza di alloggio temporaneo SAT, presentata nel 2024, ha ricevuto parere favorevole a maggio, 6 mesi fa, ancora è senza casa. Dopo 20 giorni di albergo, N. ha trovato un posto letto, mentre moglie e figli sono stati accolti in una Residenza Sociale Temporanea a carico del Comune, in condivisione con altre mamme e figli.

La sveglia dei ragazzi per andare a scuola è alle 5:40 e i professori hanno ripreso N. e sua moglie perché la figlia più grande, invece di socializzare con i compagni, all’intervallo si accascia sul banco e dorme. N. lavora come addetto alle pulizie, di notte, la moglie fa qualche ora come colf, in nero. Ha provato e riprovato, ma nessuno affitta a una famiglia di 5 persone con un reddito basso. Il servizio sociale gli ha spiegato che il suo stipendio non è sufficiente per vivere a Milano e ora lo stanno aiutando a trovare un impiego migliore in modo da poter ritornare sul mercato degli affitti privati. Speriamo anche noi che il miracolo si avveri.

Tra il 2021 e il 2024 sono stati assegnati solo 524 alloggi Sat, nonostante Comune e Aler ne avessero dichiarati disponibili 910 e ad oggi continua a non esistere alcun sistema di gestione degli sfratti e delle esecuzioni dei pignoramenti. L’unica preoccupazione della politica sembra essere rendere i procedimenti più veloci, incuranti delle conseguenze sociali, nascondere il problema e scaricarlo sui singoli, colpevolizzandoli del loro “fallimento”. La distruzione del welfare abitativo in corso nel nostro paese e ancor di più a Milano è commensurabile alla protervia con cui la politica ripropone le già fallite – sebbene sempre nuove e straordinarie – misure in materia di casa.

Il Comune, dopo il flop colossale del piano straordinario per la casa immaginato dall’ex assessore Guido Bardelli e messo in esecuzione dall’assessore al bilancio[3], con la delibera 1236 del 9 ottobre ritorna sulle solite ritrite proposte: approfondimento delle strategie di promozione della partnership con il privato e, nell’attesa, valorizzazione del patrimonio pubblico. Nessuna misura per l’emergenza abitativa e nemmeno per mettere un po’ d’ordine nel mercato degli affitti privati, ormai oltre le stelle. Non abbiamo più neanche avuto riscontro dell’iniziativa lanciata due anni fa dall’ex assessore Maran, “SOS Affitti”, l’indirizzo e-mail a cui gli inquilini potevano segnalare irregolarità, contratti in nero o condizioni abitative insalubri.

Aler ha appena pubblicato un nuovo bando per l’assegnazione di 130 alloggi in stato di fatto da assegnare con contratti temporanei a canone concordato a famiglie con ISEE compresi tra 10.000 e 16000 euro, cioè al di sotto dei requisiti richiesti per avere in assegnazione un alloggio a canone sociale: nella sostanza, una politica di rialzo dei canoni e di indebolimento delle tutele.

Regione persiste nella scelta di investire ingenti risorse in vigilanza armata e sistemi di videosorveglianza in nome della sicurezza e della lotta alle occupazioni e contemporaneamente cancella l’unico riferimento normativo che permetteva nei quartieri oggetto di piani di riqualificazioni, o di interventi speciali, l’assegnazione di alloggi SAT ai nuclei di occupanti senza titolo in stato di necessità, cioè l’unico strumento per regolarizzare e stabilizzare situazioni di fragilità sociale che niente hanno a che vedere con delinquenza e problemi di ordine pubblico.

I governanti di Milano, ma anche dei diversi livelli istituzionali, pare non vogliano riconoscere che una nuova, sebbene ancora esile, consapevolezza di quanto realmente accade in città si stia diffondendo e ripropongono le stesse retoriche ormai smascherate.  Sabato 22 novembre alle ore 15 da piazzale Loreto partirà un corteo per il diritto alla casa e in difesa della città pubblica e dei quartieri popolari, contro la svendita della città alla rendita urbana e finanziaria e contro le politiche di riarmo che portano guerra e sottraggono risorse ai bisogni veri ed essenziali delle persone.

È il movimento del 3 luglio, di cui avevamo già dato notizia su Arcipelago[4], che si consolida e allarga e chiama, cittadini e organizzazioni, giovedì 13/11, alle ore 20:30 presso la ex chiesetta del Trotter, via angelo Mosso 7, a un’ assemblea pubblica, per condividere e discutere i temi del corteo e per ricominciare insieme a immaginare e costruire un’altra città possibile.

Veronica Pujia


[1]    https://diogenenotizie.com/sfratti-salute-mentale-e-disastri-un-bilancio-tragico/ e https://diogenenotizie.com/sfratti-salute-mentale-e-suicidi-da-tenere-nascosti/

[2]    https://www.vita.it/sfratti-lampo-se-lasciano-senza-casa-sono-illegali-lo-dice-lonu/

[3]    A seguito della pubblicazione delle aree messe a bando per la costruzione di edilizia residenziale sociale calmierata, il Comune aveva raccolto 24 manifestazioni di interesse, di cui solo una è alla fine risultata valida.

[4]    https://www.arcipelagomilano.org/archives/65816



Condividi

Iscriviti alla newsletter!

Per ricevere in anteprima sulla tua e-mail gli articoli di ArcipelagoMilano





Confermo di aver letto la Privacy Policy e acconsento al trattamento dei miei dati personali


  1. Cesare MocchiGrazie a Veronica Puja di tenerci informati su cose che sui media più diffusi non si dicono. Sabato 22 alle 15 in piazzale Loreto ci sarò, spero saremo in tanti
    12 Novembre 2025 • 08:21Rispondi
  2. Gianluca+GennaiHa ragione, c'è un rifiuto a parlarne che tradotto vuol dire: ci si sente; in qualche modo, responsabili. Certo, la società ha le sue responsabilità, ma va detto che è un argomento complesso. E' evidente che ognuno ha le proprie ragioni che andrebbero considerate in sede politica con il fine di promuovere nuovi modelli del vivere e leggi ad-hoc ,ma alla fine non è forse vero che stiamo perdendo quella parte di umanità che invece dovrebbe guidarci in certe situazioni? Ancor peggio l'indifferenza che probabilmente è oggi un dominio di sopravvivenza in questa società che tende all'esclusione dei minor, a favore di modelli vincenti prodotti per lo più da sistemi di potere che tendono ad alienare ogni pensiero divergente.
    12 Novembre 2025 • 13:15Rispondi
  3. Fausto+BagnatoNel 1985/86, da Funzionario del Comune di Milano, Ripartizione Edilizia Residenziale Pubblica, ho frequentato presso la SDA BOCCONI il Corso Base di Gestione e Organizzazione e alla fine del Corso ho presentato un mio elaborato: Studi statistici e considerazioni sul "BISOGNO CASA" in MILANO - Gennaio 1986, pubblicato dall'agenzia di Stampa A.N.I.P.E. il 25 novembre 1986 con la presentazione: MILANO CERCA CASA: Cosa ci riserverà il futuro? Questa pubblicazione seguiva quella del 7 dicembre 1985 dal titolo:MILANO MUORE E I POLITICI STANNO A GUARDARE. Lo studio, che faceva seguito ad un altro, parlava delle previsioni dell'abbandono dei residenti a Milano a partire dal 1973. Le mie previsioni si sono tutte avverate e a tutto il 1986, Milano aveva perso 200.000 abitanti, come avevo previsto. Nel gennaio/febbraio 1990, è stato pubblicato sul Magazine dei Vigili Urbani "l'impegno" il mio articolo:Una casa per ogni famiglia. Esponevo concetti vissuti in prima persona dietro lo sportello dell'ufficio CASA in via Pirelli, 39, dove si davano le risposte ai cittadini, che si rivolgevano per chiedere un alloggio. La mia conoscenza del "problema abitativo" veniva acquisita sul campo, in presa diretta. Oggi leggo di emergenza abitativa drammatica, ma le soluzioni a questi problemi seri, la "Politica" non è in grado di trovarle. Urge promuove la nascita di due Fondazioni, una sull'universo edilizio e l'altra sulla povertà. Se non si affrontano, da subito, questi annosi problemi, trascurati da anni, lo spettro del 1973 ritornera prepotentemente e a quel punto ci sarà poco da stare allegri. Meditate gente. Disertare il voto non giova a nessuno. Assumersi, pro quota, le proprie responsabilità non può diventare un lusso per minoranze.
    12 Novembre 2025 • 16:03Rispondi
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. Tutti i campi sono obbligatori.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.


Sullo stesso tema





28 Ottobre 2025

EUROPA, TINAGLI: INNOVARE L’ABITARE

Francesco Bizzotto






2 Settembre 2025

BAMBINI PER SEMPRE

Yuleisy Cruz Lezcano



24 Giugno 2025

PROBLEMA “CASA”. COLPEVOLI INCERTEZZE

Veronica Pujia



17 Settembre 2024

EMERGENZA CASA A MILANO

Giuseppe Ucciero


Ultimi commenti