11 Novembre 2025

SETTE BAMBINE EBREE e UN BAMBINO PALESTINESE

Continua la serie sulle notizie che mancano nei principali media italiani


Un fermo immagine del film “Seven Jewish Children” © Seven Jewish Children

Del primo argomento segnalato in realtà si è parlato, ma solo nella pagina degli spettacoli, perché si tratta di un testo teatrale.

DILLE LA VERITÀ / NON DIRGLIELA Seven jewish children (sette bambine ebree – un dramma per Gaza), andato in scena nel gennaio 2009, è un testo teatrale dell’autrice inglese Caryl Churchill, scritto a caldo durante l’operazione israeliana “Piombo Fuso” (fine 2008 – inizio 2009) con estesi bombardamenti e invasione con mezzi di terra della striscia di Gaza, ridotta a un campo di rovine, provocando moltissime vittime civili, radendo al suolo interi quartieri e danneggiando le infrastrutture essenziali. 

Sette bambine ebree – un dramma per Gaza è pubblicato con altri testi di Caryl Churchill in “Teatro I” – Editoria & Spettacolo. 18 Euro.

In tempi difficili e feroci si sente è la necessità di proteggere i bambini in modo che il terrore e la rabbia che li circondano non li feriscano.

Nel testo teatrale della Churchill assistiamo, in sette brevi sequenze, ai dialoghi tra alcuni adulti alle prese con il difficile problema di salvare sette bambine nel corso di circa settanta anni.

“Dille che è un gioco. Dille che è una cosa seria. Ma non spaventarla. Non dirle che la uccideranno”. Inizia così, negli anni della persecuzione nazista il dialogo tra questi adulti angosciati. “Dille di non uscire anche se non sente nessun rumore per un sacco di tempo”. La situazione è descritta traducendola in concetti comprensibili da una bambina: deve nascondersi e fare silenzio, ma non perdere la fiducia, non cedere alla paura.

Nella seconda sequenza il pericolo è passato, la persecuzione è finita – ma come spiegare a una bambina i tanti scomparsi, l’antisemitismo, l’Olocausto?

“Non dirle che li hanno uccisi, dille che è stato prima che lei nascesse e che non è in pericolo”.

E poi, nella sequenza successiva c’è una famiglia che parte per sempre: “dille che è una vacanza … dille che

il suo bis bis bis bis bis tanti bis nonno viveva lì, dille che il nostro paese aspetta che torniamo a casa, non dirle che il suo posto non è qui … dille che lì c’è il sole”.

E dopo il viaggio i problemi dell’adattamento, la scoperta che la terra senza popolo è invece abitata “dille che sono beduini che si spostano qua e là … dille che hanno la loro terra, miglia e miglia di terra tutt’intorno … non dirle che nella sua stanza ci dormivano degli arabi”

E poi la guerra dei 6 giorni, l’occupazione di nuove terre, i problemi delle risorse sottratte ai palestinesi:

“Non dirle che ci sono stati problemi per la piscina, dille che non è l’acqua per i loro campi.”

“Non dirle che stavano buttando giù la casa, dille che è un cantiere …non dirle che hanno sparato al ragazzino”.

“Dille che il muro ci serve per stare al sicuro, dille che vogliono ricacciarci in mare. – dille che non è così.”

E poi, all’ultima sequenza, la tensione degli adulti esplode in una furia verbale cieca, un delirio di paura e rabbia, che cancella ogni compassione “dille che se la sono cercata. Dille che vogliono che i loro bambini vengano uccisi così la gente si dispiace per loro … Dille non possono parlare a noi di sofferenza … dille che guardo uno dei loro bambini coperto di sangue e cosa sento? Dille che sento una cosa sola: sono felice che non sia lei.”

Ma le battute conclusive riportano alla situazione protettiva iniziale, e l’umanità degli adulti si risveglia, almeno un po’: “Non dirglielo, dille che l’amiamo. Non spaventarla.”

È un testo terribile e poetico, che traduce con semplicità le tragedie di due popoli. Su YouTube sono disponibili diverse interpretazione di questo testo. Una in italiano è quella storica con la regia di Marta Gilmore e ls compagnia Isola Teatro. VIDEO: youtu.be/zK1VKPN69h4?si=7uOzslwlDdjlhyk8

Ma ricordate che il teatro va visto a teatro, È in tournée la nuova versione dalla compagnia bolognese. Teatri di Vita, regia di Andrea Adriatico.

TEATRO DI VITA: https://www.teatridivita.it/tour/

“NON VOGLIO CHE MIO FIGLIO IMPARI CHE ISRAELIANO SIGNIFICA MORTE, BOMBARDAMENTI, GENOCIDIO”

Il giornalista palestinese Rami Abu Jamous pubblica il suo diario su Orient XXI. 

Dubito che conosca il dramma della Churchill, ma si trova ad affrontare lo stesso problema da lei descritto: proteggere il figlio di due anni e mezzo dalla realtà del genocidio in corso.

“Papà, ci sono israeliani a Gaza City. Walid, non ci sono israeliani. Come ti vengono in mente queste cose?

Sì, dicono che sono arrivati da noi e che stanno uccidendo tutti.

No, non è vero. Non sono gli israeliani. È la polizia che viene ad arrestare i ladri. Non ci sono israeliani. Non ripetere quella parola perché non esiste una cosa del genere. Ma anche lo zio me l’ha detto. Sì, ma lui non ti dice la verità”.

IL bambino esiste davvero, si chiama Walid, un giorno potremmo anche conoscerlo, e vedere come sarà cresciuto. Se potrà vivere, e questo dipende anche da noi. L’intero articolo sulla versione italiana di Orient XXI: https://orientxxi.info/…/non-voglio-che-walid-impari… 

Orient XXI è un giornale indipendente, senza scopo di lucro, ad accesso libero e senza pubblicità. Fondato e diretto da Alain Gresh ex-caporedattore di Le Monde Dipomatique.

Rami Abu Jamous è un giornalista fondatore di GazaPress, un’agenzia di stampa che forniva aiuto e traduzioni ai giornalisti occidentali.

Carlo Ippolito



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