11 Novembre 2025
CAMERA IPERSPETTRALE E MANI SAPIENTI
Restauro al Poldi Pezzoli

Dopo il restauro “dal vivo” del Ritratto di giovane donna di Piero del Pollaiolo – realizzato lo scorso anno dal Museo Poldi Pezzoli -, è ora la volta del grande gruppo monumentale in bronzo di Lorenzo Bartolini Pirro che getta Astianatte dalle mura di Troia alla presenza di Andromaca.
Visto il successo dell’opportunità unica concessa al pubblico di osservare da vicino le fasi di restauro del quadro nella sala espositiva, in occasione del weekend della Rete dell’800 Lombardo, il Museo ha aperto le porte della terrazza dove è stata collocata la scultura di Bartolini, affidata per il restauro alle mani esperte di Mario Colella.
La curatrice Lavinia Galli valorizza anche le altre sculture di Bartolini presenti nel Museo, tutte commissionate da Rosa Trivulzio, vedova già nel 1833 di Giuseppe Poldi Pezzoli, allo scultore del bello naturale, il più noto e celebrato dell’Ottocento dopo Antonio Canova.
La fiducia in Dio, statua in marmo del 1836, è stata richiesta per esprimere l’abbandono di Rosa nella fede dopo il lutto: la posa di rilassatezza, la ciocca di capelli abbandonata e scomposta, l’abile levigatura del marmo che conferisce morbidezza alle carni della donna incontrarono il consenso dei critici del tempo e incrementarono la fama del Bartolini. Lo scultore produsse in quegli anni una grande quantità di busti ritratto, con cui si guadagnava da vivere, fra cui nel 1838 anche quello di Rosa.
Proprio grazie al mecenatismo di Rosa, Bartolini riuscì a fare un salto di scala quando nel 1836 cominciarono a discutere il progetto di un grande gruppo scultoreo monumentale di ispirazione manieristica, che prevede visione a 360 gradi. Il contratto fu finalmente stipulato nel 1843 e la gestazione dell’opera fu tormentata: Bartolini distrusse il modello in creta, perché insoddisfatto, e ne fece uno nuovo in gesso, senza poi concludere l’opera in marmo, che fu completata soltanto nel 1857 da Lorenzo Vela, a seguito della morte dello scultore nel 1850.
Rosa, che aveva già corrisposto a Bartolini nel corso di quegli una cifra considerevole, rivendicò anche il modello in gesso. Sarà proprio questo modello in gesso a consentire la realizzazione del gruppo bronzeo: la scultura in marmo, infatti, portata inizialmente al piano superiore e protetta con una tettoia, si rovinava ugualmente. Così venne presa la decisione di realizzare il gruppo bronzeo partendo dal gesso e affidando il calco alla Fonderia Giuseppe Ceriani. Intanto la statua in marmo subì i primi danni nel trasporto al piano inferiore e scomparve definitivamente a seguito dei bombardamenti della guerra.
Grazie al Fondo Enzo Monti per i beni culturali Italia nostra ha deciso di finanziare i lavori di manutenzione conservativa per riportare allo splendore originario il gruppo scultoreo ispirato alle vicende dell’Iliade.
Durerà fino a novembre il cantiere di restauro per rimuovere l’anidride solforosa. “L’anidride solforosa con la pioggia e la condensa forma l’acido solforico che corrode il bronzo e solfata il marmo. Il bronzo si corrode e rilascia solfati di rame verdi sulla sottostante pietra che lo assorbe molto, in quanto solfatata”- spiega il restauratore Mario Colella, responsabile del Centro Studio e Conservazione Piccolo Chiostro di Pavia e docente di Restauro della pietra presso l’Università di Pavia.
Le sue mani esperte sono di recente anche intervenute su due statue marmoree romane, provenienti dagli scavi di Veleia, e sul monumento realizzato per celebrare il medico Giovanni Rasori, spostato nel dopoguerra nel cortiletto dell’Archivio Storico del Policlinico, dove l’esposizione ad agenti atmosferici e ad inquinanti, ne ha provocato il degrado con corrosione, depositi e attacchi biologici
C’è una sofisticata camera iperspettrale puntata sul gruppo bronzeo, che consente grazie alla spettografia ottica di osservare fenomeni invisibili all’occhio umano, di distinguere la patina pericolosa di solfati che innescano ulteriore degrado e corrosione e di intervenire per rimuoverla, lasciando invece – nella logica del restauro conservativo – ciò che non intacca il bronzo. E’ lo stesso tipo di camera che viene utilizzata in molti altri ambiti, per esempio per un primo screening dei tumori della pelle.
E’ di sicuro interesse seguire il work in progress del restauro di Pirro che getta Astianatte dalle mura di Troia e entro il mese di dicembre potremo apprezzare il risultato finale.
Rita Bramante