11 Novembre 2025
2025: A MILANO TORNA L’EXPO DEL CIBO, ANZI NO
Global Forum Milan Urban Food, un evento di cui si poteva fare a meno.
11 Novembre 2025
Global Forum Milan Urban Food, un evento di cui si poteva fare a meno.

In occasione della giornata mondiale dell’alimentazione del 16 ottobre, è andato in scena (13-17 ottobre), il Global Forum Milan Urban Food Policy Pact. Una manifestazione promossa dall’’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, Comune di Milano e Fondazione Cariplo dove si è tornati a parlare di cibo e di buone pratiche per una sana e corretta alimentazione. Il 2025 è un anno simbolo, a dieci anni dalla presentazione del Milan Urban Food Policy Pact e dell’adozione della Food Policy del Comune di Milano.
Il Global Forum Milan Urban Food Policy Pact appena concluso, è stato interamente dedicato alle politiche alimentari urbane, argomento rilevante ma interessato da dinamiche ben più grandi, gravi e urgenti come l’inquinamento, l’incremento demografico mondiale e i cambiamenti climatici. Tematiche che impattano grandemente sulle produzioni agricole e sullo stato del pianeta ma che sono state ignorate dal Forum.
Forum che ha fatto comunque registrare numeri imponenti di presenze (oltre 500 delegati da più di 330 città: 120 quelle europee, 33 del Nord America, 38 dell’America Latina, 51 africane e 91 le città asiatiche). Più che un forum internazionale di incontri e proposte la manifestazione è apparsa concepita come una grande kermesse mediatica, in linea con la cliché offerto dalle ormai famose ‘week’ milanesi della moda, del design e della fashion.
Al Piccolo Teatro “Studio Melato”, è andata in scena l’assegnazione dei Milan Pact Awards 2025 a 6 città (Austin, Stati Uniti; Jericho, Palestina; Medellin, Colombia; Ouagadougou, Burkina Faso; Seoul, Corea del Sud e la finlandese Vantaa). Città che si sono distinte per il loro impegno sul tema della refezione scolastica, ‘intesa come politica alimentare volta a garantire almeno un pasto sostenibile al giorno agli studenti’, come spiegato da Filippo Gavazzeni, direttore del Milan Urban Food Policy Pact.
Nonostante il coinvolgimento di sedi universitarie e personalità di chiara fama come Carlo Petrini di Slow Food, le ‘plenarie’ organizzate sono sembrate più una sfilata di autorità istituzionali e politiche che momenti di riflessione su cibo, agricoltura e ambiente.
Si devono a Carlo Petrini le riflessioni più incisive e acute che hanno concluso la mattinata di apertura del Global Forum milanese: “il cibo è salute, vita e pace”, “la biodiversità come bene comune”, “porre fine al cortocircuito di contadini poveri che producono cibo, sano, per soli ricchi”, “comprendere il nesso tra cibo e salute” e infine il concetto più triste e attuale “il cibo ultimamente è stato trasformato anche in arma di guerra”, in riferimento agli aiuti umanitari bloccati da Israele a Gaza.
Parole pesanti che mettono in luce accadimenti strettamente attuali, concetti che stridono con la presentazione del Forum proposta dal Comune di Milano attraverso il suo sito, che più che chiarire e promuovere sembrano confondere e disorientare: “Protagonisti del panel dedicato sono alcuni rappresentanti politici delle città del Patto di Milano, chiamati i Champion Mayors’ della ‘Cities Feeding the Future Initiative’ – iniziativa guidata dal Milan Urban Food Policy Pact che si inserisce nella School Meals Coalition guidata dal World Food Programme”.
Divulgazione mediatica a parte, del Forum milanese resta il meritorio impegno di voler migliorare la refezione scolastica di città come Fortaleza (Brasile), Rufisque (Senegal), Quezon City (Filippine) e Lione (Francia). Operazione di grande valore didattico anche in considerazione dello stato alimentare delle popolazioni malnutrite in Senegal, Filippine (al 67° posto su 113 Paesi Indice di Sicurezza Alimentare Globale 2022) e Brasile (che mira a sconfiggere l’insicurezza alimentare entro il 2026 e uscire alla mappa della Fame delle Nazioni Unite).
Altro momento felice del Global Forum è stato l’aver mostrato il valore universale del cibo (come già accaduto in Expo Milano 2015) quando il 16 ottobre, Giornata Mondiale dell’Alimentazione, bambine e bambine delle scuole milanesi in contemporanea con altre città (San Paolo, Addis Abeba, Copenaghen, Bangkok, Seoul, Montpellier e Nairobi) hanno pranzato con un menù che li ha idealmente uniti attraverso le loro diverse tradizioni alimentari.
Se a Milano il menù è stato caratterizzato da pasta biologica al pomodoro e frittata (cibi a dire il vero assai poco milanesi), a San Paolo è stato servito il brasileirinho: piatto unico a base di riso, fagioli neri e verdure. Ad Addis Abeba invece i bambini hanno mangiato il beyeaynetu, stufato di vegetali con pane di farina di teff; a Bangkok i piatti delle mense offrivano invece pesce al curry con ananas e verdure locali. Vegano il menù offerto dalle mense di Nairobi: riso stufato con fagioli e verdure fresche.
L’evento ha avuto anche lo scopo di mostrare i risultati della food policy milanese, realizzata dalle mense scolastiche che garantiscono ben 77.000 pasti giornalieri, oltre alle visite guidate che hanno riguardato l’impianto di compostaggio di Lacchiarella. Peccato non sia stata menzionata l’azione costante e infaticabile delle associazioni impegnate quotidianamente, e a titolo gratuito, in città nell’assistenza ai più bisognosi (il loro numero a Milano è sempre più alto) e garantire un pasto a chi ne ha necessità.
Come ad esempio Pane Quotidiano, una Onlus che nelle sue due sedi cittadine (Viale Toscana e Viale Monza) distribuisce dal 1898, cibo e generi di prima necessità con numeri impressionanti: 3.500 persone aiutate giornalmente; 1 milione di razioni alimentari distribuite nel corso dell’anno. Un grande sforzo realizzato grazie a circa 70 volontari e 150 aziende alimentari che donano i loro prodotti (pane, latte, conserve…) per essere distribuiti a titolo gratuito senza tessere o appartenenze religiose e politiche.
La capitale morale d’Italia non è più (e da tempo) la città dell’inclusione sociale e del ‘Milan col coeur in man’ come ricordato dal Presidente Mattarella in un recente discorso (*), ma è oggi una città dove le differenze sociali sono acutizzate e i cittadini viaggiano ormai su binari divergenti che allontanano se non respingono.
Mentre la food policy cittadina si dedica alle sfilate di sindaci e autorità, e le file fuori dai centri di assistenza alimentare si allungano, la città ha assistito all’ennesima apertura di un ristorante esclusivo se non nella qualità, certamente nel prezzo. Si tratta del Nusr-Et, Steakhouse dell’influencer social Salt Bae (vero nome di Nusret Gökçe) macellaio turco con oltre 50 milioni di follower. La famosa catena di steakhouse per la sua apertura milanese a Casa Brera (centro di moda e design), ha visto accorrere personalità istituzionali di rilievo come Ignazio La Russa e Daniela Santanchè.
Del resto i prezzi della carne che viene servita (e salata di persona al tavolo da Salt Bae nel suo iconico gesto di far cadere il sale sul proprio avambraccio e di lì nel piatto del cliente) non sono certo alla portata di tutti. Viene da chiedersi però per chi lo sono, in considerazione degli oltre 670 milioni di persone denutrite o con difficoltà d’accesso al cibo nel mondo. Ma al Nusr-Et moralità e senso della misura sono rigorosamente banditi. Il solo antipasto, a base di carne cruda Wagyu (pregiato manzo giapponese), porzione da meno di 100 grammi costa 60 euro, 30 euro in più per il filetto, sempre di Wagyu, ma il piatto simbolo del locale è senza dubbio il Tomahawk Salt Bae, 1 chilogrammo di carne nel menu a 285 euro.
Non mancano ovviamente proposte gourmet ben più esclusive, come il Gold Burger, portata di carne ricoperta con foglie d’oro (150 euro) o la Golden Giant Tomahawk, una bisteccona al sangue proposta a poco meno di 700 euro (690 per l’esattezza). Inutile elencare, e stimare, le bottiglie di vino e di alcolici, si tratta sempre di bottiglie da migliaia di euro (come dimostra lo scontrino da 161mila euro -615.065 dirham- battuto dal Nus-Ret di di Abu Dhabi per un tavolo di 14 persone).
Il Nusr-Et non è certo luogo consono alla Giornata Mondiale dell’Alimentazione o alle food policy cittadine (è risaputo come l’oro luccichi ma non nutra), meglio ritornare, e concludere, con il roboante Global Forum Milan Urban Food Policy Pact milanese che nonostante si sia da poco concluso è già finito nel dimenticatoio, senza aver lasciato traccia alcuna nella coscienza e nella sensibilizzazione dei cittadini.
Un evento di cui la città poteva tranquillamente fare a meno, o fare meglio, il Forum ad onor del vero, è stato però assai meno impattante di ExpoMilano 2015 che ha fatto registrate un considerevole passivo (vedi https://www.arcipelagomilano.org/archives/42204), sarà forse merito del Gold Burger di Salt Bae?
Marco Ceriani
Food Hero @granceriani
Laurea in Scienze alimentari. Scrittore e giornalista (ARGA Lombardia-Liguria e UNARGA, Unione Nazionale delle Associazioni Giornalisti Agricoltura, Alimentazione, Ambiente, Territorio) e responsabile Wigwam -associazione ambientalista- del Ponente ligure.
Food Hero In Expo Milano 2015: “Per noi i Food Heroes sono coloro che in campagna, a scuola, in cucina, nei palazzi della legge, nelle strade, su giornali, portano avanti con determinazione idee “contagiose” e azioni concrete per rendere questo pianeta un mondo”
(*) “Si usa dire ‘Milan col coeur in man’. Per coloro – come me – che non sono milanesi: che Milano ha il cuore in mano, per dire della capacità di integrazione progressiva su cui ha basato anche il proprio sviluppo“. Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica italiana, durante l’incontro con i rappresentanti della Fondazione Verga alla Fondazione Culturale Ambrosianeum
dell’ottobre 2024.