11 Novembre 2025
CONTRACCEZIONE, FIDUCIA E INGANNO
Anche gli uomini subiscono violenza

Nel dibattito sul consenso sessuale, l’attenzione, giustamente, si concentra quasi sempre sulle donne, che sono nella stragrande maggioranza dei casi vittime di abusi, pressioni, violazioni, ma esiste un lato del discorso ancora poco esplorato, quasi invisibile: quello del mancato consenso maschile. Non parliamo della caricatura da bar del “mi hai incastrato”, né della vittimizzazione autoindotta che a volte serve a negare responsabilità. Parliamo di casi reali, concreti, in cui anche gli uomini subiscono una violazione della fiducia e della libertà sessuale.
Anche questo, in certi contesti, è una forma di violenza. Uno degli esempi più chiari e più trascurati, è quello che si verifica quando una donna dichiara di assumere la pillola contraccettiva, ma omette intenzionalmente di prenderla, inducendo così il partner a credere che il rapporto sia protetto. Il risultato può essere una gravidanza non desiderata, e un uomo che si trova a vivere un evento trasformativo senza aver avuto la possibilità di scegliere consapevolmente.
In ambito giuridico, questo tipo di inganno non ha (ancora) un nome. Non è codificato come reato, né esiste una voce nel dibattito pubblico che lo riconosca con chiarezza. Eppure, se ribaltiamo la situazione, ci troviamo davanti a qualcosa di molto simile allo stealthing: quella pratica, oggi sempre più riconosciuta a livello internazionale come violenza sessuale, in cui è l’uomo a togliere il preservativo o danneggiarlo senza avvertire la partner. Il principio è lo stesso: un tradimento intenzionale del patto sessuale basato sul consenso informato.
E allora perché nel primo caso parliamo di violenza e nel secondo no? La risposta è culturale, prima ancora che giuridica. La narrazione dominante tende a vedere l’uomo come agente, la donna come vittima. Ma questo schema non è sempre fedele alla realtà. Anche gli uomini possono subire manipolazioni sessuali, violazioni della volontà, abusi psicologici mascherati da “intimità”. La differenza, spesso, è che l’uomo non si sente legittimato a parlarne, né a riconoscersi come vittima. Anzi, viene incoraggiato a tacere, a “fare l’uomo”, a non lamentarsi. Bisogna dire che il silenzio non equivale al consenso e nemmeno all’assoluzione.
Il fenomeno dell’inganno contraccettivo al maschile che, secondo alcune ricerche sociologiche anglosassoni, può avere anche motivazioni legate al desiderio di “legare” il partner con una gravidanza, è ancora largamente sottovalutato. Non ci sono dati ufficiali in Italia, pochissime indagini qualitative, e nessun termine condiviso per indicare questa dinamica. In inglese, alcuni attivisti hanno iniziato a parlare di “reproductive coercion” o “contraceptive deception”: coercizione riproduttiva o inganno contraccettivo. In Italia, tutto questo è ancora materia di sussurri, ironie o battute da forum. Eppure, le implicazioni sono serie.
Non si tratta solo di “furbizie” o scorrettezze nella coppia, ma di una vera e propria negazione del diritto all’autodeterminazione sessuale e genitoriale. Quando una persona, uomo o donna, viene privata della possibilità di decidere se avere o no un figlio, o se accettare o no un rischio riproduttivo, il danno non è solo biologico. È psicologico, morale, relazionale. È una frattura del patto di fiducia.
Molti uomini, dopo aver scoperto di essere diventati padri senza saperlo, parlano quasi con vergogna di essere stati “incastrati”. Ma raramente trovano ascolto o strumenti per dare un nome a quell’esperienza. La legge non li protegge in modo specifico, la società li stigmatizza se provano a definirsi vittime, e persino nel contesto della giurisprudenza familiare il concetto di consenso maschile alla paternità è praticamente inesistente. Va detto chiaramente: la tutela della salute sessuale e riproduttiva non è una prerogativa femminile, ma un diritto universale. Ogni persona, di qualunque genere, ha il diritto di sapere le condizioni in cui avviene un rapporto sessuale, di scegliere liberamente se proteggerlo o meno, se assumersi un rischio o evitarlo.
Tradire questa possibilità significa ledere la libertà dell’altro. Se davvero vogliamo costruire una cultura del rispetto, dobbiamo uscire dalla logica del genere e guardare ai comportamenti, alle relazioni, ai diritti. Il consenso non è solo un “sì” iniziale, e non è mai una questione unilaterale. Deve essere reciproco, informato, continuo, autentico. Che si parli di stealthing o di inganno contraccettivo, il punto non cambia: se non è un “sì” chiaro, libero e informato, non è consenso, è violazione.
Yuleisy Cruz Lezcano