11 Novembre 2025

CRESCENZAGO E DINTORNI

Stop consumo di suolo e basta cemento armato


In zona nord-est, Crescenzago (Crescentii ager), antico borgo e comune autonomo fino al 1923, quando l’Amministrazione fascista l’annesse alla “Grande Milano” assieme ad altri 10 centri urbani della corona periferica, si raccoglie attorno al centro medievale dell’abbazia romanica Chiesa Rossa, tra le più antiche della Lombardia.

E si sviluppa lungo il Piccolo Naviglio Martesana, su cui si affacciano ville e palazzi sette-ottocenteschi di notevole valore storico e artistico. Privato dell’autonomia amministrativa, e quindi delle relative risorse economico-finanziarie, Crescenzago – come gli altri ex comuni – diventa un pezzo del puzzle Milano; e vede entrare in crisi la sua fiorente economia agricola, artigianale e industriale con i suoi centri nelle tante cascine che verranno quasi tutte abbandonate e demolite.

Dagli Anni Settanta/Ottanta del secolo scorso si abbatte su questo territorio (come altrove e quasi dappertutto) un’espansione urbanistica che riempirà di case e casermoni, di torri e palazzoni grandi spazi verdi e preziose aree boschive. Il Piano di Governo del Territorio (PGT 2012, che porta la firma del sindaco Pisapia e dell’Assessora De Cesaris), cancella il concetto stesso di pianificazione insito nell’istituto del Piano Regolatore Generale; ratifica l’urbanistica neoliberistica e rafforza i centri di potere privati.

Avanza così il cemento armato e nascono nei territori di cui si parla quartieri-dormitorio: Gobba, a ridosso del nodo autostradale della tangenziale est; Adriano, lungo l’omonimo unico asse stradale che collega Via Padova con Sesto san Giovanni. L’intera area nord-orientale, che si estende tra Sesto San Giovanni / Viale Monza / Via Padova e tra Via Palmanova / linea di superficie della MM2 / intersezione del fiume Lambro e Canale Martesana, viene presa d’assalto e coperta di colate di cemento, senza alcuna programmazione e realizzazione di servizi sociali primari e di infrastrutture adeguate di mobilità sostenibile pubblica e privata. E con il grande piano urbanistico, nell’area industriale dell’ex Magneti Marelli rimasto incompiuto.

Predomina nelle classi dirigenti la concezione della “Grande Milano” monocentrica, che funzionalizzi a sé stessa sia i quartieri che l’ampia area metropolitana: una città bulimica al suo interno, mercificata e turisticizzata, da cui allontanare i ceti poveri e popolari (gentrificazione), a vantaggio dei fondi immobiliari e speculativi e dei grandi ricchi. La cittadinanza attiva e consapevole reagisce e si organizza in comitati di quartiere e di strada, in reti di coordinamento e mobilitazione promuovendo proteste e proposte sensate e ragionevoli, esposti e denunce per una Città a misura delle persone che vi abitano e che vogliono esercitare i diritti di cittadinanza e non essere considerate sudditanza consumatrice.

Una città uguale e vivibile, riconciliata con la natura e la giustizia sociale e solidale. In questo scenario si è svolta, il 22 ottobre scorso, nei locali della Parrocchia Gesù a Nazaret – Quartiere Adriano- un’assemblea pubblica, nella quale due Assessori (Mobilità e Sicurezza) e il Presidente del Municipio 2 si sono sbracciati a illustrare le caratteristiche tutte al positivo della metrotramvia e della novella strada di collegamento tra Gobba/tangenziale est e quartiere Adriano.

L’impressione è stata quella di trovarsi di fronte non ad amministratori pubblici, ma a venditori/imbonitori intenti a convincere gli astanti/clienti della bontà dei loro prodotti: una nuova strada, e la metrotramvia (n. 7) che arriva con una quarantina d’anni di ritardo. Sin dagli Anni Ottanta/Novanta del secolo scorso i comitati chiedevano un collegamento metropolitano sotterraneo tra i quartieri della fascia nord-orientale ed occidentale, e bocciavano con cognizione di causa e determinazione la famigerata “Gronda Nord”, un’autostrada concepita in origine a 6 corsie (tre per senso di marcia!!): una vera devastante follia! Grazie a questa battaglia, la Gronda non passa, ma viene ridotta a due monconi di strada interquartieri di aggancio a ovest col nodo tangenziale di Cascina Merlata e a est con quello di Gobba.

A Crescenzago e nel quartiere Adriano resiste l’opposizione degli abitanti: non si devono costruire nuove strade in città, mentre si deve fermare la furia cementificatrice e non consumare più suolo – come si evince dai dati annuali dei rapporti dell’Istituto di ricerca e protezione ambientale (ISPRA). Del resto lo stesso Consiglio comunale di Milano approvò il 20 maggio 2019 la mozione “Dichiarazione di emergenza climatica e ambientale” (rimasta sulla carta) con la quale si chiedeva di adottare “azioni immediate, concrete e risolutive” per ridurre le emissioni di CO2 e di altri gas, e contenere l’aumento di temperatura, nonché intraprendere misure ambientalmente efficaci nei settori dell’urbanistica e della mobilità “sviluppando ulteriormente il progetto di riforestazione urbana”.

Tutto questo è confermato con un’analisi scientifica rigorosa nell’ultimo rapporto del WWF che dimostra la necessità e l’estrema urgenza di “adattare le città al rischio climatico”, con una logica programmatoria “vegetale” attraverso la creazione di “zone cuscinetto” e “insediamenti più resilienti”, rispondendo alla “forza della natura” con “la natura stessa”. Nonostante l’insostenibilità del traffico su gomma e dell’inquinamento, gli attuali amministratori del Comune di Milano insistono nel sostenere la bontà della costruzione del pezzo di strada tra nodo tangenziale Gobba e Via Adriano.

Ricordiamo che fu proprio il Comitato Cittadini di Crescenzago a protocollare il 17 luglio 2019, presso l’ufficio del Sindaco e la direzione urbanistica, un documento di “osservazioni e integrazioni, richieste e proposte” di aggiornamento del “PGT Milano 2030”, rimasto senza alcuna risposta o riscontro, ad eccezione di una sola richiesta: la riacquisizione al Demanio del Palazzo ex Comune di Crescenzago: qui diamo atto all’assessore al Bilancio e al Demanio di aver proposto e fatto approvare in Giunta un atto amministrativo che potrebbe costituire una svolta nella politica locale di tutela dei beni pubblici e comuni.

In quel documento si chiedeva inoltre di: accogliere come principio guida del PGT la Dichiarazione di emergenza climatica e ambientale; non costruire nei pochi spazi rimasti liberi per far respirare la città; censire case e vani vuoti mettendoli a disposizione dei ceti poveri e popolari; dotare i quartieri di servizi essenziali; alberare le strade e dotarle di percorsi pedonali sicuri e di piste ciclabili protette; interrare gli elettrodotti e programmare la chiusura degli inceneritori dei rifiuti e l’attuazione di interventi alternativi ecologicamente validi ed efficaci.

E po ancora – migliorare il sistema viario senza costruire nuove strade; declassare Viale Palmanova da “autostrada in città “ a semplice via urbana, creando in quel tratto raccordi tra le zone 2 e 3; interrare la linea MM2 Cimiano- Crescenzago; allargare la rete dei trasporti pubblici, introducendo linee di bus ecologici in corsie riservate lungo l’intero anello delle tangenziali con fermate di collegamento con la rete di mobilità urbana.

Le e gli abitanti di Crescenzago e dei quartieri Adriano e Gobba non demordono: si ritroveranno il 6 novembre alle 21, per un altro incontro pubblico, presso la Parrocchia Gesù a Nazaret per esaminare e prendere decisioni sugli “effetti devastanti su viabilità e ambiente” della nuova strada che affiancherà la metrotramvia.

Giuseppe Natale



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  1. Andrea VitaliI citati interventi di quartieri dormitorio (Adriano ecc) non risalgono però alla De Cesaris, ma a ben prima (Adriano se non sbaglio risale al cosiddetto Progetto-Casa degli anni '80)
    12 Novembre 2025 • 21:52Rispondi
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