11 Novembre 2025

SCHIFF INTERROTTO A PARIGI

Ennesimo vile atto d’ignoranza che ostacola la musica


La sera del 6 novembre 2025, nella grande Salle Pierre Boulez della Philharmonie de Paris, si è tenuto un concerto che ha visto l’avvicendarsi di un episodio assai controverso. Sul palco, la Israel Philharmonic Orchestra, diretta dal giovane e carismatico Lahav Shani, con la partecipazione straordinaria del grande pianista Sir András Schiff, una delle figure più autorevoli e rispettate del panorama musicale mondiale.

La serata si è aperta con il Concerto per pianoforte n. 5 in Mi bemolle maggiore “Emperor” di Beethoven, uno dei vertici assoluti del repertorio pianistico, capolavoro di equilibrio tra eroismo e spiritualità. Beethoven afferma la potenza dell’individuo, la dignità della libertà, la fede nella ragione e nell’umanità: temi che risuonano oggi più che mai.

Schiff, pianista e direttore d’orchestra ungherese naturalizzato britannico, interprete di rigorosa onestà e di rara profondità spirituale, ha trasformato il dialogo con l’orchestra in un vero atto di comunione. La sua lettura limpida e intensa ha rivelato il peso della sua storia personale: la sua famiglia fu infatti vittima dell’Olocausto, e ogni sua nota sembra ancora portare con sé il ricordo di chi ha conosciuto il male, il dolore, e ha scelto di rispondere con la bellezza.

Dopo l’intervallo, la Sinfonia n. 5 in Mi minore op. 64 di Čajkovskij avrebbe completato il programma con la sua tensione drammatica e il suo cammino verso la redenzione. Un percorso musicale che, quasi profeticamente, avrebbe trovato un riscontro diretto nei fatti che di lì a poco avrebbero sconvolto la sala.

Quella che sarebbe dovuta essere una serata dedicata alla più alta delle arti si è trasformata invece in una scena di vergognosa intolleranza e maleducazione. Per tre volte, nel corso dell’esecuzione, alcuni sedicenti attivisti pro-Palestina, confusi tra il pubblico, hanno interrotto violentemente il concerto, urlando slogan e frasi cariche d’odio. Hanno acceso poi dei fumogeni, strumenti potenzialmente letali in uno spazio chiuso, provocando molto fumo ed un piccolo incendio tra le sedute, rischiando di trasformare un tempio della musica in una trappola.

Il gesto, di una volgarità e stupidità disarmanti, non ha nulla a che vedere con la libertà di opinione o con l’impegno civile: è stato solo un atto di vandalismo morale, un tentativo di soffocare la musica, linguaggio puro e universale, sotto la cenere dell’odio politico. Questi individui, accecati dal disprezzo, hanno dimenticato che il palcoscenico non è mai un campo di battaglia, ma uno spazio sacro di ascolto, di rispetto e di incontro.

Durante la prima e la seconda interruzione, l’orchestra e Schiff hanno cercato di mantenere la calma. Ma dopo il terzo attacco, reso ancora più pericoloso dai fumogeni, Sir András Schiff è stato costretto ad abbandonare temporaneamente il palco, mentre il personale di sicurezza e alcuni spettatori intervenivano per allontanare i disturbatori. I disordini tra il pubblico e i manifestanti hanno rivelato un clima molto teso, ma anche una chiara condanna collettiva: la stragrande maggioranza degli spettatori ha espresso apertamente sdegno e solidarietà ai musicisti.

Eppure, la risposta più forte non è arrivata dalle parole, ma dai suoni. Nonostante le tre interruzioni, gli orchestrali hanno scelto di proseguire, dimostrando una disciplina e una forza d’animo straordinarie. Ogni nota, ogni accordo, sempre più in tensione, trasmetteva la pena degli stremati esecutori. La direzione di Lahav Shani, precisa e intensa, ha tenuto insieme un’orchestra che, seppur scossa, ha continuato a suonare con una determinazione decisamente eroica. Il pubblico, profondamente commosso, ha sostenuto i musicisti con un lungo applauso al termine della sinfonia di Čajkovskij, trasformando la tensione in commozione collettiva.

Dopo il primo bis, quando la sala sembrava ormai tornata alla calma, è accaduto qualcosa di inaspettato e profondamente toccante. Gli orchestrali, spinti dalla rabbia e dalla disperazione, ma anche dal bisogno di rispondere con dignità e amore alla grave violenza subita, si sono alzati insieme al pubblico e hanno suonato interamente a memoria l’ “Hatikvah”, inno del loro paese.
Non come gesto politico, ma come atto di memoria, di speranza e di orgoglio umano. In quel momento, la musica ha vinto: non un’ideologia, non uno Stato, ma la semplice e universale verità che l’arte non può essere piegata all’odio.

L’episodio, doloroso ed emblematico, ci ricorda che la Musica non deve mai conoscere confini politici né essere ostaggio di intolleranza e stupidità. È un dono universale, che appartiene a tutti gli esseri umani, indipendentemente da nazionalità, religione e, tantomeno, opinione.
Quando si cerca di zittirla con il fumo, con slogan rabbiosi o con la paura, si colpisce non solo un artista o un’orchestra, ma la stessa idea di civiltà.

Quella sera, alla Philharmonie de Paris, tra fiamme, applausi e lacrime, la civiltà e la dignità hanno scelto di trionfare ancora una volta con la voce della Musica.

Jacopo Enrico Scipioni



Condividi

Iscriviti alla newsletter!

Per ricevere in anteprima sulla tua e-mail gli articoli di ArcipelagoMilano





Confermo di aver letto la Privacy Policy e acconsento al trattamento dei miei dati personali


  1. TLPSÈ veramente una vergogna.
    11 Novembre 2025 • 19:25Rispondi
  2. Cesare MocchiGesto stupido sicuramente. Il titolo esatto avrebbe però dovuto essere: l' orchestra israeliana interrotta a Parigi. Mi sembra evidente che non fosse Schiff l' oggetto delle contestazioni, ma Israele. Proibiamo ai musicisti russi di suonare, cosa ci aspettiamo da un' esibizione israeliana a massacri in corso? E anche la reazione mi sembra significativa: suonare l' inno nazionale, cosa che dimostra che il problema è lì. Quindi direi che il comportamento dell' orchestra israeliana è stato probabilmente volutamente provocatorio e che le contestazioni le cercassero, no?
    12 Novembre 2025 • 07:52Rispondi
  3. Chiara VogliattoCon tutto il rispetto per le passate sofferenze del popolo ebreo, gli israeliani di oggi sono solo dei ladri assassini. L'errore dei contestatori è stato solo quello di cadere ingenuamente in un'evidente provocazione. E l'esecuzione del loro ripugnante inno nazionale non mi commuove affatto, anzi: è come se dei tedeschi nel 1945 avessero suonato in pubblico Deutschland uber alles, un'arroganza di cui in questo momento proprio non si sentiva il bisogno. Vergogna ai musicisti che si prestano a queste provocazioni, la civiltà è un'altra cosa
    12 Novembre 2025 • 08:54Rispondi
  4. cristina+paolaEnnesimo e vile atto d'ignoranza - da parte di convinti esponenti Pro-Pal che nonostante in questo momento la terra di Palestina sia governata da Hamas, che i cittadini siano ostaggi di estremisti islamici che ancora controllano la distribuzione del cibo, che le donne che hanno avuto la disgrazia di nascere in Palestina siano obbligate, non avendo scelta, a essere sottomesse a tutti i maschi della tribù (padri, mariti, fratelli, figli) e a fare tutti i figli che riescono, nonostante questo, continuano a farsi sentire?
    12 Novembre 2025 • 13:13Rispondi
    • Cesare Mocchi... nonostante che i palestinesi siano stati espulsi con la violenza dalla loro patria ed emarginati senza nessuna speranza, ancora gli occupanti israeliani hanno il coraggio di parlare?!? Vergogna
      12 Novembre 2025 • 16:54
  5. Monicala Musica è un dono immenso il cui scopo è unire tutti i popoli, indipendentemente dalle ideologie politiche. Non dovrebbe "mai" essere strumentalizzata per alimentare l'odio. Dovrebbe essere impiegata per arricchire l'essere umano e per far brillare la sua anima, avvicinandola alla pace e all'amore di Dio.
    12 Novembre 2025 • 17:25Rispondi
    • Cesare MocchiAppunto. Quindi meglio non suonare mai l' inno israeliano, oramai infangato per sempre dai massacri e dalle ruberie commesse. Mai più Israele!
      12 Novembre 2025 • 21:01
  6. Annalisa FerrarioQuando ai palestinesi cacciati dalla loro terra con la violenza sarà concesso di tornare in patria; quando gli verranno restituite le case e i terreni che gli sono stati portati via con la forza; solo allora potremo tornare a parlare di Civiltà. E non ci vengano a dare lezioni (sui diritti delle donne poi... che ipocrisia) i sostenitori dell'abominevole Stato israeliano. Grazie. E cordiali saluti
    13 Novembre 2025 • 08:44Rispondi
  7. FrancaL'articolo è molto chiaro. Peccato che ci siano sempre delle persone che pretendono di non capire, al fine di chiudere gli occhi davanti a una maleducazione e violenza, nel contesto più signorile al mondo, la musica classica.
    13 Novembre 2025 • 17:51Rispondi
  8. MARIANell'arte non c'è e non ci sarà mai spazio per il cieco odio politico
    13 Novembre 2025 • 21:40Rispondi
  9. Riccardo RossiniConcordo con Maria, la musica nasce per esprimere, non per manipolare. La musica è un linguaggio emotivo molto potente. Proprio per questo, usarla come propaganda rischia di sfruttare le emozioni delle persone per orientare le loro opinioni senza un vero confronto razionale. Al mondo in questo momento ci sono ben 110 conflitti. Nessuna manifestazione, nessun titoto di giornale, nessun servizio televisivo. C'è qualcosa che non va...
    14 Novembre 2025 • 10:32Rispondi
    • Chiara VogliattoAppunto: la musica non va manipolata a fini di propaganda filo israeliana, stato orrendo e massacratore di civili come forse sta avvenendo anche in qualche periferia del mondo, ma non da parte di chi pretende di essere considerato "civilizzato". Ignominia perenne su di loro e su chi li sostiene
      15 Novembre 2025 • 08:32
    • Cesare MocchiEgregio Rossini, credevo ci fossero dei limiti all'ipocrisia e alla falsificazione delle cose, ma lei li ha superati. Certo, nel mondo ci sono centinaia di conflitti di cui non si parla, e questo è scandaloso, sono d'accordo. Poi c'è un conflitto che avviene a due passi da casa nostra e che vede da una parte un esercito potentissimo, superfinanziato dalle potenze occidentali sue alleate, e dall'altra un popolo che è stato cacciato con violenza e senza motivo dalle terre dove abitava da migliaia di anni e che viene massacrato senza pietà . E forse non se ne dovrebbe parlare? Forse "c'è sotto qualcosa"? Crede davvero che l'indignazione che genera questa mostruosità sia esito di propaganda? Se è così mi faccia una cortesia: vada davanti a uno specchio e si dica: sono un pezzo di merda. Così magari ristabilirà un po' di verità (e di civiltà, quella vera)
      15 Novembre 2025 • 08:51
    • Annalisa FerrarioCome c'è stato chi non ha voltato il capo di fronte alle persecuzioni subite dagli ebrei da parte dei nazifascisti, così oggi non possiamo voltare il capo di fronte alla persecuzione dei palestinesi nella loro patria. Nessun silenzio su nessuna oppressione, né ora né mai.
      15 Novembre 2025 • 09:08
  10. Targetti UgoConcordo pienamente con il bell’articolo di Scipioni. Si può dissentire su tutto, ma l’aggressione verbale e fisica è sintomo di ottusità, dettata da un’indignazione che potrebbe essere condivisibile se non fosse a senso unico e a fasi alterne. Per restare ai confini dell’Europa chi si indigna per la Palestina non si indigna per il milione di morti provocati dall’aggressione di Putin all’Ucraina. Anzi oggi in Italia la Lega e una parte dell’opinione pubblica, vorrebbero interrompere gli aiuti all’Ucraina, paese aggredito e nessuno dei propal protesta. L’indignazione, sentimento per altro necessario all’azione, spesso però ottunde la ragione. Non è certo qui possibile discutere la questione israelo-palestinese. Sempre i riassetti geopolitici conseguenti alle guerre provocano vittime e sofferenze che colpiscono maggiormente le parti più deboli delle popolazioni. E’ vero che molti palestinesi furono costretti ad abbandonare le loro case e che non furono accolti dai paesi arabi (mentre in Israele ci sono 2 milioni di cittadini arabi che eleggono i loro deputati). E’ anche vero però che 800.000 ebrei furono cacciati dai paesi arabi (fatto che gli indignati scordano o non sanno) e trovarono accoglienza in Israele ma anche in Europa. Ma vorrei tornare alla vicenda riportata nell’articolo. Trovo giusto e non certo provocatorio che l’Orchestra filarmonica di Israele (*) abbia cantato l’inno nazionale israeliano. Perché voleva dire che Israele, la loro Patria, non è il governo Netanyahu. Israele è anche di chi ha ed esprime con la musica valori di solidarietà universale, quelli che ispirarono Beethoven. L’Orchestra è stata diretta da grandissimi direttori e accompagnata da straordinari solisti che hanno portato il messaggio universale della musica in tutto il mondo. Al direttore russo, di cui non ricordo il nome, fu revocato l’invito non perché russo, ma perché aperto e convinto sostenitore del dittatore Putin e della sua aggressione. Una parte della sinistra sta perdendo il lume della ragione e i riferimenti ai valori essenziali della sinistra nel mondo occidentale, come la “Dichiarazione universale dei diritti umani” che sancisce la assoluta parità tra donne e uomini, ovunque non solo da noi (Dichiarazione non votata per altro dai paesi arabi). Questa parte non distingue più la solidarietà alle vittime (tutte e ovunque) dalla complicità con chi vorrebbe imporre la Sharia al resto del mondo e che ha usato i palestinesi come carne da cannone. (*) Orchestra filarmonica di Israele - IPO Da Wikipedia “L'Orchestra è stata fondata nel 1936 dal violinista ebreo di origine polacca Bronisław Huberman col nome di Palestine National Orchestra. L'obiettivo era quello di riunire musicisti ebrei cacciati dalle orchestre europee a causa del nazismo. Nello stesso anno si tenne il concerto inaugurale a Tel Aviv, diretto da Arturo Toscanini.” Da Chat Gpt “ … Ci sono membri dell’orchestra non ebrei … la fondazione IPO promuove la partecipazione di musicisti delle comunità cristiane e musulmane arabe.”
    16 Novembre 2025 • 18:40Rispondi
    • Cesare MocchiRingrazio Ugo targetti per l' intervento equilibrato e mi scuso di avere un po' trasceso nelle espressioni in un mio intervento precedente. Ciò detto, ho dei dubbi che suonare l' inno israeliano adesso sia per distanziarsi dalla politica di Netanyahu, anzi: è come sostenere che se nel 1944 un orchestra tedesca avesse suonato l' inno nazionale lo avrebbe fatto per differenziarsi da Hitler, ma non è vero. Poi: allontanamento degli ebrei dai paesi arabi (dove avevano convissuto per secoli): questo se non sbaglio avviene a seguito dell' occupazione sionista e colonialista della Palestina: è una ritorsione insomma. Ucraina: i casi sono diversi, perché l' Ucraina è uno stato dotato di un esercito ben dotato e finanziato dai paesi occidentali, i palestinesi no. Non mi sembra poi che non ci sia stata indignazione per l' invasione russa (che segue però a fatti come gli scontri di piazza Maidan, dove non è stata bene fatta luce sul ruolo svolto da certe formazioni paramilitari, a mio parere). Infine, segnalo che ieri il presidente Mattarella ha denunciato, oltre all' attacco a Kiev, anche i massacri di Gaza: anche lui un sostenitore di Hamas? Credo che sia tempo di aprire gli occhi e riconoscere che Israele ha perso (posto che mai le abbia avute) le ragioni e la dignità della sua esistenza. La sua fondazione è stata un errore storico, la sicurezza del popolo ebraico andava garantita in altro modo, non portando via la terra ai palestinesi (come tuttora avviene, di fatto c'è un apartheid e non sono affatto tollerati nella loro patria, aprire gli occhi per cortesia!).
      17 Novembre 2025 • 08:59
  11. Targetti UgoCaro Mocchi, la questione israelo-palestinese divide, per me dolorosamente, la sinistra. Al di là delle diverse valutazioni sui molteplici aspetti della questione, quello che ci divide nettamente è la legittimità della fondazione di Israele e dunque il suo diritto di esistere. La nascita dello stato ebraico non è stato un atto di colonialismo, ma la realizzazione di una legittima aspirazione del popolo ebraico di tornare alla terra da cui erano stati in vario modo cacciati, dopo secoli di persecuzioni e di avere un posto dove vivere in sicurezza. il nuovo stato fu deciso dall’ONU e non da una potenza coloniale. Certo il colonialismo è un fatto storico reale, prodotto dall’Occidente, Oggi però non esiste più, almeno in quelle forme (a parte la volontà della Russia di Putin di ricostruire il suo impero). Usare quindi il “colonialismo” come categoria politica, oggi è fuorviante. Del resto molti paesi arabi del medio oriente sono il frutto dell’occupazione coloniale e dello smembramento dell’impero Ottomano che aveva perso la prima guerra mondiale. Per esempio i circa 50 milioni di Curdi sono oggi smembrato in quattro diversi stati, Turchia, Iran, Iraq e Siria e dopo averci aiutati a sconfiggere l’ISIS sono stati abbandonati e aggrediti dalla Turchia. Nessuno ha mosso un dito; nessuno ha manifestato contro il tradimento dell’Occidente. Del resto gli Stati Uniti e tutto il Sud America sono il frutto del colonialismo. Che facciamo? Smontiamo il mondo in nome della condanna morale del colonialismo? La fondazione dello Stato di Israele è entrata in conflitto con la popolazione locale? Si. Ma la Palestina non è mai esistita come Stato, essendo parte dell’Impero Ottomano, e lo stesso popolo palestinese è costituito da popolazioni arabe e non, di diversa provenienza Il conflitto tra il nuovo stato di Israele e i popoli che stavano in Palestina avrebbe potuto essere risolto o comunque molto mitigato se i paesi arabi non avessero alimentato il conflitto e se avessero considerato il nuovo stato un’ occasione di relazioni di reciproco interesse. Perché invece hanno aperto il conflitto? per ragioni religiose - il medio oriente doveva essere tutto islamico – e per ragioni politiche – la democrazia di Israele sarebbe stata un esempio pericoloso per i loro popoli /sudditi. Da allora i palestinesi sono stati usati come capro espiatorio e continuano ad esserlo. Con i Patti di Abramo - ahimè fatti da Trump e non da amministrazioni democratiche - i paesi arabi stavano decidendo il riconoscimento di Israele. Per questo Hamas ha scatenato la bestiale aggressione contro Israele, per bloccare il processo di pace, ancora una volta a scapito dei palestinesi che ha usato come scudi umani e come carne da cannone. E’ il fondamentalismo islamico, ovvero Hamas la dannazione del popolo palestinese. Ora siamo tutti sinceramente sollevati dalla sospensione delle ostilità e quindi dei bombardamenti israeliani. Speriamo che il piano di pace americano, approvato dall’ONU, regga e anche questo ahimè lo dobbiamo a Trump. Dunque chi sono i nostri nemici? i nemici della democrazia e della sinistra in particolare? Lo è il fondamentalismo islamico che impone, dove governa, la Sharia e che vorrebbe imporla al resto del mondo. Dall’Iran degli Ayatollah, ai Fratelli musulmani e alle loro propaggini armate e terroriste. La Sharia come legge dello stato non è una condizione di alcuni popoli che tutto sommato non ci riguarda. Il fatto che milioni di persone abbiano manifestato nel mondo per i palestinesi senza distinguersi dai propagandisti di Hamas, dimostra la capacità di penetrazione di un’ideologia che denuncia il “colonialismo”, concetto oggi astratto, ma nulla dice sull’assenza dei diritti umani, a partire dalla parità tra donne e uomini, concretissima condizione in molti paesi islamici e anche nelle comunità dei musulmani immigrati. L’altro nemico della democrazia liberale e della sinistra, è la destra Israeliana, messianica e fondamentalista, politicamente nazionalista e para fascista. Come i fondamentalisti islamici vorrebbero la distruzione di Israele (e l’eliminazione fisica degli ebrei, non solo israeliani) così i fondamentalisti israeliani negano la costituzione di uno stato palestinese e considerano nemici non solo Hamas ma tutti i palestinesi. Qual è dunque il compito della sinistra “storica” alla quale mii sento di appartener? di una sinistra che non abbia peso la bussola dei suoi valori fondamentali. Aiutare i palestinesi a liberarsi dal giogo dell’Iran e del fondamentalismo islamico esercitato attraverso Hamas e aiutarli a costituire una loro rappresentanza politica democratica che sia protagonista della costruzione di uno stato palestinese. Aiutare l’opposizione israeliana a liberare il Paese da Netanyahu e dal suo governo di estrema destra. Dai sondaggi, per quel che valgono, metà dei palestinesi è ancora con Hamas e metà degl israeliani è per Netanyahu. Dunque un lavoro difficile ma possibile. Per concludere con il nostro caso ricordo che direttori e musicisti dell’ Orchestra filarmonica di Israele, come Zubin Meta o Daniel Barenboim, si sono sempre espressi per la convivenza tra i due popoli e hanno in tal senso operato. Per questo quando l’Orchestra ha cantato l’inno di Israele possiamo dire che non fosse a sostegno del Governo. E poi ogni paragone tra Israele e i nazisti è veramente odioso e inaccettabile. Per questo boicottare la cultura israeliana è stupido, che siano università o orchestre filarmoniche.
    19 Novembre 2025 • 01:03Rispondi
    • Cesare MocchiNon ho poi paragonato Israele ai nazisti, ma alla Germania del 1944-45: suonare allora l' inno nazionale avrebbe indicato sostegno o opposizione a Hitler? Ma visto che ha sollevato l' argomento, mi sembra evidente che il sionismo sia un' ideologia razzista, che si proponeva fin da subito di conquistare il proprio "spazio vitale" con la violenza e a scapito della popolazione insediata. E anche nei discorsi recenti di governanti c'è il richiamo al "sangue" che giustifica l' occupazione della "terra", non so se le ricorda qualcosa. Contatti con il nazismo in funzione antibritannica prima della guerra ci furono da parti di componenti come l' Irgun e la banda Stern da cui fecero parte in qualche modo i futuri premier Begin e Shamir. Prima della famigerata "soluzione finale" è noto infatti che Hitler avesse anche alla deportazione degli ebrei in una nuova terra (tipo il Madagascar) ed elementi sionisti pensavano a un possibile accordo verso la Palestina. Sulla relazione poi fra sionismo, Israele e popolo ebraico personalmente ritengo che sia interesse di quest'ultimo fare delle distinzioni, che non sempre vengono fatte neanche dai diretti interessati. Sul fatto infine che quelli di Hamas siano dei disperati pazzi assassini non credo ci siano molti dubbi. Ma mi indigna molto di più un esercito "civile" perfettamente attrezzato e finanziato che uccide sotto i nostri occhi e con il tacito assenso dei nostri governanti decine di migliaia di civili e non da oggi, ma da settant'anni a questa parte. Non credo di essere l'unico e non credo di essere strano o disinformato o manipolato dalla propaganda. Cordiali saluti
      20 Novembre 2025 • 10:05
    • Cesare MocchiCertamente invece quello che divide è la legittimità della fondazione dello stato di Israele. Come noto, all' inizio del Novecento c'erano più ebrei a Roma che a Gerusalemme. Gli israeliani attuali sono perlopiù discendenti di europei e non di originari del luogo. Il popolo ebreo è stato allontanato più di duemila anni fa dalla Palestina (che si chiamava già allora così) e non è mai esistito un Regno di Israele (se non nella Bibbia, dove appunto si raccontano le contese con l' altro popolo presente in zona, i Filistei guarda caso). Gli europei di religione e di cultura ebraica (non parlerei di razza né di etnia, non c' è nessuna prova di continuità e le commistioni furono tante) sono tornati in quella terra (anche prima dell' Olocausto) solo grazie all' occupante inglese, alla violenza e al sostegno delle potenze straniere: non lo chiama colonialismo questo? Se i discendenti degli etruschi tornassero in Toscana chiedendo che gli venisse restituita Volterra, come reagirebbero gli abitanti del luogo? La loro ribellione sarebbe causata da "odio per la democrazia"? Questi sono pretesti, la realtà è un' altra. Il colonialismo esiste ancora o meglio se ne dispiegano ancora i suoi effetti non solo in Israele ma anche in altre parti del mondo, apra gli occhi.
      20 Novembre 2025 • 16:26
    • Cesare MocchiScusate, ho rinviato perché non vedevo il commento precedente pubblicato
      20 Novembre 2025 • 20:15
    • Chiara Vogliatto"Quello che stiamo facendo è crudele sì, ma i nostri nipoti ci ringrazieranno, ci stiamo sacrificando per loro." Chi lo ha detto? a) una ministra di Netanyahu; b) un SS; c) entrambi. Qual è la risposta esatta? (spoiler: è la c). Bisogna cercare una "soluzione finale" per Gaza, chi l'ha detto? Odioso e inaccettabile davvero...
      21 Novembre 2025 • 09:43
  12. Cesare MocchiCerto, la differenza del punto di vista è sulla legittimità dello stato di Israele. Gli ebrei sono stati allontanati dalla Palestina (si chiamava così al tempo dei Romani) circa 2.000 anni fa. Il paese si chiamava Palestina proprio perché un regno di Israele vero e proprio non è mai esistito (se non nella Bibbia, che peraltro riporta i contrasti del popolo ebreo con i Filistei insediati nella regione, chi saranno mai?). All' inizio del Novecento c'erano più ebrei a Roma che a Gerusalemme. L' idea di riportare gli ebrei in Palestina si sviluppa in Inghilterra e in Europa (ben prima dell' Olocausto), cercando di ottenere questo dalla potenza occupante inglese dopo la prima guerra mondiale. In buona sostanza, la stragrande maggioranza degli israeliani ha origine europea e non mediorientale (a meno di considerarli una "razza" o un' etnia a parte, in realtà ciò che li unisce è una religione e una cultura, le commistioni ci sono state eccome). Si tratta insomma di europei che hanno sottratto la terra ai popoli insediati con la forza delle armi e con il consenso delle potenze straniere. Se non è colonialismo questo... È un peccato mortale fondativo che si trascina su tutte le valutazioni successive. E se i discendenti degli etruschi, cacciati dai romani duemila anni fa dell'Etruria, tornassero e chiedessero di avere indietro Volterra con il sostegno dell' ONU, quale sarebbe la reazione dei toscani? Forse ostacolerebbero il loro insediamento per "paura della democrazia"? Queste sono tutte scuse che semplicemente si propongono di nascondere una realtà, quella del colonialismo, tuttora operante: veda di aprire gli occhi a quello che succede nel mondo (non solo in Israele peraltro). Cordiali saluti
    20 Novembre 2025 • 08:01Rispondi
  13. Targetti UgoCaro Mocchi Le assicuro che ho gli occhi bene aperti e la invito per altro ad ascoltare. Ripeto: non possiamo qui discutere della storia del Medioriente. Per rispondere però alle sue ultime considerazioni, dirò che nel programma sionista non si riscontra alcun carattere razzista e che i kibbutz fondati prima della guerra e prima dell’ istituzione dello stato di Israele, non erano in conflitto con i palestinesi e avevano un carattere socialista. Dirò anche che l’unica autorità locale riconosciuta in Palestina prima della guerra era il Gran Muftì di Gerusalemme che aveva stretto un patto di alleanza con Hitler e aveva formato un battaglione di palestinesi inquadrato nelle truppe naziste. Ma del resto anche noi italiani eravamo alleati dei nazisti. Però dopo abbiamo fatto la Resistenza. Ripeto: il colonialismo è un fatto storico i cui effetti perdurano nel tempo, come lo hanno avuto gli accordi di Yalta sull’assetto mondiale, decisi dai vincitori della guerra. La fondazione dello Stato di Israele è stata decisa dall’ONU a maggioranza e non erano tutti paesi “colonialisti”. Oggi il nuovo assetto mondiale lo stanno discutendo Trump, Xi Jinping e in parte Putin; per quanto non ci piacciano dobbiamo prenderne atto e comunque nessuno, per fortuna, prevede l’eliminazione dello Stato di Israele. Quindi data la situazione ribadisco in sintesi il mio pensiero su cosa dovrebbe fare la sinistra europea, oggi. Primo: sostenere il contrasto, anche militare, contro l’asse del fondamentalismo sciita dall’Iran, agli Houthi ai Fratelli musulmani e i suoi bracci armati, Hamas ed Hezbollah. Il fondamentalismo sciita è nemico attivo dei nostri valori fondamentali. Il primo nemico dei Palestinesi è Hamas. Quindi la sinistra dovrebbe distinguersi nettamente dal movimento Propal assolutamente ambiguo sulla questione. Secondo: sostenere l’opposizione israeliana per abbattere Netanyahu e contrastare l’attuale governo che si oppone a qualsiasi soluzione della questione palestinese e che ha provocato un gravissimo danno ad Israele, isolandola nel mondo. Quindi la sinistra dovrebbe sostenere fattivamente chi in Israele si batte per la convivenza dei due popoli e opporsi al boicottaggio degli esponenti della cultura israeliana per lo più contrari a Netanyahu. Lei è d’accordo su questo programma?
    23 Novembre 2025 • 11:02Rispondi
    • Cesare MocchiCi sono a mio parere vari errori storici nella ricostruzione. L' arrivo degli ebrei in Palestina negli anni '30 non fu affatto pacifico, ma generò scontri, anche armati. Nei verbali delle riunioni dei vertici del sionismo internazionale quando si parla della "questione palestinese" la registrazione si interrompe e normalmente (secondo gli storici americani) questo sta a indicare il non voler lasciare tracce della programmata pulizia etnica. Il Gran Mufti notoriamente aveva avuto contatti con i nazisti in funzione antinglese: li ebbe anche Gandhi e li ebbero anche i sionisti della Banda Stern (fra cui due futuri primi ministri israeliani che lei si dimentica di citare). Due pesi e due misure? I palestinesi cacciati dalla loro patria nel 1948 non possono tornare, perché? È chiaro anche che l' estremismo islamico è anche frutto di frustrazione: i disperati prendono le armi, è sempre stato così. Quindi a mio parere l' unica soluzione logica è: due popoli, uno stato. E questo stato deve chiamarsi Palestina, come è sempre stato. La sicurezza degli ebrei va garantita in altro modo: perché ad esempio le nazioni razziste che hanno perso la guerra non hanno ceduto una parte di sovranità? Perché a Roma non c'è una "città del Vaticano" ebraica? Meglio prendersela con i palestinesi che non contano nulla...
      9 Dicembre 2025 • 08:27
  14. Riccardo TargettiIl popolo ebraico ha sempre dovuto fare i conti con l’antisemitismo, che nei secoli si è variamente declinato. C’è stato un antisemitismo politico, come ai tempi di Roma antica, che (al pari dei cristiani) li perseguitava perché li riteneva pericolosi per la "respublica romana"; e c’è stato un antisemitismo religioso, come nel Medioevo e nella prima età moderna, quando li si perseguitava perché avevano ucciso il Signore. Sia nel caso dell’antisemitismo politico, che di quello religioso, bastava convertirsi e diventare un bravo cittadino romano (come fece Flavio Giuseppe, famoso storico antico, diventato uno dei collaboratori dell’imperatore Vespasiano) o un bravo cristiano (come fecero non pochi ebrei per uscire dal ghetto), che si poteva vivere tranquilli. Poi è sopraggiunto il nazionalismo e, come il suo peggiore frutto, si è affermato, l’antisemitismo biologico, per cui “la conversione non serve a niente, perché la porcheria è nella razza, è nel sangue”, come sostenevano i pan-germanisti di fine ‘800. Di fronte a un antisemitismo senza rimedio, il mondo ebraico si è diviso in due: c’era chi sosteneva la possibilità di integrarsi, un traguardo che l’affermazione dei diritti dell’uomo, in un contesto di liberal-democrazia, sembrava possibile (in Italia per esempio furono ebrei il ministro degli esteri e il presidente del Consiglio di Stato; negli Stati Uniti, l’ambasciatore a Costantinopoli). Altri che, di fronte ai sanguinosi "pogrom" dell’Europa zarista, sostenevano la necessità di trovare una nuova patria. Cosa questa che i sionisti iniziarono a fare, comprando terre (e non rubandole, come sostiene chi ignora il processo storico di formazione di Israele) dai proprietari terrieri arabi, con la più o meno decisa approvazione del governo ottomano. E non è che tra le due anime dell’ebraismo ci fossero ottimi rapporti. Poi c’è stata la Shoà e i sionisti hanno avuto buon gioco a dire: visto che avevamo ragione noi? Solo costruendo un nostro stato riusciremo a sopravvivere. A questo punto, oggi, negare il diritto di Israele a esistere, come sostiene chi urla “dal fiume al mare”, non significa solo essere antisionisti, ma antisemiti. Il riconoscimento dell’esistenza di Israele e del suo diritto a esistere è condizioni imprescindibile per giungere a una pace; come i più avveduti leader arabi (finalmente) si sono accorti, a partire dall’egiziano Sadat (che ha pagato con la vita la sua lungimiranza). Ed è solo così che si potrà veramente respingere (con sdegno e decisione) la politica folle e suicida di Netanyahu
    23 Novembre 2025 • 16:23Rispondi
    • Cesare MocchiNo, no: è lei che non conosce la storia. Molte (se non tutte) le cosiddette "compravendite" di terre palestinesi avvennero a mitra spianati: o vendere o morire. E gli espropri che tuttora avvengono in Cisgiordania cosa sono, se non un furto? Nessuno (neanche i sopravvissuti della Shoah) ha il diritto di rubare la terra a chi ci abita da millenni. E la fondazione di Israele nasce da un equivoco colonialista che va smascherato: quelli sono europei che (per motivi comprensibilissimi peraltro) stanno occupando la terra altrui. E questo non è antisemitismo, non cadiamo in questi alibi per non vedere la realtà. Aprire gli occhi, per favore.
      9 Dicembre 2025 • 08:33
    • Cesare MocchiAggiungo che gli stati arabi si sono accomodati a riconoscere Israele non per lungimiranza, ma notoriamente per avere aiuti americani. Che infatti intervengono a ripristinare governi "amici" quando i risultati di libere elezioni non soddisfano: vedi Egitto, dove i Fratelli Musulmani regolarmente eletti vengono uccisi a migliaia nelle carceri nel silenzio occidentale. E poi ci si chiede perché ci sia l' "estremismo islamico", ma per favore...
      9 Dicembre 2025 • 08:39
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. Tutti i campi sono obbligatori.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.


Ultimi commenti