11 Novembre 2025
SCHIFF INTERROTTO A PARIGI
Ennesimo vile atto d’ignoranza che ostacola la musica
11 Novembre 2025
Ennesimo vile atto d’ignoranza che ostacola la musica

La sera del 6 novembre 2025, nella grande Salle Pierre Boulez della Philharmonie de Paris, si è tenuto un concerto che ha visto l’avvicendarsi di un episodio assai controverso. Sul palco, la Israel Philharmonic Orchestra, diretta dal giovane e carismatico Lahav Shani, con la partecipazione straordinaria del grande pianista Sir András Schiff, una delle figure più autorevoli e rispettate del panorama musicale mondiale.
La serata si è aperta con il Concerto per pianoforte n. 5 in Mi bemolle maggiore “Emperor” di Beethoven, uno dei vertici assoluti del repertorio pianistico, capolavoro di equilibrio tra eroismo e spiritualità. Beethoven afferma la potenza dell’individuo, la dignità della libertà, la fede nella ragione e nell’umanità: temi che risuonano oggi più che mai.
Schiff, pianista e direttore d’orchestra ungherese naturalizzato britannico, interprete di rigorosa onestà e di rara profondità spirituale, ha trasformato il dialogo con l’orchestra in un vero atto di comunione. La sua lettura limpida e intensa ha rivelato il peso della sua storia personale: la sua famiglia fu infatti vittima dell’Olocausto, e ogni sua nota sembra ancora portare con sé il ricordo di chi ha conosciuto il male, il dolore, e ha scelto di rispondere con la bellezza.
Dopo l’intervallo, la Sinfonia n. 5 in Mi minore op. 64 di Čajkovskij avrebbe completato il programma con la sua tensione drammatica e il suo cammino verso la redenzione. Un percorso musicale che, quasi profeticamente, avrebbe trovato un riscontro diretto nei fatti che di lì a poco avrebbero sconvolto la sala.
Quella che sarebbe dovuta essere una serata dedicata alla più alta delle arti si è trasformata invece in una scena di vergognosa intolleranza e maleducazione. Per tre volte, nel corso dell’esecuzione, alcuni sedicenti attivisti pro-Palestina, confusi tra il pubblico, hanno interrotto violentemente il concerto, urlando slogan e frasi cariche d’odio. Hanno acceso poi dei fumogeni, strumenti potenzialmente letali in uno spazio chiuso, provocando molto fumo ed un piccolo incendio tra le sedute, rischiando di trasformare un tempio della musica in una trappola.
Il gesto, di una volgarità e stupidità disarmanti, non ha nulla a che vedere con la libertà di opinione o con l’impegno civile: è stato solo un atto di vandalismo morale, un tentativo di soffocare la musica, linguaggio puro e universale, sotto la cenere dell’odio politico. Questi individui, accecati dal disprezzo, hanno dimenticato che il palcoscenico non è mai un campo di battaglia, ma uno spazio sacro di ascolto, di rispetto e di incontro.
Durante la prima e la seconda interruzione, l’orchestra e Schiff hanno cercato di mantenere la calma. Ma dopo il terzo attacco, reso ancora più pericoloso dai fumogeni, Sir András Schiff è stato costretto ad abbandonare temporaneamente il palco, mentre il personale di sicurezza e alcuni spettatori intervenivano per allontanare i disturbatori. I disordini tra il pubblico e i manifestanti hanno rivelato un clima molto teso, ma anche una chiara condanna collettiva: la stragrande maggioranza degli spettatori ha espresso apertamente sdegno e solidarietà ai musicisti.
Eppure, la risposta più forte non è arrivata dalle parole, ma dai suoni. Nonostante le tre interruzioni, gli orchestrali hanno scelto di proseguire, dimostrando una disciplina e una forza d’animo straordinarie. Ogni nota, ogni accordo, sempre più in tensione, trasmetteva la pena degli stremati esecutori. La direzione di Lahav Shani, precisa e intensa, ha tenuto insieme un’orchestra che, seppur scossa, ha continuato a suonare con una determinazione decisamente eroica. Il pubblico, profondamente commosso, ha sostenuto i musicisti con un lungo applauso al termine della sinfonia di Čajkovskij, trasformando la tensione in commozione collettiva.
Dopo il primo bis, quando la sala sembrava ormai tornata alla calma, è accaduto qualcosa di inaspettato e profondamente toccante. Gli orchestrali, spinti dalla rabbia e dalla disperazione, ma anche dal bisogno di rispondere con dignità e amore alla grave violenza subita, si sono alzati insieme al pubblico e hanno suonato interamente a memoria l’ “Hatikvah”, inno del loro paese.
Non come gesto politico, ma come atto di memoria, di speranza e di orgoglio umano. In quel momento, la musica ha vinto: non un’ideologia, non uno Stato, ma la semplice e universale verità che l’arte non può essere piegata all’odio.
L’episodio, doloroso ed emblematico, ci ricorda che la Musica non deve mai conoscere confini politici né essere ostaggio di intolleranza e stupidità. È un dono universale, che appartiene a tutti gli esseri umani, indipendentemente da nazionalità, religione e, tantomeno, opinione.
Quando si cerca di zittirla con il fumo, con slogan rabbiosi o con la paura, si colpisce non solo un artista o un’orchestra, ma la stessa idea di civiltà.
Quella sera, alla Philharmonie de Paris, tra fiamme, applausi e lacrime, la civiltà e la dignità hanno scelto di trionfare ancora una volta con la voce della Musica.
Jacopo Enrico Scipioni
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