IL DEMONE DI SALA

La seduta del Consiglio Comunale a Milano del 29 settembre, che potrete rivedere qui, è stata l’ultima tappa, in ordine di tempo, della vicenda STADIO MEAZZA: una vicenda che non finisce con questa delibera che dovrebbe sancire l’acquisto dello stadio da parte delle squadre Milan e Inter, ma andrà avanti per molto tempo visto che chi vi si oppone – comitati vari ma soprattutto il Comitato sì Meazza pilotato da Luigi Corbani – non hanno certo deposto le armi e metteranno in campo tutte le risorse che la legislazione offre per condurre questa battaglia.
Questa seduta del Consiglio è di nuovo una buona occasione per indagare su chi comanda a Milano e di questo parleremo più avanti.
Cominciamo col dire che si è trattato di una seduta anomala perché non vi è stato praticamente alcun dibattito tra maggioranza e opposizione ma solo una opposizione che bersagliava la maggioranza con la richiesta di decine e decine di emendamenti e una maggioranza praticamente afona, il tutto di fronte ad un Sindaco nel ruolo di una muta sfinge.
Passata la mezzanotte e col pericolo che la delibera non passasse e scadesse il famoso paventato termine di fine mese (11 novembre) – che per la tutela dei monumenti avrebbe reso il Meazza intoccabile – mandando in fumo tutta l’operazione Meazza, la maggioranza adottò il cosiddetto metodo canguro che consente di votare gli emendamenti accorpando quelli in tutto simili e quelli di contenuto analogo. Una volta approvato o bocciato il primo emendamento, risultano decaduti tutti gli altri. Uno strumento previsto dalla legge per contrastare l’ostruzionismo parlamentare.
Strumento che il Comune non avrebbe dovuto utilizzare se sopravvivesse a Palazzo Marino un minimo di democrazia: il sindaco Sala a chi lo intervistava dopo il passaggio della delibera disse pressappoco così: “non importa come, quello che importa è il risultato”. Anche Milano ha il suo piccolo Macchiavelli.
Di passaggio, tra gli emendamenti dell’opposizione ve ne era uno che conteneva un “avvertimento” subdolo ma intelligente: se la Corte dei Conti rilevasse un danno erariale nell’attuazione della delibera, tutti i membri della maggioranza ne sarebbero ritenuti responsabili.
Se poi ripercorriamo tutta la vicenda del Meazza ci imbattiamo in bugie, sotterfugi, (anche qui probabili casi di “reati di induzione”), occultamento di documenti che la dicono lunga sulla realtà della società politica milanese tutta, destra e sinistra e su chi comanda a Milano: i cosiddetti poteri forti e il cosiddetto capitalismo relazionale del quale ho già scritto: ”Il Capitalismo relazionale è dunque una forma di degenerazione del capitalismo storico che si è diffuso nei Paesi capitalisti come il nostro, dove il successo economico di una parte – minoritaria – deriva da un intreccio sempre più avvolgente, fatto di favoritismi e corruzione e multiposizionalità tra i soggetti che si trovano nei punti chiave dell’economia, una forma anche di capitalismo politico che approfitta della debolezza delle istituzioni democratiche per gestirle nella logica degli interessi personali, in particolare sviluppando e tutelando la cosiddetta rendita.”.
Questa constatazione veniva a valle di una mia piccola indagine sulle banche ed avevo trovato una importante banca milanese che aveva un Consiglio di Amministrazione i cui 15 membri erano elencati accompagnati dalle cariche ricoperte in altri enti o commissioni: pressappoco 100 anche successive. Ecco un pezzo della rete del capitalismo relazionale.
Sempre guardando al capitalismo relazionale ho cercato di capire se anche il nostro Sindaco potesse farne parte ed ecco il risultato.
Inizia la sua carriera alla Pirelli area business. Nel 1994 diventa direttore del controllo di gestione e della pianificazione strategica del settore pneumatici di Pirelli e nel 1998 è nominato amministratore delegato della Pirelli Tyre. Nel 2001 è vicepresidente senior, responsabile delle strutture industriali e logistiche del settore pneumatici. Nel 2002 lascia il settore pneumatici per le telecomunicazioni e assume la carica di direttore finanziario (chief financial officer) di Telecom, mentre dal 2003 al 2006 è direttore generale di Telecom Italia Wireline e infine della TIM, nata dalla fusione tra TIM e Telecom Italia.
Nel 2007 e 2008 è consulente senior per Nomura Bank e presidente di Medhelan Management & Finance. Nel 2009 Sala passa all’amministrazione pubblica, assumendo l’incarico di direttore generale del Comune di Milano, carica che detiene per un anno e mezzo, fino a giugno 2010. Da febbraio a maggio 2012 ricopre poi la carica di presidente di A2A, l’azienda pubblica lombarda di energia e servizi..
È stato rappresentante del comune di Milano nel Consiglio di Amministrazione di Expo 2015 S.p.A., l’azienda italiana di totale proprietà pubblica incaricata della realizzazione, organizzazione e gestione dell’Esposizione Universale di Milano del 2015, società della quale Sala è stato amministratore delegato da giugno 2010 fino alle sue dimissioni in dicembre 2015.
Il 6 maggio 2013 il presidente del Consiglio Enrico Letta lo ha nominato commissario unico delegato del Governo per l’Expo. Da ottobre 2015 a giugno 2016 è stato Consigliere di Amministrazione di Cassa Depositi e Prestiti. (fonti Wikipedia).
Dal 16 ottobre 2021 sindaco di Milano (secondo mandato)
A voi le conclusioni.
Una piccola digressione su sinistra e Pd alla ricerca di un candidato Sindaco per le prossime Comunali (Sala non ricandidabile per legge): il problema non è la scelta di un tecnico o di un politico, cosa di cui discutono, ma solo di trovare chi, fuori dai giochi del capitalismo, ma anche se incappato nella rete del capitalismo relazionale, sappia esser capace di governare pensando solo al bene pubblico e non agli interessi personali, non agli amici e conoscenti, insensibile alle loro lusinghe e promesse.
Nello srotolare la pellicola del film ho visto cambiare l’atteggiamento di Sala nei confronti del caso “Meazza”: pur di arrivare alla vendita sembra pervaso da un demone che non gli dà pace e che lo spinge altrove rispetto al suo ruolo istituzionale di difensore del bene comune della città che amministra.
Se ad esempio si tratta di contrattare con un soggetto privato la pubblica amministrazione (PA) ha l’obbligo di conoscere il contraente, poiché deve identificarlo attraverso una procedura di selezione pubblica e verificarne l’identità e le qualifiche. Questo include la conoscenza dei requisiti per contrattare: la verifica delle informazioni fornite e il rispetto di procedure obbligatorie, come la forma scritta per i contratti.
Questa operazione è stata fatta per la procedura di acquisto del Meazza ma si sa solo la ragione sociale delle società acquirenti annunciate oggi ma non ci si può fermare qui, bisogna risalire perché in questo caso non si tratta di persone fisiche ma di altre società e quindi bisogna risalire a queste e dunque a chi le possiede e così via: lavoro difficile in questo caso perché siamo di fronte ad un meccanismo di “scatole cinesi” che sono un sistema di controllo finanziario attraverso una catena di società, dove il controllo di una società permette di controllarne un’altra, e così via. Questo metodo può essere legale ma è anche usato per occultare i veri detentori del capitale e proteggerlo dal fisco o da altra leggi ma anche semplicemente dalla notorietà che potrebbe essere imbarazzante verso l’opinione pubblica. Comunque va fatto prima di arrivare al rogito del Meazza.
Girano anche voci di patti parasociali per compensare tutti quelli che hanno collaborato e dato vita a questa giostra infernale.
Mi sto dedicando a capire il giro delle società di questo meccanismo di scatole cinesi, frugo in Internet, in CiatGPT, nei siti delle Camere di Commercio anche se mi devo fermare di fronte alla Cina che non è certo trasparente e forse ne verrò a capo e, se ne verrò a capo, ve lo racconterò.
Sala ha nominato Nando Dalla Chiesa garante per la legalità riguardo il caso delle SCIA nell’urbanistica: chissà se arriverà a scoprire il “mondo di mezzo” milanese?
La speranza di una Milano governata meglio è l’ultima a morire.
Luca Beltrami Gadola

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