MILANO ”MODELLO CATELLA”. UNA DISTOPIA URBANA

Ero stato facile profeta qualche mese fa sostenendo che quello che si chiamava “scandalo delle SCIA” si sarebbe trascinato oltre il termine di scadenza di questa Giunta ma mai avrei immaginato che saremmo arrivati a quello che oramai chiamiamo “scandalo dell’Urbanistica”, una vicenda che per la sua complessità non solo è ben più ampio ma fa emergere una società (casta) milanese che fino ad ora era rimasta occulta anche se era facile immaginarla.
La vera casta milanese è quella che ruota attorno al mondo della finanza e se volete convincervene eccovi la prova. Nel 1967 lo psicologo americano Stanley Milgram, con un esperimento sociale, sottopose l’ipotesi a prova empirica e sotto forma di “teoria del mondo piccolo“. Selezionò, in modo casuale, un gruppo di statunitensi del Midwest e chiese loro di spedire un pacchetto a un estraneo che abitava nel Massachusetts, a diverse migliaia di chilometri di distanza.
Ognuno di essi conosceva il nome del destinatario, il suo impiego e la zona in cui risiedeva, ma non l’indirizzo preciso. Fu quindi chiesto a ciascuno dei partecipanti all’esperimento di spedire il proprio pacchetto a una persona da loro conosciuta, che, a loro giudizio, poteva avere la maggiore probabilità di conoscere il destinatario finale. Quella persona avrebbe fatto lo stesso, e così via, fino a che il pacchetto non fosse stato consegnato al destinatario finale.
Milgram si aspettava che il completamento della catena avrebbe richiesto almeno un centinaio di intermediari, rilevando invece che i pacchetti, per giungere al destinatario, richiesero in media solo tra i cinque e i sette passaggi. L’esperimento di Milgram fu pubblicato in Psychology Today e dall’articolo nacque l’espressione “sei gradi di separazione”. Questo esempio si attaglia al modo della finanza ma anche ad altro mondi milanesi (ne fu anche tratto un film di successo).
Dunque se volete capire come funziona la rete occulta milanese fate voi un esperimento.
Prendete il Consiglio di Amministrazione di una qualsiasi banca importante milanese. In genere oltre a indicare i nomi dei componenti ne indica il profilo e le cariche occupate in altri contesti.
Vedrete che c’è chi occupa venti e più cariche varie e chi, più modesto ne occupa dieci, Tutti alla fine conoscono tutti quelli che contano qualcosa.
Come stupirsi del reato della cosiddetta “induzione indebita ambientale” in una città come Milano che gestisce un potere che va ben oltre i suoi confini comunali ma arriva tranquillamente al Governo del Paese!
Che tipo di democrazia siamo?
Molti commentatori nel parlare dello scandalo attuale hanno ricordato “mani pulite”, lo scandalo che nel 1991 travolse non solo la città ma terremotò l’intero sistema politico italiano con la crisi dei Partiti politici e che fa sentire i suoi effetti ancora oggi, trasformando l’intera società italiana che da allora ha mostrato il suo scetticismo trasformandolo in una diserzione alle urne: oggi ad ogni consultazione la frequenza ai seggi si attesta, punto più punto meno, attorno al 50%.
Ricordiamo sempre, parlando di Milano, che il sindaco Sala ha ottenuto un voto ogni quattro milanesi ma quanti di loro sono una “casta”?
In occasione di Mani Pulite il PM Di Pietro ebbe a dire:” «Più che di corruzione o di concussione, si deve parlare di dazione ambientale, ovvero di una situazione oggettiva in cui chi deve dare il denaro non aspetta più nemmeno che gli venga richiesto; egli, ormai, sa che in quel determinato ambiente si usa dare la mazzetta o il pizzo e quindi si adegua.”.
Se Di Pietro sedesse oggi sullo scranno del PM parlerebbe “induzione indebita ambientale” ma nel frattempo la società milanese è molto cambiata: allora ci furono manifestazioni popolari attorno al Palazzo di Giustizia, oggi le notizie di stampa sullo scandalo urbanistica non dico che lascino indifferente la gente ma al massimo senti dire “con un buon avvocato……”.
Nel frattempo i giornali cartacei hanno perso lettori e la TV nazionale e locale oggi è molto parca di notizie sullo scandalo dell’urbanistica milanese, fatta eccezione per La7.
Che Milano sociologicamente fosse mutata lo avvertivo da tempo.
Il 19 marzo scorso scrivevo un articolo dal titolo Milano E Il Capitalismo Relazionale legato all’arresto avvenuto il 5 di quel mese dell’architetto Giovanni Oggioni, ex dirigente del Comune e vice presidente della Commissione per il paesaggio.
Chiudevo il mio pezzo con una considerazione sul Capitalismo relazionale milanese come nuovo assetto sociologico della città: “Il Capitalismo relazionale è l’ultima fase di trasformazione di quello che storicamente chiamiamo capitalismo marxianamente inteso, come produzione del denaro per mezzo del denaro. Il Capitalismo relazionale è dunque una forma di degenerazione del capitalismo storico che si è diffuso nei Paesi capitalisti come il nostro, dove il successo economico di una parte – minoritaria – deriva da un intreccio sempre più avvolgente, fatto di favoritismi e corruzione e multiposizionalità tra i soggetti che si trovano nei punti chiave dell’economia, una forma anche di capitalismo politico che approfitta della debolezza delle istituzioni democratiche per gestirle nella logica degli interessi personali, in particolare sviluppando e tutelando la cosiddetta rendita.”.
Oggi il concetto di Capitalismo Relazionale è diventato ancora più complesso perché bisogna arricchirlo del connotato di induzione indebita ambientale, reato penale del quale sono accusati dagli attuali PM alcuni degli odierni imputati.
In vigore dal settembre del 2020, l’articolo 319-quater del Codice Penale – Induzione indebita a dare o promettere utilità – così recita: 1). Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità è punito con la reclusione da sei anni a dieci anni e sei mesi. 2). Nei casi previsti dal primo comma, chi dà o promette denaro o altra utilità è punito con la reclusione fino a tre anni ovvero con la reclusione fino a quattro anni quando il fatto offende gli interessi finanziari dell’Unione europea e il danno o il profitto sono superiori a euro 100.000.
Come è successo che tanti siano incorsi in questo reato?
In qualche modo ce lo spiega Max De Gregori in uno dei testi della manualistica USA sul come arrivare al successo, titolato COACH MAX MINSET COACHING: “L’influenza di chi vi circonda si insinua nella vostra mente senza che ve ne accorgiate e vi fa – credere di – pensare cose che magari, fino a ad un momento prima, non immaginavate neanche. Questo è il vero potere dell’influenza.”.
Siamo in un campo a cavallo tra la sociologia, la psicologia e le tecniche di marketing e questo è quello che ha fatto Manfredi Catella, uomo colto e preparato nel settore immobiliare: ha inventato Milano modello Catella in sostituzione del Modello Milano: già non ci piaceva quello e lo abbiamo spiegato in tutte le salse, figuriamoci questo!
Esiste poi il caso, il fato. Manfredi Catella alla fine dei mandati di centro destra, si è trovato di fronte un Sindaco e una Giunta che annaspavano disperatamente alla ricerca di una “visione” della città che non avevano o meglio lo trovavano nelle premesse del PGT morattiano scritto da Carlo Masseroli, uomo di Comunione e Liberazione, che di recente ritroviamo nell’operazione su Piazzale Loreto (pure di interesse dei PM), una delle più osteggiate dal Comitato Abitare in Viale Padova.
Sindaco e Giunta sono alla fine risultati i più indifesi di fronte alla “induzione indebita ambientale”. La politica si fa serva degli interessi privati e pure se ne vanta nel nome della grandezza e attrattività di Milano.
Per fare politica bisogna avere idee, riflettere, confrontarsi con chi ne sa di più, ma soprattutto domandarsi perché aumentino le diseguaglianze sociali. La povertà, i senza casa o chi non se la può permettere, fa capire come una amministrazione di sinistra potesse difendere i beni comuni.
Il Modello Catella con tutto il suo armamentario di marketing ha prevalso sostituendosi al Modello Milano che, a cominciare dall’attuale vicesindaco Anna Scavuzzo, viene rimpianto e riproposto. Non è la sola, i laudatores temporis acti proliferano: gli interessi in gioco sono enormi e multiformi e frutto di un lavorio costante a favore degli immobiliaristi.
Quello che è certo è che, se il maledetto Modello Milano dovesse riprendere il suo percorso, bisognerà comunque rimettere mano al PGT e questo, a detta della vicesindaca, porterà via più di un anno. Un anno e più di paralisi edilizia.
Nel frattempo i PM vanno avanti e affronteranno una materia spinosa che ha fatto versare molto inchiostro per rispondere alla domanda: parliamo di concussione o di induzione indebita?
Per saperne di più cito qui di seguito un periodo tratto da Alcune osservazioni in margine a Cass., Sezioni Unite, 24 ottobre 2013 n 12228 di Giuliano Balbi:
- l) la consapevolezza che i molteplici caratteri strutturali individuati potrebbero essere inadeguati a fornire una univoca qualificazione del fatto come integrante gli estremi della concussione o dell’induzione indebita (§ 16), conduce le Sezioni Unite a confrontarsi con una serie di casi problematici, caratterizzati o dall’assenza degli evidenziati indici di alterità (ad esempio il p.u.(pubblico ufficiale) non prospetta esplicitamente alcuna conseguenza al privato qualora questi non aderisca alla sua indebita pressione, per cui quest’ultimo potrebbe averla accolta vuoi in ragione del timore dei danni contra ius che altrimenti ne sarebbero potuti derivare, vuoi, al contrario, per una mera captatio benevolentiae, e dunque per trarre un complessivo vantaggio dalla vicenda), o dalla loro equivoca compresenza, nel senso che l’uno sembrerebbe condurre verso una qualificazione del fatto in termini di concussione e l’altro di induzione indebita (ad esempio, nel caso di contestuale prospettazione al privato, da parte del p.u., di un danno ingiusto in caso di mancata accettazione della “richiesta”, ma anche di un vantaggio indebito nel caso di suo accoglimento).
I processi avviati dai PM saranno molti e lunghi: consiglio gli studenti di Giurisprudenza di frequentare le udienze dove sfileranno i più noti avvocati del Foro di Milano: impareranno molto in dottrina e in tecnica forense.
Dopo le ultime notizie vediamo che anche molti notai saranno nei pasticci per non aver osservato la norma che richiede loro la verifica dei titoli edilizi degli immobili oggetto dei loro rogiti e forse qualche cittadino potrebbe rivalersi nei loro confronti chiedendo loro i danni per mancata osservanza di questa norma.
Come ne usciremo dopo questa vicenda? E quando?
Di questo dobbiamo interessarci perché ci sono coinvolti Sindaco, tra l’altro per non aver verificato le norme che assegnano responsabilità ai dipendenti comunali, assessori da lui scelti e nominati, i Partiti che si troveranno a prender posizione a livello centrale e periferico e da ultimo il responsabile, in particolare del SUE (Sportello unico dell’Edilizia) che ha l’obbligo di accertare la conformità alle norme vigenti del progetto presentato.
Ci aspettano anni difficili.
Non ho voluto sin qui guardare agli aspetti “politici” della vicenda, avremo modo di parlarne a partire dalle famigerate leggi Bassanini e delle leggi, forse nuove, che riguarderanno i sistemi elettorali. Spero che gli italiani si sveglino e non accettino nulla che li privi del potere di “scegliere”.
Luca Beltrami Gadola

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