SOFIA ASSANTE: LA MIA ULTIMA STORIA PER TE, ROMANZO 

Credits Esmeralda Spitaleri (5)

Parola rispettata, promessa mantenuta, onorata. Andrea affida a questo lungo racconto, il romanzo di una vita, la storia di un amore desiderato e sofferto, la sua vicenda sentimentale con Elettra. Raccontare fino alla fine dei giorni con l’interruzione della notte come Sherazade nelle Mille e una notte per salvare dalle brame vendicative del califfo la vita di giovani fanciulle che aspiravano a vivere e ad amare. 

È solo il racconto che tiene in vita lei e tutti noi, l’umanità, che vivrà fino a quando avrà qualcosa da dire, da tramandare, affidando al filo di Arianna la via di salvezza. O sfidando nelle trame dell’in/tessere l’ordito delle nostre storie insidiate dall’invidia degli dei. Così Aracne/Sofia Assante affida al giovane Andrea tutti gli strumenti narrativi per poter allestire una storia in/credibile, sempre sul filo del rasoio, desiderosa d’amore ma allo stesso tempo impregnata di arsura. Ognuno/a dei personaggi alle prese con i fili dell’esistenza prima che le Parche, Lachesi e Atropo, si divertano a recidere la continuità mortale delle nostre vicende umane colme di desiderio e di aspirazione alla bellezza, ma come nell’arte incapaci di cogliere definitivamente il senso delle cose. 

Resta sempre il dubbio e allora Cézanne continua a dipingere innumerevoli volte la montagna di Sainte-Victoire, non ritenendosi mai del tutto soddisfatto perché la sua forma viva è mutevole. L’arte come la nostra vita è ambigua, dice Adorno. Non riusciamo mai a cogliere complessivamente la personalità delle persone amate, ci sfugge sempre qualcosa che ci rimanda a ulteriori indagini fino a quando non riusciamo a comprendere che la risposta è nella fine di tutto. Armonica e insieme alla persona amata si augurano nelle Metamorfosi di Ovidio Filemone e Bauci, gli unici che offrono ospitalità ai due divini viandanti, Zeus ed Ermes. 

Le vite di Andrea, protagonista del romanzo e narratore, figlio dell’oste Alfredo della trattoria romana da Amilcare presso piazza di Spagna e Trinità dei Monti, si incrocia per caso appena dodicenne con quella di Elettra della famiglia nobile e aristocratica degli Alfieri della Scala che si trasferiscono nel suo stesso palazzo al 4° piano. Con lei, della sua stessa età, la sorella Violante e i genitori, Gregorio avvocato generoso e sempre disponibile, aperto e Clara, la madre, una donna affettuosa e amante dell’arte all’inverosimile. 

Il racconto ruota su questi due nuclei narrativi: Andrea vive l’adolescenza attratto dalla passione verso Elettra e l’affetto smisurato per Clara, che lo accoglie ogni volta in casa, a Roma e anche in vacanza quando la famiglia si sposta per le ferie estive nella loro casa, Villa Titta, sul Lago d’Orta, in Piemonte. Una prima cesura narrativa è determinata da un incidente automobilistico di cui è vittima Clara, dovuto al caso o alla volontà della donna di suicidarsi? Pare che l’impulso a terminare la vita sia dovuto ad un gesto della donna, a quanto sembra ad Elettra che trova sotto il cuscino un biglietto in cui lei accenna al gesto insano. 

Ma la foga e il pianto le impediscono di leggere e di conservare il biglietto, indotta da Andrea. Per quanto poi risulti che sia stata proprio lei a chiedere soccorso ma inutilmente. La via di Clara si spegne in ospedale. Un dramma che determina la fine dei rapporti con Andrea. La famiglia si trasferisce a Parigi. Elettra si chiude nel mutismo cosicché ad Andrea non resta che andare via in America, approfittando di una borsa di studio. 

Dopo 10 lunghi anni una telefonata da oltreoceano interrompe la tranquillità di Andrea. È Elettra che lo supplica di rientrare in Italia per una questione urgente: scavare nell’incidente di Clara, capire perché si sarebbe tolta la vita. Che cosa c’era sotto quella scelta crudele e drammatica? 

Andrea è sconvolto, non sa resistere al richiamo dell’antico amore e rientra fra lo stupore del padre e di zia Mimì che impreca continuamente ma gli vuole bene, dal momento che ha sostituito la madre scappata in America Latina quando Andrea aveva appena tre anni. Da qui inizia un viaggio alle radici dei rapporti famigliari e degli interessi artistici professionali di Clara. E insieme scoprono dopo indagini serrate e controverse con la stessa sorella Violante aspetti che non avrebbero mai immaginato della madre. Elettra ha bisogno di Andrea, è l’unico a cui può affidarsi ma non riesce a donarsi completamente a lui, mentre Andrea non riesce a penetrare completamente il carattere e le ansie, i desideri di Elettra. 

Il romanzo rivela appunto l’inanità degli sforzi per arrivare al cuore delle persone anche di quelle che ci sono più vicine e che amiamo di più. Resta un aspetto di ambiguità che non riusciamo a definire completamente. E allora non resta che dedicare almeno la nostra vita alle persone a cui riversiamo il nostro amore, riservandoci degli elementi di unicità insondabili e riconoscendoli come diritto riservato ad ognuno di noi. 

Sofia Assante è al suo primo romanzo, si occupa di sceneggiatura e lavora come editor, è figlia d’arte, di Ernesto un grande giornalista che ci ha lasciato poco tempo fa. La sua scrittura è fresca, e le storie si dipanano via via rivelandosi al momento come scoperta e compartecipazione. Crediamo che se questo è l’inizio non possa che continuare tessendo storie e affidando al mito la storia di altri personaggi che vivono nella nostra immaginazione e nel nostro desiderio remoto. 2025 (Mondadori Libri Milano, 381, € 20,00.)

Paolo Rausa

 

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