PROBLEMA “CASA”. COLPEVOLI INCERTEZZE

Copia di ARCIPELAGO MILANO (12)

Giovedì 3 luglio, alle 18:30, partirà da Piazzale Lodi una manifestazione per il diritto alla casa e alla città: “stop caro affitti, sfratti, sgomberi e speculazione immobiliare. Per un tetto agli affitti e più case popolari; soluzioni all’emergenza abitativa; la difesa dei quartieri e della città pubblica. Uniamo le lotte: dalle periferie ai centri città, da quartieri popolari di Milano ai comuni dell’Hinterland, costruiamo insieme un movimento per il diritto alla casa e alla città. Vogliamo che la pianificazione urbanistica e le risorse pubbliche diano risposte ai bisogni reali delle persone e non siano al servizio degli appetiti di fondi d’investimento, banche e operatori immobiliari”, questo lo slogan.

La decisione di promuovere un momento di mobilitazione cittadino di piazza è stata presa in una partecipata assemblea convocata da Sicet[1] e Unione Inquilini, i due sindacati inquilini più rappresentativi e attivi nella città metropolitana, nello spazio di Piano Terra, all’Isola, ospitati dal Laboratorio Off Topic. Ad oggi (ma continuano ad aumentare) sono 35 le realtà che hanno aderito al percorso: comitati dei quartieri popolari, associazioni, partiti, sindacati, centri sociali, il centro di ascolto delle Parrocchie Luigi Gonzaga e Ognissanti, gruppi studenteschi, collettivi che vivono in spazi occupati, comitati di cittadini che vivono in affitto, comitati di difesa della città pubblica.

Sono state sufficienti poche riunioni per trovare una convergenza e la voglia comune di non lasciare che Milano venga definitivamente trasformata in una città esclusiva ed escludente, attrattiva solo per ricchi, turisti e investitori immobiliari e finanziari, nel contesto delle imminenti Olimpiadi invernali. L’auspicio degli organizzatori è che il maggior numero di abitanti senta il bisogno e il desiderio di partecipare alla costruzione di un movimento capace di incidere sulla politica e sia presente al corteo.

Il modello di sviluppo della città, criticato e messo in discussione dagli aderenti alla manifestazione, non sembra però aver subito forti contraccolpi, nonostante il malcontento della popolazione e le inchieste della magistratura.

Successivamente alle dimissioni dell’Assessore alla Casa Guido Bardelli, l’attuazione del “Piano straordinario per la casa accessibile”, approvato a novembre 2024, è diventato compito dell’assessore al bilancio, Emmanuel Conte. Sono 24 le proposte di interesse che il Comune ha ricevuto per le 8 aree messe a bando con l’obiettivo di costruire in dieci anni 10mila case da affittare a 80 euro/mq, di cui una parte nella città Metropolitana – a fine maggio è stato sottoscritto il primo accordo con i comuni di Gorgonzola, Gessate e Cologno Monzese.

Anche Coima è tra i partecipanti e Matteo Rava’, responsabile della gestione dei fondi, ha dichiarato “l’intento era soprattutto quello di aprire un confronto col Comune”. La nuova strategia per la casa del Comune è stata rivendicata dal Sindaco Sala come la risposta della giunta all’emergenza del caro affitto in città. Nel documento si legge “A Milano ci sono preziose iniziative di edilizia residenziale sociale promosse da soggetti privati, ma in assenza di un cofinanziamento pubblico o del valore ridotto delle aree, gli affitti difficilmente possono scendere al di sotto della forbice tra i 120 e 150 euro al metro quadrato annuo. Questa situazione determina la mancanza di soluzione abitative a costi intermedi tra i canoni sociali del sistema Sap e gli attuali costi dell’housing sociale”.

Le nuove case si chiameranno Edilizia Residenziale Sociale Calmierata (ERSC) e saranno rivolte a nuclei famigliari con redditi tra 1500 e 2500 euro/mese. Nel documento si insiste molto sulla “regia pubblica del piano”, che però non viene mai né spiegata né argomentata e come ha già sottolineato l’Osservatore Attento, nella molto interessante valutazione del piano a cui rimandiamo, non si dice neanche se e come verrà coinvolto il Consiglio Comunale. L’impostazione è trattare progetti, risorse e agevolazioni direttamente con gli sviluppatori interessati, senza vincoli e certezze che domani verrà realizzato quanto stabilito ieri, anche considerando che non c’è un piano economico delle risorse da utilizzare.

Il documento prosegue con “la strategia del piano straordinario per la Casa sull’Erp”. La prima linea di intervento riguarda il riatto del patrimonio sfitto: viene individuato un lotto di 500 alloggi che potrebbero essere recuperati con costi variabili da 5000 a 10000 euro. Qualora il Comune non trovasse le risorse necessarie, si propone di attivare iniziative di partnership pubblico-privato, cioè gli alloggi verrebbero assegnati per un tempo definito a soggetti privati, che si farebbero carico delle ristrutturazioni e potrebbero quindi utilizzare il patrimonio come edilizia residenziale sociale.

La seconda linea di intervento riguarda il patrimonio fuori Milano, circa 782 alloggi, di cui 188 sfitti. Il progetto è di stipulare accordi con i comuni e le Aler per la definizione di diverse forme di gestione o per la cessione degli stabili, non escludendo anche la vendita.

La terza linea di intervento riguarda il patrimonio di edilizia residenziale pubblica presente nel Municipio 1, costituito da 767 alloggi molti dei quali lasciati vuoti, e il patrimonio di pregio presente anche in altre zone (via Jacopino da Tradate, viale Lombardia, Il villaggio dei Fiori). La strategia è triplice: 1) cedere gli stabili a privati, che si farebbero carico anche delle ristrutturazioni degli alloggi necessari per lo spostamento della popolazione residente, prevalentemente anziana; 2) affittare a prezzi di mercato gli immobili di pregio in applicazione dell’art. 31 comma 1) lettera c LR 16/2016; 3) vendere il patrimonio.

L’ultima linea di intervento riguarda “alcuni complessi immobiliari, situati a Milano, che si caratterizzano per necessità di interventi ad ampia scala particolarmente complessi e costosi in quanto estremamente degradati o perché aventi un assetto urbano particolare”. Su questo patrimonio, che non viene specificato, è già attivo dal 2023 un accordo di collaborazione con Fondazione Cariplo per progetti di rigenerazione urbana. Anche in questo caso non vengono però date informazioni.

Alcune considerazioni che spero possano essere utili e contribuire alla discussione sul modello di welfare abitativo di Milano:

  • come ha già sottolineato l’Osservatore Attento, non è chiaro perché il piano sia “straordinario”, visto che la strategia promossa è sempre la stessa: vendere e valorizzare il patrimonio ERP, far produrre ai privati nuova edilizia senza vincoli chiari.
  • É criticabile anche l’analisi del bisogno abitativo che dovrebbe legittimare la strategia adottata. Aggiungo a quanto già detto dall’Osservatore Attento, che nel documento non si fa alcun riferimento alle 109mila casa che risulterebbero non occupate secondo l’ISTAT e non si dice che a Milano il 40% della ricchezza è detenuta dall’8% della popolazione residente.
  • Mancano anche i dati delle persone senza fissa dimora o comunque delle persone prive delle garanzie richieste per ottenere la residenza anagrafica, che hanno ottenuto una residenza fittizia. Ad oggi il servizio è sostanzialmente bloccato e moltissimi cittadini che lavorano e abitano Milano, rimangono privi di residenza, con conseguenze gravissime relativamente all’accesso alle cure sanitarie, al welfarestate e all’istruzione. Banalmente, senza residenza non è possibile fare L’ISEE.
  • Non viene approfondito il tema del canone concordato e di come si possa rimediare agli errori fatti finora. Oggi, secondo i due accordi vigenti nel Comune, sottoscritti da organizzazioni sindacali con poca rappresentanza, è possibile affittare un bilocale di 60 mq in viale Misurata a 1800 euro oltre spese, usufruendo della riduzione dell’IMU, di altre e importanti agevolazioni fiscali e approfittando dei contributi pubblici che il Comune mette a disposizione dei proprietari tramite l’Agenzia sociale per la locazione di Milano. Il Comune potrebbe invece riservare le riduzioni IMU e i bonus comunali solo quando i canoni vengono effettivamente ridotti, in modo da garantire una vera sostenibilità dell’affitto per gli inquilini.
  • Contrariamente a quanto dichiarato nel documento, l’housing sociale ha usufruito di risorse, contributi, agevolazioni urbanistiche e fiscali. Per costruire un ragionamento serio e fare una valutazione approfondita e consapevole, sarebbe indispensabile e molto utile avere i dati precisi delle risorse pubbliche finora investite nell’edilizia residenziale sociale. Come sarà possibile costruire nuovi stabili da affittare a prezzi inferiori della metà rispetto ai costi dell’housing sociale, considerando che in tutti i progetti finora realizzati gli alloggi in locazione sono sempre stati una parte minoritaria del costruito?
  • A Milano persiste e si aggrava l’emergenza abitativa delle famiglie sotto sfratto (per morosità e finita locazione) e di tutti coloro che non hanno una casa dove vivere, nonostante lavorino e contribuiscano a produrre la ricchezza della città. Nel 2023 Comune e Aler hanno assegnato solo 387 alloggi SAP a fronte di 13400 domande presentate, mentre gli alloggi sfitti sono migliaia. Oggi, più di 200 famiglie attendono l’assegnazione di un alloggio temporaneo (Sat), anche da più di un anno dall’accoglimento della domanda. Le soluzione proposte alle famiglie che non riescono a ricollocarsi in autonomia sul mercato sono venti giorni in albergo e, nella migliore delle ipotesi, l’ospitalità di mamma e minori nel centro di viale Ortles, sui cui, qualche giorno fa, si è espresso anche Silvio Premoli, garante per i diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza[2]. Il centro di viale Ortles è ora gestito da una cordata di enti del terzo settore, il cui capofila è la cooperativa Medihospes, attiva a Roma e gestore dei due centri creati dal Governo Meloni in Albania[3]. Per il Comune di Milano queste famiglie sono fantasmi invisibili, privi di diritti, giudicati colpevoli della propria condizione.

in conclusione, il piano casa straordinario, basato sostanzialmente solo sulla privatizzazione, non sembra essere uno strumento adeguato ad alleviare il problema della casa di Milano e a fermare i processi in corso di espulsione della popolazione residente meno benestante.

Veronica Puija

[1]             https://www.facebook.com/sicetmi/

[2] https://milano.repubblica.it/cronaca/2025/06/18/news/premoli_garante_infanzia_dormitorio_viale_ortles_minori-424676504/

[3]    https://altreconomia.it/centri-per-i-migranti-in-albania-il-gestore-italiano-medihospes-e-la-succursale-a-tirana/

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3 comments

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Gianluca Gennai

Evidentemente c’è una riflessione in corso nel pensiero critico, sull’intera vicenda degli alloggi a Milano, confermata da questa sua e da quella citata dell’ “Osservatore attento” che avevo già letto con interesse. Si rimanda a valutazioni e approfondimenti che ad oggi, come si legge, hanno prodotto spazi ulteriori per gli investimenti privati se pur extraurbani, certamente di grande strategia poitca del consenso. Dunque un inurbamento estensivo di alloggi extraurbani presentati come la panacea e che invece, andranno ad arricchire i soliti players e; nella migliore delle ipotesi saranno abitabili da cittadini che oggi sono nella fascia grigia. Poi ci sono le rigenerazioni certamente di attualità in alcune periferie, le quali, da una parte compiono il miracolo della rinascita di intere zone grigie, dall’altra popongono formule di valorizzazione immobiliare ( certamente comprensibile rispetto ad un investimento privato in zone degradate), passanti per locali d’intrattenimento ” a la page ” o al meglio studentati o social using per giovani proponenti e attivi in qualcosa d’interessante, meglio se in settori trandy come la moda, il fashion jobs ecc. Restano le marginalità che come ben lascia intuire il suo scrivere, sono destinate all’espulsione e all’isolamento abitativo. Un’escluvisità della miseria al contrario che resta ad appannaggio dei più sottomessi tra i cittadini, malgrado loro rilegati nel medievalismo di nuova concezione, riproposto in forma edulcorata, veri servi della Gleba dove la Gleba non è certo la zolla di terra d’origine mutuata al latino, bensì un lavoro anche dignitoso tuttavia inadeguato alle ambizioni di una Milano che corre verso l’esclusività. Purtroppo non vedo un riscatto a breve dei cittadini sottomessi a questo destino che non urla, non provoca reazioni forti in questa Milano brava a dare un’immagine vincente, coeva con altre realtà nel mondo ben più capaci di coagulare i malesseri delle vite suburbane e va veloce, troppo veloce verso una zona di no-confort in cui c’è il rischio che si perda.

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Chiara Vogliatto

Di tutte le stupidaggini che vengono dette sulla “rigenerazione urbana” alla milanese, la peggiore è che anni fa Milano era una città grigia e triste, e che adesso è vivace e allegra. Milano invece per come la conosco io è sempre stata una città vivissima, piena di centri culturali e di centri sociali; piena di botteghe e laboratori dove trovavi sempre un burbero artigiano che ti dava un buon consiglio per risolvere il tuo problema tecnico; quando poi si andava al bar Magenta, per dire, o nei baretti al Ticinese, era pieno di gente indaffarata e in movimento molto interessante da conoscere. Oggi invece con la precarietà lavorativa, che in ogni momento ti possono lasciare a casa, e con il problema della casa ben descritto nell’ intervento, con gli affitti che strozzano e il rischio di sfratto, la situazione è molto peggiorata. Certo, è pieno di tavolini per i turisti. E gli immobiliaristi un tempo erano scontenti mentre adesso sono euforici. Ma non rappresentano di sicuro tutta la città!

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    Cesare Mocchi

    Condivido il giudizio sulle false narrazioni su Milano (occhio ai congiuntivi però ;-). Milano era una città in cui quando si costruiva il primo ospedale (la Ca’ Granda) la si pensava aperta e gratuita per tutti (non come la sanità odierna), verificando ovviamente la fattibilità del progetto mandando in giro in tutta Europa una commissione per imparare dai piani finanziari altrui. Era la città dove all’ inizio del Novecento, pur essendoci molto meno soldi, si costruivano quartieri popolari che sono ancora lì solidi e sani (li stanno vendendo). E la priorità di questa amministrazione, ottimista e di sinistra, sembra essere solo quella di vendere le aree comunali dello stadio ai fondi americani (che scapperanno appena incassato il malloppo). O si fa così, si dice, o i capitali esteri se ne andranno altrove. Facciano pure. Mica vengono qui per farci un favore, ma per estrarre valore dal territorio. E i soldi che portano mica vanno alla comunità, finiscono nelle solite tasche delle proprietà fondiarie e dei commercianti, buon per loro per carità. Ma anche se se ne andassero altrove, staremmo bene lo stesso (forse anche meglio).

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