WALTER TOBAGI. SOGNATORE PRAGMATICO E FUORI DAI PRECONCETTI IDEOLOGICI

Copia di ARCIPELAGO MILANO (9)

Se attraversiamo il Parco Solari, ci imbattiamo in una panchina bianca, il colore prescelto per la memoria delle vittime sul lavoro, per tenere viva la consapevolezza pubblica del sacrificio di donne e uomini, che sul lavoro hanno perso la vita. A fianco della panchina bianca una targa riporta questa frase: “Poter capire, voler spiegare”. La frase è una massima di Walter Tobagi, inviato speciale del “Corriere della Sera”, che concentra con estrema essenzialità i compiti del giornalista. Come ha scritto la figlia Benedetta, Tobagi ha usato le parole per fare la sua parte nel mondo, attraverso una prosa che vibra di indignazione e di passione civile: il giornalismo per lui è stato più che una semplice professione, una vocazione e una grande passione. Per il suo lavoro di giornalista mio padre è morto, ma soprattutto per esso ha vissuto Per sua stessa ammissione il giornalismo è diventato la sua “passione folle”, l’unica.

Si è sempre sentito vicino a quella che Giorgio Bocca definisce la funzione maieutica della stampa, cioè aiutare la gente a tirar fuori quello che ha dentro, informare con l’intento di fornire al lettore gli strumenti per ragionare e chiavi interpretative per intendere la realtà. In altri termini ha sempre inteso la professione del giornalista come un servizio alla società.

Questa panchina bianca con la targa è il primo di tre fotogrammi suggestivi, che come cittadina milanese e residente nel quartiere, desidero portare alla vostra attenzione per ricordare un professionista della carta stampata, che ha sempre preferito un giornalismo di ricerca, rivelandosi fin da giovanissimo un protagonista…

L’abitazione di Walter Tobagi, in via Andrea Salaino, distava pochi passi dal Parco Solari e su quel marciapiede 45 anni orsono perse la vita, freddato dai colpi di una P38, l’arma simbolo degli “anni di piombo”, utilizzata da giovani killer dell’antagonismo estremo dell’Autonomia Operaia. Era appena uscito da casa per andare al lavoro nella redazione di Via Solferino, come faceva ogni giorno.

Walter Tobagi era un riformatore e per questo risultava insopportabile al fanatismo estremista”- ha detto di lui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella – “era un giornalista libero che indagava la realtà oltre gli stereotipi e pregiudizi, e i terroristi non tolleravano narrazioni diverse da quelle del loro schematismo ideologico”

La seconda delle tre immagini si trova proprio qui, nella via del tragico omicidio: è una targa commemorativa, che riproduce la frase tratta da una lettera alla moglie del dicembre 1978 e che può essere considerata il testamento spirituale del giornalista: “Al lavoro affannoso di questi mesi va data una ragione che io avverto molto forte: è la ragione di una persona che si sente intellettualmente onesta, libera e indipendente e cerca di capire perché si è arrivati a questo punto di lacerazione sociale, di disprezzo dei lavori umani (…) per contribuire a quella ricerca ideologica che mi pare preliminare per qualsiasi mutamento, miglioramento nei comportamenti collettivi”.

Davanti a questa targa il 28 maggio, a 45 anni dal giorno in cui fu ucciso Walter Tobagi, il sindaco Sala ha sostato in raccoglimento in presenza della figlia Benedetta e ha ricordato che è una persona nella quale Milano si riflette molto, perché è una città che non vuole mai vedere negata la libertà di pensiero, di espressione, di guardare avanti, di essere innovativi. E alla fine Walter Tobagi ha pagato questo: la ricerca della verità. Ogni anno siamo qui, è una figura simbolo della nostra città, quindi è giusto e essere qua con la famiglia

In questa occasione che attesta un ricordo ancora oggi denso di emozione, ho avuto il privilegio di conversare brevemente con Benedetta Tobagi sulla situazione attuale del giornalismo. Benedetta non ha dubbi che in questo momento – in cui è sotto gli occhi di tutti che l’informazione è sotto attacco e ne è minacciata l’autonomia, così come accade anche per il sistema giudiziario – il giornalismo è una professione temuta. Oltre duecento giornalisti sono morti nella Striscia di Gaza, mentre cercavano ogni giorno di raccontare i massacri a cui è sottoposta da due anni la popolazione civile. Anche nel teatro di guerra ucraino si contano decine di reporter uccisi, oltre a quelli attaccati, rapiti e incarcerati in prigioni militari, senza alcuna accusa né processo. Per questo è più che mai necessario l’impegno a informarci come cittadini, a essere vigili di fronte a correnti di disinformazione pilotata e a manifestare solidarietà con la stampa impegnata a tutelare il diritto universale all’informazione libera e indipendente.

Una nuova targa che ricorda l’“illustre pariniano e giornalista, per il suo impegno in difesa della libertà “è stata scoperta in questi giorni presso il Liceo Parini, dove Tobagi studiò e fece i suoi primi esercizi di giornalismo: nel 1966 si trovò coinvolto nell’ancora famoso ‘scandalo della Zanzara’, in quanto redattore del giornale scolastico che aveva fatto tanto scalpore con un articolo che toccava un argomento tabù come la sessualità. 

Benedetta Tobagi ha sottolineato che questa targa va oltre la dimensione cronachistica e celebrativa, è un modo di dire ai ragazzi che – qualunque cosa succeda – quello che le persone fanno nella vita lascia un’impronta così profonda, così calda, che resta. Ed è un grosso antidoto anche al cinismo.

Tobagi considerava il cronista come un artigiano della cultura e della democrazia, che scava nella realtà per portare alla luce elementi nascosti, analizza i fenomeni senza passionalità, con pacatezza e rigore e ogni giorno raccoglie la sfida della libertà e dell’autonomia. Ancora oggi simboleggia il giornalismo civico, impegnato e democratico, che è di esempio e incoraggiamento a documentarsi per capire e affrontare le incertezze del presente. 

In occasione di questo anniversario, l’Associazione Lombarda Giornalisti, di cui l’inviato del ‘Corriere’ era presidente quando fu assassinato, ha reso disponibile gratuitamente copie del libro “Walter Tobagi Giornalista”, che raccoglie parte degli scritti di Tobagi, dagli esordi alle opere storiografiche, ai servizi da inviato del Corriere della Sera. 

Rita Bramante

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