10 Giugno 2025
FRANCO LOI E GIUSEPPE BILLANOVICH
Nuovi fondi per la Biblioteca dell’Università Cattolica di Milano
10 Giugno 2025
Nuovi fondi per la Biblioteca dell’Università Cattolica di Milano

Il poeta Franco Loi, classe 1930, è milanese d’adozione e milanese a tutti gli effetti per il suo contributo artistico, riconosciuto anche con l’Ambrogino d’oro. Arrivò a Lambrate dopo essersi trasferito con la fa-miglia da Genova, quando aveva soltanto sette anni e a Milano si è spento nel 2021.
Per oltre sessant’anni ha scritto saggi e versi in un dialetto milanese personalissimo, sempre aperto alle contaminazioni, rielaborato e reinventato per adeguarlo alle sue esigenze espressive. Diceva di non essere lui a aver scelto il dialetto, ma che il dialetto lo aveva scelto.
Il milanese dei suoi testi non è quello classico della grande tradizione del Porta e del Tessa, ma la lingua d’uso che la gente parlava per le strade e nelle osterie, la lingua di tutta la comunità milanese, compresi i numerosi immigrati dal Sud, che per comunicare e per integrarsi parlavano il dialetto, modificandolo con il proprio apporto originale. È la lingua dell’esperienza e quindi della vita, appresa dalla gente semplice del mondo operaio e popolare, che con motti arguti raccontava le proprie storie.
La raccolta della sua consacrazione, Stròlegh, fu pubblicata da Einaudi nel 1975 con introduzione di Franco Fortini, che subito ne riconobbe il valore artistico.
Così Loi descrive il suo impulso per la scrittura poetica e i ritmi della sua officina creativa: scrivevo sia in tram o in bus o per strada quel che mi si agitava dentro, e poi a casa rivedevo, correggevo, riascoltavo con stupore. (…) mi aggiravo per le stanze di casa e recitavo ad alta voce quanto veniva detto dal mio essere intero, preoccupandomi soltanto di ritenere a memoria per certi tratti le parole che sentivo e come le sentivo.
Franco Loi è una figura culturalmente atipica nel panorama poetico italiano e forse per questo poco conosciuta al grande pubblico, per quanto sia stato uno degli intellettuali più attivi e dei poeti più rappresentativi del secondo Novecento. Di Milano ha raccontato non solo cose belle, ma anche dolore, sdegno e rabbia, il nero della guerra accanto alla voglia di godersi la vita dopo la Liberazione.
Era un uomo del dialogo, sempre disponibile all’incontro e soprattutto al confronto con i giovani nelle scuole. Per oltre dieci anni ha presieduto la giuria del concorso artistico-letterario del Premio Galdus, rivolto agli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado. Oggi dai suoi discepoli, amici ed eredi è stata fondata l’associazione di promozione sociale ‘aManoLibera APS ‘, che gli ha intitolato il Premio Franco Loi, che vuole offrire ai bambini, ai ragazzi e ai giovani dalle elementari alle superiori l’opportunità di dare voce, spazio e attenzione ai loro desideri e di trovare, seguendo la guida di maestri autorevoli, la propria via d’espressione tra prosa, poesia, arte e cinema.
Il fondo della sua biblioteca (oltre 3.000 libri, un carteggio con 1.400 corrispondenti, i testi della sua militanza critica pubblicati da riviste e sulle pagine culturali dei quotidiani e numerose testimonianze sulla storia culturale della città di Milano e dell’Italia) è stato donato dagli Eredi all’Università Cattolica, che ne ha curato la catalogazione. Studiosi e amici gli hanno dedicato una raccolta di saggi e un’esposizione dal titolo evocativo “Franco Loi. Il milanese che parla al mondo”.
Alle milanesi e ai milanesi l’invito a scoprirlo, a partire dall’appassionante resoconto autobiografico Da bambino il cielo, recentemente ripubblicato da Garzanti.
Alla fine dello scorso anno anche un altro importante Fondo è stato donato dalle Eredi alla Biblioteca dell’Università Cattolica, il “Fondo Billanovich”.
Si tratta di una mole di documenti di vario contenuto, dalla corrispondenza con studenti e con nomi illustri della cultura e letteratura del secolo scorso – come Gianfranco Contini e Natalino Sapegno -, alle fotografie, dalle bozze di testi alle schede di carattere bibliografico.
Al termine dei lavori di catalogazione tutti i documenti saranno visibili nell’Opac della Biblioteca e disponibili alla consultazione degli studiosi che vorranno conoscere la biografia professionale e umana del Professore anche attraverso l’archivio delle “sue carte” private
Giuseppe Billanovich (1913-2000), filologo di fama internazionale e membro dell’Accademia dei Lincei, contribuì a fondare nel 1955 presso l’Ateneo uno dei primi insegnamenti di Filologia medievale e umanistica e qui fu docente per oltre tre decenni, costituendo il punto di riferimento per generazioni di allievi della Facoltà di Lettere.
“Leggere, leggere, leggere!” era il motto che più amava ripetere e possedeva una travolgente capacità di entusiasmare e coinvolgere nelle vicende di manoscritti, libri e intere biblioteche, legate alle vicende umane di frati, monaci, umanisti e nobili., tanto che nella presentazione degli Studi in memoria un allievo lo definisce “ciclone Billanovich”.
Fu artefice anche della grande Sala di consultazione della Biblioteca, dove incontrava i “suoi giovani amici”, come definiva allievi e ex allievi, a cui richiedeva rigore e precisione nella verifica e controllo di ogni indizio, prima di formulare ipotesi storiche sui testi. Negli anni Ottanta, in cui non c’erano le mail e l’accesso alle fonti era fatto di persona, Billanovich portava personalmente agli allievi le schede bibliografiche in sala di consultazione e dedicava ore a scrivere lettere per orientare le loro ricerche filologiche.
Oggi questa Sala è a lui dedicata e qui è disponibile per gli studiosi di discipline umanistiche un patrimonio prezioso di incunaboli, cinquecentine e opere edite tra il 1600 e la metà dell’Ottocento.
Rita Bramante