ISRAELE, PALESTINESI, HAMAS

Continuerò a difendere strenuamente l’unico obiettivo possibile e cioè pretendere 2 POPOLI e 2 STATI. È evidente, esiste un passaggio che rimane ineludibile, scontato. Basta inviare armi ad Israele. È ovvio. È evidente che con Israele oggi bisogna interrompere ogni tipo di rapporto commerciale e diplomatico. È evidente, che solo la caduta di Netanyahu potrà fermare definitivamente questo massacro. Necessario.
Dopodiché, sento l’urgenza di guardare un po’ più in là, perché un percorso credibile va ipotizzato. Proviamoci. Chi mastica di politica sa che “la politica è l’arte del possibile”, ma il possibile deve avere già una sua strategia. Una domanda mi assilla già da molto tempo. Chi può rappresentare oggi legittimamente, il popolo palestinese? Quando si parla di possibili trattative, perché tutti noi ce le auguriamo, chi avrà titolo per sedersi a quel tavolo?
Esiste un movimento a Gaza ” Vogliamo vivere” che esiste già da tempo, prima che iniziasse questa ultima guerra. I manifestanti hanno scandito slogan e prodotto ragionamenti eloquenti. ” Israele attacca e bombarda, ma anche Hamas ha responsabilità dirette, così come tutti coloro che si definiscono leader arabi e palestinesi”. “Hamas vattene”
Hamas ha voluto interpretare tali manifestazioni come proteste contro Israele, non contro la politica di Hamas. Poi li ha repressi con la forza, definendoli traditori. Accusandoli di minare le trattative sul rilascio degli ostaggi. Certo è, che le domande sulla condotta politica e militare di Hamas non possono essere messe a tacere. Parliamone.
Le proteste a Gaza sono legate a 3 motivi. Il Genocidio. Il fallimento di Hamas. Le aspirazioni a vivere in libertà e dignità.
IL GENOCIDIO è sotto gli occhi di tutti. I morti a Gaza sono oltre 60 mila e rappresentano il 2% della popolazione. Il 92% delle case sono state distrutte. Mancano cibo, acqua, medicine. Ogni giorno è una lotta per rimanere in vita. I bombardamenti hanno distrutto la società palestinese. L’obiettivo è la fuga e l’espulsione di massa dei Palestinesi. Questi Palestinesi protestano, perché non ne possono più di essere un “popolo sacrificabile”. Un popolo che non ha diritti.
HAMAS ha gravi colpe. I dimostranti considerano Hamas un problema e chiedono che lasci la Striscia. C’è un perché. Anche se tutto ciò può apparire strano, perché non si dice, in realtà c’è nei confronti di Hamas un forte risentimento. I civili hanno dovuto sopportare il peso della distruzione, mentre le forze di Hamas si sono nascoste nei tunnel di Gaza. Si è preferito proteggere i combattenti invece dei civili. I manifestanti non hanno percepito lo stesso amore e si sentono soli. Nascono domande sull’efficacia della resistenza armata di Hamas. I manifestanti parlano di un fallimento pagato dai civili.
La teatralità nella consegna degli ostaggi e lo scambio dei prigionieri palestinesi ha favorito Netanyahu. Nessuno ci pensa. Israele libera 500 prigionieri palestinesi? Una vittoria. In realtà il giorno dopo vengono arrestati 500 civili e il ricatto si perpetua. Fra questi manifestanti cresce preoccupazione e consapevolezza del fallimento delle scelte di Hamas. Hamas se ne frega. Questi manifestanti desiderano prendere le distanze dal settarismo delle attuali leadership, sia a Gaza che in Cisgiordania.
Quando si parla di Hamas, i ragionamenti si fanno complicati e spesso nascono contrapposizioni anche tra i Pro Palestrina.
Ex funzionari israeliani hanno apertamente riconosciuto il ruolo di Israele, nel fornire finanziamenti ed assistenza ad Hamas. Il 19 gennaio 2024 Josep Borrell capo della politica estera della UE, avrebbe fatto dichiarazioni alla Reuters assai pregnanti: “Israele è colui che ha creato Hamas, ma lo ha fatto per indebolire l’Autorità Palestinese (AP)”. Netanyahu nega, ovviamente.
Bezalel Smotrich, legislatore di destra ed ex ministro delle Finanze, ha definito l’AP “un peso” e Hamas “una risorsa“. Curioso. Shlomo Brown è stato vice consigliere per la sicurezza nazionale di Israele. Le sue dichiarazioni confermano il sopracitato.
“Un maggior potere ad Hamas, aiuta Netanyahu ad evitare negoziati sulla creazione di uno Stato Palestinese, poiché non ci sarebbe un partner valido per intavolare colloqui di pace”.
Lo stesso attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 desta sospetti. È vero che Netanyahu venne informato per tempo e lasciò fare?
Vogliamo provare a dare una risposta alla mia domanda iniziale? MARWAN BARGHOUTI per me può essere la vera speranza. È soprannominato il Nelson Mandela palestinese. Nato nel 1956 è un capo riconosciuto di Al Fatah, gruppo maggioritario di AP. La sua storia arriva da lontano, quando affiancò sino alla morte Yasser Arafat, leader indiscusso ed amato da tutti i Palestinesi. Non mi soffermerò sull’attuale composizione della AP, i suoi problemi interni e la contrapposizione con gli obiettivi di Hamas.
Mi voglio invece soffermare, sulle proposte e le idee di Barghouti che è nelle carceri israeliane dal 2002 e condannato a vita. Se è vero che Hamas, organizzazione islamista, non riconosce Israele, l’AP che è laica, ne riconosce il diritto all’esistenza. Barghouti rivendica l’inderogabilità di fare un patto di convivenza con Israele. Con una Palestina libera ed indipendente.
Nel 2002 dichiara “Al Fatah non abbandona il diritto a difendere le terre palestinesi e lottare per la libertà del proprio popolo…” Dopodiché, allo stesso tempo, definisce Israele “i nostri futuri vicini” e si schiera contro ogni atto di violenza. Verrà arrestato.
Barghouti rappresenta il capo potenziale dei dispersi movimenti palestinesi ed è in grado di cogliere l’istanza del suo popolo. Un popolo palestinese che si sente calpestato e strumentalizzato, per la complice contrapposizione tra Israele ed Hamas. Barghouti può essere l’uomo giusto e non a caso, Netanyahu si rifiuta di inserirlo tra i prigionieri da scambiare con Hamas. Oggi il vero problema sta nell’attuale politica palestinese, che non ha un leader riconosciuto in grado di mettere d’accordo tutti.
Non sono così sprovveduto dal pensare che Barghouti da solo, possa risolvere tutte le questioni aperte da questo conflitto. Hamas è considerata un’organizzazione terroristica dall’intero consesso internazionale, soprattutto dopo i fatti del 10 ottobre. Oltre ai dubbi ed alle accuse che ho sopracitato, l’obiettivo di Hamas di distruggere Israele è irrealizzabile. Una vera follia.
La speranza di arrivare ad una soluzione, può essere affidata solo ad un uomo come Barghouti. Ripartiamo da questa idea. Benché incarcerato, risulta il leader palestinese più stimato. Mi rifaccio ad una ricerca di Arab Barometer prima del 10 ottobre. L’allora capo di Hamas Ismail Haniyeh, poi ucciso nel 2024, ha preso il 24%. Abu Mazen di AP il 12%. Barghouti il 32% dei voti.
E allora, tutte le possibili pressioni politiche e diplomatiche di chi vuole bene a questo popolo, devono andare in una direzione. Richiedere la liberazione di Marwan Barghouti, incarcerato ingiustamente e condannato a 5 ergastoli dal tribunale israeliano. Netanyahu non ha nessuna intenzione di procedere verso la soluzione dei 2 Stati, ma sa che oggi manca la vera controparte.
Fortunatamente, anche in Israele si sta muovendo qualcosa di importante e non da oggi. Peccato che i media ne parlino poco. Da novembre 2023, ogni sabato i manifestanti si ritrovano e chiedono la liberazione degli ostaggi e anche un cessate il fuoco. Te li raccontano come un branco di disperati con le foto in mano, inascoltati e senza alcun seguito. Ogni sabato sono 100 mila. In realtà, la contrapposizione al governo è molto sentita e aumenta la consapevolezza dei crimini commessi da Netanyahu. Le contestazioni stanno andando avanti da tempo e sempre più al fianco dei diritti del popolo palestinese. Perchè si tace?
Massimo Chierici, in un suo articolo pubblicato su “Valigia blu” il 30 maggio 2025, indaga bene su quanto avviene in Israele: “Gli eredi del sionismo socialista hanno iniziato ad interrogarsi su come ridefinire una proposta di Stato fondata non più solo sull’identità ebraica, ma sull’essere nell’oggi cittadini israeliani. È giusto sapere che anche quando si arriverà ad una trattativa e la guerra si concluderà, la società civile non abbandonerà le piazze. Ormai non esiste più un solo Israele”.
Ho provato a spiegare come stia crescendo l’opposizione nei confronti del governo Nethaniau. Non da oggi. Gli israeliani che vivono là, si ribellano all’orrore cui devono assistere. In Italia invece si continua a giustificare.
Il 3 giugno 2025, è apparso sul quotidiano “Il Riformista” un appello firmato da 650 personalità molto conosciute. Tra i giornalisti Fiamma Nirenstein, Giuliano Ferrara, Paolo Liguori, Alessandro Sallusti, Barbara Palombelli.Tra i politici Daniele Capezzone, Fabrizio Cicchitto, Carlo Giovanardi, Francesco Storace, Anna Paola Concia.
“Fermate l’odio antisemita, difendete le ragioni d’Israele, la sicurezza, la libertà, i diritti degli ebrei nel mondo. Le manifestazioni dei prossimi giorni “contro la guerra di Gaza e per fermare Israele” sono iniziative irresponsabili nei confronti degli ebrei di tutto il mondo… Quelle manifestazioni sono organizzate e promosse da chi non vuole capire cosa è successo il 7 ottobre 2023. I 5 mila terroristi palestinesi che quel giorno invadevano Israele, dicevano al mondo che massacrare gli ebrei in massa era nuovamente possibile“
Il lunghissimo appello, di cui vi ho riportato alcuni stralci, prosegue e va concludendosi con queste affermazioni: “Oggi un Occidente cieco e autolesionista sta dando un aiuto impensabile a questo disegno, i cui frutti tremendi vediamo ogni giorno anche in Italia, con la diffusione delle più repellenti manifestazioni di odio antiebraico.”
Pensate, che alcuni firmatari si sono presentati il 6 giugno a Milano, per contestare l’iniziativa di Renzi e Calenda. I 2 hanno criticato i contenuti della manifestazione che si sarebbe tenuta il giorno dopo a Roma. Troppo sbilanciati. “No alle azioni del governo israeliano, ma attenzione al pericolo antisemita e chi professa la distruzione dello Stato di Israele.” Cosa pretendere di più da Renzi e Calenda e quei deputati del PD che sono in dissenso con la Schlein?
Sono felice che la manifestazione del 7 giugno a Roma sia stata oceanica. Era ora. Ecco La questione palestinese. Organizzata da PD, AVS, 5Stelle, Rifondazione e tante Associazioni che hanno consentito ampia partecipazione. Chiedere il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte del governo italiano ha un enorme valore. Lo hanno già fatto in Europa, la Spagna, l’Irlanda, la Norvegia e si appresta a farlo anche la Francia di Macron. È vitale il cessate il fuoco. Il rilascio degli ostaggi. Le sanzioni ad Israele. Lo stop agli accordi tra Israele e UE.
È una battaglia che in Italia è in forte controtendenza, perché la Meloni ed il suo governo hanno già scelto Israele. Hanno cassato la richiesta di riconoscimento, limitandosi ad esprimere “preoccupazione” per la crisi umanitaria. Credo non ci sia molto da commentare. L’esercito israeliano spara sulla folla che si reca alla distribuzione del cibo. E lo rivendica bellamente. ” Avevamo individuato fra di essi, persone sospette di essere terroristi di Hamas…“.
Ritengo, che sconti all’attuale governo israeliano non ne vadano fatti. Ma non posso non denunciare le complicità. Il 4 giugno scorso, il Consiglio di Sicurezza ONU ha votato una risoluzione sulla situazione umanitaria a Gaza. Un cessate il fuoco immediato e permanente a Gaza. Il rilascio immediato di tutti gli ostaggi trattenuti da Hamas. La rimozione incondizionata di tutte le restrizioni all’ingresso di aiuti umanitari a Gaza. La risoluzione è stata respinta, causa il veto posto dagli USA. Tutti gli altri a favore. Risoluzione non applicabile.
Giova precisare che ad oggi, sono 69 le risoluzioni emanate dall’ONU concernenti la Palestina ed Israele. 29 risoluzioni di condanna verso Israele, sono state bloccate dal veto USA. Come non parlare di complicità? L’antisemitismo non può essere alibi per ogni stagione. L’orrore dell’olocausto non può giustificare uno sterminio.
Antipatie verso Israele? Pregiudizio, paura ed odio verso gli ebrei? Tutto ciò è antisemitismo? Rivolgersi al signor Netanyahu… senza dimenticarsi di fare una telefonata a Trump.
Va sostenuta e rilanciata la liberazione di Marwan Barghouti.
Danilo Tosarelli

1 commento