27 Maggio 2025

IL FUTURO DELLA METROPOLI LOMBARDA

Marina Berlusconi guarda lontano


Copia di Copia di ARCIPELAGO MILANO (10)

La discussione sul futuro della metropoli lombarda è avvitata in un circolo vizioso dominato dall’interesse della magistratura per le colate di cemento concentrate sul nucleo centrale della metropoli, dal disinteresse della classe imprenditoriale per qualsiasi progetto organico di sviluppo economico, in uno scenario dominato oltre che dalla crisi delle pratiche democratiche dalle tante piccole corporazioni di demiurghi in cui è articolata la nostra società.

Fa eccezione a questo quadro l’intervento di Marina Berlusconi,  presidente del gruppo Mondadori, in occasione dell’inaugurazione della rinnovata libreria Rizzoli a Milano, la quale dichiara “Lo strapotere delle Big Tech mi preoccupa da sempre: non si era mai vista una concentrazione di potere e ricchezza nelle mani di così pochi soggetti”, e prosegue  “Non so se avete mai letto qualcosa dei cosiddetti teorici dell’illuminismo oscuro: dietro le azioni di questi magnati c’è anche un retropensiero mistico-filosofico davvero inquietante. Sono idee antidemocratiche, antiegualitarie, che spesso sfociano nel razzismo. Fanno venire i brividi e riportano alla mente i peggiori incubi del Novecento” (fonte: PrimaComunicazioneOnline del 9.5.2025).

Le argomentazioni di Marina Berlusconi possono essere ricondotte a una serie di quesiti: qual è il fattore strategico (o i fattori) da cui traggono potere le Big tech (Amazon web services, Microsoft Azure, Alphabet- Google cloud, Meta, Alibaba) e qual è l’origine del pensiero antidemocratico di una parte rilevante degli imprenditori che fanno capo a tali imprese.

Tra i fattori strategici che hanno determinato la posizione dominante di queste imprese ne ricordo due: l’aver intuito il valore dell’economia dei dati, che, grazie alla debolezza (o mancanza di capacità di visione) delle pubbliche amministrazioni , vengono sottratti ai cittadini per essere commercializzati, e l’aver compreso il ruolo fondamentale dell’economia dell’attenzione, grazie alla quale le imprese interagiscono pressoché in tempo reale con gli utenti, in base al loro comportamento (che sono in gradi di controllare sia attraverso i social, sia attraverso le loro reazioni davanti allo schermo), condizionandone sia i comportamenti economici (in termini di favorire l’acquisto di merci), sia quelli sociali (condizionandone i comportamenti ‘politici’). Il tutto con una fiscalità non paragonabile a quella delle imprese tradizionali, grazie all’ubiquità dell’attività delle Big Teck.

Si è formata così una filiera produttiva ad altissimo valore aggiunto articolata in prelievo pressoché gratuito dei dati e loro manipolazione attraverso I processi di machine learning, gestione e indirizzo del chiacchiericcio sociale grazie all’attivazione, e controllo dei social, con il risultato di una leadership sull’indirizzo di comportamenti economici e sociali. Per contro tale filiera richiede alti investimenti nello studio dei sistemi cognitivi e produce una vasta gamma di esternalità nocive per l’ambiente, principalmente alto consumo di beni primari quali acqua ed energia, e alta concentrazione di emissioni. Tale filiera non si limita ad agire nel settore privato, ma opera in modo rilevante nel settore pubblico, organizzandone le attività di ‘intelligenza artificiale’. La più importante di queste imprese è, come noto, Amazon AWS, che gestisce un numero rilevante di metropoli statunitensi.

Si è andato così configurando un sistema tecnologico neuronale, nel quale la città diventa una piattaforma privilegiata per estrarre valore dalla collettività, grazie alla sinergia social net – rete – prelievo dei dati-gestione in nano-secondi dell’attenzione di abitanti consapevoli. Questo disegno di dominio virtuale potrebbe essere esteso anche al dominio dello spazio fisico con il progetto trumpiano delle 12 nuove “città della libertà”, fra cui il progetto per Gaza, gestito dai millenaristi.

E questa è la seconda parte del discorso di Marina Berlusconi, in cui manifesta la sua preoccupazione per le tendenze antidemocratiche di tanti leader delle Big teck, ossia dei millenaristi e utilitaristi le cui tendenze sono ben descritte da Timnit Gebru ed Emile Torres in “Gli Eugenici e la promessa dell’utopia attraverso l’intelligenza artificiale generale”. Il discorso di Gebru e Torres ricorda il monito di Norbert Wiener nel suo “Introduzione alla Cibernetica. L’uso umano degli esseri umani” (1950, Bollati Boringhieri): “allorché le persone umane sono impiegate non secondo le loro piene facoltà, ma come ingranaggi, leve, connessioni, non ha molta importanza che la loro materia prima sia costituita da carne e sangue”

Infatti secondo la Gebru: “gli utilitaristi sono interessati al numero di futuri esseri digitali che colonizzeranno lo spazio e vivranno in Matrix; come sostiene Nick Bostrom, che appartiene a una fazione chiamata “long termist “, le persone che potrebbero vivere miliardi di anni lontano da noi potrebbero essere una moltitudine, 10 elevato a 53 miliardi. 

Quindi il loro obiettivo è massimizzare la probabilità di esistenza di questi 10 elevato a 53 miliardi di persone (gli uomini di latta di Wiener), rispetto al milione di persone che sta morendo in questo momento; non dovremmo preoccuparci di questi, non dovremmo preoccuparci se il tuo vicino è affamato, non dovresti aiutarlo, si dovrebbe pensare cosa si può fare per massimizzare questi 10 alla 53 miliardi.

Se così stanno le cose dobbiamo fare qualche riflessione: la nostra cultura ha attivato tutti I processi in nome dell’equità: Faggin ha inventato il microchip 1968), Piol ha creato i nuovi sistemi di rete, abbiamo attivato il primo broadcasting pubblico, con Fastweb (1980), poi svenduto dai politici ai privati, abbiamo creato i primi progetti contro il digital divide. Cosa è andato storto? I politici (lombardi), svendendo Fastweb non hanno compreso il valore dell’economia dell’attenzione, gli accademici hanno riempito le aule e laboratori di computer senza insegnare i nuovi valori (o disvalori) sottostanti le nuove tecnologie. In sostanza non abbiamo saputo rigenerare le regole civiche di sistema (come ci insegna l’attuazione del PNRR).

La questione è seria: è cambiato radicalmente lo spazio della progettazione (economica, sociale, spaziale). Lo  spazio del progetto è paragonabile a una struttura mentale, con alta intensità di neuroni e di sinapsi; la forza guida della progettazione diviene così l’allargamento e l’intensità del sistema di connessioni, la  “connettomica”, in contrapposizione alla storica difesa del proprio spazio, per generare nuovi processi progettuali basati su  valori piuttosto che su confini territoriali,  sull’auto-organizzazione delle comunità  e sullo sviluppo di modelli di progettazione cooperativi, che sfruttano la resilienza e la capacità innovativa  dei modelli decentralizzati.

Riconducendo questa sfida alla nostra Regione, la cui capacità ‘agente’ si è non poco appannata, l’analisi di Marina Berlusconi sarà l’occasione per aggregare una nuova generazione di ‘industriosi’, capaci di sviluppare nuovi modelli rigenerativi, che diano priorità agli uomini di carne e sangue, rispetto agli uomini di latta?

Questione aperta.

Giuseppe Longhi



Condividi

Iscriviti alla newsletter!

Per ricevere in anteprima sulla tua e-mail gli articoli di ArcipelagoMilano





Confermo di aver letto la Privacy Policy e acconsento al trattamento dei miei dati personali


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. Tutti i campi sono obbligatori.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.


Sullo stesso tema


28 Ottobre 2025

LA RIFEUDALIZZAZIONE DI MILANO

Luca Bergo






11 Febbraio 2025

L’ANNO CHE VERRÀ

Gianluca Gennai



28 Gennaio 2025

FASCISTI SU MARTE

Giuseppe Ucciero








Ultimi commenti