NUOVE INCURSIONI D’ARTE IN CITTÀ PER IL FUORISALONE

Scenografi e artisti si sono mobilitati per interpretare in modo originale attraverso installazioni culturali il tema scelto quest’anno per il Salone del Mobile, la luce, non solo come elemento tecnico etereo per eccellenza, ma come presenza viva e vera e propria protagonista. Un omaggio alla città attraverso l’arte del nostro tempo che dialoga con quella del passato e si fonde con il patrimonio storico artistico
Robert Wilson, maestro indiscusso della luce e della scenografia contemporanea, ha portato al Salone la sua Mother, un dialogo con il capolavoro incompiuto di Michelangelo nello spazio museale del Castello Sforzesco dedicato alla Pietà Rondanini, l’opera d’arte più iconica di Milano insieme all’Ultima cena di Leonardo.
Secondo Wilson questo capolavoro straordinario non ha neppure bisogno di una vera e propria scenografia, ma soltanto di uno spazio-tempo suggestivo, dilatato e sospeso, che consenta all’osservatore di guardare e di perdersi nei propri pensieri: La Pietà ha bisogno di silenzio. E allora ho pensato alla musica di Arvo Pärt. La sua musica restituisce il profondo senso interiore di ascolto del silenzio. C’è qualcosa di comune tra la sua musica e questa scultura: un senso del tempo che si dilata, uno spazio che si apre e accoglie. Insieme, arte e musica non raccontano, non spiegano: semplicemente, ci permettono di provare emozioni[1].
Questo capolavoro della scultura ha a che fare con la figura universale della “Madre”, anche della madre di ciascuno di noi, qualunque sia la provenienza geografica del visitatore. La visita – secondo le intenzioni e il convincimento dell’artista – non vuole dirci preliminarmente che cos’è, ma regala l’occasione di porsi domande. L’installazione, a ingresso su prenotazione, resterà visitabile fino al 18 maggio.
Dal Castello Sforzesco al Cortile d’Onore della Pinacoteca di Brera, per campeggia l’installazione cinetica monumentale (18 metri) dell’artista britannica Es Devlin, soprannominata la poetessa della luce. Le scaffalature luminose, contenenti oltre 3.000 volumi selezionati e donati da Feltrinelli, vogliono richiamare una frase di Umberto Eco tornata alla mente dell’artista davanti alle alte scaffalature della Biblioteca Nazionale Braidense: I libri sono la bussola della mente, indicano innumerevoli mondi ancora da esplorare. La Library of Light non solo diventa palcoscenico culturale ospitando incontri artistici, ma colora di una luminosità inedita pareti, portico e edifici del cortile.
Da Brera allo Studio del pittore Andrea Chisesi, in via Marsala 1. Muta Poesia è il titolo dell’allestimento, che l’artista riprende dalla celebre definizione leonardesca La pittura è una poesia muta, e la poesia è una pittura cieca, per intitolare il suo omaggio a Leonardo da Vinci. Le opere più iconiche di Leonardo, come “La Gioconda” e “Il Cenacolo”, vengono rilette attraverso il linguaggio visivo di Chisesi, che fonde la tecnica pittorica con la fotografia e le affissioni strappate dai muri di Ortigia. Un’esperienza immersiva che vuole sollecitare anche una riflessione sulla capacità dell’arte di attraversare il tempo e parlare a ogni epoca.
Da via Marsala al Chiostro piccolo, eccezionalmente aperto al pubblico, e alla Sacrestia adiacente all’abside della Chiesa di Santa Maria delle Grazie.
Qui l’architetto Luca Trazzi si è cimentato in un’installazione luminosa Graffito di Luce, realizzata in collaborazione con FUN Europe Lighting, azienda che opera nel settore dell’illuminazione tecnica e decorativa. Un omaggio a Bramante attraverso percorsi luminosi fatti di strutture tondeggianti a raggiera in metallo color oro, che disseminano di fiori lucenti sia lo spazio esterno del giardino, che quello interno della sacrestia quattrocentesca, impreziosita dagli arredi intarsiati, donati ai monaci da Ludovico il Moro.
Dopo questi teatri di luci e ombre, di esperienze emozionali in cui matericità e leggerezza si fondono, scendiamo negli inferi di quello che fu il rifugio antiaereo di General Electric durante il secondo conflitto mondiale, e che ospita dal 2021 in uno spazio di 2.000 metri quadrati e in un labirinto di 20 stanze tematiche, il FLA FlavioLucchiniArt Museum. Il museo di fashion/art al Superstudio Più raccoglie più di 650 opere dell’artista realizzate dal 1990 al 2023. Lucchini ha attraversato il Novecento con la freschezza di un bambino e regala suggestioni e emozioni con il gigantismo delle sue opere in materiali diversi (gesso, vetroresina, acciaio, bronzo, legno) – sculture, basso e altorilievi e quadri – e la sua palette cromatica fatta di un’esplosione di colori di vernici materiche.
Il personal museum di Flavio Lucchini ha aperto durante la Milano Design Week del 2021 e è diventato un’esposizione permanente presso il Superstudio Più, luogo che per l’intuito visionario di Lucchini e della moglie Gisella Borioli è stato il prologo di zona Tortona nell’ambito del Fuorisalone 25 anni fa. La trasformazione in laboratori di creatività di vecchi spazi industriali abbandonati ha dato vita a un nuovo polo culturale, che usa il linguaggio della bellezza per diffondere e stimolare la conoscenza dell’arte
Borioli ha a cuore la tutela dell’evento in questa zona della città secondo l’approccio umanistico e “umano” che ne è stata la cifra e mette in guardia dal rischio di una gestione miope, che potrebbe minarne rapidamente la reputazione
Attraversato il grande art-garden, mi accompagna al roof-terrace e mi mostra la nuova installazione del Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto, di cui avevo scritto su Arcipelago dieci anni orsono, in occasione di EXPO. A breve l’inaugurazione.
Da via Tortona, infine, questa passeggiata alla ricerca delle incursioni d’arte in città in occasione del Fuorisalone si conclude allo Studio BASSO DI RILIEVO in viale Papiniano. Qui l’artista milanese emergente Chiara Vellini , classe 1999, che da un anno affianca come assistente il Maestro Ercole Pignatelli, ne ospita il live painting di un tavolo di antiquariato all’interno dell’open studio Spazi riflettenti di intersezione.
Un grappolo d’uva rosso e bianco, subito dopo l’oro e punti di blu si sono incontrati e scontrati su tutta la superficie, fiori e rami quasi per magia sono germogliati e cresciuti sotto gli occhi attenti del pubblico in sala, così Chiara ha descritto la luce che ha via via illuminato il piano del tavolo dipinto dal Maestro Pignatelli.
Rita Bramante
[1] “RivistaStudio”, 10 aprile 2025

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