LA MEMORIA CORTA DELLA SINISTRA E I SUOI FANTASMI

I futuri storici, in particolare quelli dediti alla storia milanese e specializzati nello stendere cronologie, incontreranno la primavera del 2025 e non potranno passare oltre senza notare che quella del 2025, quella attuale, non si potrà trascurare: quante cose sono successe sia a Milano che nel mondo in questi pochi mesi tra gennaio e oggi: le guerre in giro per il mondo – tante note molte sconosciute alla cronaca dei nostri media – , l’elezione di Trump, la morte di Papa Francesco, solo per citare le più importanti e mi pare che basti.
Limitandoci a Milano, che per alcuni è l’ombelico del mondo e un modello (Modello Milano), le questioni in primo piano – un bruscolino rispetto al resto del mondo – sono, sempre purtroppo lo “Stadio Meazza” e l’urbanistica con lo scandalo delle SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività).
La questione Meazza è legata al decreto legislativo 28 febbraio 2021, la famosa ”legge Stadi” che ha scatenato l’ingordigia degli immobiliaristi e che niente ha a che vedere con lo sport del calcio: molto se ne è detto e la questione è ancora aperta, anzi apertissima e soprattutto divisiva ma chiaramente chiama in causa il problema più generale dei beni comuni e della loro difesa.
Lo scandalo delle SCIA ha a che vedere con la legge 25 marzo 1993 n°81. Con questa legge vennero introdotte l’elezione diretta da parte dei cittadini del sindaco e del consiglio comunale e la nomina dei componenti della Giunta da parte del sindaco. In questo modo la forma di governo del Comune, in precedenza riconducibile al modello parlamentare, venne avvicinata al modello presidenziale. La stessa legge fissò la durata del mandato del sindaco a quattro anni (art. 2), successivamente portati a cinque (art. 7, legge 30 aprile 1999, n. 120).
Con questa legge il Sindaco è divenuto di fatto, con l’investitura elettorale, un autocrate, visto che nomina (e dimette) tutti i membri della Giunta, questi ultimi suoi “consiglieri” senza alcun potere reale. Lui e il Direttore generale hanno il potere di vita e di morte, lo strumento usato per mettere in riga i funzionari riottosi (quelli che se fossero liberi non firmerebbero alcuni provvedimenti) è il bossing (un tipo di mobbing messo in atto da un soggetto agente non di pari grado, bensì un superiore gerarchico, in diversi contesti sociali (come ad esempio un capoufficio, un dirigente, un manager): in pratica consiste nel trasferimento di un dipendente ad altro incarico dove mantiene lo stesso grado (per legge) e stipendio ma lo si colloca in una posizione meno gradita o addirittura in una posizione morta, ossia senza incarichi graditi e dove comunque non si fa carriera.
Ma esiste anche il contrario, gli si fa far carriera se è ubbidiente e firma senza batter ciglio, magari persino lo si nomina assessore, come è avvenuto per l’architetto Tancredi.
Dunque quando la “sinistra” di oggi se la prende col presidenzialismo dovrebbe forse ricordare che il primo caso di presidenzialismo è nato in casa sua con la famosa legge 30aprile 1999 n.120, voluta da Franco Bassanini, un uomo che percorre tutta la sua vita cominciando con il PSI, poi come indipendente nelle liste del PC, poi ovviamente nel PDS.
Nella legislatura 1966-2001 quando era Ministro per la funzione pubblica e agli affari regionali rimise in vita la cosiddetta autocertificazione – di cui ci si era dimenticati – e tra le tante cariche ricoperte dal 1990 al 1993 e dal 1997 al 1999 ha fatto parte del consiglio comunale di Milano, dove ha presieduto la Commissione per lo statuto del Comune di Milano.
A Bassanini dunque si deve lo Statuto odierno del Comune di Milano adottato nel 1991 e più volte rimaneggiato con 17 delibere consigliari ma che sempre mantenne e anzi rafforzò un’opinione costante ossia che per combattere la corruzione negli enti pubblici ed in particolare nei Comuni si dovesse separare la responsabilità politica dalla responsabilità burocratica.
L’articolo 2 dello Statuto del Comune di Milano recita: “Il Comune ispira la propria azione al metodo della democrazia, rappresentativa e diretta, alla distinzione fra decisione politica e attuazione amministrativa, alla separazione fra responsabilità politica e responsabilità burocratica, alla collaborazione con soggetti pubblici e privati, all’imparzialità, trasparenza, equità, efficienza ed efficacia dell’attività amministrativa”.
L’intento di evitare la corruzione con la separazione dei ruoli fu smentito e viene smentito quotidianamente dalle cronache giudiziarie, dagli scandali in particolare nel settore dell’urbanistica che con le SCIA a Milano celebra il festival delle “autocertificazioni”, anche queste dunque inserite da Bassanini in molte procedure con l’intento di porre rimedio alla cronica lentezza della nostra burocrazia.
In compenso i danni prodotti da questa legge sono tanti ma il principale è la torsione dei principii di democrazia negli enti locali, ormai governati da personale politico attento solo agli interessi di chi detiene il potere economico.
Probabilmente nella testa di Bassanini c‘era l’idea che bisognasse ricorrere ad un provvedimento di legge che fosse “punitivo” nei confronti dei Partiti politici a livello locale e che si dovesse abbandonare il modello parlamentare per adeguarsi ad un modello presidenziale e quindi dare maggior stabilità di governo degli enti locali.
Uno dei difetti fondamentali è che il carattere personale del sindaco, la sua cultura, il suo background lo allontanino dal principio di una gestione partecipativa, come è avvenuto a Milano tanto che Luigi Corbani ha coniato per lui il soprannome di marchese Sala del Grillo.
Che fare ora?
Ci giochiamo tutto sulla scelta del candidato sindaco per le prossime elezioni amministrative: non è solo la scelta tra un tecnico o un politico ma la difficile ricerca di un candidato, da qualunque “mondo” provenga, sciolto da interessi di parte ma interprete dei valori fondanti della democrazia rappresentativa verso una democrazia partecipativa.
Un problema per la sinistra milanese dopo i danni provocati da Bassanini.
Luca Beltrami Gadola

Quando la barca è sbandata su un bordo ci si getta tutti sull’altro. Istintivamente. Chi ha messo piede su una bagnarola qualsiasi sa che questo può essere un errore fatale. Istintivamente.
Probabilmente è quanto è successo con la Bassanini che non butterei completamente alle ortiche. Credo che più di aver fornito materiale per plasmare un autocrate ( che è pur vero) si sia dato ossigeno alla burocrazia, a quella vera, quella del “potere degli uffici”, quella che ha scavalcato la mediazione politica sostituendosi ad essa, difendendosi con un potere autonomo di cui hanno paura i politici, autocrati o meno che siano, e poi i cittadini, almeno con una diffusa sensazione.
E non è tanto quanto alcuni di questi riescono a mettersi in tasca ma quanto questo corpo sociale si protegge vicendevolmente, tiene in scacco tutti, primi i cittadini che hanno necessità del loro lavoro e poi anche la politica. “Caro se gli faccio pressione come dici, mi ritrovo senza neanche una bozza di delibera scritta, mi girano le spalle e posso andare a fare altro…” è quanto mi disse quell’assessore. L’acqua di coltura del potere degli uffici è un mix di arroganza data dalla posizione contro qualsiasi forma di interlocuzione, accesso alle informazioni, trattenimento delle informazioni (oppure complicazione) e soprattutto l’amplissima discrezionalità interpretativa di leggi, regole e norme (che non sono il sinonimo una dell’altra!) alimentata dal loro smisurato proliferare Per il sindaco e la giunta questi incaricati dovrebbero essere il braccio esecutivo del buon governo della città a favore della comunità. Per il direttore generale del comune l’apparato burocratico è un insieme di dipendenti da governare: la più grande realtà aziendale della nostra città. Il Sindaco forse si immagina di essere ancora il Direttore generale del Comune di Milano. Forse abbiamo immaginato che un manager, vagamente di sinistra, come sindaco fosse quanto era necessario e che magari applicandosi avrebbe imparato a fare il sindaco. Oggi forse ci aspettiamo un sindaco capace di politica , visione politica e, mi si permetta, di vero sentimento.
Quanto al fatto di cosa si trova sotto la coperta urbanistica, beh una bella matassa da sbrigare: non mi sembra che da una parte e dall’altra (e spesso dalla nostra) ci sia intenzione di metterci le mani. Facciamo pure un nuovo PGT, ci mancherebbe, ma chi lo gestirà, sicuri si tratterà della buona politica? La migliore leccornia non viene bene in una pentola bruciata e bucata.
Due soli presidi andati a male nel settore urbanistica ed edilizia, mi rifiuto di usare il termine “rigenerazione”:
– la Commissione del Paesaggio, luogo di potere con licenza di bottino, Commissione di ornato, magnifica occasione per istruttori e funzionari per togliersi dall’impaccio di decidere. Eppure questa congrega istituzionale dovrebbe essere solo consultiva, oggi di fatto deliberativa.
– l’Osservatorio Edilizio Cittadino, di cui all’art 4 del Regolamento Edilizio dove si legge: “Con il compito di affiancare l’Amministrazione Comunale nelle attività di aggiornamento e di
interpretazione del Regolamento Edilizio, nonché per proporre soluzioni innovative, anche di
ordine organizzativo e procedurale, è istituito l’Osservatorio Edilizio Cittadino. Non mi dilungo sui commi successivi: qualcuno ne sa qualcosa?
Idee e proposte ce ne sarebbero tante, non preoccupatevi, non affannatevi, non sperate tanto non le possono avanzare i cittadini.
Condivido in larga misura, in particolare penso che l’ intenzione della Bassanini, quando distingueva responsabilità tecniche e politiche, fosse lodevole; certo è stata applicata male. Se fai eleggere dei consiglieri a cui non fai fare nulla, e affidi tutto a dirigenti che sono ex portaborse degli assessori o pescati dalle liste dei disoccupati, non vai da nessuna parte. L’ autonomia tecnica presuppone la competenza, e questa si può avere solo con concorsi aperti; è stato detto mille volte, ma non è cambiato nulla. Poi non c’ è da stupirsi se ci sono certi cortocircuiti. Saluti
Tutte le leggi Bassanini, dell’era imperante il “Centralismo Democratico”, le ho criticate da Funzionario del Comune di Milano.
Parole sante quelle di Giampaolo Artoni! Il moloch burocratico, che ogni giorno sperimentiamo come offesa al buonsenso, vessazione dei privati ed ingiuria agl’interessi collettivi, è cresciuto come una cancrena, indipendentemente dalla buona volontà ed onestà dei singoli impiegati pubblici (anzi la maggior parte è gentile e disponibile!). Lo sanno bene, tra gli altri, gli architetti… E codesto moloch, che avvelena i rapporti sociali e peggiora la vita dei cittadini, si riflette persino nella “Forma Urbis” generando un’espansione edilizia non solo enorme, anzi anormale, ma anche aggressiva, prepotente e, salvo rari casi, esteticamente orrenda. Purtroppo il senso comune, sollecitato da decennale propaganda “liberista” e da illusioni ipernormative della Sinistra, attribuisce a quest’ultima la metastasi della burocrazia, e rende credibili ed auspicabili per reazione le false promesse della Destra. Mi sono convinto, alla veneranda età di ultraottogenario, dopo quarant’anni di faticosa vita professionale, che nessun riassetto di società sia possibile, se non si riconduce la burocrazia entro le sue sponde costituzionali di struttura a servizio dei cittadini.