ACQUA LOMBARDA: INDICAZIONI EUROPEE, FURBIZIE LOCALI E UTILITÀ IGNORATE

Le politiche sull’acqua vengono oggi declinate seguendo un piano razionale ordinato da una precisa scala gerarchica, sia per quel che riguarda i corpi idrici che per le infrastrutture idrauliche: le disposizioni europee vengono recepite nella nostra legislazione, già di per sé estremamente precisa e funzionale sostanzialmente derivata dal Regio Decreto 1775 del 1933[1] e dalla legge ecologica principale DLGS 152 del 2006[2], venendo demandate all’Ente di riferimento, ovvero la Regione che è di fatto ‘proprietaria’ del bene demaniale Acqua, la quale provvede a ordinare le disposizioni operative anche ai vari Enti subordinati (Province, Comuni, Consorzi irrigui e di bonifica) per quanto questi abbiano margini di autonomia autarchica che contrastano con gli obiettivi richiesti dallo spesso corpus normativo di cui sopra, quando non li ritardano il più delle volte colpevolmente.
Le disposizioni della Regione Lombardia che recepiscono le indicazioni europee sono incardinate nel PTA (Piano di Tutela delle Acque) del 2003[3] che ha avviato una fase ricognitiva al fine di determinare le operazioni necessarie alla conservazione e miglioramento dei corpi idrici lombardi nonché le modifiche richieste alla rete infrastrutturale variamente gestita, attraverso lo strumento del PTUA del 2016 aggiornato poi nel 2023[4].
Nel 2022 la Regione con votazione pressoché plebiscitaria rilascia un’integrazione del PTA[5] che informa il PTUA del 2023: da qui partiamo.
Innanzi tutto la cosa più rilevante è il consenso universale alle disposizioni contenute, il che significa sicuramente due cose:
- Il bene Acqua è talmente universale e necessario che la sua dimensione pubblica supera tutte le barriere ideologiche
- Le disposizioni contenute prevedono solo spese a piè di lista finanziate dai bilanci pubblici, anche dove le misure di efficientamento e razionalizzazione sembrano indicare un orizzonte industriale alla gestione dell’acqua: ciò è evidente nel ripetuto rimando al ripristino delle condizioni di natura e di equilibrio ecologico
In realtà in tutti i documenti sono costantemente presenti alcuni temi di importanza strategica, veri Convitati di pietra di Dongiovannesca memoria, che non diventano però atti dispositivi, ma solo generiche raccomandazioni e ciò perché sarebbero sicuramente forieri di impatti sui territori, sui bilanci di molti soggetti politicamente sensibili e, ciò che più conta, sugli equilibri di governo idraulico del territorio, dunque su prosaicissime posizioni di potere locale.
CONSERVAZIONE E USO RAZIONALE DELLE RISORSE IDRICHE
L’aggiornamento del PTA viene scritto durante la peggiore siccità del secolo, quella del 2022, che vede la contrazione delle precipitazioni del 40% rispetto alle medie lombarde: ciò ha impattato principalmente sui due prelievi idrici principali, quello idroelettrico e quello agricolo, imponendo una riflessione sulle politiche di invaso e distribuzione, senza però una riflessione sul lato agricolo circa le modalità di distribuzione dell’acqua, dichiaratamente ad alta intensità in tutto il territorio lombardo.
Si tratta di attività che corrispondono canoni di concessione per l’utilizzo del 90% di tutte le acque impiegate sul territorio lombardo (un 5% residuale fa poi capo agli usi industriali e un altro 5% agli usi potabili) che si traducono per le 60000 attività agricole lombarde in canoni di 2000 euro annui medi, con una remunerazione ai vari Consorzi Irrigui e di Bonifica di euro 0,04/mc.

Siccome a pensar male si fa peccato ma non si sbaglia, ecco che le indicazioni unanimemente votate dal consiglio Regionale Lombardo a fronte di 250000/30000 elettori si tengono rigorosamente alla larga da quel che qualsiasi soggetto razionale dovrebbe dire in questi casi: far pagare di più l’acqua per farne consumare di meno.
Uso solo per inciso il principale argomento a favore delle irrigazioni a minore intensità d’acqua previste in tutto il mondo civile (e in gran parte anche in quello ‘incivile’ costretto a combattere contro la scarsità della risorsa) ovvero che in questo modo si risparmia il 50% dell’acqua oggi impiegata ma, ovvero ciò che più conta e ironicamente richiamato pure nel PTA in oggetto, anche il 50% della chimica a supporto delle coltivazioni: ciò nonostante nessun accenno al cambio radicale di sistema richiesto dai tempi anzi, al contrario, viene ricordata la valenza positiva delle irrigazioni ad alta intensità nel ricarico delle falde.
Vero che una differente politica degli invasi di soccorso ha una sua profonda ragione strutturale, la cui portata reale vedremo alla fine di questo ragionamento, ma non si può basare la razionalizzazione degli usi irrigui prescindendo da quel che fa il resto del mondo solo per non disturbare i tuoi affezionati elettori.
GLI USI IDROELETTRICI
Due dati emergono dal PTA: l’importanza dell’idroelettrico nel bilancio energetico lombardo e l’incomprensione di ciò che è necessario per il futuro.
Se guardiamo a uno dei due Paesi guida dell’idroelettrico ovvero gli USA, con la Cina che li sta per sopravanzare, vediamo che la quota di riserva di energia elettrica stivata in riserve idriche è pari al 93% del totale grazie all’adozione del doppio bacino, pratica da noi inventata e oggi misconosciuta, mentre il richiamo principale nelle nostre disposizioni è quello di concentrarsi sui principali invasi abbandonando quelli minori (si tengano presente le preoccupazioni localistiche legate alla produzioni idroelettriche poste in bacini elettorali sensibili come quelli di pianura), mentre proprio uno sviluppo consistente di invasi piccoli e grandi viene richiesto dai tempi: anche qui vedremo alla fine come il tutto acquisti significato.
È però nella parte relativa alla conservazione dei corpi idrici che si nasconde il diavolo: dai dati riportati si scoprono i seguenti numeri:
- Capacità degli invasi sotterranei (falda): 500 mld di mc sostanzialmente indipendenti dalle condizioni esterne
- Capacità degli invasi superficiali: 120 mld di mc
- Capacità delle riserve glaciali: 4 mld di mc
- Piogge medie annuali 28 mld di mc
- Sviluppo del reticolo idrico naturale: 3000 km
- Sviluppo del reticolo artificiale: 40000 km
La sintesi di questi dati dice essere la falda sostanzialmente un’invariante sempre disponibile, che non necessita dunque della risibile funzione di ricarica delle irrigazioni ad alta intensità, e che i 43000 km di corsi idrici non vengono considerati alla luce della risorsa energetica più pulita che ci sia, ovvero la Forza di Gravità, vera ragione prima di ogni sistema idroelettrico.
La Lombardia, per somma ironia, è stata storicamente il luogo d’Europa dove lo scorrimento delle acque si è tradotto nel maggior e migliore impiego rinnovabile grazie all’adozione del mulino ad acqua, oggi scomparso: nel processo di razionalizzazione delle produzioni elettriche rinnovabili legate all’acqua nessun piano di sviluppo regionale fa capo alla possibile adozione di produzioni elettriche da scorrimento.
SISTEMA IDRICO INTEGRATO
Per quanto riguarda il 5% degli usi idrici legati ai prelievi potabili le indicazioni sono esattamente quelle razionali:
- Riduzione ad uno dei gestori del Servizio Idrico Integrato per singolo ATO (Ambito Territoriale Ottimale) dove Milano si distingue per la cacofonica presenza di due gestori.
- Razionalizzazione del sistema di raccolta e trattamento dei reflui civili, industriali e delle piogge, differenziando il convogliamento delle acque da depurare al sistema dei depuratori e integrando il reticolo minore nella laminazione e assorbimento delle acque piovane e di quelle parassite
- Conservazione della risorsa potabile e diversificazione delle fonti duali per gli usi non potabili
- Tariffazione secondo il criterio ‘chi inquina paga’
Su questo ultimo punto si concentra tutto il populismo idraulico lombardo di tariffe ridicole (quella di Milano Metropolitana a circa 1 euro al mc comprensiva degli oneri di depurazione, è offensiva per il buon senso e per la capacità di effettuare investimenti rilevanti per l’efficienza della risorsa) il cui obiettivo di raddoppio ad almeno 2 euro al mc è come in un ballo della scopa fra gli Enti oggetto dell’impolitico provvedimento: Comuni, ATO, Regione, ARERA tutti impegnati a non dire la verità al bambino capriccioso che vota, ovvero che ogni euro investito nel Sistema Idrico Integrato è un guadagno presente e futuro.
Vero è che la nomina pubblica che caratterizza Enti e Gestori mal depone sulla capacità di visione industriale per cui le risorse andrebbero indirizzate Ex Cathedra proprio dalla Regione, ma da qualche parte si dovrà pur cominciare.
DISSESTO IDROGEOLOGICO
L’ultima preoccupazione, assolutamente rilevante, è quella legata all’andamento erratico delle precipitazioni e alla scarsa capacità del territorio lombardo di farvi fronte, anche a causa di una politica urbanistica idraulicamente scellerata proprio sull’invarianza idraulica negletta praticamente, sulla dissoluzione del reticolo minore in ambito urbano e sul convogliamento nei sistemi fognari delle piogge.
Anche qui ritorna il tema degli invasi che fungono, come le ultime precipitazioni nel Veneto hanno dimostrato, da difesa delle città dai fenomeni alluvionali: in gran parte questi invasi rimandano a quelli invocati per l’agricoltura e a quelli funzionali all’idroelettrico, come abbiamo visto sopra, peccato che nessuna politica locale, regionale o nazionale, faccia questa osservazione di buon senso sulla programmazione idraulica del territorio ma proceda per settori compartimentati, dotati di bilanci propri e di amministrazioni giudiziosamente distinte.
Se a ciò sommassimo che la vera risorsa nascosta nell’acqua è il suo potenziale termico, a tutt’oggi inespresso e ostacolato da burocrazie tignose e nessuna visione pubblica del fatto, ecco che quel che manca nel PTA e che suggeriamo per il prossimo aggiornamento, è un commissariamento di tutti gli Enti di governo idraulico del territorio che consenta di mettere a fattor comune tutte le fondate analisi e i buoni propositi, ricavandone un governo unitario del bene Acqua a livello regionale.
Una simile decisione potrebbe essere foriera di svenimenti in molti CdA e anche di grandi delusioni se tale concentrazione di potere idraulico finisse nelle stesse mani che hanno sin qui mal condotto ad esempio la Sanità Lombarda, però non vedo troppe soluzioni democratiche concordanti nell’attuale sistema di Governo che replica il passato ed ha come obiettivo unificante il ritorno allo Stato di Natura di un bene da sempre artificiale come l’Acqua.
Giuseppe Santagostino
[1] https://ispettorati.mise.gov.it/images/documenti/REGIO_DECRETO_11_dicembre_1933__1775.pdf)
[2] https://www.gazzettaufficiale.it/dettaglio/codici/materiaAmbientale
[3] https://normelombardia.consiglio.regione.lombardia.it/NormeLombardia/Accessibile/main.aspx?exp_coll=lr002003121200026&view=showdoc&iddoc=lr002003121200026&selnode=lr002003121200026
[4] https://www.regione.lombardia.it/wps/wcm/connect/5d449246-916d-44fe-94de-6b2564e3add2/ptua-rapporto-preliminare-assoggettabilita-vas.pdf?MOD=AJPERES&CACHEID=ROOTWORKSPACE-5d449246-916d-44fe-94de-6b2564e3add2-ow0ycBV
[5] https://www.regione.lombardia.it/wps/wcm/connect/38c6dcaa-c4bf-4bdd-b30e-0110539ac523/dcr-2569-2022-atto-indirizzi-piano-tutela-acque-pta.pdf?MOD=AJPERES&CACHEID=ROOTWORKSPACE-38c6dcaa-c4bf-4bdd-b30e-0110539ac523-pp3jBUR
