LA PARTIGIANA MIRANDA, ALL’ANAGRAFE ROSSANA ROSSANDA

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La figura di Rossana Rossanda viene ricordata con riconoscenza in questi giorni a Milano, sua città di adozione, come intellettuale militante e vivace interprete della vocazione culturale milanese: Ero intellettuale, quello era il mio orgoglio!

Il Convegno e la mostra a lei dedicati sono inseriti nel palinsesto “Il tempo della pace e della libertà”, che accompagna con numerose iniziative la cittadinanza verso l’80° Anniversario del 25 Aprile.

Il programma di azioni ed eventi è stato progettato nell’ambito di Milano è Memoria, piattaforma del Comune di Milano nata per diffondere il messaggio che in 80 anni di libertà è stato disegnato e consolidato il perimetro di diritti e doveri fondativi della nostra democrazia e che la memoria è un impegno collettivo che riguarda tutti, ogni giorno. 

Milano, città operaia dell’antifascismo, con forte radicamento socialista, è stata medaglia d’Oro al valor militare della Resistenza e fonda le sue radici nella Liberazione. A Milano ebbe sede la prima Camera del Lavoro in Italia, che diventò presto la rappresentanza sindacale unitaria e il punto di riferimento di larga parte dei lavoratori della città. Anche la Chiesa ambrosiana cercò di mantenere la propria libertà dal fascismo-. 

Nata a Pola nel 1924 Rossana arrivò a Milano nel 1937, dove frequentò il Liceo Classico “A. Manzoni” e poi si iscrisse a Lettere Moderne all’Università degli Studi. La sua era una famiglia afascista – come la definisce nella lettera all’amica Giuliana Gadola -e fino al 1938 anche Rossana non rimase colpita più di tanto dalle iniziative fasciste. Perfino la notizia che la compagna Giorgina nel 1938 non avrebbe più potuto frequentare la scuola, in quanto ebrea, la lasciò sostanzialmente indifferente: ero una ragazza grigia. Sono i grigi che fanno un paese, chi non conta tace.

Le cose cambiarono, però, radicalmente, quando la sua casa venne danneggiata dai bombardamenti e il centro di Milano fu distrutto dalle bombe naziste, che sconvolsero la città, causando circa seicento morti.
Attraverso immagini di distruzione, come quella del Chiostro di Santa Maria delle Grazie, Rossana si rese pienamente conto della parabola involutiva della storia della nostra democrazia. 

Fu questo il momento in cui capì che era ora di fare una scelta di campo per non avere nulla a che spartire con i fascisti e cominciò a ipotizzare di entrare in una formazione partigiana. Su questa scelta pesò in modo determinante Antonio Banfi, il suo professore di Storia della Filosofia e Estetica, firmatario del Manifesto degli intellettuali antifascisti, che diventerà senatore del PC.

E’ Banfi, infatti, a suggerirle le letture di Marx, Lenin e Laski, che le confermano il desiderio di impegnarsi con un suo protagonismo nella Resistenza: Chi mi aveva aperto quella porta era Banfi. Più che maestro, apritore delle porte. Ero in cerca di bussola, mi diede una lista di libri(…).

Diventa così la staffetta Miranda. Sia nella citata lettera, che nel racconto autobiografico sulla sua militanza “La ragazza del secolo scorso”, Rossana si rappresenta come una staffetta di basso livello e fa un racconto pudico, affermando di avere fatto poco e con errori, di non ricordare episodi eroici, ma una grande divisione delle coscienze dei giovani, che dovevano decidere di qua o di là. Tende a sminuire la propria esperienza come militante nella Resistenza. Non è così, però! Il contributo di Rossana, come quello di migliaia di donne e uomini che decisero di mettersi di traverso, è fondamentale per il moto rivoluzionario di Liberazione.

Dopo la Liberazione Rossana – giovanissima, brillante e curiosa “signora Banfi” (moglie del figlio del Professore) – continua a essere protagonista e testimone di un rinnovato impegno culturale progressista e anima il dibattito sul ruolo delle donne: si iscrive al PCI e fonda la Casa della Cultura, che incarna il legame tra cultura e impegno politico e diventa luogo di dibattito pubblico per eccellenza, motore di aggregazione anche delle avanguardie culturali europee.

Seguono il trasferimento a Roma, l’incarico come responsabile della Sezione culturale del PCI, l’avvio dell’esperienza parlamentare e i rapporti con politici ed intellettuali di primissimo piano, sia a livello nazionale che internazionale: Jean Paul Sartre, Fidel Castro, Italo Calvino e Luigi Nono, per citarne alcuni. Volevo passare la vita in biblioteca e ora stavo in un’avventura di molti.
Dà vita al quotidiano “Il Manifesto” assieme, tra gli altri, a Luciana Castellina, che – presente come relatrice al Convegno milanese  – racconta episodi della loro comune militanza, esprime la delusione per la mancata attribuzione del Premio Strega a “La ragazza del secolo scorso” e ricorda la grande eco della notizia della morte di Rossana Rossanda, non solo in Italia, ma anche all’ estero.

Nel corso di questo Ottantesimo tornerò a dare spazio al protagonismo femminile nella Resistenza.

Rita Bramante 

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