8 Aprile 2025
L’ESSENZA DELLA MUSICA E DELL’ARTE
Giacomo Poretti con Martino Dondi e Giulia Mir in “Versus: Musica Classica contro Musica Leggera”
8 Aprile 2025
Giacomo Poretti con Martino Dondi e Giulia Mir in “Versus: Musica Classica contro Musica Leggera”

Martedì 1 aprile 2025, al Teatro Oscar di via Lattanzio, è andata in scena la nuova puntata del ciclo di incontri Versus. Il tema della serata era un ironico duello tra la musica classica e quella leggera, rappresentate rispettivamente da Martino Dondi e Giulia Mir, con inserti didattici e dimostrazioni dal vivo possibili grazie alla presenza di un quartetto d’archi e di una formazione Pop Rock. Ad arbitrare lo scontro, lo storico attore e comico Giacomo Poretti.
Sono stati messi in primo piano gli elementi di contatto e di distanza tra le due macrocategorie della musica, come lo stile compositivo che le caratterizza.
A partire da una base di discussione volutamente stereotipata, il confronto ha visto da una parte lunghe partiture e concatenazioni armoniche complesse, dall’altra strutture musicali più semplici ma una non trascurabile attenzione nei confronti dell’intelligibilità di un testo.
Tuttavia, è importante ragionare sul valore linguistico della parola classica usata per riferirsi alla musica risalente ad epoche non contemporanee, poiché l’unico metro che abbiamo per distinguerla da ciò che comunemente chiamiamo musica leggera è quello temporale.
La musica classica è classica per noi, per gli uomini che ne fruivano era semplicemente musica, l’unica esistente.
Per forza, considerato il fatto che in assenza di computer, registratori, e qualunque tipologia di apparecchiatura con la funzione di riprodurre materiale audio in differita non c’era altro modo di vivere la musica se non quello di scriverla su fogli di notazione e ascoltarla dal vivo eseguita da interpreti.
Occorre porre attenzione su come, forse ingiustamente, l’uomo moderno affidi alla musica che chiama classica un ruolo serioso e forzatamente disciplinato nonostante siano di comune conoscenza i modi e gli approcci dei compositori classici, oltre che quelli degli ascoltatori loro coevi, sicuramente non diversi rispetto a quelli che osserviamo nel panorama musicale attuale.
È chiaro però che disciplina e serietà siano elementi fondamentali per la formazione di musicisti di spicco nel vasto panorama degli esecutori odierni, di livello generalmente sempre più alto.
Interessante è stata la dimostrazione di come alcune efficaci formule armoniche tipicamente diffuse nella musica classica, in particolare romantica, siano arrivate ad inserirsi con insistenza anche in brani moderni apparentemente lontanissimi dalle proprie radici musicali.
È infatti possibile eseguire di seguito, con una certa fluidità, romanze del 1800’ e pezzi pop degli anni ‘90.
A mio giudizio, gli esempi più nobili che si possano fare per dimostrare la vicinanza tra i due mondi sono quelli dei cantautori della scuola di Genova. Lo stesso Luigi Tenco ha sostanzialmente fondato la sua purtroppo infelicemente breve carriera su progressioni per quarte ascendenti, diffuse su larga scala nelle composizioni di musica da salotto del diciannovesimo secolo, e relative varianti. Le sue più celebri canzoni, Vedrai, vedrai, Mi sono innamorato di te (eseguita anche durante dimostrazione dalla band e dal quartetto d’archi), Lontano, lontano, seppur in misura più lieve rispetto alle altre due, e il gioiello nascosto Più m’innamoro di te sfruttano tutte passaggi di questo tipo.
Ma non solo, anche De André e i fratelli Gian Piero e Gian Franco Reverberi, orchestratori dei suoi lavori più belli, hanno sfruttato le potenzialità musicali delle quarte ascendenti.
Basti pensare ad Un giudice, brano iconico nel quale questa progressione e le sue varianti sono ripetutamente utilizzate, eppure risulta all’orecchio parecchio diverso dai capolavori di Tenco.
Ad impegnare Martino Dondi e Giulia Mir è stata la domanda di Giacomo Poretti relativa all’essenza della musica.
È indubbia la difficoltà nel rispondere alla domanda Che cos’è la musica?, tant’è che i due simpatici e preparati protagonisti della serata hanno esteso il ragionamento che potesse portare ad una parziale risposta a tutte le aree artistiche.
È stato stimolante lo spunto inerente all’intangibilità della musica in quanto elemento del mondo audio percettivo, in contrapposizione con la più immediata dimostrazione dell’esistenza di un’opera pittorica, che avviene tramite il senso della vista e dunque non necessita di un impiego di tempo dedicato.
Un’opera d’arte, musicale o no, esiste e ha valore se non viene fruita da nessuno?
Decadrebbero due dei principi fondamentali che, per quanto mi riguarda, sono fondamentali per definire qualcosa come arte, ovvero la durabilità nel tempo di un’opera e la sua facile accessibilità per il pubblico. Importante specificare come non si tratti di una questione riguardante la fama di un’opera, ma solo della sua possibilità di essere vista o ascoltata da qualcuno che non ne sia l’autore. Chiaramente questo ragionamento è valevole solo per autori e artisti defunti, dal momento in cui un artista in vita può in ogni momento decidere di condividere un’opera a terzi.
Se dovessi tentare di rispondere all’impegnativa e assolutamente retorica domanda di Poretti, direi che la musica è l’espressione umana, avvenuta tramite il sonoro, di ciò che non prescinde dal senso estetico.
Tommaso Lupo Papi Salonia
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