L’INCANTO DEL RACCONTO DEI LIBRI UMANI

Copia di Copia di Copia di Progetto senza titolo (1)

In concomitanza della mostra di primavera del palinsesto del MUDEC “Travelogue. Storie di viaggi, migrazioni e diaspore“, l’Agorà ospita l’installazione dell’artista albanese Adrian Paci “Il vostro cielo fu mare, il vostro mare fu cielo“. La grande vetrata è trasformata in uno specchio d’acqua marina dalle tonalità cangianti e, quando lo spettatore abbassa lo sguardo verso terra, si scontra con titoli di ritagli di giornale che interrogano sulle tragedie del mare: “Mare nostrum. Morti vostri”; “Morti per cambiare vita. Non è una crociera”; “Morti a strascico”; “Ultima fermata Mediterraneo”; “Inghiottiti nel cimitero del Mediterraneo”…. 

In questo spazio evocativo e pieno di suggestioni si è inserito un evento coinvolgente a cura di Fondazione Empatia Milano (FEM), sostenuto dal Comune nell’ambito del Forum Welfare25. Lo spazio si è trasformato in una speciale biblioteca, popolata di Libri Umani, pronti all’incontro con i loro “lettori”, a mettere a disposizione il racconto della propria storia e delle proprie esperienze attraverso una narrazione a tu per tu, creando un’occasione fertile di ascolto e dialogo.

“Libri viventi” portatori di storie spesso distanti dal nostro vissuto, che ci aiutano a varcare il perimetro dei nostri confini personali e autoriferiti, a abbattere barriere e stereotipi, a metterci “nelle scarpe dell’altro”, sulla scorta del modello della Human Library danese, che è riproposto a livello internazionale come buona pratica per la divulgazione e la disseminazione di valori universali di tolleranza e accoglienza. 

Migranti e rifugiati, senzatetto, persone fragili con disturbi di salute mentale o dipendenza e i loro care giver: tanti momenti bui di difficoltà e caduta, di isolamento e di paura, ma anche tante sfide intraprese con coraggio e con il supporto spesso liberatorio di una rete di fratellanza e sorellanza esterna alla famiglia, di riconquista della capacità di agganciare il desiderio di futuro.

Durante questa Fem Human Library ho fatto tre incontri significativi, di cui voglio fissare e condividere le suggestioni più toccanti.

La sensazione di “s-paesamento” per Didier, congolese di nascita, si è manifestata per tutta la vita. è stato. Migrante in Belgioprima di compiere un anno di età, al ritorno in Congo dopo dieci anni non si sentì nella stessa condizione dei coetanei cresciuti lì. Dopola fuga dal carcere e dalla guerra, si è stabilizzato in Italia da vent’anni, ha una moglie italiana, un lavoro come educatore e si sente italiano anche per i gusti alimentari: adora la polenta e il gorgonzola con un bicchiere di vino. Ma non è ancora percepito come italiano, per esempio se cerca una casa in affitto, perché ha un nome straniero e la pelle nera. Ovvero dagli amici congolesi è considerato troppo omologato agli italiani. Con un sorriso aperto e contagioso dice che lo chiamano scherzosamente come la barretta “Bounty”, dentro cocco bianchissimo ricoperto dal nero del cioccolato.

Anche se è ben consapevole di essere cresciuto in una condizione di privilegio per l’estrazione socio-culturale della famiglia, per gli studi regolari fino all’università, per la padronanza della lingua francese e per il supporto ricevuto dai genitori, pensa che non avrebbe resistito nella condizione di spaesamento e precarietà del rifugiato, se non avesse avuto il sostegno emotivo della madre. 

Chi, come Didier, migra più volte avverte di non avere radici profonde in un solo paese e di portarsi dietro un bagaglio di esperienze, che se lo hanno arricchito da un lato, dall’altro lo hanno messo di continuo alla prova e sfidato a una nuova ripartenza. Come una pianta che non affonda le sue radici nel terreno, ma   lascia che il vento diffonda il suo polline un po’ ovunque nella speranza che germogli una nuova pianta.

Rifugiato anche Fakharradin, musicista all’apice della carriera in Azerbaijan, quando avvertì che il suo impegno di attivista stava mettendo a rischio sia lui che la sua famiglia. È un polistrumentista che nel paese d’origine era riuscito a conquistarsi anche una posizione di prestigio come docente di Conservatorio, ma nella fuga per la salvezza ha dovuto sacrificare la sua carriera professionale. Ha con sé il suo tar, strumento simile al liuto con la cassa in legno di gelso, e il ney, una specie di flauto, con cui si esibisce occasionalmente all’interno di un gruppo musicale. Non ha perso certamente la passione per la musica, che lo ha animato fin dalla più tenera età, ma il corso della vita lo ha condotto altrove, per conservare la libertà e garantire un futuro di libertà alle proprie figlie.

Il terzo racconto è quello di Mara, che da donna adulta ha cominciato a avvertire la necessità di separare i propri desideri e bisogni da quelli del fratello fragile, che come sorella maggiore ha sempre cercato di proteggere fin da bambina. Un carico di responsabilità gravoso per una preadolescente che a sua volta doveva affacciarsi alla propria vita di ragazza e di donna: di questo i genitori si sono resi conto, ma soltanto più tardi negli anni.

Mara ha saputo formulare la propria domanda di aiuto, a lungo sottaciuta e avvertita quasi con un senso di colpa: ha intrapreso un percorso psicoanalitico e, soprattutto, ha bussato alla porta della Fondazione Idea vita, dove ha trovato uno spazio di confronto liberatorio nell’incontro con altre donne e altri uomini con un vissuto simile al suo.

Ha chiaro oggi che un problema si può definire tale, soltanto se può trovare una soluzione almeno transitoria e potenziale; ha chiaro anche che quella di ‘sorella’ è una condizione, non un ruolo.

Con questa consapevolezza continua a essere accanto al fratello, a cercare per lui una prospettiva per il ‘dopo di noi’, ma senza annullare la propria individualità e i propri spazi di autonomia. Quella che ho conosciuto è Mara, non soltanto una sorella.

Questo regalo della Fem Human Library alla cittadinanza milanese non può rimanere un unicum, ma dobbiamo chiedere di moltiplicare la possibilità di ascoltare storie in movimento, come antidoto alla diversità vissuta come barriera.

Rita Bramante

Share

1 commento

comments user
francesco Angellotti

Credo che si sarebbe inserito appropiatamente il mio ultimo libro pubblicato, che non si perde in circostanze particolari e deprimenti, come quelle da cui siamo devastati nella contraddizione, ma attraverso un passaggio che stiamo rendendo obbligatorio, dopo una prima considerazione etica e assoluta, presenta un auspicio per cercare un’alternativa effettiva che salvi il Mondo
edito da “il Cuscino di Stelle”, di Francesco Angellotti, MONDI IMPOSSIBILI

Leggi anche