SALA VUOLE INDIETRO L’ANELLO DI FIDANZAMENTO

Pensavamo di aver già visto di tutto ma ci siamo sbagliati: il nostro sindaco non si fa mancare nulla, nemmeno le figure più miserevoli perché adesso va dagli operatori immobiliari caduti nella rete dei PM a chieder loro una mano per cavare dagli impicci quei poveri disgraziati che hanno versato agli operatori denari sonanti per comprare casa, casa che questi ultimi hanno costruito con permessi, a detta dei PM, illegittimi.
Insomma vuole la restituzione dei regali, almeno in parte, anche se regalava cose non sue: i diritti volumetrici e gli sconti sugli oneri.
Il fidanzamento tra sindaco e costruttori si è rotto? Indietro l’anello di fidanzamento!
Ma con la richiesta agli imprenditori di risarcire i danni provocati il sindaco fa una mossa che serve molto anche a lui oltre che agli altri imputati. L’art. 62, comma 6, del Codice Penale recita infatti che chi commette un reato, ma prima del giudizio si adopera a riparare interamente il danno, si vede riconosciuta la circostanza attenuante con una diminuzione della sanzione comminata fino a un terzo rispetto a quella prevista per il reato commesso.
Pessima mossa che confonde una situazione già molto ingarbugliata da sé e che suona come ammissione di responsabilità da parte del sindaco, della Giunta e di una parte considerevole della burocrazia comunale.
Così come è assolutamente incomprensibile la rimozione di Simona Collarini indagata dai PM dalla direzione Rigenerazione Urbana (ex Urbanistica) e posizionata in una nuova struttura apicale – Direzione specialistica Pianificazione e Programmazione servizi – per una scelta “politica”. La Collarini dovrà così “occuparsi” della vicenda Meazza. La persona giusta al posto giusto!
Vale però la pena di farsi qualche domanda: come è possibile che il Comune di Milano sia riuscito a cacciarsi in questo pasticcio visto che nell’organigramma del Comune troviamo più di un dirigente che tra i suoi compiti avesse quello di controllare la legittimità degli atti, come il Segretario generale? (1)
Il Comune di Milano non è certo a corto di dirigenti ben pagati, immagino attenti e forse in grado di farsi allertatore civico (whistleblower), visto che uno dei primi interrogati dai PM ha dichiarato: ”lo sapevano tutti”.
Di fronte alle nuvole che si addensavano all’orizzonte, gli unici che hanno reagito in maniera sensata sono stati quei funzionari che hanno fatto lo sciopero della firma e che si sono rifiutati di sottoscrivere atti e provvedimenti da loro redatti in un quadro legislativo e normativo che va prima decrittato e poi applicato. Un lavoro interpretativo che presupporrebbe a monte linee di indirizzo esplicite, in modo da ridurre al minimo il rischio di coinvolgimenti né cercati né voluti, ovviamente, in vicende giudiziarie. Volevano poter dire:” ho obbedito”.
La causa prima di tante vicende e del ricorso alla magistratura deriva dalla ipertrofia legislativa di cui soffre il nostro Paese secondo il principio che una “leggina” non si nega a nessuno, per la gioia dei lobbysti e nell’interesse degli avvocati e delle loro parcelle.
Non sono riuscito a trovare dati disaggregati Regione per Regione ma il dato italiano è chiaro: leggi, norme e regolamenti in Italia sono 160.000, nel Regno Unito 3.000, in Germania 5.500, in Francia 7.000. (dati The European House Ambrosetti)
Ovviamente di queste 160.000 norme e leggi non so quante riguardino il comparto dell’urbanistica e dell’edilizia ma non solo sono troppi ma sono anche mal formulati e molto spesso in contrasto uno con l’altro.
Siamo dunque capitati davvero in una “tempesta perfetta” dove PM e avvocati incroceranno le loro lame, che durerà anni, che lascerà sul terreno vittime innocenti, che darà un’immagine di Milano come ragnatela di interessi inconfessabili, che farà capire ai cittadini che devono organizzarsi al di fuori del sistema dei Partiti se non vogliono che i beni comuni vengano travolti dai sempre presenti avvoltoi.
Prima che tutto finisca o che il sindaco si dimetta come l’opposizione chiede gli sentiremo ancora dire frasi come questa: “non lascerò la città in mano alla destra”. Lui l’ha già lasciata, anzi tanto vale che formalmente ci vada anche lui.
Luca Beltrami Gadola
- Conti n. 473/2009
Il Segretario (comunale o provinciale), ai sensi dell’art. 17 L. n. 127 del 1997 e, successivamente, dell’art. 97 D.Lgs. 18 agosto 2000 n. 267, mantiene la specifica funzione ausiliaria di garante della legalità e correttezza amministrativa dell’azione dell’ente locale; infatti, il t.u.e.l. ha assegnato al segretario dell’ente locale, in linea generale, oltre agli altri compiti indicati all’art. 97 t.u., cit., le “funzioni di collaborazione e di assistenza giuridico-amministrativa nei confronti degli organi dell’ente in ordine alla conformità dell’azione amministrativa alle leggi, allo statuto ed ai regolamenti” e quelle di “sovrintendere allo svolgimento delle funzioni dei dirigenti e di coordinarne l’attività”; pertanto non può dubitarsi del fatto che il Segretario comunale abbia il preciso obbligo giuridico di segnalare agli amministratori le illegittimità contenute negli emanandi provvedimenti, al fine di impedire atti e comportamenti illegittimi forieri di danno erariale; altrimenti opinando, potrebbe l’amministratore pubblico contare sull’inerzia o sul silenzio di chi è preposto per legge al controllo della legalità dell’azione amministrativa; e in mancanza, deve essere ritenuto responsabile a titolo di concorso omissivo colposo nella causazione del fatto dannoso contestato.
(Corte dei Conti, sentenza n. 473 del 9 luglio 2009)

In tutta questa schifosa omertà e complicità dei membri della giunta e delle figure che per anni Sala ha designato nei ruoli chiave per garantirsi il totale controllo di ogni decisione lecita e illecita, non possiamo dimenticarci del transfugo Maran. Viscida e fedele figura del marchese Sala, venuto su dal nulla e tale rimasto in termini di competenza, ma con imprescindibile provenienza dai comitati di quartiere, una volta riannusato il metifico quanto familiare odore di corruzione, se l’è data a gambe, con grande disappunto del despota, raccattando un posticino analogo nell’altro lupanare europeo e con tutto l’appoggio del Partito Unico.
Anonimi a rischio querela, scorretto pubblicarlo. Nella vicenda che Luca narra prevale il pregiudizio sul giudizio che manca e che e’,demandato non alle procure, come da stati di polizia, a giudici con le loro sentenze. Per fortuna o purtroppo le procure riscontra un alto tasso di fallacita’ impunibile soprattutto per i tempi che gli iter pretendono. L’intera vicenda San Siro, presenta un alto tasso di opinabilità, il cui confronto non ha visto coinvolgimenti o interessamenti, da parte della maggioranza degli impattati, solo una minoranza con proprie legittime opinioni a prescindere del contesto: chi e’ interessato, le societa’ , i tifosi, non quelli in deposito nelle patrie galere con procura apparentemente un po’ timida nei confronti delle responsabilità delle societa’, o della citta’ in genere sul volere o no mantenere lo stadio di calcio nel suo perimetro urbano. Un bando di gara apre a interessi, chi ne ha partecipi. Ma comunque rimane un quesito a cui non so dare una risposta: sono più invasivi due stadi uno a San Donato e uno nella zona rossa di Rozzano ? E con quali risorse si puo’ incominciare a risanare il quartieri degradati di San Siro.
1 – Quando VW alterò i dati delle emissioni dei motori a ciclo Diesel e, scoperta, venne condannata a risarcire il danno, lo risarcì. Riducendo così i gli utili aziendali.
Ma i costruttori milanesi?
2 – Quanta massa finanziaria è stata fornita dal sistema bancario a sostegno delle operazioni immobiliari sotto inchiesta? A fronte di quali garanzie? Forse gli immobili stessi?
Amen.
Comunque come Corbani osservo l’insistente improvvisazione da parte dell’amministrazione comunale nel cercare di risolvere le principali questioni ingarbugliate di Milano, “arrampicandosi sui vetri”. Per esempio l’annoso tema dello stadio cittadino, premettendo che secondo me il progetto di Boeri Studio del 2004 alla Bovisa era innovativo, a parte per eccessiva volumetria di contorno. Pur sapendo che i due fondi proprietari di Inter e Milan, cercano un ritorno “a breve” investendo il meno possibile, continuo a chiedermi come sarà possibile vendere i due club (obiettivo dei fondi) con una proposta di stadio condiviso, nuovo o ristrutturato, di proprietà o in affitto che sia, non più attuale da tempo in Europa. Boh!