25 Marzo 2025
SALVARE MILANO
Cinque possibili idee per ricominciare

Anche chi non aveva risparmiato critiche alla politica urbanistica dell’attuale Amministrazione è rimasto attonito di fronte alla rete di complicità svelate dalle intercettazioni fatte dalla Procura e quindi esplose sui giornali; per non parlare poi del Sindaco, che si è limitato a balbettare qualcosa, dei consiglieri confusi, o del totale silenzio del partito “azionista di riferimento”. Si spera ovviamente che le cose si chiariscano e vale sempre la presunzione di innocenza per gli accusati; ma il colpo è stato forte e non lo si può ignorare.
In breve quello che è successo è un po’ come nella fiaba del vestito nuovo dell’Imperatore, ricordate? Ci si è illusi per anni sul Modello Milano che coniugava profitto e vivibilità sociale, di città a 15 minuti, di piazze fatte con la vernice “perché non ci sono soldi”, di quartieri da chiamare per nome, di una città sempre più giovane e ricca, di mobilità che se non funziona è “perché i milanesi non hanno ancora capito che possono andare a piedi”, e invece:
Il re è nudo, insomma.
Che cosa si può fare ora? Alcuni possibili obiettivi potremmo iniziare a pensarli:
1) rifare il PGT. E non solo nel senso di abbellirlo, ma rivedendone criticamente alcuni presupposti: i diritti edificatori che volano da una parte all’altra della città, le volumetrie esistenti sempre fatte salve, gli indici enormi sulle aree inedificate, l’indifferenza funzionale, le dotazioni mancanti: tutto deve essere rivisto con occhio critico, magari anche per riconfermarlo o riformularlo: ma senza tabù e preclusioni (e senza aspettare le “linee guida” della Procura)
2) avvalersi anche di un occhio esterno: il lavoro di revisione può essere fatto solo con l’aiuto di professionisti competenti, capaci, liberi nel giudizio. Basta con i piani fatti solo dagli uffici o da centri studi conniventi. E bisogna anche cercare una soluzione equa al problema di chi è rimasto in mezzo al guado, distinguendo il grano dal loglio e disincagliando i progetti bloccati, senza con questo distruggere il futuro della città e del paese
3) rifondare gli uffici comunali aprendoli agli apporti delle migliori professionalità: e quindi basta con i concorsi chiusi (come avviene adesso), accessibili solo a chi è già interno, magari per consolidare la posizione di funzionari sotto inchiesta, basta con la cooptazione di amichetti e compagni di cordata: gli uffici devono essere autonomi, e per essere autonomi e autorevoli devono essere capaci e per essere capaci devono essere scelti per merito in concorsi aperti a tutti
4) giusto dialogare con le opposizioni per carità, la città è di tutti e serve collaborazione. Ma politicamente va spezzato lo sciagurato legame fra una parte del centrosinistra (i cosiddetti riformisti, o forse “controriformisti”) e una parte del centrodestra (nello specifico i cosiddetti formigoniani o ciellini). Cielle è sempre stata e sempre sarà per sua natura e formazione un gruppo intimamente reazionario e poco rispettoso della legalità: esistono, si può dialogare (si dialoga con tutti), ma non può essere cooptato organicamente come è avvenuto, portandoli in Giunta e nelle dirigenze comunali apicali
5) simmetricamente infine, andrebbe abbandonato l’ostracismo verso qualunque posizione vagamente di sinistra, subito bollata come “estrema”, velleitaria o comunque rompiscatole.
I rompiscatole avevano visto giusto, questo è il punto. E magari iniziare ad ammetterlo chiaramente sarebbe già un passo avanti.
L’Osservatore Attento
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