BEPPE SALA E LA SUA COMPAGNIA DI GIRO DEVONO LASCIARE IL PALCOSCENICO

Chi volesse scrivere la storia del crollo dell’urbanistica milanese dovrebbe partire dall’1 giugno del 2011, il giorno in cui cade la Giunta Moratti, un momento delicato per l’urbanistica milanese perché l’assessore Masseroli sta per completare l’iter del suo PGT che era già stato approvato dalla Giunta ma manca ancora qualcosa: l’esame e l’approvazione delle controdeduzioni.
Tutto si ferma in attesa delle nuove elezioni amministrative che porteranno Giuliano Pisapia a sindaco e quindi a una nuova Giunta.
Immediatamente si pone il problema del PGT il cui iter burocratico non era completo: è come se non esistesse.
Il PGT di Masseroli dopo la sua presentazione in Consiglio aveva sollevato molte obiezioni da parte della minoranza di allora e di molti importanti urbanisti milanesi.
Ai primi di luglio del 2011 al circolo De Amicis si apre un dibattito che potrebbe avere per titolo: “Prendere o lasciare?”, ossia completare l’iter del PGT Masseroli o rifare un nuovo PGT.
Il dibattito è vivacissimo, tra i sostenitori del “prendere” si schiera il nuovo assessore all’urbanistica Ada Lucia De Cesaris. Nel suo intervento la neo assessora ha detto anche di avere “piena fiducia” nei tecnici comunali che hanno redatto il PGT per il difficile compito del riesame delle osservazioni.
Si scelse alla fine di apportare alcune irrilevanti osservazioni e farlo passare: capra e cavoli. L’opinione della De Cesaris prevale anche perché il sindaco Pisapia teme che l’opinione pubblica lo accusi di voler fermare l’attività edilizia che in quel momento batteva la fiacca.
Nel mio editoriale del 11 luglio scrivevo: “A mio avviso il PGT(di Masseroli) è un documento pieno non solo di errori tecnici, ma anche di “errori” chiaramente fatti in malafede, di mistificazioni evidenti – com’è evidente che si tratti dell’attività di persone allora probabilmente scelte e promosse in quel ruolo proprio per la loro vicinanza con il precedente potere politico. Aggiunge (la De Cesaris) di avere trovato “molto lavoro svolto”, meno male! È dal 1998 che stanno lavorando sul Piano, dalla prima redazione del Piano dei Servizi, fino alle attività che hanno accompagnato l’approvazione della Legge Regionale 12, fatta notoriamente tenendo d’occhio le esigenze della Giunta milanese. E mi piacerebbe sapere finalmente (l’ho chiesto varie volte), quanto hanno speso, fra consulenze esterne e risorse interne, per preparare quei documenti: vorrei ben vedere che non ci fosse “molto lavoro”.
Pisapia, dopo ambigue dichiarazioni, rinuncia all’ultimo minuto a ricandidarsi lasciando la sinistra in braghe di tela ma spunta dal cappello Giuseppe Sala, un manager che ha condotto in porto l’operazione Expo che vacillava. Esperienza politica: zero. È carico di allori e il PD fa due più due: ecco il candidato vincente.
Durante la sindacatura di Pisapia la De Cesaris si dimette per una non meglio chiarita “difficoltà non più sormontabili nella prosecuzione della mia attività amministrativa, per il venir meno del rapporto di fiducia con una parte della maggioranza”. La questione pare fosse la destinazione di un’area per cani. Risibile.
Comunque il 16 di giugno del 2016 si riunisce la prima Giunta Sala e lo fa al Giambellino per dare il “segnale” di un avvio “alla gestione partecipata” dei cittadini. Niente di meno vero dopo di allora!
Con lui comincia l’assalto ai beni comuni a favore degli operatori immobiliari e l’elenco è lunghissimo tra convenzioni di lottizzazione e determine dirigenziali: inizia anche la grande stagione dei “comitati”: cittadini che si oppongono a quelle scelte.
L’avvio più clamoroso è la convenzione con le Ferrovie dello Stato per l’edificazione degli scali ferroviari. Delle altre convenzioni è inutile fare l’elenco. I “comitati” non vengono ascoltati, come anche oggi.
La vicenda più clamorosa è la questione dello stadio Meazza che va avanti dal 2009: ne siete già tutti informati dalla stampa quotidiana.
Il sindaco Sala si affanna ininterrottamente per favorire Inter e Milan, ossia le loro speculazioni immobiliari necessarie per sostenere i bilanci dei padroni delle squadre che vogliono vivere su l’immobiliarismo per rimunerarsi, usando il “tifo” per il calcio come lo zucchero a velo sulle torte (immobiliari).
Il calcio diventa un affare finanziario.
La vicenda non è ancora finita quando all’inizio di quest’anno scoppia lo scandalo delle SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) cioè il titolo edilizio che permette al cittadino di eseguire, in un immobile di sua proprietà, alcuni lavori edilizi di determinata entità, dopo aver presentato al Comune un’adeguata segnalazione garantita da un tecnico abilitato: un iter burocratico che consente agli operatori di bypassare il lungo iter delle autorizzazioni necessarie secondo le norme vigenti per l’avvio di lavori di costruzione o di modifiche di edifici esistenti. Ai primi di gennaio i Pubblici Ministeri iniziano una frenetica attività di controllo che interessa un centinaio di edifici, con conseguenze drammatiche soprattutto per i cittadini che o già hanno acquistato o sottoscritto compromessi negli edifici sottoposti a controllo ed in alcuni casi da sequestro degli stessi.
I funzionari comunali in soccorso ai colleghi chiamati in causa dichiarano lo “sciopero delle firme”: non firmeranno più alcun atto, non solo ma il responsabile dello Sportello unico dell’edilizia lo chiude, rischiando l’accusa di interruzione di pubblico servizio.
Per placarli il sindaco Sala dichiara che il Comune si farà carico delle loro spese legali (se innocenti?), salvo poco tempo dopo dichiarare che il Comune si costituirà invece “parte civile”.
Il 15 di gennaio il Corriere della Sera intervista la De Cesaris, ecco alcune risposte alle domande dell’intervistatore: “Lo voglio dire forte e chiaro. Faccio riferimento a chi oggi opera negli uffici dell’urbanistica, persone con la schiena dritta con cui ho condiviso la vita per cinque anni sempre attenta all’interesse pubblico. Se non si parte da qui si rischia di prendere la direzione sbagliata”.
E ancora alla domanda del giornalista, se non vi siano delle zone opache nell’attività dell’assessorato che si occupa di urbanistica e compiacenza nei confronti degli immobiliaristi risponde: “Milano ha fatto i conti con la vera illegalità (quale? N.d.R.). L’amministrazione che ad un certo punto ha deciso di farsi garante della legittimità, nel rispetto delle regole ma anche con una modalità di operare: Milano è la città dei rapporti e della collaborazione tra pubblico e privato. Se si torna indietro si fa male alla città e non si ripristina nessuna legittimità”.
Sic! Ma quello che viene fuori dopo la smentisce clamorosamente e il Corriere bene ha fatto ad interpellarla perché è da lei che parte il “fil rouge” che bisogna seguire per capire come sono andate le cose.
Sulla stampa quotidiana c’è chi dice che è arrivato il “Sistema Oggioni”, il pupazzo sempre in piedi da anni nel silenzio generale.
Arriva il “Salva Milano”, il famoso decreto di interpretazione delle norme urbanistiche, chiamato anche il “Salva Sala”: vicenda troppo nota per doverla descrivere ancora, comunque un clamoroso imbarazzante flop.
Già nel 2011 sulle nostre pagine era comparso un articolo a firma Dario Sironi dal titolo BEPPE CEMENTO che prevedeva tutto.
L’altro ieri (10.03) nel suo discorso al Consiglio il Sindaco ribadisce la sua certezza che non vi siano irregolarità nella procedura delle SCIA ma se anche così fosse a parere dei PM, nemmeno un caso di falso ideologico? un rilievo della Corte dei Conti sul mancato incasso degli oneri di urbanizzazione? e, per finire, una questione politica?
La vicenda ha creato sospetti e difficoltà ai cittadini acquirenti, ai professionisti e alle imprese.
Dunque questa “Compagnia di giro” di Beppe Sala dovebbe lasciare il palcoscenico per salvare la faccia alla città.
Luca Beltrami Gadola

MAMMA MIA CHE TRISTEZZA!!
Assistere alla seduta di un consiglio comunale non è mai una esperienza esaltante perché il ping pong usuale fra delibere, questioni sul tappeto e altre amenità ammimistrative e burocratiche è, in genere, talmente fitto che pare lo snocciolamento di un rosario senza fine.
Ieri il consiglio comunale, quello che avrebbe dovuto ribaltare la narrativa del Salvamilano e scompigliare, in positivo, il futuro politico della maggioranza di centro sinistra, ha messo in scena una malinconica tragicommedia con, da una parte, il coro rumoroso del triste popolo di destra accorso “numeroso” (10-15 persone circa..) a far casino e una sinistra fragile e spaesata, dall’altra, incapace di prendere in mano la situazione e proporsi come riferimento di quel cambiamento di passo che tutti ,ormai, richiedono a questa Giunta Comunale. Giunta confusa e perdente, e in alcuni elementi, addirittura inadeguata.
I salamelecchi all’assessore di Comunione e Liberazione , chiamato lì per togliere le castagne dal fuoco al sindaco Sala sui macelli in materia di edilizia e ambiente, che paiono evidenti agli occhi di tutti, anche di un semplice passante, si sono sprecati, mettendo in evidenza la debolezza della poltica milanese, non solo in questa aula ma anche, anzi soprattuto fuori di essa.
Il PD ha dimostrato ancora una volta di essere un partito sfilacciato e senza coraggio, con interventi , a volte contraddittori, ma sempre inevitabilmente all’acqua di rose. Impossibilitati ad attaccare Giunta e Sindaco, i consiglieri rispondevano con orgoglio retorico ai buu della destra senza però affondare lo sguardo sul fallimento di questo modello di città, rispetto al quale essi stessi sono stati inerti responsabili.
Imbarazzante la mancanza di prospettive, concrete, a breve termine di fronte a un generale malcontento dei cittadini nei confronti di questa amministrazione.
Urbanistica ed edilizia, insieme a mobilità, inquinamento e salute sono i temi dolenti di questa città e questa giunta non è stata in grado di affrontarli e risolverli degnamente o per mancanza di volontà politica o per inadeguatezza di alcuni assessori.
Servono processi partecipativi reali che ci facciano uscire dalla narrativa ormai stonata e sgonfia del marketing politico, nato nel dopo Expo e ruminato per molti lunghi anni dal main stream delle lobby che hanno interesse a lucrare sulla debolezza poltica dei partiti e dei cittadini. Il re è nudo ma pare che non siamo in grado di deporlo e instaurare a Milano una repubblica democratica capace di realizzare uguaglianza e solidarietà.
Sante parole, dobbiamo lavorare per le DIMISSIONI alle prossime elezioni comunali!!!
D’accordo sul tempo scaduto per questa amministrazione cittadina, ma occorrerebbe perlomeno immaginarsi uno scenario alternativo. Come pure per un nuovo PRG ma occorrerebbero aspetti che sono mancati in diversi degli ultimi: visione, scenari, osservazione “à pied”, verifiche assonometriche (come nel PGT di San Paolo) o plastici 3D digitali al posto di rendering “suggestivi” o addirittura fumetti. Privilegiando tra le priorità necessarie il riuscire a dare identità ai luoghi pubblici, come Milano ha avuto o poteva ancora avere imparando da diversi casi riusciti, esempio a Lisbona.
Concordo con il lettore Angelini. In questi anni non si e’ lavorato abbastanza per costruire un’ alternativa valida, in grado di avere competenze fatte sul campo, capacità comunicative e aggregative e, permettetemi, il dono di guardare avanti con fiducia verso il futuro e le sfide che ci attendono.
L’ ultima del nostro (oramai sempre più simile a un pugile suonato) è che per affrontare il problema delle famiglie che hanno comprato una casa che non si farà, intende innanzitutto incontrare i costruttori “perché se loro fanno muro c’è poco da fare”. A parte il fatto che i veri soggetti che decidono qualcosa sono gli operatori immobiliari e non già i costruttori, che sono giusto dei fornitori (forse le due figure si identificavano negli anni ’50, nel frattempo il mondo è cambiato), quello veramente assurdo è iniziare una trattativa dichiarando pubblicamente che se l’ altro non ci sta non se ne fa niente. È ovvio che così gli dai un grande potere contrattuale, è una cosa che si impara all’ asilo. Ma Sala ha fatto l’ asilo?, ci sarebbe da chiedersi. E questo sarebbe un manager? Da dove l’ hanno tirato fuori?!?
Ieri ne ha detta un’ altra: i signori del no non mi fermeranno, vado avanti sulla mia strada (una sorta di “noi tireremo dritto” rivisitato). Quindi: in ginocchio davanti ai costruttori, ma i cittadini manco li sento perché non contano niente. Dritto – fino a sbattere contro un muro (non l’ ha ancora capito)
Ieri il sindaco se ne è uscito anche con questa: “la valutazione (di San Siro ndr) l’abbiamo fatta fare all’Agenzia delle Entrate, quindi a un organismo dello Stato. Non so a chi meglio avremmo potuto farla fare, dovevamo chiedere alla Nasa? Oggettivamente più dell’Agenzia delle Entrate non c’è nessuno titolato”. Ma voi avete mai sentito di qualche operatore che abbia fatto valutare la propria area dall’ agenzia delle entrate?!? È proprio il contrario, sono notoriamente degli scalzacani. Sveglia!
Caro Direttore sono completamente d’accordo con tutte le valutazioni negative che Lei analizza a proposito di Beppe Sala e della sua giunta comunale. Mi permetta di ricorcordare una malefatta non secondaria: l’irrazionale progetto di trasferimento di tutti i dipartimenti dell’Università statale da Città degli Studi alla area EX-ESPO’ e dei due istituti scientifico-ospedalieri a Sesto S Giovanni nell’area EX-FALCK. Questa iniziativa demenziale fu lanciata in una riunione pubblica dell’ottobre 2015 (cioè appena terminato Expo) dal Presidente del consiglio dei ministri Matteo Renzi che propose la creazione negli spazi residuali dopo l’Expo di una “Città della Scienza”. Purtroppo molti docenti universitari furono abbagliati da promesse tecnicamente reboanti ed abboccarono all’amo quando il Rettore dell’epoca trasmise lo sciagurato progetto agli organi deliberanti. Anche il PD milanese fu tra i pesciolini. Non abboccarono i dipartimenti di Matematica, Fisica ed Informatica. L’assessore Maran fu delegato a condurre (anche politicamente) l’operazione: nacque un Comitato di cittadinanza che raccolse l’adesione contraria allo spostamento, di migliaia di cittadini, tra i quali molti docenti di architettura. Sala non si degnò mai di presenziare ad una riunione (quasi che si trattase di una questione marginale). Arcipelago Milano pubblicò numerosi articoli contrari a quella iniziativa. Chi oggi passa per via Ponzio può notare che l’Istituto Neurologico Besta ha costruito un nuovo edificio nella vecchia sede (che sta per essere ultimato), destinato a migliorare l’accoglienza !
Non so se qualcuno ha avuto il piacere di leggere le ultime esternazioni sul tema della Casa del signor Maran (MEP) su LinkedIn. Dunque, il nostro (ex) assessore se ne esce con un: per la Casa, potremmo copiare dal Belgio. Lì lo Stato fissa un prezzo degli affitti zona per zona, e al massimo si può fare un +20% in più. Altro che tema urbanistico o nuove case, il problema si potrebbe risolvere così. Dunque. Innanzitutto non è detto che la Costituzione e le leggi italiane consentano di fare come dice lui. Ma anche se fosse, porre un tetto massimo ai valori medi come può aiutare che non riesce a pagare neanche i valori di mercato? (oltre la metà dei milanesi, secondo i dati comunali). Servono case che costino il 50-80% IN MENO, questo è il punto. Ma possibile che non capisca neanche questa cosa elementare, uno che ha fatto l’assessore all’urbanistica e alla casa, per di più. Ecco perché siamo messi così male, ai posti di comando c’erano questi. Meno male che se ne andato da Milano e qui danni più di tanto non ne può farne (ma poveri europei). MEP!