TELEMARKETING, LA PUBBLICITÀ PER TELEFONO

“Salve, abbiamo ricevuto il tuo curriculum e siamo lieti di invitarti a un colloquio nella nostra sede di…”. Mentre state ancora pensando a quando avete mandato il vostro ultimo curriculum e proprio non vi viene in mente, la voce registrata comincia a elencare tutti i pregi dell’azienda, puntando soprattutto sul fatto che ha una serie di filiali in tutta Italia e quindi, tre le opportunità illustrate, c’è naturalmente quella di poter viaggiare in giro per il Paese.
È (forse) l’ultima trovata in ordine di tempo di quello che possiamo ormai definire l’annoying marketing telefonico, quella forma di pubblicità aggressiva, molto aggressiva, che scandisce ormai da tempo le nostre giornate. E, almeno per quel che è possibile verificare di persona, a nulla vale riattaccare subito e bloccare il numero di provenienza, numero che varia di volta in volta. Le provenienze sono nazionali, come Milano, Modena, Udine o Cagliari, ma anche estere, in particolare Spagna, Inghilterra o aree mitteleuropee.
Dite la verità, quante volte vi è capitato negli ultimi tempi? La sensazione è che questo genere di marketing sia considerevolmente aumentato, a tutto svantaggio della nostra tranquillità. È una pesca a strascico casuale in cui noi consumatori forniti di utenza telefonica siamo l’ambita preda, i banchi di tonni da catturare.
Il meccanismo è noto. Suona il telefono, è un numero sconosciuto. Lo sventurato risponde, già intuendo che non dovrebbe. Ma come tutti, alla fine pensa che potrebbe trattarsi di una chiamata importante, magari qualcuno che ha bisogno di aiuto. Invece, quasi mai si tratta di un essere umano. Dall’altro capo della linea parte il risponditore automatico. Ogni volta si riatta subito, provvedendo a bloccare il numero. Io per esempio ho calcolato che negli ultimi mesi, al ritmo di tre o quattro telefonate al giorno, avrò bloccato centinaia di numeri.
Ma nonostante questa certosina attività a cui mi dedico – devo ammetterlo – con un certo piacere, il numero delle chiamate non diminuisce. Anzi. E mi sono domandato quante migliaia di utenze vengono comprate e utilizzate da questi piazzisti di ultima generazione, che vorrebbero vendermi di tutto: oggi non girano più suonando citofoni o campanelli delle abitazioni a caso. Ma telefonano a ripetizione da numeri generati in sequenza da qualche bot che per noi comuni mortali risulta impossibile da identificare (inutile richiamare, il numero risulta inesistente) e che è basato in qualche server a migliaia di chilometri di distanza.
Tra l’altro, ho così scoperto, nel corso dei mesi, di essere fortunato in quanto abitante in Lombardia perché posso richiedere a titolo gratuito un depuratore d’acqua di ultima generazione, di quelli che trasformano il normale liquido che sgorga dai nostri rubinetti in una formidabile bevanda, liscia o gassata, alla temperatura che preferisco.
Neppure il tempo di riflettere sulla mia condizione di lombardo baciato dalla fortuna e a seguire arriva la chiamata successiva. Questa volta la voce metallica mi spiega che investire in azioni Amazon o di qualche altro grande gruppo internazionale potrebbe rappresentare un modo per incrementare, e di parecchio, le entrate mensili, cosa che mi fa riflettere su quanto sia stato stupido a non averci mai pensato prima.
Poi tocca all’azienda vinicola del Trevigiano che propone la sua produzione: quella più recente, frutto dell’ultima vendemmia, e quella classica, cioè etichette più “mature”. In ordine sparso andiamo su gestori di energia, gas ecc., multiutility che hanno scelto il marketing aggressivo e fastidioso delle telefonate random, proposte di abbonamento a improbabili riviste, servizi di assistenza a domicilio, fino alla piattaforma che offre ogni genere immaginabile nel settore non food: dalle scarpe a piccole imbarcazioni da pesca. Inutile soffermarmi sui gestori telefonici, che propongono tariffe sempre più invitanti per i primi mesi.
Arrabbiarmi? Sì, forse all’inizio. Oggi invece ho cominciato a interrogarmi su questo tipo di comunicazione. Ha davvero senso? Come possono pensare che scelga un vino senza non dico assaggiarlo, ma neppure vedere l’etichetta o la bottiglia? Ovviamente non sono le aziende ad adottare direttamente questa forma di marketing, tutto viene gestito da società esterne specializzate nell’inseguire il potenziale consumatore-acquirente in ogni momento della giornata. E altrettanto ovviamente deve trattarsi di un canale redditizio, altrimenti non si capisce per quale motivo venga utilizzato anche da aziende o da marchi di fama.
La cosa che incuriosisce di più, però, è che, nonostante l’istituzione del Registro delle opposizioni, questo genere di telefonate sembra essere raddoppiato o addirittura quadruplicato. Iscriversi al Registro è semplice, ma bisogna avere la pazienza di memorizzare ogni numero rispondendo al quale abbiamo avuto una proposta commerciale. Dopodiché contattare l’Agcom che provvederà controllare se quel numero appartenga a una call center iscritto al Registro degli operatori di comunicazione e, se del caso, eliminare quel numero bloccandolo. Facile, vero? Peccato che il numero che ogni giorno ci importunano siano centinaia, migliaia, comprati forse a pacchetti completi da qualche anima bella che ha pensato bene di lucrare sulla nostra pazienza.
E non si parla qui delle truffe telefoniche, argomento che ci riserviamo di trattare in futuro.
Di recente, anche il Garante della privacy è intervenuto contro il telemarketing selvaggio, ordinando a uno dei più noti gestori telefonici il pagamento di una sanzione di quasi 350 mila euro per “trattamento illecito di dati personali a fini promozionali”.
Tutto era nato dal reclamo di alcuni utenti che lamentavano il bombardamento di telefonate promozionali, oltre al fatto di aver visualizzato all’interno della propria area riservata anche i dati personali di altri clienti. In seguito a questi reclami, il garante ha evidenziato che la società telefonica per le sue attività di telemarketing si era appoggiata “a partner commerciali che utilizzavano liste di contatti raccolte illecitamente”, come hanno riportato le agenzie. In molti casi infatti le liste erano formate da nomi di provenienza dubbia, i consensi non erano dimostrati e i tempi di conservazione non indicati. Questo significa che il nostro povero numero di cellulare “rimbalza” da una parte all’altra del mondo da chissà quanto tempo, inserito in qualche pacchetto che viene venduto e comprato secondo le necessità delle società che gestiscono il telemarketing.
Abbiamo già visto come sia possibile difendersi, ma chi lo fa davvero? Un modo per vedere chi ci sta chiamando è poi quello di andare sulla mascherina di Google, digitare tellows.it e inserire il numero.
Potrete così dare un nome e magari anche un volto ad alcuni di quelli che ogni giorno, a qualsiasi ora, vi importunano telefonicamente. A quel punto non possiamo dirvi che cosa fare e come comportarvi, perché il reato di istigazione alla violenza, anche verbale, è punito dalla legge.
Ugo Savoia

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