I GIOVANI E LA GUERRA

Copia di Progetto senza titolo (13)

I giovani e la guerra. Che cosa ne pensano, come la stanno vivendo. Ne parlano o si tratta di argomento rimosso dai pensieri e dalle conversazioni? Chiacchierando con loro, la sensazione che si ricava è che si tratti di una realtà che considerano lontana, anche se non lontanissima, che spaventa ma al momento non preoccupa perché finora sono stati abituati a leggerla nei libri di Storia, perché riguarda Paesi distanti con cui pensano che l’Italia abbia poco o nulla a che fare. Certo, rimane una cosa orribile, ma al momento preoccupa più l’idea della sua inutilità.

Qualche giorno fa, il 24 febbraio 2025, l’”operazione militare speciale” lanciata da Vladimir Putin contro l’Ucraina ha compiuto tre anni esatti, millenovantasei giorni durante i quali, almeno nell’Occidente, non si è fatto altro che pensare alle possibili strade per fermarla, per costringere il leader russo a rivedere i suoi piani con sanzioni economiche, trattative diplomatiche costanti quanto inutili almeno stando ai risultati, minacce militari, contratti rescissi, blocco dei beni degli oligarchi in giro per il mondo.

In particolare, l’Europa, che si è ritrovata quasi in prima linea vista la sua vicinanza geografica all’area del conflitto, ha speso migliaia di miliardi nel tentativo di fermarla con le buone o con le cattive (inviando armi), affiancata in questo dagli Stati Uniti. Poi è arrivato Trump e lo scenario è cambiato d’improvviso.

Abbiamo chiesto a un gruppo di studenti universitari poco più che ventenni che cosa pensano di questo conflitto, come lo vivono. Sono angosciati o soltanto genericamente preoccupati? Pensano che prima o poi la guerra irromperà anche nelle loro vite o in quelle dei loro familiari?

Le risposte sono state multiformi, variamente argomentate, e tutte o quasi improntate a un approccio emotivo su quanto sia orribile, dopo le esperienze del Novecento, rivivere gli stessi incubi degli anni ’40, popolati da carri armati, giovani mandati a morire, bombardamenti, città rase al suolo, fame, freddo, paura, gente costretta a lasciare le proprie case per trasferirsi in luoghi che spera più sicuri.

Nessuna delle risposte che abbiamo raccolto ha affrontato l’argomento dal punto di vista degli scenari internazionali, della realpolitik degli accordi commerciali, secondo il vecchio adagio del “segui i soldi se vuoi capire ciò che sta succedendo”, o da quello dei possibili e probabili cambiamenti legati al rapporto nel nuovo presidente degli Stati Uniti con il suo omologo russo. Ma soprattutto, curiosamente, i riferimenti specifici sono stati piuttosto limitati, come possiamo vedere dal florilegio delle risposte raccolte: la preoccupazione è generale, diffusa, non focalizzata sulla situazione in Ucraina o in Medio Oriente. Si tratta di una lettura utile per capire, per cogliere gli stati d’animo delle future classi dirigenti di fronte al “clangore di sciabole”, agli echi bellici che arrivano da vari fronti internazionali. Vediamo.

“La guerra è inutile. È una delle poche cose veramente contro natura, in cui tutte le parti coinvolte hanno solo da perdere”.

“Siamo abituati a leggere della guerra sui libri di storia e in posti lontani da noi, ma in realtà è più vicina di quello che pensiamo. Non siamo pronti ad affrontarla”.

“Penso che un accordo tra le parti sia l’univa soluzione possibile nel terzo millennio, con due guerre mondiali alle spalle. L’umanità a i leader mondiali dovrebbero sapere che gli accordi sono l’univa soluzione per salvaguardare le vite umane”.

“La guerra in Ucraina nel cuore dell’Europa e nell’area Medio Orientale sulle coste del Mediterraneo ha portato la paura anche da noi. La paura di abbandonare la propria casa, la propria famiglia, la propria storia”.

“Nella storia dell’umanità ci sono sempre stati conflitti e guerre. Tuttavia, con gli scontri in Ucraina e in Medio Oriente, la realtà della guerra si è fatta più concreta e vicina. Con un pericolo di guerra nucleare mondiale possibile”.

“Io sento la guerra abbastanza vicina ma non sono preoccupato”.

“Né vincitori né vinti. La guerra può portare solo a una sconfitta. Per l’umanità”.

“Ogni giorno sento il peso degli effetti delle guerre che si verificano nel mondo. Non riesco a capire il motivo per cui delle persone innocenti debbano morire al fronte o nelle proprie case per la smania di potere di qualcuno che preferisce osservare dall’alto gli sviluppi della lotta armata, piuttosto che scendere in campo e trovare una soluzione attraverso il dialogo”.

“La guerra non mi lascia tranquillo, soprattutto pensando a quanto la situazione potrebbe degenerare facilmente da un momento all’altro. Poi ammetto di non riuscire a immedesimarmi fino in fondo con chi la vive. Provo grande dispiacere, ma credo che alcune realtà siano comprensibili soltanto se vissute. E, fortunatamente, non è il mio caso”.

“Vedo la guerra come un problema spaventoso dei nostri giorni e al tempo stesso non riesco a concepire come questa cosa possa esistere ancora nel 2025. La Storia ci ha già mostrato le conseguenze devastanti delle guerre, ma alcuni Paesi continuano in questa direzione senza ripensamenti o rimorsi. La gente comune paga il prezzo più alto in termini di vite, salute e costi. Ma per cosa?”.

“Sento la guerra come qualcosa di vicino, ma non è la mia principale preoccupazione. È una cosa che si trova al di fuori del controllo della gente comune. Se dovesse scoppiare un conflitto su larga scala, con le armi di oggi non penso che si combatterà sul campo”.

“Io credo che in questo momento storico esistano due tipi diversi di guerra: quella classica, che si combatte sul campo, e una più silenziosa, più politica, che attacca le democrazie del mondo. Credo che le due siano in qualche modo collegate e questo le rende ancora più pericolose e preoccupanti perché si alimentano a vicenda e in una forma o nell’altra possono diffondersi ovunque”.

“La guerra è una delle cose più sbagliate che l’umanità possa fare: fa emergere gli istinti più brutali e cinici delle persone”.

Queste testimonianze sono state raccolte lunedì 24 febbraio 2025, allo scadere del terzo anno di un’operazione militare che sarebbe dovuta durare una settimana. A oggi, secondo dati forniti dai comandi militari di Kiev sono 719.240 i soldati russi morti o feriti. In campo ucraino, invece, secondo report non ufficiali sarebbero circa ottantamila i morti e quattrocentomila i feriti. Ma gli analisti internazionali ritengono che le cifre delle perdite ucraine siano sottostimate.

Ugo Savoia

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