11 Febbraio 2025
LA CGIL E IL “SALVA MILANO”
Le responsabilità elettorali del Sindaco

Ho partecipato il 29 gennaio a un incontro dal titolo “Salviamo (davvero) Milano” organizzato dalla Cgil alla Camera del lavoro. Diversi relatori di grande spessore – fra gli altri, il giornalista Gianni Barbacetto, l’urbanista Paolo Berdini, la professoressa Maria Agostina Cabiddu, l’architetto Gabriele Mariani – hanno dato vita ad un dibattito ricco di contributi, dati e spunti di riflessione, una serata che ha infuso speranza nella condivisione di una visione diversa della nostra città.
Confortante quindi la presenza di un folto pubblico in una sala piena di volti nuovi, a conferma dell’esistenza di un malessere diffuso e inascoltato che va ben oltre la consueta rassicurante narrazione del “tout va bien”. L’amministrazione milanese, sulla carta ambientalista e progressista, ha tradito aspettative ed attese di molti di coloro che avevano sostenuto il cambio del 2011 e che mai avrebbero immaginato di doversi confrontare con una narrazione “istituzionale” così distante dalla realtà.
Le occasioni perdute in questi anni non si contano, prima fra tutte la trasformazione degli ex scali ferroviari milanesi, approvata nel 2017, dove la inesistente regia pubblica ha acriticamente fatto proprie le scelte di operatori privati interessati (legittimamente) solo al profitto; una deliberata assenza che è stata celata dietro al paravento di un dibattito pubblico di nessuna efficacia, il cui esito lo iniziamo a vedere nell’angosciante villaggio olimpico in costruzione allo scalo di porta Romana. Milano sembra così avere abdicato in questi anni a qualsiasi visione alternativa che non sia quella di una forsennata saturazione immobiliare.
Sono questi gli effetti del cd. rito ambrosiano dell’urbanistica che ha inoltre consentito, distorcendo normative consolidate, di far passare come semplici ristrutturazioni – e dunque con le procedure semplificate della SCIA – interventi che sono in realtà di nuova costruzione, senza i necessari piani attuativi e una conseguente dovuta partecipazione pubblica.
Un discutibile rito in violazione della gerarchia delle fonti e per il quale il sindaco Sala pretende ora una sanatoria per via legislativa, attraverso il cd. “Salva Milano” in discussione in Parlamento, che riscrive erga omnes il passato e pregiudica il futuro.
Questa sanatoria, infatti, getta un colpo di spugna su almeno un decennio di governo della città “esclusiva” nel quale incremento della rendita, aumento delle disuguaglianze, sostituzione sociale ed espulsione dei ceti meno abbienti, perdita di risorse pubbliche, consumo di suolo presentano il conto in termini di costi ambientali e sociali.
Questi ultimi non sono semplicemente ascrivibili a un “danno collaterale” minore dello sviluppo urbanistico, risultando invece determinanti per la vita, la vivibilità, la salute e il benessere diffuso, la sostenibilità, in generale per la qualità della vita urbana, oltre ad appartenere ai valori culturali di riferimento di una larga fetta dell’elettorato che ha sostenuto questa maggioranza, e non possono essere messi a tacere come se si trattasse di voler andare a cercare il pelo nell’uovo. Come si potrà vivere in una città sempre più cementificata, cresciuta attraverso uno sviluppo non governato, con molte isole di calore e poco verde?
“Eh ma allora vuoi far vincere le destre!?”: quante volte, dal 2011 in qua, abbiamo sentito queste obiezioni di fronte alle critiche, pur quando argomentate e motivate.
In questo decennio abbiamo assistito all’evaporazione del protagonismo di associazioni ambientaliste storiche, alla partecipazione tradita, alle accuse di NIMBY rivolte sistematicamente ai cittadini raccolti nei comitati che cercavano con fatica di dar voce a istanze legittime e disattese, perlopiù ignorate dai media maggiori (ben presenti, tuttavia, negli archivi di ArcipelagoMilano).
La supponenza di questo sindaco principe e della sua corte (la Giunta) nei confronti delle puntuali critiche rivolte in questi anni al “modello Milano” ha spalancato una voragine anche fra coloro che avevano convintamente votato per il centrosinistra nel 2011, nel 2016 e ancora nel 2021, lasciando sgomenti e smarriti, ma anche arrabbiati, molti cittadini attivi, partecipi e interessati al bene comune.
È inaccettabile che nella sedicente area di centrosinistra che governa la città si considerino nemici o avversari quei cittadini solo perché esprimono critiche argomentate per una visione differente da quella del principe e della sua corte, i quali, interpretando in modo personalistico il loro ruolo di “civic servant”, sono piuttosto propensi a credere che i cittadini siano in realtà solo dei sudditi.
Colmare questo baratro non sarà semplice, e non è neppure detto che sarà effettivamente possibile.
Penso che non si potrà in ogni caso prescindere dal recupero dei valori e principi fondamentali e da un ascolto vero, finalmente autentico, che in questi anni è sempre mancato (invero, già dai tempi di Pisapia), al di là dei proclami di una amministrazione che usa la partecipazione come una medaglietta da esibire e usare secondo le proprie convenienze e come forma di ingegneria del consenso, più che come un valore da coltivare con coscienza e rispetto.
Altrimenti, la strada sembra già chiara e segnata, come il crescente astensionismo elettorale dovrebbe ricordare anche ai più distratti.
Se dal cemento-sinistra si passerà al cemento-destra, la responsabilità non andrà certo scaricata su coloro che in questi anni, con indignazione ma anche con molta pazienza, hanno puntato il dito contro le cose che non vanno.
Eugenio Galli
Link alla registrazione del dibattito