SALVAMILANO/3. I DUBBI DEL PD

Copia di beltrami3 (13)

In questi giorni riapre il Senato: nuovo anno, vecchi problemi. Riprende il suo iter la “SalvaMilano”, ma SalvaSala” per Ignazio La Russa, non senza ragioni. La cosiddetta “legge interpretativa“ viene invocata dai suoi promotori trasversali per salvare Milano dalla paralisi edilizia, ma a nessuno sfugge che il destino, politico e personale, del Sindaco Sala è appeso alla sua approvazione. Come lui stesso ammette,  intimando l’approvazione del testo così come licenziato dalla Camera, ed in fretta pure, pena le sue dimissioni. Ma “est modus in rebus”, e questo arrembare privo di savoir faire irrita più d’uno ed ostacola  l’obiettivo.

E poi non è solo questione di toni. Il fatto è che stanno venendo al pettine i nodi di una vicenda intricata di per sé e di un’iniziativa parlamentare poco sapiente, attorno alla quale  crescono dubbi e preoccupazioni, specie nel PD.

Il punto di partenza è noto. Di fronte alle contestazioni giudiziarie, massicce, ripetute ed ancora lontane dall’esaurirsi, il Comune di Milano si è trincerato dietro il conflitto interpretativo tra norme urbanistiche concorrenti, statali (150/1942 e 1187/1968) e  regionali (12/2005 e 18/2019). Di qui l’asserita esigenza urgente di una norma che faccia finalmente chiarezza, stante la stratificazione confusa in cui giace la materia. 

Servirebbe, tutti sono d’accordo in linea generale, un testo unico di armonizzazione, ma in effetti ora il cuoco serve solo il piattino della cosiddetta “legge interpretativa” ad hoc, la cui principale funzione consiste nella “regolarizzazione” ex post degli atti urbanistici del Comune di Milano oggetto delle inchieste giudiziarie. Un’operazione più che disinvolta, discutibile anche sotto il profilo della legittimità sostanziale, stante che interpretazione ed applicazione delle leggi sono mestiere specifico della magistratura.

Un precedente molto pericoloso se se si ammettesse che a Palermo o a Belluno, a Genova o a Taranto, una pur nuova legge regionale (non solo urbanistica) prevalesse tout court su una nazionale concorrente, pur precedente. Il grimaldello è pronto ed anche il centrodestra. La materia è irta di criticità, e non si può escludere che la “SalvaMilano” approvata non sarà portata alla Corte Costituzionale, rallentando o annullando la sua applicazione. Il PD si interroga e guarda preoccupato agli effetti critici certi che potrebbero derivare sul territorio nazionale, mentre resterebbe incerto il destino della Salvamilano e della Giunta Sala con quella.

L’imbarazzo non è tanto di principio, figurarsi se ancora ci si formalizza sulla divisione dei poteri. Il problema appare molto più delicato e sollecita una profonda riflessione nel partito sull’intera vicenda urbanistica e politica milanese, sulla sua genesi e possibile evoluzione, infine, e questo è davvero il punto, sull’opportunità di esporsi e combattere fino in fondo una battaglia politica che appare  assai complicata, per non dire compromessa.

Alcuni, sottotraccia per non fare troppo rumore, sottolineano che le contestazioni della magistratura non si limitano alla prevalenza delle norme statali su quelle regionali, ma descrivono un vero e proprio sistema di potere, dalle tinte collusive, che, sempre a detta dei PM milanesi, avrebbe trovato nella Commissione del Paesaggio (definita “centro del sistema illegale”) l’architrave di prassi quantomeno opache, dense di confltti di interesse se non specificamente illegittime, o  penalmente rilevanti. 

Vale la pena a questo proposito ricordare che i componenti della Commissione, come pure l’Assessore Tancredi, sono tutti di nomina diretta e personale del Sindaco, e sarebbe difficile per Sala trarsi d’impaccio in caso di conferma delle ipotesi accusatorie. La sensazione nelle stanze più alte della politica, è che altre carte (in senso proprio e figurato) siano in mano alla magistratura inquirente e che “Salvamilano” o no, la vicenda non solo non troverebbe fine con il voto favorevole al Senato ma anzi potrebbe seguire nuove e più pesanti evoluzioni. Follow the money? Intanto già circolano ipotesi di “traffico di influenze”.

Altri chiedono di spiegare per quale motivo, sulla base di quali valutazioni, di quali pareri degli uffici competenti, il Comune abbia ritenuto prevalente la legge urbanistica regionale su quella nazionale, sempre che non si sia affidato all’ “autocertificazione” del legislatore regionale (art. 1 della legge 12/2005, “La presente legge, in attuazione di quanto previsto dall’articolo 117, terzo comma, della Costituzione detta le norme di governo del territorio lombardo, …. nel rispetto dei principi fondamentali dell’ordinamento statale.. ” ).

Come, quando e da chi nel Comune di Milano, si è stabilita la pacifica prevalenza della nuova legislazione urbanistica regionale su quella precedente statale? Vi è stato un auditing legale, e se sì che esito ha avuto? E se no, per quale motivo, vista la concorrenza con la normativa statale? Insomma, ci si chiede se non vi sia stata culpa in eligendo, se non si sia osservata quell’ “ordinaria diligenza” cui dovrebbe ispirarsi un processo deliberativo e decisionale su questioni tanto rilevanti per un ente pubblico. Parrebbe di no, eppure proprio la complessità legislativa, ora elevata a scusante del pasticcio, avrebbe dovuto imporre allora quantomeno prudenza, ma prudenza non vi è stata. Non vi sono evidenze di atti di autotutela o di altri passi a legittimazione della tesi diciamo “regionalista”.  E questo davvero stupisce, e molto, dato che il PD in Regione ha votato contro la legge 18/2019, pur emendata (*). Anche qui c’è molto da spiegare.

Circospezione poi tanto più obbligata se si viene infine al nocciolo della questione, perché sarà pur vero che la “rigenerazione” è stata regolata, o meglio “deregolamentata” con legge da Regione Lombardia, ma è anche più vero che le sue previsioni ed istituti. per la lettera e per lo spirito ispiratore, difficilmente potevano tutelare con il dovuto rigore il bene comune, nelle sue diverse configurazioni: paesaggio, addensamento antropico, servizi, partecipazione e trasparenza nella formazione degli atti. 

Non pochi nel PD nutrono forti preoccupazioni e dubbi anche su questo punto essenziale. Delle due l’una. O il modus operandi ex lege regionale è stato ritenuto corretto dall’amministrazione Sala, e questo è un grave problema di indirizzo politico, o se all’opposto non lo si riteneva  soddisfacente, per quale motivo in tutti questi anni non si è fatto nulla per gestire la problematica in modo più attento al bene comune, ed anche questo è un problema politico sostanzioso. Qui viene in causa una larga responsabilità politico amministrativa, da ricercare e distinguere tra chi ha voluto e deciso, chi sapeva e si voltava dall’altra parte, chi non sapeva perché non voleva sapere, ma avrebbe dovuto e potuto chiedere, interrogare ed interrogarsi.  

Il quadro infine si complica ancora di più, se si considera che la maggioranza che oggi sostiene Sala a Milano, è divisa in Parlamento, non solo in generale, ma proprio sulla Salva Milano. Azione ed Italia Viva la sostengono, AVS e 5Stelle sono contrari, il PD favorevole ma traccheggia. Quali effetti politici a Milano se la legge sarà approvata? Quali contraccolpi? E al  contrario, cosa avverrebbe? Davvero Sala porterebbe Milano al voto, esponendo il centro sinistra ad una campagna avvelenata, divisiva e forse perdente?

Con i nodi crescono i dubbi ed avanza una domanda:  vale la pena di approvare una legge così problematica se gli effetti salvifici neppure sono certi, e se il suo destino appare malfermo?  Si rischia molto per un risultato incerto. Così interrogandosi, pare avanzare il partito dell’ “avanti piano, quasi fermi”, insomma portare le cose in lungo, allisciando ed accomodando,  ma senza prendere netta posizione, lasciando che le cose alla fine trovino una loro sistemazione …. dopo le elezioni comunali s’intende. Intanto, Milano si arrangi.

Insomma, con le parole del Conte Zio, “sopire, troncare…… troncare e sopire”,

Giuseppe Ucciero

(*) “Abbiamo limitato il danno di una legge che rimane sbagliata nell’impianto, perché non aiuta chi deve fare le bonifiche, perché non si concentra sulle aree dismesse e non tiene conto delle differenze dei diversi territori della Lombardia. Questa legge non fa abbastanza per la rigenerazione “ (dichiarazione del consigliere regionale Girell, cfr. sito PD)

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Antonino Brambilla
Antonino Brambilla
1 anno fa

Quale coestensore della legge regionale n.12/2005 e smi segnalo che in nessuna parte di tale normativa regionale è dato rinvenire norme di ” deregolamentazione ” della cosiddetta rigenerazione urbana.

Pietro Vismara
Pietro Vismara
1 anno fa

Vista la sua qualifica di coestensore della LR 12/05, le chiedo cortesemente come mai in quella legge l’ approvazione dei piani urbanistici attuativi sia di competenza della Giunta, mentre il TUEL all’ art. 42.2.b dice che sono di competenza del Consiglio i piani urbanistici. Non è una contraddizione? È sempre stata una mia curiosità, mi chiedo se potesse dare una risposta

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