14 Gennaio 2025

STANCHEZZA DELLA SOCIETÁ, DELL’AMBIENTE, DELLA POLITICA

Urge un riposo riflessivo e ricostituente


Copia di beltrami3 (12)

La gente, la terra e la città accomunate da un medesimo ed inquieto assillo, denunciato dall’Arcivescovo con una parola tratta dalla comune esperienza di vita: la stanchezza. Un triplice spossante affaticamento colpirebbe la realtà contemporanea, tanto a Milano quanto tendenzialmente nel mondo, in particolare quello nostro occidentale.

L’ inusitato discorso di Sant’Ambrogio, pronunciato con tono pacato e dimesso, ha preso il toro per le corna, spazzando il velo di ipocrisia e retorica che ritualmente accompagnano le celebrazioni ufficiali ed i formali auspici per l’anno di turno. Da cielo in terra, con le sue contraddizioni sociali, ambientali ed umanitarie, è giunta una potente lezione di realismo e insieme di valore etico-politico.

Un forte richiamo di sistema verso l’andamento socio-economico in essere. Non solo un prevedibile conforto alla povertà ma una denuncia esplicita della ricchezza. E non solo di quella “maledetta” acquisita illecitamente (evasione fiscale, usura, spaccio, pornografia, gioco d’azzardo) ma anche quella “onesta” e legale ma priva di responsabilità sociale (sistema creditizio, rendita fondiaria e finanziaria. extraprofitti). Quindi non serve tanto la beneficenza quanto una riparazione strutturale all’ingiustizia economico-sociale!

Per non cedere alla rassegnazione, il male oscuro va innanzitutto messo in chiaro; ed il chiarimento necessita di una pausa di riflessione, di una fase di riposo almeno mentale posto che i ritmi e gli obblighi della vita materiale non vedono sosta.  Cosa certo non facile, come riparare il motore di una macchina senza fermare il movimento, e tuttavia necessaria prima che vada a sbattere.

Colpisce la fonte da cui arriva questo pacato ma fermo monito. In un recente intervento su queste colonne mi è accaduto di richiamare l’invettiva lanciata quasi un secolo fa, da Julien Benda nel 1927, verso il “tradimento dei chierici”, ovvero per metafora gli intellettuali allora indifferenti o persino complici delle tendenze elitarie e belliciste che avrebbero innescato immani tragedie tra due guerre mondiali.

Ebbene oggi la metafora ritorna al senso proprio: i chierici non traditori risultano quelli veri, dal Papa al Vescovo! Dove sono invece finiti i maestri del pensiero laico e persino di sinistra? Abbandonate le ideologie, sembrano scomparse anche le idee. La politica rimane ridotta a “cieca prassi”, senza orientamento e visione, senza principi e ideali.

Manca una “moral suasion” incisiva e persuasiva, ben presente invece nella seconda metà del novecento allorché voci anche ideologicamente contrastanti ma intellettualmente autorevoli hanno consentito che la guerra fredda rimanesse fredda, fino a cessare in modo incruento.

Naturalmente anche oggi ci sono le eccezioni, ma si contano sulla dita di una mano. Pure a casa nostra non mancano voci critiche e  obiettive: vedi il rapporto CENSIS 2024 che fotografa il disagio diffuso di un’ “Italia che fatica”. La fatica appunto, infausta sorella della stanchezza!

Non è tuttavia un caso che un discorso di portata universale sia stato pronunciato nella città e nel giorno di Ambrogio, pubblico funzionario e governatore acclamato dal popolo, prima che vescovo e santo. Milano col suo contado ha conservato nei secoli, tra alterne vicende fulgide e tragiche, una propria “personalità urbana” ora invece ridotta ad anonima gentrificazione, maneggiata da un Beppe Sala nonché da possibili futuri piccoli notabili della politica-giornalismo-intrattenimento.

Certo non mancano capisaldi della cultura e patrimoni dell’umanità che rimangono al di sopra della contingenza (Brera e La Scala per tutti) ma il distacco con l’odierna grigia situazione politico-amministrativa rischia di risultare infausto per l’insieme della cittadinanza milanese e metropolitana.

Rassegnazione e apatia? No, sintomi di indignazione e velleità di rivolta sono ben presenti nella società civile, che tuttavia è “liquida”! Riusciranno mai a coagulare una solida base ricostituente?

Valentino Ballabio



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