SALVAMILANO 2

Copia di beltrami3 (28)

Il Sindaco grida, sbraita, minaccia e blandisce, ma neppure si rende conto che il suo stile scomposto porta risultati opposti ai suoi desideri, anche se non ha tutti i torti neppure lui, povera anima. Comincia a sentire il peso della solitudine, ma non quella del potere pieno ed incontrastato finora assaporato. No, la solitudine dell’oggi è quella dei gradi di distanza crescenti che diversi cominciano a marcare. Per alcuni assomiglia, si parva licet, all’autunno del Patriarca, all’inizio di  quella stagione amara che prima o poi tocca a tutti gli uomini di potere. Toccato lo zenit, la discesa per certi è vertiginosa, per altri lenta ed inarrestabile, ma l’amarezza li accomuna.

Se ne duole, non comprende, e sale su tutti i palchi, fisici e virtuali, per lamentarsi dei sepolcri imbiancati che ora, solo ora, segnano distinguo su di una vicenda che pure è durata molto tempo, quanto bastava loro prendere coraggio per “alzare la mano e dire”.

Verrebbe però da dire “chi è causa del suo mal pianga sé stesso”.  Guardi indietro ai suoi tanti anni di sindacatura e conti le volte in cui ha chiamato il Consiglio Comunale ad un dibattito davvero aperto, conti quelle in cui lo ha ridotto a notaio di decisioni solo da ratificare, conti quelle in cui ha messo le persone più vicine a sé nei posti dove non desiderava la minima frizione per l’esercizio di intelligenza autonoma, le conti e poi rifletta sulle conseguenze di uno stile e di una sostanza nell’esercizio politico del potere inteso sistematicamente a ridurre le occasioni di confronto e mediazione, conti infine quelle in cui ha ridotto la discussione a scelte obbligate “o così o si va casa”, che è poi quello che anche oggi intima al povero PD bullizzato. Le conti e faccia i conti, pardon, con sé stesso. Certo, ha agito così anche perché il sistema politico che ancora oggi regge la vita dei comuni dopo la legge Bassanini lo consente ed incoraggia, ma, via, ha messo del suo e non poco.

Il fatto è che, abituato anzi viziato da una felice (per lui) condizione di solitario esercizio del potere, ha dimenticato la politica, cosa è la politica, nel bene e certo anche nel male. Ha dimenticato che il consenso, nei sistemi vitali, non è dato una volta per tutte da un popolo che, dopo il voto, torna chino all’opera sua, ma deve essere il frutto di un esercizio continuo e senza sosta di ascolto, mediazione, ricerca del punto di incontro. Così dimenticando, neppure intende, neppure capisce, neppure ascolta, il borbottio crescente del Partito Democratico e l’onda montante della società civile che lo stimola.

Chiede, anzi pretende, un voto proprio come lui lo desidera, scambiando le aule parlamentari con quella di Palazzo Marino, certo anche quelle spesso derubricate a sede di ratifica di decisioni prese altrove, ma comunque più aperte del secondo alla discussione ed alla ricerca di mediazione. Questo anche perché il Parlamento non è la riproduzione in grande del consiglio comunale ma è luogo dove convergono altre e più ampie visioni, altri e più ampi interessi, altri e più ampi calcoli. Non lo capisce e non si pone nella condizione di trovare, e far trovare, soluzioni che tolgano dall’imbarazzo quanti provano freddezza per la Salva Milano. Vuole la sua legge subito e se così non sarà si vedranno le conseguenze. Parole di un uomo disperato.

Il Partito Democratico vive un crescente imbarazzo, a Milano ed a Roma. Imbarazzo condito da altrettanto crescente rammarico per le scelte passate ed ora anche per una modalità di gestione della legge non accorta. Se il testo della legge porta la firma, tra le prime, della capogruppo alla Camera,  onorevole Chiara Braga, è difficile sottrarsi a contestazioni che investono direttamente la primaria responsabilità politica del partito.  E’ stata una mossa ingenua o presuntuosa, di cui si pagano alcune conseguenze.

La palla ora tocca al Senato dove, passando il tempo, i borbottii ed i maldipancia aumentano di numero e di intensità. Il Sindaco naturalmente vede e sente, ma come si diceva, poco capisce e tira per la giacchetta a gran voce il PD, chiamandolo ad un comportamento politicamente leale, come se la politica fosse davvero questione di lealtà e non di complesse dinamiche da far volgere a proprio vantaggio. Non comprende Beppe Sala che forse era preferibile abbassare i toni, sdrammatizzare nel discorso pubblico una questione che oggi è in mani altrui, lasciando che silenzio e mediazioni trovassero il loro sbocco. Invece no, e se questo è l’inizio della sua nuova carriera di leader politico, comincia davvero male.

Nel frattempo, le cose si muovono anche nelle acque democratiche milanesi e Silvia Roggiani, deputata e soprattutto Segretaria Regionale, convoca un incontro via zoom per “un approfondimento sul voto di quello che impropriamente è stato chiamato Salva Milano”. Guest star, invece che organizzatore, il segretario del PD metropolitano milanese, Alessandro Capelli. 

Sembra di vedere le facce e le intenzioni soprattutto. Cara Silvia, sembra dire il buon Capelli, questo casino è frutto della tua segreteria e te lo gestisci tu. Caro Alessandro, guarda che non c’ero solo io e comunque anche tu la faccia ce la devi mettere. 

Vabbè, comincia tu che “a me mi viene da ridere” (o da piangere). Che poi il testo della convocazione faccia strage contemporanea della lingua italiana e del senso politico della legge, è cosa perfino minore ma non priva di significato. Definire Salva Milano come denominazione impropria offende la nostra intelligenza (Michael Corleone, Padrino Parte II). Il nome invece rappresenta con esattezza il significato politico di una legge confezionata per trarre dalle secche in cui si è ficcata la gran nave della Giunta di Beppe Sala. Non vi è espressione  più precisa che definirne genesi, oggetto e finalità.

Altri stanno alla finestra, nel partito democratico.

Il buon Majorino finora silente non si lascia alla fine sfuggire l’occasione per una presa di posizione che vorrebbe dettare liberamente ma non può, questa è la tragedia, e si risolve con una supercazzola del tipo fate come volete sulla SalvaMilano, ci si rivede al  nuovo PGT, “dove si potrà finalmente puntare sulla riqualificazione e recupero dei tanti spazi inutilizzati e dismessi presenti in città”. 

Che bel pensiero, peccato però che salti a piè pari il vero punto della questione: come si potrà affrontare per bene la cosa se la disciplina dettata dalla SalvaMilano manomette proprio le buone regole della gestione urbanistica e quindi compromette riqualificazione e recupero (ahi, già dimenticata la “rigenerazione”) anche a Milano?

Tacciono anche tutte e tutti i referenti del nuovo corso schleininiano milanese, e bisogna pensare non a caso. Per quale motivo, giunti e giunte alla politica solo in tempi recentissimi dovrebbero farsi carico di una questione tanto delicata quanto non a loro addebitabile. Meglio tacere, come a Roma tace la Schlein, cui neppure sembra vero di lasciare che il pur fastidioso Beppe si avvolga e  maceri nelle sue contraddizioni.

Intanto Delpini resta maestro inascoltato quanto glorificato, eppure basterebbe poco per trovare la sintonia, O forse troppo per qualcuno?

Giuseppe Ucciero

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Annalisa Ferrario
Annalisa Ferrario
1 anno fa

Non rimpiangeremo questo sindaco.

Isabella Barato
Isabella Barato
1 anno fa

Sono molto amareggiata dal PD privo della capacità di capire cosa vuol dire avere a cuore il Bene Comune. Il Salva-Milano è la svendita di Milano agli affari immobiliari. La politica ha completamente abdicato al suo ruolo

Pietro Vismara
Pietro Vismara
1 anno fa

Propongo di nominare Angelo Z. (il dirigente comunale che ha travolto con il suo SUV una bambina in carrozzina e che poi si è allontanato, sostenendo di “non essersene accorto”) a capo dell’ Urbanistica milanese. Sì, perché mi sembra abbia dimostrato comunque maggiore correttezza e senso di responsabilità civica degli attuali dirigenti dell’ urbanistica che hanno firmato provvedimenti in contrasto con le leggi (forse anche loro “non se ne sono accorti”) e adesso pretendono che il Parlamento intervenga trasformando i loro errori in regole per tutta Italia. Meglio Angelo Z !

Annalisa Ferrario
Annalisa Ferrario
1 anno fa
Rispondi a  Pietro Vismara

In che senso, mi scusi?

Pietro Vismara
Pietro Vismara
1 anno fa
Rispondi a  Pietro Vismara

be’, lui si fa processare. E non ha chiesto che il Parlamento deliberi un'”interpretazione autentica” delle leggi in modo che in tutta Italia i SUV possano travolgere la gente sulle strisce e farla franca…

Ernesto Giorgetti
Ernesto Giorgetti
1 anno fa

Riguardo al DM “salva Milano” ritrovo sempre più’ frequenti interventi di indignazione generale,di giudizi tecnici negativi e quant’altro ma MAI finora ho trovato una proposta reale ed auspicabile alternativa e risolutiva. Bisogna pur sempre venirne a capo,o no ? “ che fare?”

Pietro Vismara
Pietro Vismara
1 anno fa
Rispondi a  Ernesto Giorgetti

Come no, è comparsa da poco su queste pagine una proposta di Osservatore attento, che copio e incollo: “ecco quindi alcune proposte, sui vari temi: RISTRUTTURAZIONE: qui c’è poco da fare, effettivamente la legge attuale consente la demolizione e ricostruzione con diversa sagoma e sedime, e l'”interpretazione autentica” ci sta. Contemporaneamente però (e non chissà quando) si potrebbe ripristinare la definizione di “ristrutturazione” contenuta nel DPR 380/01 (che era ragionevole), introducendo una nuova categoria, quella della “sostituzione edilizia” (cara per dire al Cagnardi molti anni fa) che appunto preveda la demolizione e ricostruzione degli edifici esistenti con diversa sagoma e sedime in appositi ambiti individuati dagli strumenti comunali. Mi sembra una soluzione equa e ragionevole, rispettosa delle caratteristiche dei diversi territori. STANDARD URBANISTICI: qui il richiamo alla normativa nazionale mi sembra ovvio e logico (vista anche la pessima prova di sé data dal cosiddetto “Piano dei Servizi” milanese). PIANO ATTUATIVO OLTRE 3 MC/MQ e 25 M ALTEZZA: qui la norma nazionale esiste, non è desueta, è anche abbastanza chiara. Mi sembra strano quindi parlare di “interpretazione autentica”. Però è effettivamente una norma abbastanza superata. Si potrebbe quindi stabilire che in particolari ambiti già adeguatamente urbanizzati, di piccole dimensioni, nel rispetto delle altezze preesistenti all’intorno, previa deliberazione dell’organo competente e con le necessarie forme di pubblicità e partecipazione, il piano attuativo possa essere sostituito dai piani regolatori comunali con uno strumento più snello tipo il permesso di costruire convenzionato”. Mi sembra una proposta alternativa e risolutiva, no?

Renato Garoffolo
Renato Garoffolo
1 anno fa
Rispondi a  Ernesto Giorgetti

L’ideale sarebbe togliersi dalla schiena il Marchese come ormai tanti lo definiscono, però trovare qualcuno che si voglia addossare una città ridotta in questo stato sembra molto difficile, intanto circolano i soliti nomi di Pluritrombati che con l’arroganza del Padrino e la spocchia del guappo con il coraggio della disperazione si fanno avanti. Non si rassegnano questi pluritrombati non vogliono arrendersi siete consumati dalla vergogna godetevi gli ultimi neuroni vi troveranno di sicuro un posto in una delle QUARANTA PARTECIPATE.

Andrea Giorcelli
Andrea Giorcelli
1 anno fa
Rispondi a  Ernesto Giorgetti

La giurisprudenza ha più volte affermato che:
“i limiti di cubatura di cui all’art. 41 quinquies cit. non si applicano nel caso di zone quasi completamente edificate”.
Nella stessa direzione si è espressa la giurisprudenza amministrativa (cfr. Consiglio di Stato n. 2606/2001, n. 1/1999, n. 351/1992, n. 712/1991, n. 308/1985):
“La necessità del piano di lottizzazione ai fini del rilascio delle concessioni di costruzione ai fini del rilascio delle concessioni di lottizzazione, se esula dalle situazioni di zone completamente urbanizzate, sussiste non soltanto nelle ipotesi estreme di zone assolutamente inedificate, ma anche in quelle, intermedie, di zone parzialmente urbanizzate, nelle quali si configuri un’esigenza di raccordo col preesistente aggregato abitativo o di potenziamento delle opere di urbanizzazione, tenendo presente che per escludere l’obbligo della lottizzazione deve essersi verificata una situazione di pressoché completa e razionale edificazione, tale da rendere del tutto superfluo un piano attuativo.”.

Annalisa Ferrario
Annalisa Ferrario
1 anno fa
Rispondi a  Ernesto Giorgetti

@ Andrea Giorcelli: la giurisprudenza ha affermato anche il contrario, se è per questo. Ma non è una questione solo da avvocati, la domanda è un’ altra: ci piace una città dove si costruiscono torri al posto di fabbriche senza neanche verificare cosa succede all’ intorno in termini di traffico e di servizi? Forse ai proprietari immobiliari sì, un po’ meno a tutti gli altri.

Andrea Giorcelli
Andrea Giorcelli
1 anno fa
Rispondi a  Ernesto Giorgetti

@Annalisa Ferrario, certo, a nessuno piace, ma qui si sta parlando della questione giuridica, della fondatezza dell’azione penale intrapresa.

Andrea Vitali
Andrea Vitali
1 anno fa

Il sindaco nel suo intervento su “Il Foglio” prima di Natale (abbastanza confuso e impreciso, peraltro) dice chiaramente che il suo obiettivo è di difendere gli strapagati dirigenti comunali che hanno certificato una legittimità che i magistrati però non vedono. Lasciare che siano le inchieste a deciderlo, no? Ha anche rivendicato una “trasparenza” nella politica urbanistica della sua amministrazione che però ha visto solo lui. E sulla mancata costituzione di parte civile sui CPR, ha poi addirittura dichiarato: ho fatto quanto detto dall’Avvocatura. Ma quando mai uno si fa dettare la linea dagli avvocati? Gli avvocati devono trovare le modalità di legge per fare quello che il cliente vuole, non il contrario. E la linea politica la devono dettare gli organi politici, non gli uffici. C’era il rischio di perdere? Ma è un rischio che si può anche decidere di correre, se la causa è giusta.

Giuseppe Claudio Vitale
Giuseppe Claudio Vitale
1 anno fa

Non c’è necessità alcuna di approvare il Salva Mil’ano se non quella di dare nuovo vigore ai vampiri del cemento. In questa maniera sono stati definiti gli speculatori del cosiddetto sacco di Agerigento che fu la triste premessa delle norme urbanistiche che oggi si vogliono “correttamente interpretare”. E’ un teatro dell’assurdo urbanistico e tutti lo sanno benissimo. La Corte Costotuizoinale ha già avuto modo di ribadire in diverse Sentenze che le norme interpretative di una legge non possono intervneire a distanza di moltissimi anni, quando la legge che si vuole interpetrare ha dispiegato effetti. Peraltro, le norme che oggi si vorrebbero aggirare con la furbizia della correttezza interpretativa sono quelle norme che hanno salvaguardato la città pubblica e l’urbanistica democratrica. Il Salva Mila’no deve essere definito la tomba dell’urbanistica e la resurrezione del blocco edilizio della speculazione edilizia e fondiaria.

Andrea Vitali
Andrea Vitali
1 anno fa

Vedo che Tancredi torna a polemizzare sostenendo che è “irresponsabile” voler modificare il cosiddetto “Salva Milano”. Irresponsabile a mio parere è chi ha proposto quel testo. “Interpretazione autentica” la verifica delle dotazioni solo in base alla normativa regionale? Ma chi è il pazzo (ovvero il furbetto) che l’ha proposto? Poi non ci si deve lamentare se la gente si infuria…

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