“VOI DITE SEMPRE LA VERITÀ!” DICE SALA

“Voi dite sempre la verità, lasciamo agli altri le balle però smascheriamole perché ne stanno raccontando una marea. Stanno dipingendo Milano come una Gotham City, buia, paurosa, in cui non ci sono interessi e investimenti, ma che film è?”, ha detto Sala nella serata di lunedì 19 luglio 2021 durante l’evento di lancio della ricandidatura di Pierfrancesco Maran, allora assessore all’urbanistica di Milano.
“Milano è già lì pronta a riprendere, senza volere cadere nell’eccesso, cambieremo e siamo capaci di cambiare e lo faremo – ha aggiunto Sala -. Ma non è una città oscura in cui la gente ha paura ad andare in giro e dove la gente invoca i militari per strada. La sicurezza è un tema ma come è sempre stato. Lo splendore che Milano ha mostrato nell’ultimo decennio era qualcosa che vent’anni fa non potevamo neanche immaginarci – ha aggiunto Sala -. Teniamo duro in questa fase che sarà difficile ma avendo la prospettiva di governare altri cinque anni”.
Nel gennaio del 2020 scoppiò il Covid e in marzo dello stesso anno Sala pronunciò la fatidica frase “Nulla sarà come prima. La ripartenza sarà a tappe“. Eravamo in piena apoteosi del “Modello Milano”, la più attrattiva delle città italiane.
Dopo quattro anni dalle prime battute su Milano Gotham City, oggi Sala ci ripete che Milano è una città sicura, anche il Prefetto lo dice ma aggiunge che farà venire 600 nuovi poliziotti in aggiunta a quelli che già ci sono. Stando ai dati del Viminale in provincia di Milano ci sono: 5.779 poliziotti, 3.474 carabinieri e 1.905 finanzieri, oltre agli agenti della Polizia locale. Di questi ultimi, 3.300, sono in gran parte negli uffici e comunque non spetta loro l’ordine pubblico.
Improvvisamente scoppia il caso Corvetto e allora ecco Sala e Prefetto dirci che questo caso è tutt’altro dal fenomeno banlieue parigine. È vero, fortunatamente noi non abbiamo avuto l’immigrazione dall’Algeria, lo scotto di chi aveva delle colonie, ma comunque è un “segnale” che non possiamo ignorare.
Tuttavia l’opinione corrente è che questi fenomeni di “rivolta” siano da addebitarsi agli immigrati, che a Milano sono quasi mezzo milione e dei quali non sappiamo molto dalle statistiche ufficiali: quanti siano di prima e seconda generazione e ormai persino di terza, visto che nei quartieri in cui la presenza di immigrati si fa più vedere ci sono molti i bambini, quelli che l’OMS definisce tali, praticamente fino a 6 anni.
Quanti immigrati di seconda generazione hanno ricevuto una educazione almeno primaria, dai 6 agli undici anni, in un Paese che per legge è obbligatoria fino a 16 anni?
Quante volte ci siamo sentiti dire che è tutto, sempre, ovunque un problema di cultura?
Ringraziamo il cielo che in questi quartieri c’è almeno la presenza di associazioni di volontari che cercano di tappare i buchi di una amministrazione evanescente; se non ce ne fossero decine di queste associazioni, una vecchia benemerita tradizione milanese, saremmo una metropoli da terzo mondo.
Dire che è un problema di cultura è una specie di “tormentone” che accomuna tutti, dall’estrema destra all’estrema sinistra.
Come ci invita Sala, dirò la mia verità.
I problemi delle nostre periferie e di tutti i quartieri ove risiedono le nostre classi più povere insieme a molti immigrati e dove abitano la maggior parte dei giovani che danno vita a cortei mescolando bandiere e slogan diversi e persino contrapposti, possiamo riassumerli in due parole: reddito e casa, in uno scenario descrivibile con la parola “disagio”.
A tutto questo dobbiamo aggiungere,forse il collante principale, la certezza che disagiati sono e disagiati resteranno: la mancanza di speranza.
L’insufficienza del reddito non è un problema al quale possa rimediare il Comune, dipende dal Governo e dalla sua incapacità a provvedervi.
Quanto alla “casa” riporto qui quello che scrivevo nel 2017 in un mio editoriale: “Perché la casa, quello che anni prima il sindacato chiamava “un investimento sociale” oggi è diventato un “investimento infrastrutturale”: avere un patrimonio immobiliare di case a basso canone di locazione vuol dire dotarsi di un’infrastruttura importante come gli ospedali, le scuole, le linee di metropolitana. Bisogna collocare questi investimenti in cima alle priorità. Il problema casa va intrecciato al problema della mobilità e quindi dell’inquinamento; il problema casa va connesso a quello della ricerca in edilizia, ricerca per le nuove costruzioni e per il riuso; case a basso costo liberano parti consistenti dei redditi delle famiglie a favore dei consumi, consentono l’accesso ai giovani. E non solo. La casa dunque è un problema olistico e con questa logica va affrontato.”.
Oggi posso ripetere le stesse cose.
Anche l’assessore Tancredi continua a ripetere le stesse cose: ” Nelle nuove convenzioni porremo sempre a carico dei privati una quota (20%?)di appartamenti a canone sociale”:
dovrebbero essere almeno 9.000 dicono gli esperti ma se sono quelli delle “convenzioni” i privati dovrebbero farne almeno 45000. È questo il programma?
Io sono anche qui sempre della stessa opinione di allora. Le operazioni con la formula del rapporto pubblico/privato sono il peggio che si possa immaginare perché da sempre questo rapporto è asimmetrico: il privato ci guadagna e il pubblico ci perde (in vari modi).
Il pubblico ci perde e comunque ottiene unità immobiliari di qualità largamente inferiore al privato perché in genere la quota privata è rappresentata da un immobile esteriormente uguale agli altri previsti in convenzione ma con finiture ben più scadenti per qualità.
Lo ribadisco ancora con forza: privati da una parte, pubblico dall’altra: un principio di sana amministrazione e che allontana molti sospetti come succede anche nelle società partecipate dal pubblico.
Ancora una notazione di carattere edile: bisogna chiedere sempre che gli oneri di urbanizzazione vengano pagati e non lasciare che le urbanizzazioni vadano eseguite dal privato o concambiate con altre aree magari quelle destinate a verde: i contanti, lo dice la parola stessa, si “contano” e non si valutano.
Questa prassi va ricondotta alla “pigrizia” del Comune che preferisce fare tutto con una sola convenzione in mano al privato sgravandosi dell’obbligo di progettare, appaltare e dirigere i lavori di urbanizzazione primaria.
Sempre fedeli al motto di Sala “Voi dite sempre la verità!” diciamone un’altra: le case per i redditi bassi devono essere interamente pubbliche o di cooperative ma, si dice non ci sono i soldi: c’erano o meglio ci sarebbero stati se avessimo incassato gli oneri per contanti e senza sconti e applicandoli come si deve. I soldi che mancano sono rimasti in tasca agli operatori immobiliari.
Per gli oneri varrebbe la pena di fare i conti per l’ultimo ventennio ma è una impresa difficile perché bisognerebbe chiedere al Comune “l’accesso agli atti” e anche i sassi sanno con quanta “solerzia” il Comune risponda. La cosiddetta Amministrazione trasparente!
La prossima volta parleremo di studentati, di come funziona il Comune, di cosa succederà con il nuovo codice della strada, e persino un po’ di Sociologia del diritto in un Paese che fa leggi, leggine, leggi ad personam ma che va avanti al grido: “Fate quel che c… volete tanto nessuno controlla!”.
Alla prossima.
Luca Beltrami Gadola

Per precisione aritmetica. Se i 9.000 alloggi in convenzione fossero il 20%, il totale da realizzare non sarebbe 180.000 ma “solo” 45.000.
Grazie.Luca