IL RITORNO DEL SUPERUOMO

Copia di beltrami 3 (16)

Chi è Donald Trump e chi l’ombra inquietante che lo affianca? Sono fascisti? Sono tornati, e come e perché, e cosa ci aspetta? Il linguaggio truculento, il disprezzo esibito per qualsiasi idea che anche solo alluda a socialità, diritti, solidarietà, ambiente, rispetto delle minoranze e dell’altro diverso, la negazione delle regole minime della democrazia, l’affermazione di un’idea di “libertà” disegnata attorno alla volontà illimitata “di chi può”, richiamano stili del linguaggio fascista. 

I primi nomi del governo Usa formano un bestiario spaventoso, un’accozzaglia di farabutti e dove la competenza è inversamente proporzionale al livore antisociale ed alla fedeltà al capo. Sale al governo della prima potenza mondiale una schiuma sociale maleodorante che ricorda momenti tragici e non troppo lontani della storia. Per molti, in America ed in Europa, Trump ed accoliti sono “fascisti”, ma c’è da chiedersi fino a che punto quel nome corrisponda al nuovo dell’estrema destra contemporanea USA. Per Giorgia Meloni, il “fascismo” va lasciato alla sua epoca.

Chi ha ragione? Si grida giustamente al lupo o non ce n’è motivo?

Meloni dice una piccola verità per negarne una più grande. La piccola verità è che quel movimento storico nato in Italia e poi dilagato in Europa ed altrove è finito con la sconfitta del nazifascismo. Rimasti alcuni tardivi epigoni, alcuni episodi gravi ma marginali, quella fisionomia storica non si è più ripresentata con le fattezze novecentesche. Non la violenza fisica di massa, non il carattere antisemita della sua versione germanica, non la statolatria liberticida. Chi oggi cercasse quei caratteri nell’estrema destra odierna resterebbe sostanzialmente privo di riscontri adeguati. Ma la “piccola” verità nasconde una verità più grande, profonda, autentica, una verità che ci porta lontano nel tempo, alla genesi della crisi del pensiero moderno occidentale.

Il vento impetuoso che oggi gonfia le vele dell’estrema destra mondiale rinnova quello del primo novecento. Una crisi economico-sociale devastante e sistemica, l’incomprensione del momento e l’inadeguatezza della/e sinistra/e, il distacco di larghe fasce di popolo dal comune sentire democratico, la sensazione di “perdita”, insicurezza, frustrazione e rabbia sociale diffuse e senza ascolto. Il mito della globalizzazione si è trasformata nell’incubo di un mondo ingiusto, inquinato, per molti immiserito e molto molto pericoloso. Cresce un desiderio diffuso e confuso di strade diverse da quelle che finora seguite senza successo, il  ripristino consolatorio di un passato a cui si  vorrebbe tornare, quasi un “piccolo mondo antico”. Un mondo dove la famiglia è una, i consumi  illimitati, i guadagni buoni e l’America dominatrice sul mondo. 

Contro le regole sociali, i vincoli internazionali e le norme giuridiche che oggi ostacolano quell’”american way of life”, sale un rigurgito vitalistico, un desiderio forsennato di “libertà” irrazionale, che ricopre ed indirizza malesseri sociali e disagi culturali, pur esistenti e non sempre ingiustificati, desideri di rivincita sociale e nazionale. Una crisi di civiltà, un passaggio d’epoca che Trump e la destra estrema mondiale raccolgono e rielaborano nel segno dell’ individualismo“feroce”, del rifiuto della complessità e della mediazione sociale.  

Come allora, l’individuo recide i mille fili che lo legano a quanti convivono sotto lo stesso cielo, nasconde a sé le radici delle generazioni passate che ancora lo nutrono e non vede l’obbligo morale verso le prossime. Compare una postura esistenziale dove l’individuo “si dà da sé”, si autocostruisce e realizza pienamente fuori e contro il sociale che pure lo costituisce. Come per la Thatcher, per questa destra “la società non esiste, esistono gli individui”, monadi libere a piacimento nel tempo spazio. L’individuo non ha debiti sociali, anzi attua sé stesso liberandosene. Gli ingredienti del brodo di coltura del nazifascismo sono presenti anche oggi nell’avventura trumpiana ed altrove (Milei, Salvini,  Lepen..).

Più che qualcosa rimanda al paradigma che, a cavallo dei due secoli passati, “inventò”  l’individuo che si protende oltre la società, la sovrasta con la sua volontà di potenza, si rende libero di essere ciò che è spezzando le catene delle sovrastrutture morali, educative, etiche, filosofiche o inscritte negli usi ed i sentimenti popolari più diffusi. Senza che nessuno possa mai stabilire un nesso obbligato, e meno che mai un mandato tra quella visione culturale ed i movimenti politici che vi si sono  ispirati, si può leggere una continuità tra la figura mitica del Superuomo nietzchiano e la prassi storica nazifascista che ne ha tratto ragioni e senso. La rottura della mediazione tra libertà individuale e socialità fornì, certo  non da sola, la legittimazione del primato di alcuni uomini “eccellenti” sugli altri, l’autoinvestitura dei primi come padroni del mondo e la condanna degli altri come “ubermensch”. Sottouomini.

Ed anche oggi pochi corrispondono all’idealtipo dell’individuo trumpiano, disegnato prima di ogni cosa attorno all‘homo oeconomicus del capitalismo odierno. A quest’uomo nuovo dovrebbe darsi per intero la libertà di assoggettare a sé tutto quanto esiste sotto il cielo, uomini e cose, ambiente e società. E poiché solo il profitto ne definisce identità e succcesso, ogni cosa che ne ostacoli il raggiungimento va neutralizzata, si tratti della sopravvivenza della Terra o del benessere delle altre persone, la prima fisima di una scienza schiava dell’establishment, e le seconde vittime della loro stessa inadeguatezza. Ubermensch è allora l’umanità intera.

L’individualismo alla Trump, violento e devastatore, rompe con i principi dell’individualismo liberale portati in dote dai pellegrini del Mayflower, come con la variante americana del desiderio  di libertà ecologista e non violento di Emerson o Thoreau. E neppure resta qualcosa del riferimento cristiano alla “persona”, pari a tutti gli altri nell’amore di Dio e nella condivisione del pane e del vino. Piuttosto, attorno al nucleo principale dell’homo oeconomicus, l’individualismo feroce accoglie ed integra filoni vecchi e nuovi della destra estrema: razzismo, negazione climatica, disprezzo per la donna, terrapiattismi e paranoie complottarde, fondamentalismo religioso, odio feroce per migranti e diversità sessuale. Il libero io dell’individuo diviene il castrante super io che toglie agli altri la libertà che ammette solo per sé. La libertà si trasmuta nel suo opposto, la schiavitù. Il narcisismo, l’amore incondizionato per sé, diviene odio per l’altro da sé.

La globalizzazione, il sogno di un’età dell’oro dove il mercato regola e distribuisce ricchezza secondo i meriti, ha fallito e porta, con una profondissima crisi economica, uno sperdimento ideale tanto grave da rimettere in discussione il mondo finora conosciuto. Il gioco si è rivelato a somma zero, pochissimi si sono arricchiti oltre misura, moltissimi  in occidente si sono immiseriti e per dirla in breve “non sanno più a che santo votarsi”, pronti a gettarsi ai piedi di chi promette America First, o Italia First, in un delirio di potenza più preoccupante di quello novecentesco: oggi, in forme allora inconcepibili, le nuove tecnologie consegnano al “superuomo” fuori controllo la possibilità concreta di manomettere le radici della vita, le fonti della conoscenza, la struttura stessa della società. Dietro (o a fianco) di Trump avanzano gli Elon Musk, i nuovi padroni del mondo, le maschere del grande capitale finanziario che pretende per sé non più solo il denaro ma proprio il dominio del mondo nelle sue più intime fibre vitali e spirituali. Dietro al superuomo, si rinnova la “passione” tutta fascista, e qui il cerchio si chiude, per la più radicale delle diseguaglianze.

Resta sul tavolo la domanda di fondo. Come si è potuti arrivare fin qui, come si è generato il grande consenso popolare per l’estrema destra, e come fermare questa sciagurata deriva. Molte le riflessioni a sinistra, molte le autocritiche, per il Partito Democratico USA e anche per quello italiano, nato prendendone a prestito visione, modello e proposta.

Forse, in questa rilettura profonda del chi siamo e del cosa vogliamo, potrebbe tornare utile una vecchia parola, “socialismo”,  spogliata dei misfatti che ancora lo appesantiscono, dagli eidola collettivistici, e riportata al suo più autentico etimo di socialità, solidarietà e partecipazione. O se si vuole anche il “Libertè, Egalitè e fraternitè” dell’89, quando la libertà dell’individuo si collocava nella trama egualitaria e piena di senso della socialità fraterna.

Giuseppe Ucciero

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3 comments

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Giancarlo Rossi

Sono profondamente ammirato dalla lucida, acuta ed appassionata analisi della Destra attuale, che condivido sino all’ultima virgola. Complimenti, Giuseppe Ucciero, complimenti davvero! E’ un testo che farò girare, anche se nient’affatto consolatorio, ma conforta sapere che esistano ancora persone perbene, con la schiena diritta, con cuore e mente intrecciati, e coraggiose seguaci dei Lumi. Codeste considerazioni meriterebbero d’essere tradotte in un saggio più lungo.

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giuseppe ucciero

Gentile Giancarlo

la ringrazio per gli apprezzamenti, forse immeritati, e li prendo come incoraggiamento.

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francesco Angellotti

Son stupito come un personaggio colto e documentato come Giuseppe Ucciero possa compiere una sì grave confusione ideologica, non avendo chiaro il significato delle parole usate per esprimere i principi che vorrebbe affermare
Il Fascismo è stato un movimento dominante che si è imposto in situazione drammatica dopo la I Guerra Mondiale ma che ha avuto la durata del Fuoco di Paglia, essendo tra l’altro senza ideologia nonostante il povero Gentile sia stato ingaggiato per fomare una base che non aveva motivo d’essere
Quel che più mi ha sconcertato riguarda la definizione di “Individualismo”: visto in modo improprio in quanto il Super Uomo utopizzato da Nietzsche non è al vertice del Polo Economico (vedi Trump) ma esalta la sua personalità “al di là del Bene e del Male”. Non accettato dalla Società, il grande filosofo ha sfogato il suo desiderio sconnettendo il suo comportamento, definito Pazzo
Ogni individuo non può prescindere dal contesto in cui si inserisce. Se rifiuta il rapporto umano e si racchiude nella Natura, può scegliere l’Ascetismo, che già sarebbe una forma sublime. Ma come Organo della Società dovrebbe porsi come Meta l’organizzazione perfetta per progredire in Comunità. Non è il misero profilo economico che può spingere a sopraffare persone e principi, in quanto è un Valore da 4 soldi (appunto). Quel che conta è l’Etica personale introdotta nel contesto scelto, ove il bene di Tutti è il Bene Mio
Quindi la Creatività ed il Rispetto d’ogni singolo porta “naturalmente” all’esaltazione della Civiltà. Solo chi riesce a cercarsi per esprimere il proprio bagaglio riesce a volgere Amore verso il prossimo. Cercare la propria dimensione sarà un processo infinito, in quanto l’Uomo è imperfetto e mai giungerà a Perfezione: ma dovrà sempre indirizzarcisi, rifiutando la Massa
Ma forse l’esempio consumista è troppo indotto per essere valutato per quanto vale: andate ad Assisi per capire qual’è il percorso da seguire per essere Uomini … al di là delle mistificazioni sorte dopo 8 secoli
Se crede può leggere il libro MONDI IMPOSSIBILI, edito “Il Cuscino di Stelle”

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