QUALITÀ DELLA VITA A MILANO

Copia di beltrami 3 (13)

Mentre veniamo a sapere che Milano risulta essere prima nella classifica nazionale sulla qualità della vita, secondo lo studio commissionato da Italia Oggi e Ital Communications, per ciò che riguarda servizi, infrastrutture e opportunità lavorative (meno per ciò che riguarda la sicurezza, ma di questo riparleremo), ci domandiamo se, alla luce delle indagini più recenti della magistratura, ci sia qualcuno tra gli autori italiani di Netflix che sta già pensando a una sceneggiatura sulla città dalle molte ombre, la città che i cittadini non vedono, non vivono, e di cui non possono verificare i parametri analizzati in queste periodiche classifiche. 

Perché, stando a quanto riportato dai giornali, sembra quasi di essere tornati a primi anni ’90, quando non passava giorno senza notizie di nuovi arresti eccellenti nel mondo della politica e dell’imprenditoria, inchieste per tangenti a tutti i livelli e un sistema di corruzione simile all’Idra di Lerna, il mitologico serpente dalle molte teste che, anche se tagliate, rinascevano ogni volta. 

È vero, non siamo ancora a quei livelli, ma dai resoconti quotidiani sembra che la città abbia imboccato un sentiero che porta a paludi già viste, anche se – va detto – la legge antica e collaudata del “segui i soldi” non ha trovato finora i riscontri che la magistratura si aspettava. 

In fondo, se hanno pensato a una serie tv su Avetrana e su ciò che ha rappresentato la vicenda della povera Sara Scazzi, la storia milanese degli ultimi mesi sembra essere molto più ingarbugliata e opaca, sia pure senza spargimenti di sangue, fortunatamente. Poi magari, come successo per Avetrana, dopo le proteste di sindaco e abitanti della località pugliese, anche in questo caso bisognerà togliere il nome della località dal titolo. Ma intanto…

Intanto abbiamo scoperto di essere la capitale degli spioni, con una centrale operativa che da via Pattari, proprio alle spalle del Duomo, teneva sotto controllo centinaia di migliaia di persone schedate in tutto il Paese, curiosava nei conti correnti di personaggi politici, attori, imprenditori, ed era addirittura arrivata a entrare nel sistema di posta elettronica del Quirinale, vedi ArcipelagoMilano del 5 novembre scorso . Anzi, se negli ultimi tempi vi era arrivato a sorpresa un e-mail del presidente Mattarella, fate qualche verifica prima di rispondere, onde evitare clamorose topiche. Bastava pagare, ovviamente, ed Equalize poteva fornire informazioni di vario livello, dalla consistenza patrimoniale di Tizio ai rapporti familiari di Caio. 

Del resto, sapeva come muoversi, visto che la società era guidata – dicono gli inquirenti – da professionisti del ramo che venivano da carriere come quadri o dirigenti delle forze dell’ordine. Abbiamo così appreso che c’era chi voleva sapere tutto delle attività di un concorrente, oppure voleva controllare le chiacchierate telefoniche della fidanzata, o ancora quali rapporti intercorressero tra il padre e il fratello probabilmente nell’ottica di una consistente spartizione ereditaria. Insomma, un po’ di tutto, all’italiana, in un mix tra gossip da spiaggia e rapporti riservati del MI-6 britannico.

E, sempre per restare nel campo delle brutte notizie che i cittadini milanesi devono sorbirsi, viene da domandarsi se questo spionaggio di alto livello abbia mai toccato, o anche soltanto sfiorato, il mondo dell’edilizia e dell’urbanistica, visto che già dalla primavera dello scorso anno la magistratura aveva messo gli occhi e sicuramente attivato qualche centro di ascolto sulle sempre spumeggianti attività della ditta Mattoni&Cemento a queste latitudini. In fondo, stando ai quotidiani – vuoi vedere che alla fine è sempre colpa dei giornalisti? -, di materiale ce ne sarebbe in abbondanza per alimentare un filone di grande interesse per l’intelligence nostrana, al punto che l’inchiesta definisce quello milanese un “sistema di illegalità manipolatoria e di falsificazione ideologica dei titoli edilizi e alterazione del procedimento che non accenna ad arrestarsi e sembra anzi aver subito un’accelerazione ed essere diventato ancora più pervasivo”. 

In sostanza, la procura pensa che qualcuno del Comune possa aver favorito i costruttori, con agevolazioni sospette o sconti non dovuti sugli oneri di urbanizzazione. Il tutto a favore esclusivo dei privati. Una dozzina di indagati fin qui, ex assessori perquisiti, sequestri, accuse alla Commissione paesaggio, architetti in rivolta, dipendenti comunali degli uffici interessati che minacciano la serrata perché non sanno più come muoversi e soprattutto perché temono di dover pagare le conseguenze di quello che ha tutta l’aria di essere un braccio di ferro tra magistrati e Comune su argomenti che – dicono gli esperti del ramo – andrebbero normati una volta per tutte.

Senza sacche di discrezionalità, o interpretazioni che trovano ossigeno nella poca chiarezza delle leggi in materia, tra una Scia (segnalazione certificata di inizio attività), una Dia (denuncia di inizio attività) e tutta quella selva di acronimi con cui deve fare i conti chi si muove nel campo edilizio. Sul tappeto ci sono opere di interesse pubblico, con studentati universitari di cui Milano ha bisogno come il pane, e l’edificazione di nuovi spazi abitativi in aree già appetibili o che lo diventeranno in prospettiva. Insomma, anche se non siamo ai livelli del ’92, né siamo la nuova Gotham City, gli elementi per una serie tv sembrano esserci tutti. La sceneggiatura è praticamente già scritta. 

Della materia si è interessato anche il governo, che in un primo momento sembrava pronto a intervenire con un decreto mirato. Poi ha cambiato idea, o forse no. E ora l’emendamento è fermo in commissione e si temporeggia sui tempi del voto. Probabilmente perché a Roma qualcuno teme che un provvedimento chiamato Salva Milano potrebbe essere equivocato con un più malizioso e prosaico – mi si perdoni la licenza – salvami l’ano. Di diverso ci sono soltanto lo spazio e un apostrofo. Quisquilie ortografiche, si dirà. Ma cambiano la sostanza.

Ugo Savoia

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