IL PRIMO SCIOPERO GENERALE

Sciopero_popolare_1904
CGIL e Uil proclamano 8 ore di sciopero generale, con manifestazioni territoriali, per la giornata di venerdì 29 novembre. Gli scioperi generali non sono mai un fatto secondario, spesso hanno segnato delle svolte nella storia nazionale mai furono semplici. Esattamente 120 anni fa da Milano fu proclamato il primo sciopero generale della storia d’Italia che ebbe un effetto profondo sulla storia nazionale e municipale; la CGIL milanese ricorderà tra qualche settimana l’anniversario con una mostra.
Nel settembre 1904, in seguito ad un ennesimo eccidio proletario (4 morti a Buggerru), le Camere del lavoro capeggiate da quella di Milano proclamarono uno sciopero di protesta, che si estese rapidamente a tutto il paese: fu il primo sciopero generale nazionale. 

buggerruAspro fu lo scontro tra i dirigenti riformisti, che intendevano mantenere il movimento sul terreno della rivendicazione, che doveva, secondo loro, trovare uno sbocco nell’azione parlamentare ed i rivoluzionari, che volevano invece provocare la caduta del governo. 
 In realtà proprio lo sciopero consentì a Giolitti di sciogliere la Camera e di indire nuove elezioni per sfruttare contro i partiti dell’opposizione l’ondata di paura dell’elettorato moderato. 
Le elezioni 6 novembre 1904, infatti, segnarono una diminuzione complessiva dei deputati dell’Estrema. I socialisti, che persero 4 seggi, passarono però da 164.964 a 326.016 voti, confermando la costante ascesa elettorale del loro partito, che solo a causa del sistema elettorale uninominale (possiamo dire che iniziò allora la discussione sulla legge elettorale che dura tutt’ora) non si traduceva in una più adeguata rappresentanza parlamentare. 
All’interno del Partito socialista esplose lo scontro tra le due tendenze, quella riformista e quella rivoluzionaria, che in città erano due diversi partiti tant’è che alle elezioni nei collegi si presentava un candidato riformista e uno rivoluzionario: nel collegio Milano V Turati oltre che con i conservatori se la dovette vedere con Labriola (4555 a 735 voti), Treves a Milano III contro il segretario regionale del PSI Mocchi.

A Palazzo Marino sedeva la prima giunta progressista della storia cittadina, era successo infatti che il governo del generale Pelloux nel 1899 aveva presentato in Parlamento una serie di progetti gravemente lesivi delle principali libertà previste dallo Statuto. 
Contro la loro approvazione alla Camera i partiti dell’Estrema (socialisti, radicali e repubblicani) fecero ricorso all’ostruzionismo e i provvedimenti non passarono. 
Fondamentale fu la protesta organizzata in tutto il paese contro i provvedimenti liberticidi e per l’amnistia ai condannati del 1898. Nelle elezioni amministrative del dicembre 1899, a Milano e in molte altre città, i socialisti formarono liste comuni con i radicali ed i repubblicani, travolgendo i moderati e dando vita ad amministrazioni popolari.

Le ragioni della vittoria socialista alle amministrative andavano ricercate oltre che nel generale clima di rifiuto della cieca repressione di Bava Beccaris anche nella scelta di presentare liste con i radicali e i repubblicani; Sindaco venne eletto Giuseppe Mussi, anziano leader radicale; in consiglio comunale entravano tra gli altri Emilio Caldara e Osvaldo Gnocchi Viani.
La nuova amministrazione si caratterizzò per “nuove costruzioni di canali di fognature e impianti di acqua potabile, costruzione di nuovi edifici scolastici, strade […] furono migliorate le condizioni igienico sanitarie tra cui la municipalizzazione e laicizzazione dell’Ospedale dei contagiosi di Dergano […] fu introdotta la refezione scolastica, fu rammodernato il Castello Sforzesco  e aperta la galleria d’arte moderna, fu avviata la municipalizzazione delle case operaie […] l’azione municipale fu con sapiente munificenza coadiuvata dall’iniziativa privata e noi dobbiamo un vivo e sincero elogio al comm. Bocconi colla istituzione della Università privata”. 

Ma l’atto più importante della giunta fu la municipalizzazione dei servizi di energia elettrica che comportò tuttavia la sostituzione del sindaco Mussi con Giovan Battista Bariletti (dicembre 1903) e l’ingresso in giunta per la prima volta di tre assessori socialisti: Luigi Majno, Angelo Filippetti e Luigi Arienti. Proprio Barinetti si dovette misurare con lo sciopero generale quando Milano era totalmente paralizzata, sospeso il servizio tramviario, bloccata l’erogazione del gas.
12 ALMANACCOL’Avanti! scriveva: “Quando la classe operaia è dalla barbarie d’un regime politico arretrato costretta a scrivere ogni giorno nuove pagine di sangue al suo martirologio, la difesa di classe che si proponga di respingere con ogni mezzo le sopraffazioni governative e padronali diviene un bisogno che coincide col diritto dell’esistenza. […] Oculatezza, segretezza, preparazione, preconcetto fra Camere e organizzazioni: tutto questo sarà compiuto da chi spetta. […] Ma ciò che però occorre affermare fin d’ora a voce alta è la necessità di un’azione parlamentare estra-parlamentare che sia rivolta ad abbattere e a far cadere di sella quel qualunque governo che si macchia del sangue operaio. Lo sciopero generale può essere un mezzo concorrente allo scopo”.

In un altro articolo dando conto della riunione di Milano alla Camera del Lavoro si legge: “Quando finirà lo sciopero? È una domanda alla quale si risponderà stamane in un comizio indetto all’Arena per le ore 9”, in pratica i rivoluzionari pensavano ad un irrealistico sciopero a oltranza.
All’Arena di Milano si svolse un comizio a cui parteciparono più di 10 mila lavoratori e a tutti gli effetti i comizi dell’Arena diventarono il centro decisionale dello sciopero contrapponendosi ai gruppi parlamentari, una sorta di democrazia diretta.
Dal comizio partirono drappelli di operai che visitarono i maggiori stabilimenti per coinvolgere gli altri lavoratori e impedire la produzione. Questo il commento interessato del Corriere: “c’erano in esse [le bande di scioperanti] molti monelli, certi ceffi da teppisti da far orgogliosi i promotori dello sciopero generale”.

In alcune fabbriche scoppiarono incidenti e su questo tema insisterà successivamente tutta la stampa moderata e reazionaria.
Nel pomeriggio si tenne un secondo comizio all’Arena (50 mila secondo L’Italia del Popolo) nel quale presero la parola Turati per i riformisti, Lazzari per gli intransigenti del Psi e Labriola per i sindacalisti rivoluzionari.

Turati parlò di “vasta e generosa protesta” ma ricordò anche che lo sciopero era un’arma che poteva divenire “funesta alla mano che l’impugna e pericolosa alle libertà” ed invitava poi gli scioperanti ad aspettare le decisioni dei deputati dell’Estrema, voleva parlamentarizzare la protesta.
Fin dalla proclamazione dello sciopero il leader riformista temeva la mancanza di sbocchi concreti: “è interesse soprattutto vostro che il movimento non trascenda in violenze […] troppi nemici si appiattano nelle vostre medesime file […]. Né la violenza sarebbe facilmente evitabile quando lo sciopero cessasse di essere ordinata protesta per divenire prodromo a minaccia di guerra civile; quando non si proponesse uno scopo prossimo, preciso, determinato, prontamente conseguibile”.
Lazzari invece era esplicito: “Compagni dite a tutti che si tratta di mandar giù il governo del boia”.
In serata il primo e unico incidente grave cittadino: “un gruppo di facinorosi fa irruzione, in piazza Duomo, nella birreria Casanova, per costringere il titolare ad aderire allo sciopero chiudendo l’esercizio… Un avventore, il dentista dott. Gadola… crolla a terra e morirà in pochi minuti”.

stazione centrale
La chiusura totale dei negozi diverrà nella settimana successiva uno degli elementi centrali della polemica scriveva Il Secolo: “la responsabilità è di qualche centinaio di pregiudicati e disoccupati dai quindici ai diciotto anni, ma il loro apparire bastava per impressionare i cittadini e in massima parte gli esercenti”.
La Camera del Lavoro milanese istituì un servizio d’ordine di ciclisti per evitare il ripetersi degli incidenti.
Sabato 17 nel comizio del mattino all’Arena si fronteggiarono ancora le tesi dei riformisti (intervenne Turati) che criticavano lo sciopero ad oltranza e quelle dei rivoluzionari.
Nello stesso comizio si pose il problema dei ferrovieri che fino a quel momento non avevano incrociato le braccia, il comizio dell’Arena decise per la serata di occupare la stazione centrale al fine di bloccare i treni. Seguiamo il racconto che ne fece Nasi.
Da Desio, dov’era in villeggiatura, il ministro Tittoni (dal 16 al 28 marzo 1905 presidente del consiglio) inviava a Giolitti un telegramma denunciando che “Milano è abbandonata ai sovversivi” e che occorreva reintegrare “l’ordine pubblico e l’imperio della legge”, chiedendo che prefetto e comandante del Corpo d’armata si coordinassero con lui se Roma fosse rimasta isolata dal taglio delle linee telegrafiche. L’immagine della città dove il controllo era assunto da operai con il bracciale rosso spinse non pochi a chiedere una riedizione del 1898 e delle cannonate di Bava Beccaris, che in quel periodo in città si occupava di expo.
La parte di popolazione contro lo sciopero cominciò ad organizzarsi: la Federazione degli esercenti fece affiggere un manifesto, lamentando la mancanza del pane e chiedendo: “ Commercianti! Riapriamo i negozi […] col nostro contegno fermo e dignitoso dimostriamo di saper deprezzare la violenza”. Palazzo Marino venne indicato da moderati e conservatori come un alleato degli scioperanti più facinorosi anche con gesti simbolici come quello di aver tolto la bandiera in piazza Scala, il sindaco fu accusato di aver assunto la rappresentanza degli scioperanti presso il governo centrale. 
In realtà il pane non mancò pressoché mai (garantito dai lavoratori della Mutua proprietari di forno) e neppure la fornitura di energia elettrica, non avendo aderito gli operai della Edison.
il 21 settembre lo sciopero in pratica si concluse. Giolitti chiese ed ottenne lo scioglimento delle Camere e le elezioni anticipate.
images (1)Lo scontro interno alla sinistra fu feroce, i rivoluzionari condannarono l’inerzia dei riformisti che a loro volta condannano l’avventurismo di questi, preoccupati soprattutto di dover rompere con i settori democratici e radicali che aveva consentito la conquista di molte municipalità mentre la stampa moderata attaccava con violenza lo sciopero.
La prima seduta del Consiglio comunale dopo lo sciopero è fissata per il 10 ottobre 1904. Le associazioni liberali conservatrici (Associazione Costituzionale, Associazione monarchica degli studenti, Circolo Popolare, Circolo Ordine e Libertà) si riuniscono nel salone superiore dell’Eden per discutere sulla situazione “creata dagli ultimi, deplorevoli avvenimenti”. Il momento è opportuno per un rilancio del partito liberale. Si sa, per esempio, che molti commercianti, soliti a farsi rappresentare politicamente dai radicali, pensano di costituirsi in un gruppo politicamente autonomo.
Barinetti apre i lavori con un lungo intervento: “La mattina del venerdì il segretario generale mi telefona essere arrivata in Municipio la notizia ufficiale che la Regina erasi sgravata di un principe. Siccome fui informato che altre volte, in simili circostanze, erasi issata la bandiera su palazzo comunale, disposi che la stessa pratica si seguisse … Dato l’ordine della bandiera, il segretario generale mi telefonava nuovamente che una massa di popolo domandava l’Arena (di proprietà comunale) … In ufficio venivo ragguagliato che un funzionario di pubblica sicurezza aveva deciso fosse messa a disposizione dei richiedenti dimostranti l’Arena, dove aveva avuto principio il primo Comizio … io e la Giunta reputammo di dover abbassare la bandiera, che sventolava sul Marino, per togliere ogni motivo di manifestazioni.”.
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Alla sera si bandiva alla cittadinanza il manifesto … col quale annunciatasi, fra l’altro, che il Sindaco si sarebbe recato a Roma per presentare personalmente al Governo le proteste della cittadinanza contro i ripetuti eccidi commessi dalla pubblica forza… La mia partenza, in compagnia dell’onorevole Mangiagalli (che sarà sindaco fascista vent’anni dopo) e dall’assessore Luzzatto, poteva anche essere una valvola alla macchina dove ferveva l’ebollizione… Sopravveniva poi la decisione che lo sciopero dovesse cessare la sera della domenica.
Fu detto che la bandiera doveva essere lasciata sul Palazzo del Comune; che il sindaco non doveva portarsi alla capitale. Ma ciò che già ho esposto giustifica l’operato dell’Amministrazione … la Giunta, riunitasi ancora, come sempre si riuniva in quei giorni, decideva che i gasisti, gli spazzini, i fiaccherai riprendessero il loro servizio: ciò che fecero… Circa al servizio dei trams, pure sospeso la Giunta deliberava di sospendere la ripresa del servizio fino a tutto martedì, giorno festivo… Si disse parimenti che la Giunta accettava imposizioni dalla Commissione direttiva dello sciopero. Ma io posso assicurare che nessuna delle domande, dalla Commissione stessa avanzate, fu invece accolta… Il nostro programma nelle elezioni 1899 spiega la condotta da noi tenuta. Carneade fin che volete, ma Rabagas mai!” (nome antonomastico ed epiteto ingiurioso per indicare un voltagabbana, un fedifrago, un imbroglione politico, da una commedia al tempo famosa).
Dopo il Sindaco, parla il vecchio socialista riformista Luigi Majno: “Gli attacchi passati si sono rivolti specialmente, e più fieri, alla persona del Sindaco, il quale ha sempre agito di pieno accordo coi compagni di Giunta. Ci siamo trovati di fronte ad un’agitazione operaia. La massa dei lavoratori aveva incrociate le braccia per un alto ideale umano, eminentemente altruistico. Ci eravamo imposti di non dare occasione comecchessia a conflitti: non abbiamo però mancato di intervenire laddove ci parve del caso. Lo sciopero durò oltre misura ed ebbe i suoi eccessi, come anche maggiori ne ha l’ordine costituito. Ma voleva forse da noi il Consiglio atti violenti d’Impero? Voleva forse provocassimo ordini telegrafici di stato d’assedio? “
1094scioperI liberali presentano il loro ordine del giorno: ‘Il Consiglio comunale deplora la condotta del Sindaco e della Giunta nelle giornate dello sciopero generale dello scorso settembre’. La maggioranza contrappone quest’altro: ‘Il Consiglio approvando le dichiarazioni del Sindaco e della Giunta, ritenendo con essi che in occasione di qualsiasi movimento economico e politico nella nostra città l’azione del Comune, svolgentesi nella sfera delle sue attribuzioni, abbia ad essere intesa alla pacificazione sociale e alla difesa della libertà.”
L’ordine del giorno radicale passa con 45 voti contro 15, ma per via delle dimissioni dei consiglieri moderati il Consiglio ha perduto un terzo del suo numero ne conseguono elezioni parziali, domenica 27 novembre.
Nasce una Federazione elettorale milanese, che raccoglie un notevole gruppo di associazioni: l’Associazione fra commercianti ed esercenti; il Circolo industriale; l’Associazione proprietari di case e di terreni; il Collegio capimastri ed imprenditori; la Società proprietari salumieri; l’Unione industriali arti grafiche; la Società fra albergatori; il Consorzio proprietari macellai; i Comitati elettorali monarchici; il Consiglio federale delle associazioni cattoliche, potremmo identificarli come i centristi del tempo.
I radicali fanno ancora lista comune con i riformisti (che schierano anche Filippo Turati e il banchiere Luigi Della Torre). C’è, infine, una terza lista, dei socialisti rivoluzionari. La lista progressista viene sconfitta ma i nuovi eletti non metteranno piede in Consiglio, perché benché la vecchia maggioranza disponga ancora di 56 voti contro i 24 dei moderati-clericali  il 28 novembre Giovanni Battista Barinetti e la sua Giunta si dimettono.
1904 napoliIl 30 novembre viene commissariato Palazzo Marino, alle successive elezioni amministrative del gennaio 1905, stravinsero i moderati/conservatori, la minoranza era costituita da radicali, i quali avevano rotto l’alleanza con i socialisti, e si erano ricollocati al centro. Per i socialisti fu una debacle: Majno, Filippetti e Caldara non furono eletti ma neppure i democratici troppo compromessi con l’alleanza socialista, Mangiagalli, il repubblicano Chiesa, lo stesso sindaco uscente non fu eletto e da allora fu completamente cancellato dalla storia cittadina.
La prima amministrazione di sinistra milanese, nata dallo stato d’assedio del maggio 1898, muore nello sciopero generale politico del settembre 1904.
Il 7 febbraio 1905 venne eletto il nuovo sindaco fu scelto Ettore Ponti che sarà il protagonista dell’EXPO.
Uno degli effetti dello sciopero fu la fondazione della Confederazione Generale del Lavoro CGdL (primo Congresso di Milano del 29 settembre – 1° ottobre 1906), il cui primo Segretario generale fu il riformista Rinaldo Rigola, in precedenza a capo del Segretariato Centrale della Resistenza, la struttura costituita nel 1902 con l’obiettivo di trovare la sintesi politica tra le spinte radicali dei rivoluzionari, che guidavano gran parte delle Camere del Lavoro, e le posizioni moderate dei riformisti, a capo delle principali Federazioni di mestiere e industriali.

Walter Marossi

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