22 Ottobre 2024
FORESTAZIONE URBANA E AGROFORESTAZIONE: IL PUNTO
Come pensare il verde

Dopo cinque anni dal lancio del progetto ForestaMi, abbiamo voluto fare il punto su quanto è stato fatto nel territorio a ovest di Milano: ci interessava capire quali processi, quali difficoltà e quali risultati avessero prodotto quattro anni di lavoro. Il forum clima perciò ha invitato alcuni dei tecnici che hanno seguito da vicino i progetti e gli interventi di forestazione urbana e agroforestazione realizzati da forestali e dal parco del Ticino a raccontarci la loro esperienza ed esprimere le loro valutazioni.
Domenica 22 settembre ci siamo trovati a Cugino, nella bella sala di Bacco e Arianna di Villa Cannoni durante la ventesima edizione di Essere Terra, la manifestazione dedicata alla tutela del territorio e all’agricoltura biologica che si tiene ogni equinozio d’autunno. Sono intervenuti Daniela Gambino per ForestaMI, con Fulvio Caronni e Valentina Parco, del Parco del Ticino.
Daniela Gambino[1] ha ricordato che ForestaMi ha già sottoscritto 70 protocolli con i Comuni della Città Metropolitana, individuando 72 ettari che verranno piantumati a fine ottobre.
Nel territorio del Ticino e Olona ForestaMi è intervenuta a Legnano, Canegrate, Villa Cortese, San Vittore Olona, Inveruno, Busto Garolfo, Corbetta, Vittuone, Cassinetta di Lugagnano, Albairate, Gaggiano, Rosate, Gudo Visconti, Noviglio[2]. Come si vede, i Comuni del Parco del Ticino sono solo 2: Legnano e Cassinetta di Lugagnano.
Le risposte delle Amministrazioni Comunali sono state assai variegate: spesso manca una base culturale che consenta a tecnici e amministratori di comprendere che, di fronte alla sempre più evidente crisi climatica e ambientale, esiste uno stretto rapporto tra le scelte di pianificazione e la perdita di capacità di adattamento e mitigazione dei loro territori.
In generale, e fatta qualche lodevole eccezione, amministratori e tecnici locali sembrano sottovalutare o ignorare i problemi ambientali del loro territorio, e non è raro incontrare la resistenza di chi sembra considerare il tutto “una perdita di tempo”, quando addirittura non vede la posa di nuove piante come un ulteriore problema che gli viene addossato.
Daniela Gambino ha ricordato che ForestaMI non si limita a chiedere agli Amministratori di“piantare qualche albero”, ma chiede di essere coinvolta nella definizione (ed eventualmente nella riconsiderazione) delle scelte strategiche di governo del territorio che possono avere effetti sulla qualità degli ecosistemi. Per questo fin dall’inizio ForestaMi effettua una valutazione complessiva delle politiche di pianificazione territoriale di ciascun Comune e degli effetti che queste producono sulla qualità ecologica del territorio, sulla sua capacità di adattarsi e mitigare gli effetti del riscaldamento climatico e della perdita di biodiversità, e dunque sulla salute degli abitanti. Su questa base, accompagna Amministrazioni e tecnici nella comprensione delle conseguenze della pianificazione, per arrivare a scelte di mitigazione e miglioramento della resilienza, delle quali la messa a dimora degli alberi è solamente uno degli strumenti.
Dopo cinque anni dal lancio di ForestaMi, nei Comuni dell’Ovest milanese scontiamo l’assenza di canali di comunicazione adatti a campagne di informazione e sensibilizzazione.
Fulvio Caronni[3] ha illustrato le premesse e i risultati del primo bando di forestazione urbana del Parco del Ticino.
Al bando, pubblicato nel 2022, hanno finora aderito cinque Comuni: Pavia, Abbiategrasso, San Martino Siccomario, Cassolnovo e Garlasco, ma le aree offerte da quest’ultimo comune si sono mostrate inadatte. Anche qui un solo comune della Città Metropolitana: Abbiategrasso, ha partecipato al bando, offrendo diverse aree in prossimità degli ingressi della città: da Milano, da Pavia, e da Magenta, dove già un anno fa il Parco del Ticino con ERSAF hanno a dimora diverse migliaia di piantine forestali di alberi e arbusti, che stanno crescendo assai bene.

Intervento di forestazione urbana realizzato nel 2023 da Parco del Ticino ed ERSAF ad Abbiategrasso
Valentina Parco[4], ricordando che, nei suoi cinquant’anni di esistenza il Parco ha sempre stimolato gli agricoltori nell’agroforestazione e creazione di filari e siepi, ha illustrato due interventi recenti di effettuati ad Abbiategrasso, nell’’ambito del bando CLIMA di Regione Lombardia, che hanno visto la messa a dimora di alcune migliaia di piante forestali lungo i percorsi e sul bordo dei coltivi di due proprietà agricole vicine, lungo strada Cassolnovo.
RISULTATI, PROCESSI E DIFFICOLTÀ
Risultati
Rispetto all’ambizione di piantare un albero per ogni abitante della Città Metropolitana in dieci anni, dopo cinque i risultati sono, almeno per il momento, parecchio al di sotto delle attese: contando anche quelle messe a dimora da soggetti terzi in collaborazione con ForestaMi, finora nell’intera Città Metropolitana sono state messe a dimora 611.459 piantine forestali di alberi e arbusti, in 66 Comuni. Il contributo dei Comuni dell’Ovest milanese però è stato inferiore a quello atteso. Non esistono dati sul numero e sulla qualità di alberi che, nel frattempo, sono stati abbattuti o sono morti a causa di interventi inappropriati, e quindi un bilancio risulta, al momento, impossibile.
I. Rapporto con le Amministrazioni
La risposta delle amministrazioni contattate è stata assai varia, dalla partecipazione attiva al disinteresse, a qualche tentativo di green washing. Tra gli amministratori come tra i tecnici comunali si è riscontrata una generale mancanza di conoscenza dei principali temi e dei problemi che hanno indotto ad avviare il progetto ForestaMi. Riscaldamento globale, ecosistemi, resilienza, mitigazione sono conosciuti, al massimo, come parole prive di rapporto con il loro agire quotidiano che, tranne rare eccezioni, continua e vuole continuare a ripetersi seguendo i binari della consuetudine.
II. Il difficile coinvolgimento della popolazione
Una delle maggiori difficoltà incontrate sia da ForestaMi, che pure dispone di competenze e capacità di comunicazione non comuni, che dal Parco del Ticino è stata l’inesistenza di efficaci canali di comunicazione con le popolazioni residenti e i loro amministratori nel territorio occidentale della Città Metropolitana. Si tratta di un dato strutturale, perché non si sono trovati canali efficaci di informazione e coinvolgimento degli abitanti. A questo dato oggettivo, corrisponde una differente sensibilità per i temi ambientali di molti cittadini, tecnici e amministratori.
Da tempo è nota l’esistenza di una fondamentale differenza di atteggiamento nei confronti del verde e degli alberi nelle popolazioni urbane. Gli abitanti delle zone di pregio sono assai più propensi ad accettare un incremento della quantità e qualità del verde negli spazi pubblici, che considerano un miglioramento del proprio contesto di vita, oltre a costituire un incremento del valore economico degli immobili. Gli abitanti delle periferie e delle zone meno privilegiate invece concepiscono la presenza di alberature e spazi verdi come un problema e una fonte di disagio, che tendono ad ostacolare quando non arrivano al vandalismo.
Neppure gli abitanti del contado vedono gli alberi e, più in generale, le piante come elementi di arricchimento della qualità della vita e valorizzazione dei propri beni immobili, anzi: li percepiscono come fonti di disagio e ulteriori problemi, che si aggiungono alle già precarie condizioni di vita e si sommano ai costi di manutenzione degli spazi su cui insistono.
In queste condizioni, le amministrazioni pubbliche non paiono molto propense ad avviare percorsi di partecipazione degli abitanti e delle associazioni locali. Al più si limitano a invitare qualche classe della scuola primaria e qualche giornalista locale ad assistere alla messa a dimora, o indicare la cooperativa sociale alla quale affidare i lavori e la manutenzione dell’impianto. Abbiamo potuto verificare che un inadeguato coinvolgimento culturale e di partecipazione dei soggetti locali può avere conseguenze negative sui risultati attesi[5].
Data la scarsa o nulla propensione delle Amministrazioni locali, si pone il problema della capacità del Forum, e delle Associazioni che lo compongono, ad attivare percorsi di partecipazione e coinvolgimento delle porzioni più sensibili alle questioni ambientali tra le popolazioni locali.
CONSIDERAZIONI
Il quadro tracciato mostra un grande impegno profuso da parte di ForestaMi e del Parco del Ticino che si scontra, nel nostro territorio forse più che altrove, con condizioni del contesto non sempre favorevoli. Questo è, io credo, da imputarsi a due dati fondamentali.
Il primo, è culturale: per popolazioni che, fino poche generazioni fa, abitavano promiscuamente in cascine e borghi rurali, e praticavano l’agricoltura per conto di grandi proprietari urbani, la stessa presenza del verde e, in particolare, degli alberi non sembra essere gradita.
In parte possiamo presumere che la loro presenza ricordi le passate, difficili condizioni di vita, che si preferirebbe dimenticare.
In parte perché il modello di vita urbana proposto contrasta con quello ancora fondato sulle attese di emancipazione degli anni ’50 e ’60 della popolazione anziana, che costituisce la maggioranza degli abitanti (dato che i giovani preferiscono emigrare in città o all’estero).
Campagne di sensibilizzazione e informazione potrebbero in questo caso assicurare un maggiore interesse verso i vantaggi offerti dalla forestazione e un maggiore consenso: ma abbiamo visto che non esistono media utilizzabili, mentre manca completamente una scuola che aggiorni le conoscenze e le competenze di amministratori locali, decisori politici e tecnici.
Il secondo dato è economico: la perdita di reddito e di potere d’acquisto dell’ultimo ventennio[6] rende oggettivamente gravosi per bilanci familiari già all’osso i costi economici della manutenzione del verde urbano e, in particolare, delle alberature, anche a causa dei maggiori rischi legati a quegli eventi meteorologici estremi che, paradossalmente, proprio la presenza delle piante stesse potrebbe mitigare.
CHE FARE?
Di fronte alla perseverante censura da parte dei media e dei partiti politici sugli effetti che il modello di vita occidentale sta producendo sul Pianeta e sulla possibilità di abitarvi per le generazioni future; stanti i gravosi, ripetuti e sempre maggiori tagli ai finanziamenti degli Enti locali e, tra questi, al Parco del Ticino (che è il maggiore e, forse, il solo Ente sovralocale che abbia al suo interno sufficienti competenze e cultura ecologica); stante la sempre minore capacità di incidenza nella produzione e circolazione dell’informazione ambientale del mondo associativo, ci chiediamo: che cosa possiamo fare, oggi, di fronte alla diffusa, generale ignoranza del rapporto tra cause ed effetti, tra il nostro modo di estrarre, produrre e consumare i beni disponibili e le inevitabili conseguenze sull’ambiente in cui viviamo e su equilibri ecosistemici sempre più compromessi?
SERVE UNA SCUOLA DI ECOLOGIA DEL TERRITORIO
Come ho denunciato in un recente articolo[7], non esiste in tutta la Lombardia alcuna università, né istituto scolastico che formino tecnici, agronomi e agricoltori in grado di comprendere le dinamiche complesse che legano le attività agricole e di allevamento agli equilibri ecosistemici dei territori sui quali queste attività fondamentali e la stessa vita delle popolazioni rurali e urbane si reggono.
Nell’incontro tra studenti e agricoltori biologici svoltosi il 6 giugno scorso alla facoltà di Agraria di Milano, abbiamo appurato che coloro che sembrano in grado di padroneggiare i principi e le tecniche, complesse ed evolute, che costituiscono la base indispensabile per una produzione sostenibile del cibo che mangiamo, oggi si contano sulle dita di una mano.
Se, dopo mezzo secolo di allarmi da parte del mondo scientifico, nulla di ciò che sarebbe necessario ancora esiste, non può essere un caso.
Forse, dovremmo porci noi il problema di dare vita a un centro di formazione e di aggiornamento culturale e professionale, dedicato a chi opera sul territorio come ai decisori politici che consenta loro di scoprire, comprendere e agire con competenza e lungimiranza in una situazione che, altrimenti, rischia di vederci vittime della nostra stesse scelte. E della nostra inerzia.
Luca Bergo

[1] Daniela Gambino, ricercatrice del Politecnico di Milano, è responsabile dei rapporti territoriali di ForestaMi con le Amministrazioni locali, con le quali definisce le scelte strategiche, la progettazione e la realizzazione gli interventi.
[2] https://repo.forestami.org/la-mappatura-di-cmm
[3] Fulvio Caronni è responsabile Boschi del Parco del Ticino, per il quale ha curato il bando di Forestazione urbana e i rapporti con i Comuni del Parco che vi hanno aderito, fino alla realizzazione degli interventi.
[4] Valentina Parco è responsabile per il Parco del Ticino di Rete Natura 2000.
[5] https://repo.forestami.org/piantagioni/legnano; https://www.legnanonews.com/aree-geografiche/legnano/2024/02/24/con-forestami-771-nuove-piante-a-legnano/1178346
[6] https://it.euronews.com/business/2023/11/07/disuguaglianza-di-reddito-in-europa-quali-sono-i-paesi-con-reddito-maggiore-e-minore; vedi anche: https://www.linkiesta.it/2023/11/italia-redditi-potere-dacquisto-famiglie-con-figli-lavoratori-europa-inversione-di-tendenza-stagnazione/
[7] Luca Bergo: Trattori in aula, su: Arcipelago Milano, 21 maggio 2024